4 vecchi in america

“MIO CUGINO VINCENZO” E LA PENA DI MORTE!

Posted in Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 25 settembre 2010

“MIO CUGINO VINCENZO”

E

LA PENA DI MORTE!

 

Fin da quando vivevo in Italia il film “Mio cugino Vincenzo” mi ha sempre fatto ridere nonostante la sua intrinseca tragicita’!

In sintesi il film, del 1993,  parlava di una coppia di ragazzi (uno dei due e’ il mitico ragazzo di Karate Kid, Ralph Macchio) che erano entrati in un convenient store per fare la spesa, dimenticandosi di pagare una scatola di tonno (avendo pagato pero’ il resto).

Dopo che i ragazzi avevano lasciato il negozio, la polizia dell’Alabama li ha  fermati ed arrestati.

I ragazzi credevano di essere stati arrestati per il furto di una scatola di tonno, ma invece sono stati incolpati di omicidio (avvenuto proprio nel convenient store da loro visitato, ed eseguito invece da altre persone!), rischiando cosi’ la pena capitale.

A difesa dei ragazzi viene chiamato un cugino del ragazzo interpretato dal Ralph Macchio (Vincenzo, interpretato da un magistrale Joe Pesci), con una laurea in legge, senza pero’ mai aver esercitato!!

Vincenzo fa esperienza sulla pelle dei ragazzi, e mostra i vestiti piu’ impossibili per un avvocato in un tribunale!

La vita nel tribunale gli e’ resa difficile da un giudice severissimo e simpaticissimo, che lo multa e lo arresta piu’ volte, per comportamento non consono ad un tribunale dell’Alabama!

Vincenzo ha come fidanzata una bellissima Marisa Tomei, nel fiore della sua giovinezza.

Il film fa ridere come pochi film e naturalmente finisce bene!

Lo scambio di identita’, alla base della trama del film,

e la possibilita’ di essere giustiziato, pur essendo innocente, oggi che vivo in Alabama (e piu’ un generale negli USA) mi fa pensare molto!!

Vi assicuro che piu’ di una volta ho pensato a quanto successo in quel film ed ho sperato di non incappare mai in un casino del genere!

Per questo motivo qui in USA io uso extra cautele, che in altre nazioni non userei, dato che qui la polizia/giustizia non chiacchiera molto, ma agisce!!

Voglio dire che oltre al normale e retto comportamento che userei in nazioni “normali”, in cui non vige la pena di morte, qui non faccio nulla che potrebbe portarmi a contatto con la polizia/giustizia.

Per esempio cerco di non litigare mai con nessuno anche se ho ragione netta (anche perche’ qui girano in molti armati), guido in modo ineccepibile sulla strada, non entro nei convenient store se non strettamente necessario ……………….

Insomma qualche cautela in piu’ per non intersecare la sfera giuridica di questo paese!

 

Ma guardiamo un po meglio il mondo che gira intorno alla pena di morte negli USA, con qualche riferimento al resto del mondo.

 

Lo spunto viene dall’esecuzione di Teresa Lewis avvenuta ieri (24 Settembre 2010) in Virginia, condannata nel 2003 alla pena di morte per aver pianificato l’assassinio del marito e del figlio adottivo di lui.

La Lewis è morta per un’iniezione letale alle 03:13 ora italiana ed è così diventata la prima donna ad essere giustiziata in Virginia da un secolo a questa parte, la prima in Usa dal 2005.

E’ stata uccisa nonostante gli appelli alla clemenza arrivati da ogni parte del mondo e giustificati con il suo limitato quoziente intellettivo.

Il suo caso ha suscitato interesse in tutto il mondo e scatenato un’intensa campagna, che aveva fatto arrivare sul tavolo del governatore della Virginia, Robert McDonnell, quasi 4.000 richieste di grazia, tra le quali anche quelli di rappresentanti dell’UE e personalità come lo scrittore John Grisham o Bianca Jagger.

Persino il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha fatto riferimento alla Lewis, paragonando il suo caso a quello di Sakineh, la donna iraniana che rischia la lapidazione in Iran. Ahmadinejad ha accusato l’Occidente di avere un doppio standard, avendo criticato l’Iran per la vicenda di Sakineh, mancando invece di mobilitarsi per la Lewis (e forse non ha tutti i torti, neanche quando parla di strage di stato, riferendosi all’11 Settembre 2001!).

 

Tutti i dati che leggerete di seguito sono presi in maggiorparte da Wikipedia, dal sito  http://www.deathpenaltyinfo.org/  e da http://www.nessunotocchicaino.it .

Voglio sottolineare che sui numeri non c’e’ coincidenza nei vari siti, quindi vanno presi come indicazione generale!!

 

Di 197 Stati o Territori, nel mondo, circa la metà, 97, prevedono la pena di morte nei loro ordinamenti, ma solo 50 (compresi 5 Paesi che la applicano solo per reati particolari, come quelli commessi in tempo di guerra) applicano attualmente la pena di morte attraverso il loro sistema giudiziario, mentre 47 non la applicano da più di dieci anni. I rimanenti 100 hanno invece abolito totalmente la pena di morte dalle loro leggi.

Gli USA sono uno degli stati del mondo in cui a oggi è prevista l’applicazione della pena capitale.

 

(Celeste = Abolita per tutti i crimini, Verdino = Riservata a circostanze eccezionali, come crimini commessi in tempo di guerra, Arancione = Non utilizzata, Rosso = Utilizzata come forma di punizione)

Gli Stati Uniti si collocano in controtendenza rispetto all’indirizzo abolizionista ormai prevalente a livello internazionale, testimoniato dalla Moratoria universale della pena di morte sostenuta dall’ONU.

La pena di morte appare come una contraddizione interna al sistema penale americano, dovuta alla permanenza dello scontro tra una cultura fortemente garantista ed ancorata ai principi del giusto processo ed una cultura che risale all’ideologia della pena di morte come sanzione estrema, confermata dalle ultime sentenza della Corte Suprema federale.

Franklin Zimring nota come la percezione della pena di morte negli ultimi decenni in America abbia subito una “trasformazione simbolica”: da legittimo atto punitivo dello Stato, a rimedio diretto ad arrecare conforto alle vittime del reato, come “programma di sollievo” per i parenti delle vittime, e cioè per l’evidente fine di rendere l’idea della pena di morte più accettabile all’opinione pubblica. Zimring collega lo stesso fatto all’esperienza dei “vigilantes” che, alla fine dell’800, si occupavano di “rendere giustizia” alle vittime, anche al di fuori della legalità, sconfinando talvolta nel linciaggio.

  

Non in tutti gli stati della federazione americana si applica la pena di morte: in alcuni è stata abolita, oppure la sua esecuzione è stata sospesa.

Ma dalla figura di sotto noterete che e’ vigente nella maggiorparte del territorio americano!!!

 

STATI IN CUI E’ PREVISTA LA PENA DI MORTE (SONO 35)

Alabama, Arizona, Arkansas, California, Colorado, Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, Idaho, Illinois, Indiana, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maryland, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, South Carolina, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Virginia, Washington, Wyoming.

 

STATI IN CUI NON E’ PREVISTA LA PENA DI MORTE (SONO 15)

Alaska, Hawaii, Iowa, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, New Jersey, New Mexico*, New York, North Dakota, Rhode Island, Vermont, West Virginia, Wisconsin, District of Columbia.

 

Generalmente si rischia la pena capitale, nel caso di omicidio di primo grado/capitale (negli Stati in cui vige la pena di morte)

La pena di morte è comunque prevista per reati federali e militari, anche per cittadini di Stati dell’Unione in cui la pena di morte non è prevista per reati non federali.

Ecco una lista di reati federali: 

Distruzione di velivoli.

Omicidio commesso in aeroporto al servizio dell’aviazione civile internazionale.

Offesa di diritti civili con conseguente morte.

Omicidio di un membro del congresso, di un importante funzionario esecutivo, di un giudice della Corte Suprema.

Genocidio.

Omicidio di primo grado.

Omicidio di un giudice o di un funzionario federale.

Omicidio di un funzionario straniero.

Omicidio di un cittadino degli Stati Uniti in un paese straniero.

Omicidio effettuato da un evaso della prigione federale già sentenziato con l’ergastolo.

Omicidio durante rapina.

Omicidio durante un rapimento.

Omicidio di un ufficiale della corte o di un giurato.

Omicidio di rappresaglia di un testimone, di una vittima o di un informatore.

Omicidio teso ad evitare testimonianza da un testimone, da una vittima, o da un informatore.

Spedizione di materiale nocivo con intenzione di uccidere.

Assassinio o rapimento con conseguente morte del Presidente o del Vice Presidente.

Omicidio su commissione.

Omicidio relativo a sfruttamento sessuale dei bambini.

Omicidio commesso durante l’offesa contro navigazione marittima.

Omicidio commesso durante l’offesa contro una piattaforma fissa marittima.

Omicidio del terrorista di un cittadino degli Stati Uniti in un altro paese.

Omicidio che coinvolge tortura.

Morte derivante dal dirottamento del velivolo.

 

Altri crimini oltre l’omicidio per cui è prevista la pena di morte sono: spionaggio, tradimento, traffico di grandi quantitativi di droga.

 

Ora che abbiamo capito dove e per quali reati si rischia la pena di morte, analizziamo come viene somministrata la pena di morte ai condannati (la parte meno simpatica del post).

Ogni Stato ha il suo metodo di applicazione, anche se l’iniezione letale e’ stata indicata dal presidente George Bush come il metodo di esecuzione ufficiale, lasciando pero’ liberi gli Stati di adoperare altri sistemi.

Nella tabella sotto si nota che l’iniezione letale e’ il metodo priamario piu’ utilizzato dagli Stati (35 Stati). Ci sono poi casi di utilizzo della sedia elettrica (9 Stati), della camera a gas (5 Stati), per arrivare all’impiccaggione (2 Stati) ed alla fucilazione (3 Stati)!!

 

Resta da vedere quante esecuzioni capitali sono state eseguite fino ad oggi, dal 1976.

Tantissime, 1226, divise cosi’ negli anni.

 

Ma tutto e’ relativo, infatti se paragoniamo il numero delle escuzioni eseguite in USA in 34 anni, con il solo numero di esecuzioni avvenute in Cina nel 2009, si resta di stucco: 5000 in un solo anno in Cina (402 in Iran e 77 in Iraq)!!!!

I primi tre Stati dove si rischia di piu’ sono il Texas, la Virginia (dove e’ stata giustiziata la Lewis) e l’Oklahoma, con rispettivamente 463, 107 e 92 esecuzioni!

L’Alabama non e’ molto lontana in questa brutta classifica: e’ settima con 48 esecuzioni.

Nel Sud degli USA sono state esguite 1010 esecuzioni, mentre nel Nord-Est solo 4!

Nel West 69, contro le 143 del Mid-West.

Solo il Texas e la Virginia registrano 570 esecuzioni!!

 

Infine c’e’ da sottlineare che dal 1 Marzo 2005 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito a maggioranza (5 voti contro 4) l’incostituzionalità della pena di morte nei confronti dei minorenni all’epoca del reato. Tale storica sentenza ha avuto effetto immediato su 70 detenuti, la cui condanna a morte è stata convertita in ergastolo. Nella motivazione della sentenza la pena capitale su minori viene descritta come «una crudeltà sproporzionata nei confronti di persone immature, una crudeltà contraria ai principi della Costituzione».

Facendo riferimento a dei fatti accaduti in Alabama l’anno scorso, un minore che si macchia di determinati ed efferati crimini puo’ essere processato “as an adult” (come un adulto), rischiando anche lui la pena capitale!

 

Sul fatto che la pena capitale sia efficace o meno negli USA, non ci sono dubbi: secondo i maggiori studiosi di criminolgia americana, la pena di morte non e’ un deterrente (country’s top academic criminological societies, 88% of these experts rejected the notion that the death penalty acts as a deterrent to murder – Radelet & Lacock, 2009).

 

Parlando invece del fatto se sia giusta o meno la pena capitale, si puo’ notare che ci sono forti divergenze, che partono dal nostro lontano passato cristiano.

 

Nella Bibbia:

Nella Bibbia sono elencate situazioni in cui nelle leggi, che Dio dà a Mosè per esporle al popolo ebraico, si stabilisce la pena capitale come punizione per determinate colpe: ad esempio, nell’Antico Testamento è scritto:

« Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte. » (Esodo 21,12) 

Nell’Antico Testamento (Genesi, 2,12-15), esistono alcuni passi in cui Dio condanna la vendetta umana, minacciando punizioni peggiori («sette volte» e «settanta volte sette») per chi avesse ucciso Caino e Lamech.

Diversi passi, in prevalenza dell’Antico Testamento, affermano la legittimità della pena di morte quando è violata la legge di Mosè. A questi si aggiungono gli episodi di guerra e della storia del popolo eletto, dove i nemici periscono per volontà divina. Riguardo alla violazione della legge ebraica, nella Lettera agli Ebrei 10,28: «Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni». In Levitico 24,16 viene messo a morte «Chi bestemmia il nome del Signore», in Levitico 20,10 chi commette adulterio, in 27,29 «Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte», e in Levitico 24,17 «Chi percuote a morte un uomo». In Esodo 21,17 viene messo a morte chi maledice il padre o la madre.

Il passo è ripreso nel Nuovo Testamento, da Vangelo di Marco 7,10: «…infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte». In Numeri 35,30, si afferma che non si può accettare un prezzo di riscatto da un omicida: «Se uno uccide un altro, l’omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni, ma un unico testimone non basterà per condannare a morte una persona. Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida, reo di morte, perché dovrà essere messo a morte».

La morte del colpevole avveniva per lapidazione. Questa forma di esecuzione coinvolge tutta la comunità locale adulta, che collettivamente è chiamata ad applicare la legge, e risparmia l’individuazione di un singolo come boia.

Nel Nuovo Testamento Gesù richiama più volte al perdono e condanna l’episodio della lapidazione della donna adultera:

« Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. » (Giovanni 8,7)

 

Pensatori cristiani

Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino sostengono la liceità della pena di morte sulla base del concetto della conservazione del bene comune. L’argomentazione di Tommaso d’Aquino è la seguente:

« Come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità » (Summa theologiae II-II, q. 29, artt. 37-42)

Il teologo sosteneva tuttavia che la pena andasse inflitta solo al colpevole di gravissimi delitti, mentre all’epoca veniva utilizzata con facilità e grande discrezionalità.

Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell’ultima esecuzione capitale. Per la posizione attuale della Chiesa cattolica, vedi più avanti.

Cesare Beccaria

 

Nel 1764 la pubblicazione Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria stimolò la riflessione sul sistema penale vigente. Nel trattato, capitolo XXVIII, Beccaria si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

« Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio. » 

Tuttavia, la condanna di Beccaria verso la pena di morte, pur nella sua portata storicamente innovativa, non era espressa in termini assoluti:

« La morte di un cittadino non può credersi necessaria, che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza, che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di un cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi. »

 

Guardando sempre al passato potremo notare che le modalita’ di efettuazione delle pene capitali sono state svariate e per lo piu’ truculente.

Storicamente sono apparsi molti modi per applicare la pena di morte secondo le varie epoche e culture:

Crocifissione: usata, ad esempio, in alcuni casi dagli antichi romani.

Damnatio ad bestias: pena di morte riservata nell’antica Roma ai criminali, condannati a essere divorati vivi dalle belve nelle arene.

Trafittura con frecce: usata in alcuni casi dagli antichi e da alcuni popoli primitivi.

Schiacciamento: veniva eseguito in diversi modi; ai tempi di Marco Polo, il popolo mongolo usava eseguire la condanna a morte delle persone rispettabili coprendole con un telo e schiacciandole con i cavalli.

Ghigliottina: usata in Francia a partire dalla rivoluzione francese e adottata poi in altri Paesi europei.

Garrota: usata in Spagna dal medioevo fino alla fine della dittatura di Francisco Franco.

Impiccagione: comune nel Medioevo ma ancora oggi utilizzata.

Fucilazione (in Italia era la forma più comune).

Colpo di pistola alla nuca: usato a tutt’oggi in Cina.

Iniezione letale: usata a tutt’oggi negli Stati Uniti.

Lapidazione: usata ampiamente nell’antichità, è ancora presente in alcuni stati islamici prevalentemente ai danni di donne adultere.

Sedia elettrica: inventata a fine Ottocento da Thomas Alva Edison, noto inventore del fonografo e della lampada ad incandescenza, applicata in molti stati americani fino agli anni settanta, sostituita poi con iniezione letale.

Camera a gas: utilizzo di acido cianidrico (HCN) tristemente noto come Zyklon B nei campi di sterminio nazisti, introdotto poi nel secondo dopoguerra nel diritto penale dello stato della California poi abolito.

Squartamento: citato nel poema medievale della Chanson de Roland, utilizzato nei paesi arabi nell’età moderna. Vi sono testimonianze filmate di squartamenti di prigionieri durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta, utilizzando automezzi invece che cavalli.

Rogo: consisteva nel legare il condannato ad un palo sopra una catasta di legna per poi appiccare il fuoco. Applicato in Europa dal Medioevo e nelle Americhe fino al Secolo XVII. Famose le condanne ai danni di eretici e presunte streghe.

Impalamento. Molto usato nel Medioriente medievale. Si narra che il famoso voivoda romeno del secolo XV Vlad Tepes, ispiratore del mito di Dracula, ne avesse appreso il metodo dai Turchi invasori.

Decapitazione: molto diffusa nel mondo antico e medievale, sostituita alla fine del secolo XVIII dalla ghigliottina in Francia. Usata tutt’oggi in Arabia Saudita con l’utilizzo di una spada.

Schiacciamento da elefante: diffusa nel sud e sudest asiatico, particolarmente in India, durante quasi 4.000 anni.

Caduta dall’alto: il condannato veniva fatto precipitare da una grande altezza, per esempio da una rupe.

Bastonatura e fustigazione a morte: erano usate a volte presso alcuni popoli antichi.

Annegamento: era usato a volte nell’antico Egitto: il condannato veniva chiuso dentro un sacco e gettato nel Nilo.

Vergine di ferro: Nota anche come Vergine di Norimberga, è una macchina di tortura e morte inventata nel XIX secolo ed erroneamente ritenuta rinascimentale. Il condannato viene fatto entrare in un sarcofago con dei chiodi verso l’interno e quindi chiuso. Il condannato muore per dissanguamento dopo un’estrema sofferenza.

Supplizio della ruota: Diffuso nel medioevo, consisteva nel legare per i polsi e le caviglie il condannato ad una ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa fino alla morte.

 

L’opinione pubblica di molti Paesi è divisa sulla liceita’ o meno della pena di morte.

In quelli nei quali vige la pena di morte, primo fra tutti gli Stati Uniti, esiste un movimento che ne chiede l’abolizione.

Viceversa, in altri nei quali tale pena non è contemplata dai codici, tra cui l’Italia, riaffiorano periodicamente, a seguito soprattutto di crimini particolarmente efferati, richieste per la sua reintroduzione nel Diritto penale (benché le vere e proprie richieste siano per lo più casi isolati).

L’opinione pubblica contro la pena capitale si divide inoltre in abolizionisti (come Amnesty International) e sostenitori della moratoria (come l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino).

C’è chi considera la moratoria (ordinanza di sospensione), soprattutto a livello internazionale, un primo e migliore passo, poiché gli stati autoritari possono revocare l’abolizione, che comunque è più difficile da ottenere e non si può imporre o decidere da parte di organismi sovranazionali.

Il 18 dicembre 2007 l’ONU, con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, ha approvato la Moratoria universale della pena di morte, promossa dall’Italia a partire dal 1994.

Come sempre non e’ facile capire chi abbia ragione o torto, ma vivere in un paese in cui vige la pena di morte, non e’ proprio piacevole, ve lo assicuro!!