4 vecchi in america

OBAMA VS ROMNEY (LE ELEZIONI PRESIDENZIALI VISTE DA LONTANO)

Posted in Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 19 novembre 2012

OBAMA VS ROMNEY

Sono passati 4 anni, da quando abbiamo vissuto le “nostre” prime elezioni presidenziali dal vivo, quando ancora vivevamo in Alabama.

Gia’ all’epoca mi avevano affascinato (come tutto quello che di nuovo ho sperimentato in USA) ed avevo scritto un post in merito.

Spesso quando ero in Italia ho provato a capire come funzionasse il sistema elettorale presidenziale in USA, ma la maggior parte dei giornali e dei siti web, liquidava l’argomento con poche righe o focalizzando il post solo su alcuni aspetti.

Ho ricontrollato nell’archivio degli articoli del blog e ne ho trovato uno di Novembre 2008, che spiegava bene il sistema elettorale presidenzaile Americano.

Quindi ve lo ripropongo, molto simile, ma con nuovi aggiornamenti, mirati sopratutto al duello Obama vs. Romney.

Il sistema elettorale presidenziale Americano

Il sistema presidenziale elettorale americano e’ strano, infatti il presidente non viene eletto se ottiene più voti popolari, come si potrebbe pensare (nel 2000 Al Gore prese mezzo milione di voti in più di Bush, ma perse!), ma quando conquista la maggioranza dei 538 “grandi elettori” assegnati, proporzionalmente al numero degli abitanti, ai cinquanta stati.

Tuttavia i senatori sono 100 ed i deputati 435, per un totale di 535 grandi elettori, mentre i “grandi elettori” sono 538!

Ed e’ giusto!

Infatti per arrivare al numero di 538, bisogna aggiungere tre “grandi elettori”, che appartengono al Distretto della Columbia (Washington D.C.).

L’obiettivo quindi è quello di ottenere 270 voti elettorali (dei grandi elettori), che sono la metà più uno di 538 (in caso di parità a 269, decide il Congresso che per questa volta sarà a maggioranza democratica).

Per ottenere i 270 voti elettorali i candidati fanno i conti su quali Stati devono puntare, per mettere assieme il totale necessario (vedi cartina di sopra che rappresenta il numero dei grandi elettori a disposizione di ogni stato ed il loro orientamento politico), e sopratutto dove conviene loro fare campagna elettorale (inutile per un Democratico fare campagna in uno Stato come il Texas «profondo rosso», il colore Repubblicano, o per un Repubblicano spendere soldi in uno Stato «profondo blu» come il New York).

L’elezione del presidente, quindi, è in realtà indiretta (o di secondo grado) perche’ l’elettore esprimendo il suo voto in verità non vota per il presidente ma per una serie di Grandi Elettori, a lui collegati, che lo voteranno poi successivamente per la Casa Bianca.

Quello che pero’ e’ importante capire e’ che il candidato che vince in uno stato, anche se per uno scarto minimo, si porta a casa tutti i grandi elettori di quello stato, con le uniche due eccezioni di Maine e Nebraska, dove il candidato che perde lo stato potrebbe in teoria ottenere un voto elettorale.

(Quello che gli americani chiamano “the winner takes it all”. Che non sembra il massimo della democrazia, infatti se in uno Stato un partito prende il 51% contro il 49 % dell’opposto partito, il vincente si prende tutti i “grandi elettori” dello Stato! In questo modo il 49% delle persone che votato per il partito che ha perso, scompare!!!).

Con questo sistema di elezione può quindi capitare che un presidente venga eletto pur non avendo la maggioranza popolare.

Nella storia è avvenuto 4 volte: nel 1824 con John Quincy Adams, nel 1876 con Rutheford Hayes, nel 1888 con Benjamin Harrison e nel 2000 con George W. Bush.

Inoltre è interessante sapere che per la legge federale risalente al 1792 non si possono per nessun motivo ripetere le elezioni. Anche per le elezioni del 1864 fatte in piena guerra di secessione non vi fu nessuna deroga, che non può essere concessa né a livello nazionale, né statale e né di contea.

Le liste elettorali

I cittadini statunitensi per votare devono avere 18 anni, come da noi e devono iscriversi di propria volonta’ alle liste elettorali. La registrazione volontaria e’ uno dei motivi per cui, solitamente, l’affluenza alle urne è mediamente più bassa di altri Paesi occidentali. Questo meccanismo, infatti, se da una parte permette di ridurre il rischio di brogli e di ‘doppi elettori’, dall’altra scoraggia parte dell’elettorato dal presentarsi alle urne, ed in particolar modo quella parte dell’elettorato meno istruita e più povera, che dovrebbe essere più propensa a votare per i democratici, come ad esempio la minoranza nera.

Inoltre, in molti Stati, chi è stato condannato per un qualunque reato ed ha scontato la propria condanna in carcere, non può votare fino a quando un tribunale non stabilisce il ritorno ai suoi diritti civili, tra cui il diritto di voto. Grazie a questa procedura in alcuni Stati chiave, come la Florida nel 2000, prima delle elezioni le liste elettorali si dice che fossero state ripulite di molti nominativi che, almeno in parte, erano solo similari a quelli di presunti criminali e sembra che in questo modo a più di 100.000 cittadini afro americani sia stato impedito di votare. In ogni caso, una volta ottenuta con successo la propria registrazione alle liste elettorali, qualsiasi cittadino americano, residente negli Stati Uniti o anche all’estero, ha diritto a votare.

Quindi per votare, un cittadino americano deve essere iscritto alla lista degli «elettori registrati», come repubblicano, democratico o indipendente (potrà poi ovviamente votare come vuole).

Ecco dei consigli, su come registrarsi:

How to Get Registered to Vote

1 Go to your local election board. For information on where to find the election board offices in your state, check out the excellent League of Women Voters site at the League at www.vote411.org 

2 Know the basics of eligibility; in every state you must be a United States resident. In addition, different states have different regulations regarding the following: the date on which a person turns 18 years of age; the status of a prisoner; the status of probationary, paroled, or released individuals convicted of a felony; the status of those convicted of a crime connected to voting; mental competence.

3 Show up for registration with the proof of identification and residence you will need. In most states a valid driver’s license or state identification card is all you will need. Other states require not only proof of residence in a particular state but also proof of your residence in a particular county or present street address. 

4 Look for registration booths at state and county fairs as well as neighborhood street fairs. Registering is easy at many places where large groups of people congregate such as weekend markets and festivals. Registrations Drives are often held by various civic and political organizations. 

5 Register at a high school where a voter registration drive is being held to ensure that young people will have the opportunity to vote in the first election for which they are eligible. The public is always welcome at these drives. 

6 Register to vote in many states when you obtain or renew your driver’s license with the Department of Motor Vehicles. 

7 Use the National Voter Registration Form found at http://www.fabnit.com/nvra-update-09-12-06.pdf This site has rules and instruction for individual states.

I termini di scadenza della registrazione variano da Stato a Stato. Una manciata di stati permette la registrazione nello stesso giorno del voto, mentre la maggior parte chiude le liste circa un mese prima delle elezioni. La registrazione in contemporanea al voto potrebbe aumentare l’affluenza alle urne, ma per i critici è potenzialmente foriera di frodi, perché non c’è tempo per le verifiche necessarie.

La legge federale richiede agli stati di eliminare dalle liste coloro che sono morti o si sono trasferiti. Alcuni stati lo fanno cancellando gli elettori che non rispondono alle lettere ufficiali, oppure eliminando le persone i cui dati non sono coerenti con quelli di altri database governativi, come l’elenco delle patenti di guida o della Social Security Number. I critici si lamentano che per un semplice errore di battitura si possa perdere il diritto di voto.

Alcuni stati riammettono automaticamente al voto chi ha finito di scontare una pena, mentre altri richiedono, come detto sopra, una complicata procedura. In questi ultimi, alcuni elettori con fedina penale immacolata hanno detto di essere stati cancellati dalle liste, perché il loro nome era simile a quello di condannati.

Entrambi i partiti maggiori si sono attivati per registrare un gran numero di nuovi elettori ed ognuno ha accusato l’altro di avere richiesto false registrazioni. I supervisori elettorali sostengono che i falsi vengono puntualmente individuati e cancellati, garantendo la regolarità del voto. Qui esistono dei team “ad hoc” che girano di casa in casa e chiedono alle persone se si vogliono registrare. Naturalmente piu’ registrati si hanno e piu’ probabilita’ si hanno di guadagnare voti per il proprio candidato. Molti sono restii a registrarsi per motivi fiscali (sono piu’ facilmente identificabili da banche assicurazioni e dal governo per le tasse).

Si dice che in Usa vota meno della metà della popolazione. In realtà le stime dell’affluenza sono sempre oggetto di grandi dibattiti perché spesso non è chiaro quando se ne parla se le cifre presentante siano calcolate sulla base della popolazione, della popolazione in età di votare o degli elettori registrati.

Qualche numero: ci sono circa 303 milioni di abitanti negli stati uniti. Nel 2004, in età di voto erano 221 milioni; registrati sulle liste circa 175 milioni; sono andati alle urne oltre 122 milioni di persone. Cioè circa il 55,3% della popolazione in età di voto. E’ stata l’affluenza più alta dal 1968 (l’affluenza è sempre più alta quando si elegge il presidente). Alle elezioni di medio termine del 2006 si erano registrati per il voto solo 136 milioni di americani e hanno votato solo in 80 milioni cioè il 43,6% della popolazione in età di voto.

Nel 2008 hanno votato piu’ di 130 milioni di americani, cosi divisi per razza e voto:

 Nel 2012 i dati sono ancora parziali, ma ecco sotto le proiezioni:

Year Voting-Age Population Voter Registration Voter Turnout Turnout of Voting-Age Population
2012* 239,405,657 197,828,022 126,000,000 57.5 % *Estimate
2008 231,229,580 182,578,209 132,618,580 56.8 %

La tabella e’ interessante infatti si puo’ notare che dei possibili 239 milioni di votanti potenziali, solo 197 milioni si sono registrati per il voto e solo 126 milioni hanno votato (ma il dato di chi ha votato e’ molto parziale).

Identificazione degli elettori ai seggi

Secondo la legge federale, chi vota per la prima volta deve presentare un documento di riconoscimento valido con foto. Gli stati sono poi liberi di chiedere dei requisiti supplementari e molti lo fanno.

C’è spesso confusione tra gli elettori sui documenti da portare al seggio. Alcuni si convincono addirittura a non andare a causa di false notizie, secondo cui verrebbe loro impedito il voto se i controlli di identità mostrassero che devono ancora pagare le tasse.

Sistema di voto

Di seguito ritorverete come si vota in USA, ma prima vi riporto fedelmente (testo e foto) un post scrito da una signora italiana (Alessandra Farkas) che vive in USA da oltre 30 anni.

E’ veramente interessante e spiega meglio di tanti discorsi come effettivamente lei ha votato qualche giorno fa.

(potrete trovare i suoi articoli a questo link: http://route66.corriere.it/2012/11/06/ecco-come-ho-votato-oggi-a-new-york/

NEW YORK – Il seggio è dietro l’angolo, tra la Church of the Holy Name of Jesus, i vecchi brownstone da 5 milioni di dollari e i «projects», gli ultimi caseggiati popolari del welfare nel cuore dell’Upper West Side, il quartiere dove bottegai ispanici, psicologi ebrei, dentisti asiatici e insegnanti afro-americani coabitano in perfetta armonia quadrilingue in quello che il New York Times ha definito «il quartiere più liberal in America». La penultima volta che votai, nella vecchia scuola adibita a seggio, nel 2008, Barack Obama ottenne il 93% dei suffragi.

Entrata del mio seggio elettorale

Desk dell’interprete

All’entrata della grande palestra tappezzata da manifesti elettorali che spiegano in inglese, spagnolo, cinese, coreano e bengali come votare ci sono decine di volontari che dirigono il traffico. Alle otto di mattina nella stanzona elettorale la coda alle cabine è già lunghissima. “Non ho mai visto un caos del genere”, commenta l’87enne Marjorie Stein, “Sapevamo tutti che sarebbe successo con le nuove macchine”.

Fila all’interno del seggio

A partire da quest’anno New York ha deciso di mandare in pensione le vecchie cabine a leve di metallo stile Dottor Stranamore dove, una volta entrati nella ‘camera oscura’ protetta da una pesante tendone di plastica nera, per votare bastava abbassare tante levette quante erano i nomi dei candidati prescelti.

Vecchia macchina a leve

Ma dopo oltre un secolo di vita, questi marchingegni un po’ antiquati sono stati soppiantati dall’inarrestabile trend del voto computerizzato che, invece di accorciare i tempi, oggi ha quadruplicato la lista d’attesa e le file. La prima, all’entrata del seggio, è per verificare l’identità dei votanti. «Mi dica il suo nome e indirizzo», chiede garbatamente lo scrutatore afro-americano prima di spedirmi al booth numero 32, dove aspetto in fila per 40 minuti prima di ricevere il ballot – la scheda elettorale con la lista dei candidati – insieme ad un ‘documento d’identità’ temporaneo scritto a mano su un foglio di carta.

Scheda elettorale

A questo punto non mi resta altro che mettermi nuovamente in fila per poter accedere a una delle tante cabine elettorali dove, con una penna biro attaccata con un filo al seggio, dovrò riempire tutti i pallini attigui al nome dei miei candidati per la Casa Bianca, il Congresso, la Corte Suprema dello stato e il governo locale.

La cabina elettorale dove ho votato

Ma non è ancora finita e sono costretta ad aggregarmi all’ennesimo serpentone che mi condurrà dritto allo scanner che inghiottirà la mia scheda, registrando finalmente il voto.

Scanner

Anche se il linguaggio di voto in America è molto più chiaro e accessibile di quello italiano (quando, ottenuta la doppia cittadinanza, mio marito votò agli ultimi referendum, non fu facile tradurre l’italiano tortuoso con cui erano stati formulati) mi ritrovo a rimpiangere i vecchi tempi in cui lavorai come scrutatrice al comune di Greve in Chianti dove tutti sapevano come votava l’altro e bastava mettere una crocetta a matita sul foglio per registrare il voto.

Istruzioni di voto in cinese, coreano e bengali

Istruzioni di voto in inglese e spagnolo

Si puo’ votare sostanzialmente in due modi: andando a votare direttamente al seggio o facendosi mandare la scheda a casa e spedendo il proprio voto via posta, mediante il cosiddetto metodo degli “absentee ballot”.

Il voto al seggio è quello mediamente preferito dagli elettori americani.

Negli ultimi anni, a seguito delle polemiche scoppiate dopo il disastro delle schede fantasma della Florida nel 2000, la gran parte delle Contee degli Stati americani si è dotata di apposite macchine per il voto elettronico, che sarebbero dovute essere più sicure e garantire perciò la correttezza del processo elettorale.

Come ha invece dimostrato Bev Harris del sito BlackBoxVoting.org, tali macchine per il voto elettronico sono facilmente hackerabili, e questo ha proiettato una luce sinistra sull’effettiva utilità di questo tipo di macchinari.

C’è da dire inoltre che alle elezioni del 2004 la gran parte delle macchine per il voto elettronico erano state fornite da due società, la Diebold e la Sequoia, i cui azionisti e presidenti erano particolarmente vicini al partito repubblicano, soprattutto in Stati chiave come l’Ohio.

Sta di fatto che, per tagliare la testa al toro, molti Stati si sono dotati di macchinari per il voto elettronico che prevedono anche il rilascio di una ricevuta cartacea con stampato le proprie scelte, da poter usare in caso di riconteggio o verifica del voto.

In più, per garantire la correttezza del voto in molti Stati è stata approvata una legge che stabilisce dei criteri minimi per l’identificazione dei votanti alle urne.

Capita però spesso che ci siano persone, soprattutto dei ceti meno abbienti, che si rechino alle urne senza poter garantire al 100% la propria identificazione, secondo i dettami della legge.

Per questo motivo dal 2002, con l’approvazione dell’ Help America Vote Act, è stato creato un nuovo tipo di schede, i cosiddetti provisional ballot, che vengono dati a questo tipo di elettori e che rappresentano una specie di voto sub sudice, la cui correttezza e validità può essere stabilita solo dopo approfonditi controlli.

Si capisce bene che, in caso di elezioni testa a testa, in cui lo scarto tra i candidati è minimo, la validità o meno di questi provisional ballot è materia che potrebbe decidere il risultato finale.

In Ohio nel 2004, ad esempio, solo un 30% di questi è stato considerato valido.

L’altro metodo di voto, come abbiamo accennato, è quello che prevede l’invio di schede elettorali a casa, mediante l’uso dei cuspidate “absentee ballot”.

E’ un metodo usato soprattutto da chi, per motivi di lavoro, non può recarsi a votare alle urne il martedì (giorno tradizionalmente dedicato al voto negli Stati Uniti d’America), o da chi, per un motivo o per un altro, è lontano da casa il giorno delle elezioni.

E’ altresì anche il metodo usato dai cittadini americani residenti all’estero, e in parte anche dai militari stanziati nelle diverse parti del globo, per esprimere il proprio voto alle elezioni.

C’è da dire però che queste due ultime categorie hanno anche altri metodi per poter votare: ad esempio, nel caso che le schede elettorali originali non arrivino dagli Stati Uniti in tempo per poter votare e rimandarle dietro via posta, rispettando le deadline stabilite da ogni Stato per il voto, i cittadini americani residenti all’estero e registrati nelle liste elettorali hanno anche la facoltà di usare i cosiddetti Federal Write-In Absentee Ballot (FWAB) ,che altro non sono che schede vuote dove poter inserire a penna il nominativo della persona che si vuole votare per ogni elezione federale,Senato, Camera o presidente).

In casi di assoluta emergenza esiste persino una versione online del FWAB che è possibile scaricare al seguente indirizzo, compilare, firmare e spedire negli Stati Uniti agli uffici elettorali della propria contea di residenza elettorale: http://www.fvap.gov/pubs/ofwab.pdf.

Non tutti gli Stati americani accettano però questo tipo di scheda, e sta all’elettore verificare se il proprio Stato di residenza permette o meno l’uso di questa particolare scheda.

Infine per i militari è prevista, in via del tutto speriamentale, anche la possibilità di votare in maniera elettronica inviando la propria scheda via email usando una connessione criptata.

Sono ovvie, comunque, nel caso del voto via email, o del voto usando il FWAB, le preoccupazioni relative alla privacy degli elettori e alla segretezza del voto, visto che in entrambi i casi è palese l’associazione del voto con il singolo elettore.

Inoltre nelle ultime elezioni, e soprattutto negli Stati chiave, è stata alta la percentuale di absentee ballot che sono stati scartati e non contati, rispetto alla percentuale di voti che sono stati espressi nei seggi.

Questo, come abbiamo già detto riguardo ai provisional ballot, può diventare un argomento molto delicato in caso di sfide testa a testa, e quindi latore della necessità di riconteggiare e verificare accuratamente tutte le schede per stabilire effettivamente quale sia stata la scelta degli elettori.

Anche questo, alla fine, si trasforma in una causa di ritardo nella proclamazione degli eletti e di incertezza ed insicurezza riguardo al sistema elettorale americano.

Altri candidati

Nonostante l’attenzione della stampa sia tutta per i due candidati dei più grandi partiti degli States, Obama e Romney non sono stati gli unici a gareggiare.

Nella lista erano presenti anche altri candidati, che hanno conseguito i seguenti risultati:

Candidati Grandi elettori Voti
Presidente (Stato) Vicepresidente (Stato) Partito Num. Num. %
Barack Obama, IL Joe Biden, DE Democratico 332 62 615 406 50,6%
Mitt Romney, MA Paul Ryan, WI Repubblicano 206 59 142 004 47,8%
Gary Johnson, NM Jim Gray, CA Libertariano 0 1 211 753 1%
Jill Stein, MA Cheri Honkala, PA Verde 0 431 651 0,4%
Altri 0 318 778 0,2%
Totale 538 123 709 616 100%

Sarebbe potuto accadere che nessuno di loro riuscisse a conquistare la maggioranza dei voti elettorali.

E’ raro, ma è accaduto ben due volte.

Nel lontano 1800 con Thomas Jefferson e Aaron Burr, e nell’altrettanto distate 1824 con Andrew Jackson, John Quincy Admas, William Crawford e Henry Clay.

In questi due casi fu la Camera dei rappresentanti a scegliere il presidente. Regola rimasta invariata ancora oggi, anche se una eventualità simile è ormai praticamente impossibile.

Calendario delle elezioni in USA

Le elezioni USA seguono un preciso calendario che dura più di due mesi dal momento delle elezioni fino al giorno del giuramento.

La data delle elezioni è fissata per legge al primo martedi’ del mese di novembre, in questo caso il 6 di Novembre.

Martedì 6 novembre ci saranno le votazioni vere e proprio dove si esprimeranno le preferenze per presidente, vice, Camera dei rappresentanti, 33 senatori e 11 governatori e anche una sere di elezioni locali e referendum. L’elezione del presidente ovviamente non è reale, ma serve solo a eleggere i Grandi elettori che poi eleggeranno effettivamente il presidente. Martedì 11 dicembre scade il termine per eventuali contestazioni o problematiche avvenute durante il voto o lo spoglio dei voti.

Lunedì 17 dicembre i Grandi elettori si radunano negli Stati dove sono stati eletti e votano per il presidente e il vice presidente. Solo 26 Stati hanno leggi locali che obbligano o chiedono un impegno per un voto conforme a quello delle urne, per tutti gli altri non esiste nessuna legge costituzionale o federale che obblighi il Grande elettore a votare secondo il risultato delle urne.

Mercoledì 26 dicembre è il giorno della scandenza entro la quale il voto espresso da ogni singolo Stato dai Grandi elettori deve arrivare al Senato e agli Archivi nazionali a Washington.

Martedì 7 gennaio 2009 il Congresso a Washington si riunisce in seduta comune presieduto dal presidente del Senato, che per Costituzione è il vice presidente degli Stati Uniti. Vengono così sommati i voti inviati dai vari Stati e vengono così eletti presidente e vice. Se non si raggiunge la maggioranza prevista (270 voti), la Camera dei rappresentanti elegge il presidente, e il Senato il vice presidente.

Il giorno martedì 22 gennaio a mezzogiorno il nuovo presidente e il suo vice giureranno davanti a congresso.

Saranno le ore 18 in Italia.

Nel prossimo post, parleremo di dichiarazioni post elezioni, a confronto con le nostre dichiarazioni post voto!

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