4 vecchi in america

ST. KITTS (CARNIVAL VICTORY – DAY 5)

Posted in Escursioni-Viaggi by quattrovecchiinamerica on 30 maggio 2011

 

ST. KITTS (CARNIVAL VISTORY – DAY 5)

 

Finalmente il giorno 5 della vacanza, a Basseterre (St. Kitts), e’ iniziato con il sole (cosi’ come il giorno 1 a St. Thomas)!

 

All’arrivo abbiamo trovato, oltre ad i soliti negozietti del porto (piu’ bellini del solito), molte persone che avevano le scimmiette sulla spalla (alcune, per fortuna dei turisti, con il pannolino), che per pochi soldi le “prestavano” ai crocieristi per foto ricordo!

L’isola di St. Kitts (con l’alta isoletta Nevis davanti) era piccolissima, e rispetto alle altre visitate sembrava molto meno sviluppata. Pochissimi resort, qualche grande albergo, ma molto selvaggia.

Saint Kitts e Nevis è uno stato insulare dell’America Centrale che corrisponde ad un piccolo arcipelago formato da due isole principali delle Piccole Antille.

Lo stato è conosciuto anche come Saint Cristopher e Nevis in quanto l’isola di Saint Kitts può essere chiamata anche Saint Cristopher o Saint-Christophe (questa denominazione fu data da Cristoforo Colombo in suo onore nel 1493).

La capitale è Basseterre. Vi si parla la lingua inglese e sono presenti sia chiese anglicane che cattoliche.

Nel 1623, britannici e francesi sbarcarono sull’isola, che per circa 40 anni fece parte dell’Impero Coloniale di Sua Maestà Britannica e dei possedimenti della Compagnie des Indes Occidentales francese. Negli anni ’60 del Diciassettesimo secolo, la corona britannica riuscì ad espellere la piccola comunità francofona e gli agenti della Compagnie.

Dopo aver assunto nel 1967 la condizione di stato associato, è diventato indipendente – all’interno del Commonwealth – nel 1983.

A Saint Kitts e Nevis si coltivano prevalentemente cotone e canna da zucchero; fra le principali altre attività economiche vi è anche l’allevamento di bestiame e la pesca mentre una notevole importanza riveste il turismo; ancora non molto sviluppata è per contro l’industria.

Questa volta avevo scelto di andare proprio “in fondo a destra” dell’isola: a Cockleshell Bay (un posto molto selvaggio, dove non c’era praticamente quasi nulla se non alcuni bar sulla spiaggia. No alberghi, no case e strada per arrivare sterrata verso la fine del percorso!).

Da Basseterre abbiamo preso un taxi da 12 posti ed abbiamo pagato pochissimo (5$ a testa), viaggiando verso Nord Est.

La strada che porta a Cockleshell Beach, ad un certo punto si inerpica e si restringe tantissimo, tanto da vedere sia il Mar dei Caraibi, che l’Oceano Altantico. in 200 metri di terra! 

 Questa e’ la parte dell’Oceano Altantico,

ed a meno di 200 metri c’e’ (oltre lo stagno) il Mar dei Caraibi!

Uno dei pochi resort era il Marriot (la cui spiaggia si intravede al centro della foto), ma era sull’Atlantico, che a mio avviso il mare era decisamente piu’ agitato del lato Mar dei Caraibi.

Le strade non erano ben tenute, e la guida dei locali lasciava molto a desiderare. Vi lascio immaginare il taxi come ha superato questa carretta, che camminava esattamente al centro della strada (a doppio senso).

Siamo arrivati prestissimo alla spiaggia (verso le 9.45 AM) ed eravamo quasi i soli sulla bellissima spiaggia!

 Abbiamo dato una occhiata ad i prezzi (veramente bassissimi) degli ombrelloni e delle sdraio e ci siamo sistemati.

 

I prezzi erano bassi, anche perche’ il bar (che vedete in foto sotto, tra le due palme) non aveva molte spese di gestione! 

Praticamente aveva solo una baracchetta (che secondo me si portavano via la sera) e 20 ombrelloni/sdraio!

Aveva anche un frigo portatile che riempivano di ghiaccio ogni giorno, per le bevande!

Pero’ le sedie e gli ombrelloni erano nuovi di zecca!

L’acqua era veramente cristallina e verde (anche se le foto non le rendono giustizia).

I locali (con il cappello di Babbo Natale!)  affittavano anche i cavalli per gite sulla spiaggia e dentro il mare! 

I bambini si sono dilettati in castelli di sabbia,

 

sotto la sapiente direzione del “mastro ingegnere” Ezio.

Il castello di sabbia, con vulcani, ponti e fossati e’ venuto cosi’ bene che gli americani di turno si fermavano a fotografarlo (quasi fosse un’opera d’arte). Come e’ vero che non hanno storia!!

 

Ecco i ragazzi felici ed allegri a giocare.

Io che cerco di convincere Sara a fare il bagno,

 

con poco successo!

Mentre alcuni catamarani portavano turisti sulla spiaggia,  

c’era chi si faceva fotografare in classica posa da Caraibi (ed approfittava del momentum!),

 

mentre Stefania entrava nella fresca acqua cristallina di St. Kitts!

Mentre Sara approcciava il meraviglioso mare di St. Kitts, con un suo amichetto di crociera

io facevo i bagni d’acqua e sole!

E dopo una nuotata, la cosa migliore da fare e’ quella di andare a mangiare al ristorante, con vista mare. 

Ecco i bambini meno con meno appetito del mondo, che aspettano la loro pizza, al ristorante.

Devo dire che in questo giro culinario nei Caraibi, ogni pizza che abbiamo assaggiato era ottima!

Se pensate che questo ristorante era isolato in mezzo al nulla, la pizza era un capolavoro di colori e di sapori! 

Io ho provato il pollo con patate tandori, veramente ottimo.

Poi la birra Caribe e’ stata un’altra scoperta dei Caraibi: leggera, economica (2 $) e buonissima!

Ecco i bimbi satolli, che posano di fronte al ristorante.

Il ristorante aveva anche un lido, con poltrone ed ombrelloni molto belle e comode.

Verso le 4.00 PM, lo stesso taxista dell’andata ci e’ venuto a riprendere e ci ha riportati alla nave.

La sera i bambini si sono divertiti con la playstation, con il loro amico di tavolo,

mentre il comandante del ristorante faceva foto con i nostri compagni di tavolo, a ritmo di musica reggae,

che Paolo ha gradito molto!

ST. LUCIA (CARNIVAL VICTORY – DAY4)

Posted in Escursioni-Viaggi by quattrovecchiinamerica on 24 maggio 2011

 

ST. LUCIA (CARNIVAL VICTORY – DAY4)

Dopo la giornata balorda (dal punto di vista atomosferico) passata alle Barbados, alle 7.00 AM siamo arrivati a St.Lucia, nelle piccole Antille.

La giornata non prometteva nulla di buono, ma sembrava meglio di quella delle Barbados.

Il porto di Castries, non sembrava neanche un porto.

Tutto era piccolo e non consono all’attracco di una nave grande come la Carnival Victory.

Come vedete dalla foto la nave era ancorata addirittura ad una boa in mezzo al mare,

ad un pilone in mezzo ad un prato

e la banchina non prendeva neanche meta’ della nave! 

Anche se era presto, gia’ i catamarani e le barche erano in cerca dei clienti, da spennare!

Ma il tempo all’improvviso e’ mutato radicalmente ed il cielo si e’ subito coperto di nuvole, che hanno iniziato a riversare acqua a secchi,

sui turisti gia’ pronti per le escursioni!

Ma i marinai non hanno desistito e muniti di impermeabile hanno aspettato che l’acquazzone finisse, per riprendere la caccia al turista!

Santa Lucia (pronuncia locale sent luscia) è una nazione insulare nel Mar dei Caraibi orientale, sul confine con l’Oceano Atlantico. Fa parte delle Piccole Antille e si trova a nord delle isole di Saint Vincent e Grenadine e a sud della Martinica. Fa parte del Commonwealth dal 22 febbraio 1979.

L’isola di Santa Lucia è di origine vulcanica ed è la più montagnosa rispetto alle altre isole dei Caraibi, infatti il punto più alto è il Monte Gimie, che ha una altezza di 950 metri (3.120 piedi) sul livello del mare. Due altre montagne sono i Pitons, che rappresentano il simbolo stesso dell’isola e che compaiono anche sulla bandiera. Questi si trovano tra Soufrière e Choiseul sul lato occidentale dell’isola. La capitale di Santa Lucia è Castries, dove circa un terzo della popolazione vive. Le città principali comprendono Gros Islet, e Soufrière Vieux Fort.

La gita che avevo in mente io (e che sapevo di non poter fare) era quella ai 2 Pitons (gros and petit).

Da dove eravamo noi (Castries), arrivarci era proibitivo.

Infatti via terra ci volevano almeno 90 minuti solo per arrivarea Jalouisie Plantation (dove c’e’ la spiaggia dei Pitons)!

Poi c’era il problema che la spiaggia dei Pitons e’ raggiungibile solo via mare, perche’ pare che l’hotel che gestisce la spiaggia, non dia piu’ il permesso per raggiungerla a quelli che non sono clienti dell’albergo!

La sola scelta che si aveva era quella di prendere un catamarano od un water taxi, da Castries.

I catamarani non facevano servizio diretto, ma facevano un sacco di fermate intermedie. In tale modo saremmo stati solo poco tempo sulla spiaggia dei Pitons (facendo un sacco di cose che non erano adatte ad i bambini, tipo passeggiate sul vulcano o skuba diving!!), pagando un sacco di soldi (almeno 140 $ a persona).

I water taxi a mio avviso erano troppo rischiosi!

Infatti loro ti lasciano li e poi ti vengono a riprendere!

Ma malfidato come sono io sarei stato tutto il tempo a pensare al taxi di ritorno: sarebbe arrivato in tempo per riportarci alla nave alle 6.00PM, oppure no??!!

Nel dubbio naturalmente ho optato per un sano taxi di terra, che con pochi soldi ci ha portato a Reduit Beach al Bay Garden Beach Resort.

Il taxista era un laureato che parlava benissimo l’inglese.

Ci ha consigliato lui quel resort, perche’ aveva agganci.

Infatti noi non abbiamo pagato neanche l’ingresso al resort ed abbiamo usufruito di tutto, tranne l’uso della piscina.

Lui poi ci ha fissato un appuntamento per venirci a riprendere e ci ha lasciato il suo cellulare, in caso avessimo cambiato idea.

Insomma non dovevamo fare altro che rilassarci e goderci la bella spiaggia!

Le sdraio e l’ombrellone erano compresi nel prezzo, ma noi abbiamo usato solo le sdraio,

dato che l’ombra ce la fornivano questi due meravigliosi alberi in riva al mare!

La giornata si era quasi sistemata, anche se il sole faceva capolino solo a tratti, ma i bambini si sono divertiti moltissimo.

Questa era il cortile interno del resort,

la piscina,

e le case a ridosso del mare!

Ogni tanto passava un venditore di frutta fresca! 

Paolo quel giorno aveva deciso di non farsi il bagno,

 ma io no, 

e neanche Sara!

Ogni tanto usciva il sole, ed io approfittavo per fare qualche foto, 

e Sara si metteva in posa!

Eccomi intento a scrutare l’orizzonte, in cerca del giusto squarcio nelle nuvole!

E naturalmente a forza di oziare sotto gli alberi in riva al mare,

viene fame!

Avevamo i panini, ma questo ristorante (di cui avevo letto buone recensioni du Tripadvisor) ci ha ipnotizzati ed allora siamo entrati! 

La vista sulla spiaggia era bellissima,

ma il cibo era ancora meglio!

Il mio pesce spada con salsa speziata era ottimo. 

I gamberi alla griglia erano buoni, cosi’ come le patatine fritte. 

Stefania alla fine si e’ gustata una ottima composta di frutta locale.

E dato che la vista conciliava l’appetito,

io ho finito con una banana flambe’, con rum e gelato!!

E come sempre accade, il sole e’ uscito proprio quando era ora di andare via!!!

Un breve giro ai negozi del porticciolo  

e subito sulla nave, coccolati da tutto il personale della nave!

Il tempo di ammirare un aereo che atterrava proprio sopra la nostra nave

 

e subito siamo partiti alla volta di St. Kitts.  

MA PERCHE’ NON SUCCEDE ANCHE DA NOI!!

Posted in Attivita' bambini, scuole, Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 20 maggio 2011

 

MA PERCHE’ NON SUCCEDE ANCHE DA NOI!!

 

Continuiamo il nostro viaggio all’interno delle scuole americane e parliamo di awards.

Come spesso ho detto, in USA si e’ soliti premiare chi merita (veramente), in tutti i campi.

Chi non conosce gli Academy  Awards (Oscar), i Grammy Awards, gli MTV Video Music Awards ……………

Ma senza andare troppo in alto, per esempio nel mio ufficio americano, ogni mese si danno dei premi (in vile denaro, ma molto apprezzato), al miglior impiegato. E’ una cerimonia semplice, nel quale il capo Ufficio espone i motivi per cui elargisce il premio, davanti a tutti gli altri impiegati. Nessuno storce il naso e non ho visto traccia di sindacalisti (per fortuna) che osteggiavano tali premiazione.

Tutto il contrario di quello che succede da noi, dove a mio avviso i sindacati hanno, nel corso degli anni, dato il peggio di loro stessi, appiattendo il settore del lavoro pubblico, rendendo la meritocrazia un sogno inarrivabile!

In Italia (e nel settore della pubblica amministrazione) bisogna dare tutto a tutti nella stessa misura. Non importa se uno lavora o meno, basta che gli equilibri delle tessere sindacali sia rispettato!!

In America non e’ cosi per fortuna ed i ragazzi imparano a meritarsi un premio (award) sin da piccoli a scuola.

Ieri mattina, alle 9.00 AM, i genitori del first and second grade della scuola di Paolo, sono stati invitati ala cerimonia degli awards della scuola.

Io inizialmente avevo capito che era  la graduation (cerimonia di fine anno, durante la quale i ragazzi festeggiano la promozione).

Invece una mamma mi ha spiegato che la graduation si fa solo alla fine della Kindergarden, alla fine dell’ottavo anno (fine scuole medie) ed alla fine dell’high school (liceo).

Questa invece era una cerimonia, durante la quale si festeggiavano SOLO i ragazzi che avevano raggiunto dei traguardi, tali da essere premiati pubblicamente.

Tutti gli studenti si erano raggruppati nella cafeteria, da un lato, ed i genitori dall’altro.

Dopo una breve introduzione del principal (preside) ed aver recitato la pledge of allegiance (con la mano sul petto),

                   (TESTO)                                                      (INTERPRETAZIONE)

Pledge Allegiance I Promise to be faithful and true (Promise my loyalty)
to the flag to the emblem that stands for and represents
of the United States all 50 states, each of them individual, and individually represented on the flag
of America yet formed into a UNION of one Nation.
and to the Republic And I also pledge my loyalty to the Government that is itself a Republic, a form of government where the PEOPLE are sovereign,
for which it stands, this government also being represented by the Flag to which I promise loyalty.
one Nation under God, These 50 individual states are united as a single Republic under the Divine providence of God, “our most powerful resource” (according to the words of President Eisenhower)
Indivisible, and can not be separated.   (This part of the original version of the pledge was written just 30 years after the beginning of the Civil War and demonstrates the unity sought in the years after that divisive period in our history)
with Liberty The people of this Nation being afforded the freedom to pursue “life, liberty, and happiness”,
and Justice And each person entitled to be treated justly, fairly, and according to proper law and principle,
for All. And these principles afforded to EVERY AMERICAN, regardless of race, religion, color, creed, or any other criteria.   Just as the flag represents 50 individual states that can not be divided or separated, this Nation represents millions of people who can not be separated or divided.

la cerimonia ha avuto inizio.

http://youtu.be/ozTgZjxgLGs

Una alla volta le maestre si sono avvicendate sul palco, ed hanno chiamato gli alunni che avevano ricevuto un premio.

I premi che i bambini ricevevano erano essenzialmente 6:

 

most As High Honor Roll (i bambini che hanno avuto tutte A sulla pagella, tutto l’anno);

most As and Bs High Honor Roll (i bambini che hanno avuto tutte A e B sulla pagella, tutto l’anno);

Principal Award (premio che conferisce il preside per meriti particolari);

Perfect attendance (chi si e’ comportato bene tutto l’anno)

Citizenship awards (who daily demonstrate good citizenship both at school and at home)

Most improved english (dedicato ai bambini che sono arrivati ad anno scolastico gia’ iniziato, ed hanno migliorato moltissimo il loro inglese)

 

Il momento che la maestra di Paolo e’ salita sul palco (pensando ancora in italiano) mi sono messo sotto il palco, (sicuro che il premio lo stavano per ricevere tutti i bambini della sua classe) per fare una bella foto al “core di papa”!

Ma non avevo capito che non tutti i bambini sarebbero stati chiamati per ricevere il premio!

Per fortuna Paolo lo hanno chiamato, avendo meritato il Principal award!

Ma molti bambini, pur presenti nella cafeteria, non hanno ricevuto il becco di un premio.

Continuando a pensare in italiano, ci sono rimasto male per loro. Ma se penso in americano, la cosa non e’ poi cosi’ strana, anzi normale!

A cerimonia finita siamo andati in classe di Paolo, con la maestra che ha assegnato altri premi ad i bambini che avevano raggiunto un certo punteggio nella lettura.

http://youtu.be/uiRTJ3tjO7o

Anche qui naturalmente non tutti hanno avuto il premio (circa la meta’ dei ragazzi hanno avuto il premio, compreso il “core di papa’”).

Ecco Paolo  che si gusta il secchiello pieno di penne, matite, gomme, medaglie …… che la maestra gli ha dato,

 insieme all’attestato di merito per la lettura!

 

Pensate che ci sono stati bambini che nelle 2 premiazioni non hanno ricevuto nulla!

La maestra

ha poi fatto vedere un breve video (con musica ed effetti di transizione semplici, ma carini) di tutte le attivita’ svolte dai ragazzi durante l’anno  (preparato da lei, con il suo laptop) scolastico.

Inoltre ha dato ad i genitori una faldone formato A2, con molti lavori fatti dai bambini, con tanto di fotografie attaccate.

Insomma proprio una bella cerimonia, che ha fatto felici i bambini (quelli premiati!) ed i genitori (tutti premiati e non!).

 

Io ho fatto 2 considerazioni, ditemi quanto sono lontano dalla realta’:

1) La cerimonia in cafeteria, alla scuola non e’ costata il becco di un quattrino (l’unica spesa e’ stata quella delle pergamene per i bambini, peraltro stampate in proprio con stampanti non professionali).

2) le cose che ha fatto la maestra in classe non sono costate quasi nulla (forse solo il DVD che la maestra ha dato ad ogni genitore, in ricordo dell’anno trascorso insieme), ma solo lavoro della maestra, che mi sembra averlo fatto con piacere.

Allora la domanda nasce spontanea (Lubrano docet!): ma perche’ una cosa cosi’ semplice, carina ed assolutamente poco costosa, non si riesce ad organizzare anche nelle nostre scuole ?????????????????

Non mi dite che non ci sono soldi, perche’ il costo e’ irrisorio.

Non mi dite che e’ difficile da organizzare, perche’ di cerimonie cosi’ ne potrei organizzare una al giorno.

Non date la colpa al preside, perche’ non credo che nessun preside possa rifiutarsi di fare una cerimonia, che porterebbe solo elogi alla scuola (magari in USA!!).

Ma allora perche’?

Perche’ la scuola italiana rifiuta la meritocrazia (eredita’ pesante del ’68)?

Perche’ i professori (non tutti spero) hanno poca voglia di lavorare?

Perche’ i genitori italiani andrebbero su tutte le furie se il figlio non venisse premiato?

Perche’ i sindacalisti direbbero che e’ un premio a cottimo?

Perche’ “quelli che la sanno lunga” (e non sanno mai niente) direbbero che chi e’ premiato e’ un raccomandato?

Perche’ il sociologo di turno potrebbe dire che i bambini non premiati rischiano uno shock psicologico??

Non so perche’ ma vorrei tanto che nelle scuole italiane ci fossero cerimonie di questo genere’!!