4 vecchi in america

NY TRA FAVOLE E GRANDI VETTE- DAY 11 SUMMER HOLIDAY

Posted in Escursioni-Viaggi, Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 29 settembre 2011

NY TRA FAVOLE E GRANDI VETTE – DAY 11 SUMMER HOLIDAY

La mattina del nostro terzo giorno di NY si era presentato bello nuvoloso, e come dice il grande Maurizio Battista, “quando si e’ in vacanza ed il tempo e’ brutto, si va per musei”!

Noi abbiamo iniziato a visitare i luoghi al chiuso, partendo dal Nintendo World, luogo che Paolo e Sara volevano visitare dal primo giorno di vacanza.

E dato che dovevamo andare al Rockfeller Center (nostra prima grande vetta di giornata) e che il negozio era proprio li sotto, non potevamo non visitarlo!

Il negozio e’ un must per i patiti della Nintendo, come noi 3 (io, Paolo e Sara), anche se in realta’ non ha molte cose che non si possano trovare in altri negozi. Ma naturalmente le cose che potresti trovare sparse in vari negozi, le trovi tutte concentrate in uno solo!

Questo sotto che indossa Paolo e’ lo zaino di Bowser che Paolo voleva comprare, e che naturalmente non gli abbiamo comprato.

Non perche’ tirchi, ma perche’ avevamo le valigie gia’ strapiene!

Per i patiti di SuperMario ecco una serie di peluche, che non sono facilmente reperibili nell’Universo!

Pagata la tassa alle favole moderne, ci siamo spostati di qualche metro e siamo entrati nel Rockfeller Center.

Eccolo visto da sotto.

Da Wiki:

Il Rockefeller Center è un gruppo di 19 edifici commerciali di New York, sito in Manhattan, che si affaccia sulla fifth avenue a pochi passi dal Central park in direzione sud. Costruito dalla famiglia di banchieri statunitensi Rockefeller, è uno dei più grandi complessi privati del suo genere al mondo.

Sul finire degli anni venti il magnate petrolifero John D. Rockefeller, Jr. cominciò a coltivare l’idea di costruire un nuovo complesso di edifici nella zona di Midtown, a New York. Il terreno su cui sarebbe sorto il complesso era di proprietà della Columbia University, con la quale Rockefeller stipulò nel 1928 un contratto di utilizzo della durata complessiva di 87 anni. 

I lavori di costruzione iniziarono il 17 maggio 1930: inizialmente avrebbero dovuto svolgersi in collaborazione con la Metropolitan Opera, che avrebbe edificato una nuovo teatro nella zona, ma in seguito al crollo di Wall Street del 1929, la Metropolitan si ritirò dal progetto, e Rockefeller rimase l’unico finanziatore. 

Il 1º novembre 1939 i lavori per la costruzione dei 14 palazzi in stile Art Deco del complesso erano terminati con successo

Tra gli anni ’60 e ’70 si aggiunsero altre 4 torri nella zona ovest del complesso, lungo la Avenue of the Americas. 

Nel 1985 la Columbia University cedette definitivamente il terreno su cui sorgeva il complesso al Rockefeller Group per 400 milioni di dollari. A partire dalla fine degli anni ottanta diversi proprietari si susseguirono:

Nel 1989 l’intero complesso venne acquistato dalla Mitsubishi Estate, compagnia immobiliare del gruppo Mitsubishi, che acquisì il controllo dell’intero Rockefeller Group.

Nel 1996 la proprietà passò a una cordata comprendente il gruppo Goldman Sachs (con il 50%), Gianni Agnelli, Stavros Niarchos, e David Rockefeller.

Nel 2000 l’ultimo passaggio di mano: la Tishman Speyer Properties, L.P. ha acquistato i 14 edifici originari per 1,85 miliardi di dollari.

Nei film il Rockfeller Center viene sempre immortalato a Natale con il suo classico albero di Natale,

o con la sua pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Eccoci sull’ascensore a vetri mentre scaliamo i 70 piani del grattacielo senza fatica !

Il Rockefeller Center e’un grattacielo di 70 piani, alto 266 metri. 

Ospita, tra gli altri, gli uffici della famiglia Rockefeller (tra il 54esimo e il 56esimo piano), il quartier generale della NBC, e al 65esimo piano il famoso ristorante Rainbow Room (letteralmente “Sala Dell’Arcobaleno”) anche sede di importanti congressi. 

In cima al grattacielo è accessibile al pubblico (a pagamento) il Top of the Rock: un punto di osservazione da cui si gode un fantastico panorama sulla città di New York, che può facilmente competere con il ben più alto 86esimo piano del vicino Empire State Building.

Arrivati sopra il panorama, anche se nuvoloso, e’ molto bello.

Ecco una vista sul Central Park,

sul “nemico” Empire State Building,

sul fiume Hudson,

e sul Chrysler Building.

Il panorama era molto caratteristico, ed io stavo ammirando con il cannochiale la nostra futura “preda” notturna: l’Empire State Building!

Qui sotto Paolo mostrava il suo portafoglio di SuperMario (barattato ad arte, al posto dello zaino),

ancora Paolo che cerca di volare da queste altezze non indifferenti,

e qui sotto cercava di fare la stessa cosa anche con la mamma!

Paolo e Sara che giocavano con un puzzle elettronico in cima al grattacielo,

ed un grattacielo con il tetto agghindato con un giardino!

Dopo un’ora passata ad alta quota siamo ridiscesi velocemente verso il basso,

per visitare il negozio di Swarovsky.

Appena usciti dal grattacielo abbiamo incontrato il famosissimo Radio City Music Hall.

Il Radio City Music Hall venne completato nel Dicembre 1932. All’epoca era il più sfarzoso e più grande teatro del mondo. 

In grado di contenere 6000 spettatori, dopo un inizio stentato divenne ben presto una delle attrazioni turistiche più importanti della città. 

Si trova all’angolo tra 50th Street e Avenue of the Americas.

Il Radio City Music Hall, conosciuto negli Stati Uniti come The Showplace of the Nation, fu progettato da Donald Deskey ed inaugurato il 27 dicembre 1932 con la versione cinematografica della commedia di Philip Barry The Animal Kingdom. Il teatro è anche la sede del Radio City Christmas Spectacular, il tradizionale spettacolo natalizio newyorkese in scena dal 1933. L’edificio è inoltre usato per una serie di concerti ed eventi di vario genere. Fra i vari cantanti che si sono esibiti qui in concerto, c’è anche il grande crooner Frank Sinatra.

Gli interni di Deskey sono considerati uno dei massimi esempi di Art Déco.

Ecco la galleria,

l’entrata,

ed il complicato sistema idraulico che sta sotto il palcoscenico.

Come al solito la fame ci ha colti in mezzo alla strada ed allora abbiamo cercato qualche cosa da mangiare al volo.

Da una bancarella venivano degli odori buonissimi, ma i buoni odori erano proporzionali alla persone  in fila per mangiare!

Volevamo provare questo cibo di strada, per essere come uno dei tanti impiegati che avevano lasciato i loro grattacieli, diventando per un attimo NewYorkesi!

Ma i bambini non hanno sentito ragioni e siamo andati a Five Guys, sotto il Rockfeller Center.

Satolli di hamburger ed hot dog (+ patatine fritte e Coke a refill illimitato!) ci siamo diretti al Museo delle Scienze Naturali, vicino al Central Park.

Qui hanno ambientato il famoso film “una notte al museo”.

Devo dire che con il biglietto base si ha accesso a moltissime sale, ma per visitare le piu’ belle, bisogna pagare dei biglietti a parte.

Il Museo lo abbiamo visto abbastanza di fretta, dato che ad i bambini non interessava piu’ di tanto, tranne la parte degli animali che loro conoscevano!

Pero’ io lo credevo piu’ affascinante (ma come detto le sale con le attrazioni piu’ belle probabilmente non le abbiamo viste, e lo abbiamo visto per meno di un’ora, dato che eravamo gia’ stanchi).

All’uscita dal museo ci siamo diretti verso Times Square, che volevamo vedere di notte, con il fascino delle luci sfavillanti!

La piazza brulicava di cristiani (e non!) che si godevano lo spettacolo dei negozi/ristoranti/luci, ma noi siamo dovuti entrare per forza nel mega negozio di Toys R us!

I bambini volevano ad ogni costo visitare questa favola di negozio, dopo essersi abbastanza scocciati al museo!

Subito sono saliti sulla ruota panoramica, all’interno del negozio!

Eccoli sulla loro carrozza,

e di seguito alcune altre carrozze della ruota.

Devo dire che la posizione da dove fotografavo la ruota, dava delle inaspettate prospettive!

Ma il negozio oltre alla ruota aveva migliaia di giocattoli ed una zona bellissima dedicata a Jurassic Park.

Usciti dal negozio si era fatto tardi ed ora la piazza era veramente caratteristica, con le luci multicolorate, i negozi di tutti i generi,i ristoranti che cercavano di accalappiare clienti e le facce dei turisti allegri e felici come bambini.

A proposito di turisti, eccone tre sotto che posano allegri, ma stanchi!

Ma anche se era tardi, abbiamo preso un taxi ed in pochi minuti eravamo sotto l’Empire State Building.

Da sotto vi assicuro che non si riesce a percepire di essere sotto il piu’ alto grattacielo di NY, dato che la strada e’ stretta e se si alza la testa all’insu’ non si vede il grattacielo!

A quell’ora (le 10.30PM) la fila per salire sul grattacielo non era lunga per nulla,

ed in pochi minuti siamo arrivati in cima al grattacielo, come fece King Kong in un celebre film del 1933 (http://youtu.be/CuRQH_hLcTw).

L’Empire State Building è il più famoso grattacielo della città di New York e probabilmente del mondo. Con i suoi 381 metri di altezza (443,2 m se si considera anche l’antenna televisiva sulla sua cima), è stato il grattacielo più alto del mondo fra il 1931 (anno del suo completamento) ed il 1973, quando furono inaugurate le Torri Gemelle del World Trade Center. 

In seguito al crollo di queste ultime negli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, è tornato ad essere l’edificio più alto della città ed il terzo più alto degli Stati Uniti (dopo la Willis Tower e la Trump International Hotel and Tower di Chicago). 

È stato proposto come una delle Sette meraviglie del mondo moderno 

Dall’alto si ammirava un panorama di luci e colori veramente unico ed affascinante.

Ma dalle mie foto non sembra affatto!

Scendendo giu’abbiamo provato l’ebrezza di scendere 9 piani a piedi, lungo le scale di emergenza.

E la sensazione e’ tornata immediatamente alle persone imprigionate nelle torri gemelle ed alla loro fuga in questi ambienti stretti, infiniti, labirinteschi ed angusti.

NEW YORK – DAY 10 SUMMER HOLIDAY

Posted in Escursioni-Viaggi, Varie by quattrovecchiinamerica on 14 settembre 2011

NEW YORK – DAY 10 SUMMER HOLIDAY

Oramai il tempo non era piu’ un problema come nella prima settimana in New England, e la mattina approfittando del bel sole con nuvole a pecorelle, ci siamo diretti a Battery Park per  andare a visitare la Statua della Liberta’.

Dopo 3 anni di viaggi in USA ho imparato che se si vuole vedere bene una famosa attrazione americana (come ad esempio l’obelisco di George Washington, Alcatraz …..) bisogna prenotare con largo anticipo.

Naturalmente la teoria e’ una cosa e la pratica un’altra.

Infatti anche questa volta non avevo prenotato per tempo la visita alla Statua della Liberta’, e ci siamo dovuti arrangiare al meglio.

Infatti la visita al piedistallo era gia’ completamente prenotata da diversi giorni, e da diversi mesi era prenotata la vista in cima alla statua!

Non restava che cercare di prenotare la visita all’isola (Liberty Island), ma per questa gita i posti a disposizione erano gia’ pochini.

Allora la sera da un sito internet ho prenotato la visita all’isola, pagando in anticipo i biglietti.

L’idea e’ stata ottima infatti la mattina alle 10.00 AM ci siamo presentati per “redimere” (redeem) i biglietti e la fila di quelli che stavano cercando di fare i biglietti era lunghissima!

Noi che avevamo gia’ la prenotazione elettronica abbiamo saltato due file: la prima era quella per prendere i biglietti (almeno 15 minuti) e la seconda per salire sul traghetto (almeno 90 minuti, che sotto il sole non sono da augurare a nessuno, specialmente con due bambini al seguito!).

E cosi,’ grazie all’elettronica, in pochi minuti eravamo gia’ sulla barca che ci portava verso la Statua della Liberta’.

Passare vicino ad Ellis Island ed arrivare vicino all’isola di Liberty Island, mi ha fatto rivivere (in modo millesimale) cio’ che i nostri connazionali hanno vissuto al loro arrivo a NY (agli inizi del 1900) dopo un viaggio massacrante attraverso l’oceano.

Ecco alcune vedute della Statua poco usuali.

Come bravi turisti ci siamo messi in posa, con lo sfondo che vedeva Battery Park e le Torri gemelle, che non ci sono piu’!

E poi ancora in posa sotto la gigantesca Statua!

Da http://www.infoturisti.com/usa/NewYork/cosaVedere/statuaLibert%E0.aspx

La statua raffigura una donna vestita da una lunga toga che sorregge in mano una fiaccola, simbolo della libertà mentre nell’altra stringe un libro con inciso 4 luglio 1776, data dell’indipendenza americana. Ai piedi vi sono delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal tiranno.

La statua è opera di Gustave Eiffel (lo stesso della torre Eiffel a Parigi) e venne donata dalla Francia agli Stati Uniti d’America in occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza. Il basamento fu invece opera di Richard Morris Hunt nel 1875. Un particolare: la fiaccola portata in mano dalla statua non è quella originale. Fu sostituita nel 1916 perchè danneggiata. Quella originale può comunque essere visita nel museo dedicato alla Statua della Libertà in Liberty Island.

Attualmente un ascensore interno porta all’ultimo piano del basamento e poi alla fiaccola dai quali è possibile ammirare lo skyline di Manhattan.

Dalla foto di sotto potete vedere la corona, visitabile solo prenotandola diversi mesi in anticipo!

Ricordo, a chi non avesse tempo di prenotare in anteprima i biglietti o di fare lunghe file, che a costo ZERO e senza nesuna fila, si puo’ prendere lo Staten Ellis Island Ferrry ( http://www.siferry.com/ ) da Battery Park (proprio di fronte alla fermata della metropolitana).

Con questo traghetto oltre a passare vicino alla Statua della Liberta’, si ha una vista dello skyline di NY niente male.

Naturalmente la Statua non si vede da vicinissimo, ma l’avete vista in poco tempo, spendendo niente e senza calca e caos!

Per tornare a Battery Park, basta prendere il traghetto successivo per NY, vedendo di nuovo la Statua!

Dopo quasi due ore di visita siamo tornati a Battery Park ed abbiamo iniziato a girare la zona di Wall Street (dove le donne e gli  toccano le palle del toro, non so perche’!)

 e naturalmente siamo passati a Ground Zero.

Io non ho fatto foto a Ground Zero, perche’ ritengo che andare a visitare un luogo dove sono morte migliaia di persone non debba essere una meta turistica!

Noi ci siamo passati, ma solo perche’ eravamo di strada per andare a Soho!

Ho scattato delle foto dal traghetto in direzione delle Torri Gemelle, solo per capira quanto erano alte.

Pensate che tra quei due grattacieli con la cupola (dove vedete il nuovo grattacielo in costruzione) c’erano le due gigantesche torri gemelle!

Ecco una foto delle torri gemelle

ed un link di Wiki sulla loro costruzione (http://it.wikipedia.org/wiki/World_Trade_Center).

Ma la cosa che da ingegnere mi ha sempre insospettito e’ stata la repentina caduta delle due torri, quasi come se fossero state distruzioni programmate.

Vivendo in Italia in quel periodo avevo seguito il dibattito acceso sulle cause della caduta. Ma oltre ai soliti dubbi complottisiti, che da sempre seguono tali disgrazie, poco sembrava trapelare, oltre le spiegazioni ufficiali del governo americano.

Ma nel mio periodo in USA mi sono appassionato alla vicenda ed ho scoperto che esistono vari scienziati che hanno smontato pezzo per pezzo le spiegazioni che il governo americano aveva fornito, in merito alla caduta delle due torri.

Vi lascio un link, che spiega step by step, con la collaborazione di molti scienziati americani, come NON sia possibile che le torri gemellle siano cadute da sole!

http://video.google.com/videoplay?docid=-4707106427582061756 (il documentario dura 1 ora e mezza !)

ed un altro (9\11  Commission Report omissions and distorsions di David Ray Griffin) che smentisce passo dopo passso le spiegazioni ufficiali del governo americano:

http://xoomer.virgilio.it/911_subito/omissioni_distorsioni.htm

Naturalmente per par condicio vi riporto anche la versione ufficiale del governo americano:

http://govinfo.library.unt.edu/911/report/911Report.pdf (purtroppo solo in inglese!).

Ognuno si faccia la sua opionione.

Passati in fretta vicini a Ground Zero, dove non abbiamo neanche allungato il naso per vedere cosa stessero facendo (per rispetto ad i morti), ci siamo diretti verso Little Italy, passando per Soho.

Era da tempo che volevo andare a mangiare la pizza da Lombardi’s, reputata una delle migliori pizze di NY insieme a Grimaldi, e finalmente ci siamo andati.

Ecco la mia rubiconda e felice faccia, fuori alla pizzeria!

E sotto vedete Stefania ed i bambini mentre aspettiamo il nostro turno.

Questo signore in foto e’ il Signor Grimaldi,

mentre quelli sotto siamo noi che ci godiamo una buona birra italiana,

ed una ottima pizza (probabilmente la migliore mangiata in USA in 3 anni. Forse la sola paragonabile e’ stata quella mangiata ad Atlanta, da Baraonda Caffe’ Italiano).

Qui Sara che fa le “brutte facce”!

Dopo la buonissima pizza, abbiamo iniziato a girare little italy ed i suoi numerosi negozi, che ci ricordavano tanto l’Italia ed il suo cibo meraviglioso.

Il caffe’della Fiat,

i ravioli piemontesi,

i migliori cannoli della terra,

le staccionate tricolori,

specialita’ pugliesi,

il mitico caffe’ di Napoli.

Abbiamo cambiato strada e ci siamo ritrovati nel quertiere cinese, ben piu’ ampio e colorato di quello italiano.

Devo dire che il cibo cinese mi ha sempre affascinato, non per il sapore, ma per la stranezza!

Guardate le foto sotto per convincervene!

Il top delle stranezze era questo signore che vendeva rospi,

ma la cosa piu’ bizarra e’ che c’era qualcuno che se li comprava!!

Oltre ad i rospi ,

c’erano anche i granchi!

Girando ancora in un’altra strada, ci siamo ritrovati di nuovo nel quartiere italiano e ci siamo fermati in una pasticceria per gustare un caffe’ e dei dolci di dimensioni colossali!!

Ma il top della goduria visivo culinaria e’ stato questo negozio, che vi segnalo senza nessuno scopo di lucro!!

Per chi vive molto tempo all’estero, trovare un negozio che ha prodotti alimentari del proprio paese e’ sempre bello.

Ecco alcuni prodotti che noi ad Huntsville ci siamo sempre sognati:

biscotti del Mulino Bianco (i biscotti americani sono inmangiabili, troppo dolci e burrosi, a mio parere),

la pasta Di Vella,

\

il torrone Zanzibar, compagno di tante mangiate natalizie,

aranciata e chinotto Sanpellegrino,

limonata Sanpellegrino,

formaggio Auricchio e scamorze,

ravioli ,

 prosciutti,

tonno Calippo,

ed infine il mitico negozio Di Palo, che se vi capita di andare a NY vale la pena di vistarlo e di comprarci qualche cosa da mangiare.

Ebri di odori e di sapori italiani, ci siamo diretti verso il Ponte di Brooklin, passando prima per il ponte di Manhattan.

Dopo pochi metri ecco sbucare dal nulla questo bel grattacielo strano e dalle forme ardite,

e subito dopo eccoci sul ponte di Brooklyn.

Il ponte e’ bellissimo, pedonale e costruito come al solito in tempi lontanissimi (1903).

The Brooklyn Bridge is one of the oldest suspension bridges in the United States. Completed in 1883, it connects the New York City boroughs of Manhattan and Brooklyn by spanning the East River. With a main span of 1,595.5 feet (486.3 m), it was the longest suspension bridge in the world from its opening until 1903, and the first steel-wire suspension bridge.

Originally referred to as the New York and Brooklyn Bridge and as the East River Bridge, it was dubbed the Brooklyn Bridge in a January 25, 1867 letter to the editor of the Brooklyn Daily Eagle, and formally so named by the city government in 1915. Since its opening, it has become an iconic part of the New York skyline. It was designated a National Historic Landmark in 1964 and a National Historic Civil Engineering Landmark in 1972.

A destra si puo’ ammirare il Manhattan Bridge,

mentre a sinistra si vede Battery Park e la Statua della Liberta’.

Bellissima questa foto del ponte,

cosi’ come sono belli i soggetti nella foto di sotto!

Nel pomeriggio abbiamo ripreso la metropolitana e ci siamo fermati alla Stazione Centrale di NY, meglio conosciuta come Grand Central Station.

La Stazione e’ veramente bellissima, tanto da potersi considerare una opera d’arte.

Grand Central Terminal (GCT) – a volte chiamato Grand Central Station o semplicemente Grand Central – è una stazione ferroviaria di testa a 42nd Street e Park Avenue a Midtown Manhattan a New York. Prende il nome e venne creata dalla New York Central Railroad nel periodo d’oro della del trasporto ferroviario a lunga percorrenza. 

È la stazione ferroviaria più grande del mondo per numero di banchine: 44, con 67 binari. 

Lo scalo si sviluppa su due livelli, entrambi sotto terra, con 41 binari al piano superiore e 26 a quello inferiore, anche se il numero totale dei binari lungo le banchine e quelli adibiti al ricovero dei mezzi (non serviti da banchina) supera i 100. Quando la nuova stazione Long Island Rail Road’s, costruita sotto i livelli attuali, aprirà, Grand Central offrirà un totale di 75 binari e 48 banchine. 

Il terminal si estende su un’area di 19 ettari. 

Anche se il terminale è stato propriamente chiamato “Grand Central Terminal” dal 1913, molte persone continuano a riferirsi ad esso come “Grand Central Station” che oggi è il nome del l’ufficio postale nelle vicinanze o della fermata della metropolitana a servizio del Terminal.

Oltre alla bellezza della stazione mi ha colpito molto l’assenza di barboni, di puzza di pipi’ ed il senso di sicurezza che si respirava passeggiandoci dentro.

Non a caso c’erano militari delle forze speciali armati di tutto punto a presidiare varie aree della Stazione.

Non c’era NESSUNA macchina parcheggiata per strada, non esistevano venditori ambulanti (non ne ho mai visto uno in 3 anni sul territorio americano).

Insomma sembrava di entrare in un museo!

Nella mia mente rivedevo le scene del film Madagascar “girate” nell’atrio principale della stazione

tra archi affrescati altissimi e lampadari enormi!

Al piano inferiore c’erano ristoranti molto belli

(alcuni anche molto costosi come il Grand Central Oyster bar and restaurant),

dove si poteva mangiare qualche cosa,

riposandosi su queste sedie rosse di marmo!

NEW YORK – DAY 9 SUMMER HOLIDAY 2011

Posted in Escursioni-Viaggi by quattrovecchiinamerica on 4 settembre 2011

NEW YORK – DAY 9 SUMMER HOLIDAY 2011

Il nostro primo giorno a NY si e’ aperto con una buona notizia atmosferica: sole e temperature non afose.

Il top per visitare la citta’!

Per girare la citta’ abbiamo comprato una tessera valida per 4 giorni (valida sia per l’underground che per i bus).

Avendo deciso di viaaggiare con i mezzi pubblici, l’unica incognita era la sicurezza in metropolitana e se si poteva girare facilmente nei meandri della metro’ con i due passeggini.

Posso affermare subito che nei 4 giorni di visita a NY, non abbiamo mai avuto la sensazione di insicurezza, mai visto brutte facce fuori e dentro la metro’. Ma noi abbiamo girato solo dentro Manhattan ed in orari da turisti.

Di sicuro mi sono sentito piu’ sicuro di quando prendo la metro’ alla Stazione Termini!

Girare invece con i passeggini non e’affatto facile!

Infatti se avessimo dovuto rispettare le regole, avremmo dovuto utilizzare o le porte tipo slam gate (impossibili da utilizzare con i passeggini)

0 delle speciali porte, adatte al passaggio dei passeggini, che pero’ funzionavano solo su chiamata (si doveva chiamare un inserviente, che con estrema lentezza si presentava al gate per aprirlo). Se guardate la foto di sopra e’ quella accanto alla porta girevole.

Naturalmente la procedura e’ troppo lenta, infatti la prima volta per entrare abbiamo aspettato 15 minuti (ed alla fine una signora di NY ci ha aperto il cancello da dietro, facendo suonare l’allarme!!

Sempre la stessa signora ci ha consigliato come fare: piegare i passeggini farli passare sotto altri tipi di tornelli

cosi’ come i bambini e poi entrare noi grandi con il nostro biglietto.

Suggerimento ottimo, che abbiamo seguito tutte le volte che abbiamo preso la metro’, risparmiando tempo prezioso!

Poi le scale mobili non sono cosi’ numerose, e scendere ripide scale con i passseggini non e’ il massimo, specialmente la sera quando sei stanco morto dopo una giornata di camminata (con due bambini da seguire!).

All’uscita dall’abergo abbiamo subito notato come i New Yorkesi si arrangiano per i parcheggi: non in orizzontale, ma in verticale!!

Dovremmo imparare anche noi a Roma!

La prima giornata la abbiamo dedicata al passeggio all’aria aperta, dato che la giornata meritava veramente.

Gia’ alle 10.00 eravamo a Columbus Circle, al south corner del Central Park.

La piazza era molto bella e contornata da grattacieli moderni e con forme ardite.

Al centro della piazza naturalmente c’e’  la statua di Cristoforo Colombo (qui in USA veramente famoso, e non poteva essere diversamente!).

Se guardate bene le due foto di sopra, noterete che ci sono piu’ taxi che macchine.

Questa e’ una caratteristica di NY.

Infatti venire in macchina a Manhattan non solo comporta uno spreco di tempo (dato che per arrivare c’e’ molto traffico), ma anche di soldi. Infatti oltre a dover pagare i pedaggi dei vari ponti/tunnel (che portano sull’isola) bisogna pagare dei prezzi esorbitanti per i parcheggi .

Quindi il taxi risulta essere il mezzo piu’ facile da usare, specialmente se si deve andare in orizzontale. Cioe’ da East ad West. Mentre se si vada South a North conviene di piu’ la metro’ (che ha piu’ linee in verticale).

Il nostro viaggio e’ iniziaro dall’angolo inferiore sinistro sud di Central Park

e percorrendo laWest 59th streeet

siamo arrivati di fronte al mitico Plaza Hotel (angolo south, in basso a destra del Central Park).

Dato che avro’ visto 100 volte il film “mamma ho riperso l’aereo”,

nella mia mente era ben impresso l’hotel dove il bimbo passava gran parte del film: per l’appunto il Plaza hotel.

E non ho potuto fare a meno di andarlo a vedere dal di dentro!

Questa di sotto e’ un ristorante,

e questa e’ la bellissima hall.

Per entrare nell’albergo mi sono spacciato per un cliente in cerca di camera, ma poi sono andato veramente a chiedere il prezzo di una camera.

Prezzo piu’ basso per una doppia 800 $/notte!

Altissimo, ma noi non abbiamo pagato un po’ meno della meta’!!!

All’uscita dell’hotel abbiamo ammirato la FontanaPulitzer.

Da li ci siamo addentrati in Central Park, vero polmone verde di NY.

Per favi capire che non ho esagerato dicendo polmone verde di NY, vi faccio vedere la cartina,

ma ancora meglio e’ una fotografia aerea (il parco “prende circa 60 blocks!).

Abbiamo iniziato la nostra esplorazione del Central Park dall’entrata vicina alla Grand Plaza e ci siamo diretti lungo il Pond.

Poi ci siamo diretti verso il Lake, ed abbiamo incontrato numerose gallerie, di quelle che sono presenti in tutti i film girati al Central Park.

Continuando verso North abbiamo incontrati una serie di campi da baseball, naturalmente pieni di amatori.

Non potevamo non fermarci all giostra presente al centr0 del parco.

Poi ci siamo rilassati, come fannno spesso i new Yorkesi nella pausa pranzo, nel great lawn.

Come vedete dalla foto di sotto il parco era pieno di gente in costume a prendere il sole,

e c’era anche un bel vedere, per i maschietti!

La cosa che mi e’subito venuta in mente guardando queste belle ragazzein bikini, e’ stata la loro sicurezza.

Devo dirvi che la sensazione che ho avuto e’ stata quella di una sicurezza di base (girando nel parco ed a NY, o meglio Manahattan). Non ho mai visto brutte facce e/o gang. Ma negli anni NY e’ diventata piu’ sicura, grazie ad una potente azione di repressione, pulizia e Polizia.

E sentendo cio’ che di brutto, spesso, succede alle donne nei parchi o nelle vie di Roma e non solo, il paragone mi rattrista e mi fa incazzare non poco!

Dato che si era fatto tardi, ed uscire dal Central Park per cercare qualche ristorante per mangiare ci avrebbe fatto perdere almeno 1 ora, abbiamo deciso di mangiare proprio al centro del parco, al ristorante “Au Pain Quotidien”.

Il ristorante era carino, in mezzo al verde, ed abbastanza affollato (se ti volevi sedere).

Noi ci siamo seduti quasi subito, ma il motivo c’era: il posto che si era liberato quasi subito non aveva l’ombrellone. E con il sole che c’era quel giorno ci siamo abbronzati!!

Pero’ i panini ed i piatti che servivano erano buoni.

Subito dopo pranzo siamo andati al Lake ed abbiamo visto la Bethesda Fountain,

e la sua terrazza.

Si erano fatte le 4 PM ed eravamo ancora ameta’ del parco.

Allora invece di vederlo tutto ci siamo rigirati e ci siamo diretti verso il Central Park zoo.

Prima dello zoo abbiamo incontrato vari spaccati che fotografano la vita del parco:

una cerimonia indiana,

una signora che suonava l’arpa sotto le fresche frasche,

il divieto assoluto di fumare nel parco,

un saltinbanco,

e finalmente l’entrata dello zoo.

Lo zoo (reso famoso anche dal film Madagascar)

vi posso assicurare che se non avete bambini che lo vogliono visitare a tutti i costi, si puo’ tranquillamente saltare!

E’ decisamente bruttino e piccolo, nonche’ caro!

Verso le 5.30 PM siamo usciti dal parco e ci siamo diretti verso la famosa 5th Avenue.

E subito abbiamo incontrato FAO SCHWARZ, famosissimo negozio di giocattoli. E ci siamo entrati!

Il negozio e’ gigantesco ed ha dei giochi che non sono cosi’ comuni e dozzinali come in altri negozi.

Insomma un must per i bambini e per i genitori bambini!

Anche qui mi e’ venuto in mente il film di Tom Hanks “big”

dove lui suona allegramente “heart and soul”, sul big piano.

Per chi non si ricorda il motivetto, eccone due links: http://youtu.be/1TmIa9RbhPM ,   http://youtu.be/WngoqITIkTE

Ed anche Paolo e Sara non si sono risparmiati nel suonare il big piano, quando e’ stato il loro turno.

Appena usciti abbiamo percorso la quinta strada, piena di negozi grandi firme.

Devo dire che non mi e’ piaciuta quasi per nulla!

Infatti molti di questi negozi si trovano in giro anche ad HSV (oltre che nelle altri grandi citta’ degli States), ma c’e’ meno fila e si paga di meno!

Qui eravamo di fronte alla Trump Tower,

e si vede il negozio di Abercombie pieno di gente che fa la fila!

Se venite ad HSV di fronte e dentro il negozio non c’e’ mai quasi nessuno!!

Questa bella coppia di spalle tutta agghindata a festa, mi avevano colpito, dato che erano ben vestiti e giravano in mezzo ai turisti, che notoriamente sono meno ben vestiti!

Di fronte a questa scultura,

si trova la bellissima cattedrale  di St. Patrick.

Mentre questo grattacielo, che io ho sempre pensato essere l’Empire State Building, e’ il Chrysler Building.

Da questo blog traggo el informazioni di sotto relative al meraviglioso grattacielo di cui sopra, che come leggerete di sotto e’ stato il set di numerosi e famosissimi film:

 http://newyorkgrattacieli.blogspot.com/

Il Chrysler Building, alto 319 metri e disposto su 77 piani, è il grattacielo più bello della città di New York.

Lo dicono da sempre i newyorkesi. E lo confermano gli esperti: un sondaggio condotto nel 2005 dallo Skyscraper Museum (museo di NY con a tema proprio i grattacieli) su cento tra architetti, costruttori, critici, ingegneri, storici, lo ha collocato al primo posto tra i più bei grattacieli di Manhattan.

IL SOGNO DI DUE UOMINI

Nel 1928 Walter Chrysler aveva già tutto, ma per fortuna non gli bastava. Fu così che nacque il Chrysler Building.

Walter Chrysler aveva fondato la Chrysler Corporation nel 1925, a 50 anni di età e al culmine di una straordinaria carriera in campo manageriale nel settore automobilistico che lo aveva consacrato come uno degli uomini più ricchi d’America. Nel giro di soli 3 anni, dal 1925 al 1928, la Chrysler era poi passata dal 32° al 3° posto nella classifica dei maggiori produttori americani di auto. Così, alla fine del 1928, Walter Chrysler era sulla copertina di Time, con uno dei riconoscimenti ancora oggi tra i più ambiti: “Uomo dell’Anno”.

A quel punto, Chrysler decise che la sua società meritava una sede adeguata. Incidentalmente, decise anche che quella sede avrebbe dovuto essere il grattacielo più alto di New York. E diede il via al progetto Chrysler Building.

William Van Alen, architetto con la reputazione di showman, era l’uomo giusto per condividere l’ambizione di Chrysler e trasformarla in realtà.

Ma Chrysler e Van Alen non erano soli nella corsa verso il grattacielo più alto. Nei canyons di Lower Manhattan, più precisamente nel Financial District, il 34enne banchiere George Ohrstrom (soprannominato “the kid”) stava realizzando, al numero 40 di Wall Street, il grattacielo destinato ad ospitare la sede della sua banca, la Bank of Manhattan. L’architetto di Ohrstrom era H. Craig Severance. Particolare curioso: in passato Severance e Van Alen erano stati soci dello stesso studio di architettura, il che acuiva la competizione, aggiungendo un elemento di sfida nella sfida.

Alla fine, con il palazzo della Bank of Manhattan ufficialmente ultimato e il Chrysler Building in dirittura d’arrivo, non sembravano esserci più dubbi: 40 Wall Street era il più alto!

VAN ALEN E IL SEGRETO DELLA GUGLIA

La partita sembrava persa, ma Van Alen aveva in serbo un colpo di teatro. In gran segreto, aveva ottenuto l’autorizzazione per costruire in cima al grattacielo una guglia a spirale alta circa sessanta metri. La guglia venne realizzata di nascosto all’interno del palazzo, nel vano ascensori, assemblando i singoli pezzi provenienti dall’esterno, in modo che nessuno potesse sospettare quello che stava per accadere. Poi, mentre ancora tutti i media cittadini stavano celebrando la vittoria di Severance e della Bank of Manhattan, bastarono 90 frenetici minuti per montare la guglia e riscrivere la storia dell’architettura mondiale.

Walter Chrysler e William Van Alen ce l’avevano fatta: il loro era il grattacielo più alto di New York. A onor del vero, il primato così faticosamente raggiunto durò poco, perchè un anno dopo la sua inaugurazione (avvenuta il 27 maggio del 1930) il Chrysler fu superato in altezza dall’Empire State Building, che divenne così il numero uno dei grattacieli di Manhattan. La superba eleganza e la suggestiva raffinatezza architettonica del Chrysler Building: quelle, però, erano destinate a durare per sempre.

Un particolare che merita ampiamente di essere evidenziato: grazie agli elevati standard di sicurezza adottati, nessun operaio perse la vita durante la costruzione dell’edificio.

VITTORIA AMARA

Superato l’entusiasmo del momento, il successo per Van Alen ebbe purtroppo un sapore amaro. Walter Chrysler lo accusò di avere intascato indebitamente delle provvigioni dalle ditte che avevano lavorato alla costruzione del palazzo e si rifiutò di saldargli il conto per il suo lavoro di architetto. Sebbene alla fine Van Alen vinse la causa, le accuse mossegli dal suo potente cliente compromisero gravemente la sua futura carriera, al punto che, negli anni a venire, non ebbe praticamente più nessun lavoro e cadde nel dimenticatoio. Walter Chrysler non lo nominò mai nella sua autobiografia del 1937, parlando genericamente di “architetti”. Nel 1941, un anno dopo la morte di Chrysler, il New York Times riportò la notizia secondo la quale Van Alen era all’opera su un progetto che prevedeva la costruzione di garage sotterranei. Poi più nulla, fino alla sua morte, avvenuta nel 1954.

Intanto, un anno prima, nel 1953, gli eredi di Walter Chrysler avevano venduto il palazzo che ancora oggi porta il loro nome, e quindi non ne erano più i proprietari.

SUGGESTIONI ARCHITETTONICHE

Il Chrysler Building, elaborato in stile Art Deco, presenta molti elementi ricchi di fascino e di curiosità.

Il più appariscente è senza dubbio la stupenda guglia che lo sovrasta. Realizzata in acciaio inox, propone in forma stilizzata il motivo del sorgere del sole.

Sulla facciata del palazzo compaiono poi diversi riferimenti automobilistici. In particolare, al 31° piano, i quattro angoli dell’edificio sono abbelliti da ornamenti che hanno la forma del tappo del radiatore delle Chrysler dell’epoca. Alla stessa altezza, si possono ammirare dei fregi che riproducono le ruote delle automobili. In diversi parti del palazzo compare inoltre scolpito il logo a zigzag della Chrysler.

Per finire, al 61° piano sporgono dagli angoli dei gargoyles a forma di aquila americana.

Al calare delle tenebre, la parte alta del Chrysler Building si illumina, donando così tutto il suo fascino alla notte newyorkese.

UN ATRIO DA SCOPRIRE

A differenza di altri grattacieli newyorkesi, il Chrysler Building non ha un proprio osservatorio ai piani alti aperto al pubblico, nè ristoranti in cui pranzare e godere della vista della città. L’unica area del grattacielo aperta ai turisti è il suo atrio. Il quale è molto elegante e raffinato, in perfetta sintonia con la bellezza degli esterni. Visitandolo, si possono ammirare decorazioni in marmo, granito e acciao cromato. Le porte degli ascensori sono in legno pregiato con decorazioni ad intarsio che ricordano motivi egiziani. Il soffitto, dipinto da Edward Trumbull, è uno splendido affresco con immagini di edifici, aerei e scene dalla linea di montaggio della Chrysler.

SUPEREROI E MOSTRI

Data la sua natura di icona della città di New York, il Chrysler Building ha al suo attivo numerose presenze in film, telefilm, cartoni animati, fumetti, videogiochi, libri, immagini pubblicitarie.

Cominciamo questo viaggio alla scoperta delle sue apparizioni multimediali con qualcosa di assolutamente poco noto. Nel 1982 il regista Larry Cohen dirige il b-movie Q – the winged serpent, in cui un enorme mostro alato con la testa di serpente semina il panico nella Grande Mela, cibandosi delle prede che trova ai piani alti degli edifici (lavavetri, operai dei cantieri, fanciulle in bikini sugli attici). Il mostro – indovinate un po’ – ha la sue sede nascosta proprio sulla sommità del Chrysler Building. Un detective della polizia – interpretato da David Carradine – indaga per scoprire cosa si cela dietro la misteriosa scia di improvvise sparizioni. Intanto un ladruncolo in fuga scopre per caso la base dell’essere immondo e cerca di ricattare la città. Una curiosità: il ladruncolo in questione è interpretato da Michael Moriarty, oggi celebre per il suo ruolo di Ben Stone in Law and Order.

Casomai leggendo queste poche righe vi fosse già venuta l’acquolina in bocca, sappiate che il film (che il sottoscritto ha avuto qualche anno fa la fortuna di vedere su Odeon TV) è anche disponibile in dvd in italiano con il titolo Il Serpente Alato.

Sempre restando in tema di mostri, ben altra notorietà puo vantare Godzilla di Roland Emmerich (anno 1998). Qui il Chrysler Building fa una gran brutta fine, ma Godzilla ne è il responsabile solo in via indiretta. Nel tentativo, infatti, di abbattere il mostro, un elicottero militare gli spara contro due razzi, che però mancano il bersaglio e centrano in pieno il palazzo Chrysler.

Chi non colpisce il Chrysler Building ma gli passa letteralmente attraverso è invece Silver Surfer durante il suo inseguimento nei cieli di Manhattan con la Torcia Umana. La scena è contenuta nel film I Fantatici Quattro e Silver Surfer (anno 2007) ed è anche ripresa dal trailer originale del film.

Continuiamo ad occuparci di supereroi ma cambiamo media. Nel cartone animato di Spider-Man datato 1994/1998, kingpin, il terribile boss del crimine di New York City che opera ammantato da onesto businessman, ha il suo quartier generale al Chrysler Building.

Spazio ai videogames. In Parasite Eve, concluso una prima volta il gioco con successo, è possibile accedere ad una nuova modalità in cui compare il Chrysler Building: la protagonista deve scalarlo, affrontando – piano dopo piano – una serie di creature sempre più mostruose e spietate.

Per finire, una citazione fumettistica che è al tempo stesso un caro ricordo. Nel numero 146 di Amazing Spider-Man l’Uomo Ragno insegue uno dei suoi più tradizionali avversari, lo Scorpione, in lungo e in largo per i tetti di New York, fino alla cima del Chrysler Building, dove lo sconfigge. Questa storia è la prima in assoluto di Spider-Man che ebbi il piacere di leggere. L’anno era il 1977, l’edizione italiana era L’Uomo Ragno numero 186 e il logo in copertina era quello della (indimenticabile) Editoriale Corno…

All’altezza della 42nd street abbiamo ammirato, da fuori, la bellissima Public Library, vicina all’adiacente Bryant Park.

Si era fatto tardi, avevamo fame ed eravamo abbastanza stanchi per continuare a girare.

Allora abbiamo svoltato sulla 42 nd street, passato Broadway per vedere Times Square con il buio e le sue luci sfavillanti.

Ma prima di arrivare a Times Square ci siamo fatti abbindolare da questo caricaturista, che per la cifra modica di 5$ (poi diventati magicamente 20$ tra cornice, extra size, glossy paper …….) ha fatto due ritratti ad i bambini.

Come noterete il caricaturista ha reso i nostri bei bambini meno belli, di quanto li vediamo noi!

Stanchi siamo arrivati a Times Square, ma non la abbiamo visitata dato che ci siamo riproposti di andarla a vedere nei giorni successivi, con piu’ calma e piu’ “notte”.

Era ora di andare a mangiare a casa e di andare a riposare su un meraviglioso letto comodo!