4 vecchi in america

GLI ONOREVOLI IN ITALIA ….. ED IN USA!

Posted in Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 9 gennaio 2013

Gli%20onorevoli

GLI ONOREVOLI IN ITALIA ….. ED IN USA!

E’ istruttivo fare un paragone su cosa si dicono i politici dopo le elezioni in USA ed in Italia, per capire quanto differenti siano i due paesi.

Lascio a voi il giudizio su quale paese sia migliore!

Ecco di seguito alcuni commenti che alcuni dei nostri esimi esponenti politici hanno fatto, in vari momenti post elezioni.

hjhjh

Berlusconi:

“ci sara’ il definitivo chiarimento giuridico. Sino a quel giorno nessuno potra’ dire di aver vinto” e aggiunge: “Non ritengo assolutamente definitivi i risultati elettorali che presentano molti, troppi lati oscuri”. “Poi per quanto riguarda il voto dell’estero vi sono moltissime irregolarita’. Non puo’ quindi essere escluso che questo voto possa essere giudicato non valido”. “Chi avesse in animo – conclude Berlusconi – di escludere dal gioco democratico la meta’ del paese e una maggioranza assoluta dei votanti farebbe un calcolo di bottega assolutamente irresponsabile e ne pagherebbe le conseguenze”.

ggjhjhgjh

Prodi

dal canto suo dichiara: “Abbiamo vinto dopo un confronto serrato, ma con una maggioranza sia alla Camera sia al Senato, che ci permette di governare con la coalizione con cui ci siamo presentati alle elezioni” e ha aggiunto: “Si pu? governare per 5 anni. La legge me lo permette, certo bisogner? lavorare duro e per governare ci vorr? collaborazione. Gi? ieri sera ho detto che governeremo in modo tranquillo per tutti gli italiani e non solo per una parte”.

“Le elezioni – conclude Prodi – le abbiamo vinte e come capita in tutte le democrazie moderne si vince per un soffio perch? negli ultimi tempi molte democrazie moderne si sono polarizzate, basta vedere gli Stati Uniti e la Germania. Ora c’? solo da cominciare a lavorare per il bene del Paese”.

Berlusconi promette battaglia

“Daremo battaglia, battaglia… I conti li devono fare con noi”, è quanto avrebbe detto Berlusconi oggi nel corso di incontri con diversi esponenti azzurri a Palazzo Grazioli. Il Cavaliere ha fatto il punto sulla verifica delle schede elettorali sottolineando, secondo alcuni partecipanti agli incontri, la necessità di mantenere il “dubbio” sull’esito delle elezioni. Un dubbio che dovrà rappresentare la molla per un controllo “ponderato” del voto, una approfondita e “ragionata” analisi del problema.

hgfhgf

21:12 Calderoli: “Non riconosco vittoria Prodi”

“Ho letto le motivazioni della Cassazione alla mia istanza e io su questa base la vittoria alla sinistra e a Prodi non la riconosco e aggiungo che si utilizzeranno tutti gli strumenti per dimostrare la realtà, cioè che la Cdl ha preso più voti”. Lo ha detto all’Ansa l’ex ministro delle Riforme, Roberto Calderoli.

La Loggia: “Useremo tutti gli strumenti”

“Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresa la verifica da parte della giunta delle elezioni della Camera e il preannunciato ricorso al Tar, per arrivare ad una verifica attenta del voto di aprile”. Cosi, il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia traccia la strategia della Cdl. “Il fine ultimo – precisa La Loggia – è quello di avere un risultato certo e verificato, soprattutto nell’interesse degli elettori e dei cittadini che hanno il diritto di avere su questo il massimo della chiarezza”.

21:19 Prodi: “Ho ricevuto telegramma di Confalonieri”

“Ho ricevuto anche un telegramma di Confalonieri: i tempi degli affari sono più veloci di quelli della politica”. Romano Prodi lascia il suo ufficio di piazza Santi Apostoli e risponde così a chi gli chiede se oggi siano giunte nuove telefonate di congratulazioni per la vittoria. La telefonata di Berlusconi, però, “ancora no”, dice Prodi ai giornalisti. “Però ne sono arrivate tante altre, dall’Italia e dall’estero. Mi ha chiamato anche Gheddafi”.

Non vi bastano le dichiarazioni post voto, per capire quanta ignoranza “vive” nei nostri politici”, allora ecco una dichiarazione, che assomiglia a molte di quelle che sentiamo tutti i giorni ed a cui ci siamo abituati:

Berlusconi: “Voto alla sinistra?
Non ci sono tutti questi coglioni”.

Insomma l’educazione ed il fair play da noi e’ dimenticata!

E non sono io solo che me ne accorgo.

Ecco un articolo tratto da

http://vistidalontano.blogosfere.it/2006/04/berlusconi-rifi.html

nel quale si pone l’accento sulla poca educazione alla sconfitta politica dei nostri politici (non vi sembra cosa nota, che dopo ogni elezione, tutti pensino di aver vinto. Chi ha vinto perche’ ha vinto, chi ha perso perche’ accampa milioni di scuse per far credere alla gente di aver non perso!!!)

La stampa estera, soprattutto quella anglosassone, è sorpresa dalla mancata accettazione della sconfitta da parte di Silvio Berlusconi. Gli americani hanno nel loro linguaggio politico un termine “concede” utilizzato allo scopo di identificare il momento nel quale durante o alla fine dello spoglio delle schede il perdente riconosce o pubblicamente o con una telefonata al candidato vincente la sua vittoria. Questo, passate più di trenta ore dalla certezza della vittoria dell’Unione, non è avvenuto e fa il pari con la strana autoproclamazione dell’altra notte in Piazza Santi Apostoli di cui ho parlato nello Speciale Elezioni. Proprio questo fatto concentra l’attenzione di molti media; il Washington Post titola “Il primo ministro italiano non riconosce la sconfitta” e sottolinea il fatto che non solo Berlusconi non accetta la sconfitta ma che anche il ministro Pisanu ha dichiarato che i risultati sono “assolutamente temporanei”. A proposito, considero piuttosto inopportuno il meeting di lunedì sera durante lo spoglio tra il Ministro dell’Interno, in qualche modo tutore del buon andamento delle operazioni, e il leader di una delle coalizioni.

Da parte sua il New York Times rilancia “Berlusconi dichiara che contesterà i risultati” con il risultato che questa dichiarazione “blocca l’Italia in uno stato di incertezza politica, con molti commentatori preoccupati che in Italia si possano ripetere le contestazioni delle elezioni americane del 2000.

Sulla stessa linea l’inglese Guardian, “Berlusconi rifiuta di riconoscere la sconfitta e chiede un nuovo spoglio” e “definisce Prodi assolutamente irresponsabile a dichiararsi vincitore e lo avverte che ne pagherà le conseguenze”.

Anche i giornali tedeschi sottolineano le contestazioni: il Suddeutsche Zeitung titola “Berlusconi vuole contestare la vittoria elettorale di Prodi”, mentre la Frankfurter Allgemeine, ritornando all’abitudine americana, “Prodi: Mi aspetto una telefonata di Berlusconi”.

Lo spagnolo ABC rimane sulla stessa lunghezza d’onda, “Berlusconi non accetta il trionfo di Prodi e propone una grande coalizione alla tedesca”, “con la sua abitudine di non concedere nulla Silvio Berlusconi non ha ammesso la vittoria del suo rivale, ha chiesto un controllo dei risultati e proposto una grande coalizione. L’attitudine bellicosa di Berlusconi, che accusa per l’ennesima volta di brogli i suoi rivali, ha posto un epilogo un po’ amaro alla giornata di ieri”.

Qualcuno potrebbe pensare che oggi (fine del 2012) i nostri politici siano cambiati, abbiano piu’ fair play.

Vogliamo vedere?

berlusconi-giletti1

Berlusconi, scontro con Giletti: contraddetto minaccia di andar via.

Incidente di percorso nell’ennesima giornata di offensiva mediatica del Cavaliere. Viene ai ferri corti con il conduttore, ma poi rimane in studio e replica a Monti: “Mi spiace che gli sfugga la linearità del mio comportamento e delle mie dichiarazioni”

http://www.repubblica.it/politica/2012/12/23/news/berlusconi_40_per_cento-49330691/?ref=HRER1-1

Ancora insulti con Fini: “Uno da fogne, un incubo”.

Questo e’ il video, per chi non ci credesse!

http://video.repubblica.it/dossier/pdl-crisi-governo-monti/berlusconi-ho-sognato-che-fini-era-ministro-delle-fogne/114599?ref=fbpr

Si arriva anche ad avere manie di grandezza, pensando di essere superiori a tutti:

Berlusconi: ”Io sceso in politica perché ero di un rango superiore”

Il Cavaliere ospite di Unomattina su Rai1 commenta così il fatto che Monti abbia usato, contrariamente a lui, il termine “salire in politica”: “Lui proveniva da un rango inferiore”.

http://video.repubblica.it/dossier/monti-scende-in-campo/berlusconi-io-sceso-in-politica-perche-ero-di-un-rango-superiore/114764/113167

Non aggiungo molto altro sulla situazione politica italica, tanto la conosciamo tutti.

sdfsf

Invece vi faccio leggere cio’ che si sono detti i due “presidenti”, dopo le elezioni presidenziali dello scorso Novembre 2012.

jkljljljlj

Leggendo penserete di essere nel mondo dei sogni, abituati allo schifo italiano, ma invece e’ tutto vero!

Questo sotto e’ il testo del discorso che Obama ha fatto subito dopo la sua rielezione a presidente degli Stati Uniti d’America (versione integrale ed in inglese naturalmente).

Notate le parole in rosso, rivolte a Romney (che ha perso la sfida).

Sono un riconoscimento ad un avversario contro il quale Mr. President ha lottato con forza e senza esclusione di colpi.

Ma dopo la battaglia e’ il momento di mettere la parola fine alle diatribe elettorali e cercare di costruire insieme (per quanto possibiel, viste le diversita’ politiche) un futuro per una nazione cosi’ grande e diversa nei vari animi, come gli States!

ytruuyt

Thank you so much.

Tonight, more than 200 years after a former colony won the right to determine its own destiny, the task of perfecting our union moves forward.

It moves forward because of you. It moves forward because you reaffirmed the spirit that has triumphed over war and depression, the spirit that has lifted this country from the depths of despair to the great heights of hope, the belief that while each of us will pursue our own individual dreams, we are an American family and we rise or fall together as one nation and as one people.

Tonight, in this election, you, the American people, reminded us that while our road has been hard, while our journey has been long, we have picked ourselves up, we have fought our way back, and we know in our hearts that for the United States of America the best is yet to come.

I want to thank every American who participated in this election, whether you voted for the very first time or waited in line for a very long time. By the way, we have to fix that. Whether you pounded the pavement or picked up the phone, whether you held an Obama sign or a Romney sign, you made your voice heard and you made a difference.

I just spoke with Gov. Romney and I congratulated him and Paul Ryan on a hard-fought campaign. We may have battled fiercely, but it’s only because we love this country deeply and we care so strongly about its future. From George to Lenore to their son Mitt, the Romney family has chosen to give back to America through public service and that is the legacy that we honor and applaud tonight. In the weeks ahead, I also look forward to sitting down with Gov. Romney to talk about where we can work together to move this country forward.

(io ho appena parlato con il Gov. Romney e mi sono congratulato con lui e Paul ryan per la campagna duramente combattuta. Noi possiamo aver lottato duramente, ma solo perche’ amiamo profondamente questo paese e teniamo fortemente al suo futuro. Da Geroge ad eleonore fino al loro figlio Mitt, la famiglia Romney ha scelto ………………………….. Nelle prossime settimane, io cerchero’ di incontrare con il Gov. Romney per discutere sulle cose a cui lavorare insieme per far andare avanti questo paese)

I want to thank my friend and partner of the last four years, America’s happy warrior, the best vice president anybody could ever hope for, Joe Biden.

And I wouldn’t be the man I am today without the woman who agreed to marry me 20 years ago. Let me say this publicly: Michelle, I have never loved you more. I have never been prouder to watch the rest of America fall in love with you, too, as our nation’s first lady. Sasha and Malia, before our very eyes you’re growing up to become two strong, smart beautiful young women, just like your mom. And I’m so proud of you guys. But I will say that for now one dog’s probably enough.

To the best campaign team and volunteers in the history of politics. The best. The best ever. Some of you were new this time around, and some of you have been at my side since the very beginning. But all of you are family. No matter what you do or where you go from here, you will carry the memory of the history we made together and you will have the lifelong appreciation of a grateful president. Thank you for believing all the way, through every hill, through every valley. You lifted me up the whole way and I will always be grateful for everything that you’ve done and all the incredible work that you put in.

I know that political campaigns can sometimes seem small, even silly. And that provides plenty of fodder for the cynics that tell us that politics is nothing more than a contest of egos or the domain of special interests. But if you ever get the chance to talk to folks who turned out at our rallies and crowded along a rope line in a high school gym, or saw folks working late in a campaign office in some tiny county far away from home, you’ll discover something else.

You’ll hear the determination in the voice of a young field organizer who’s working his way through college and wants to make sure every child has that same opportunity. You’ll hear the pride in the voice of a volunteer who’s going door to door because her brother was finally hired when the local auto plant added another shift. You’ll hear the deep patriotism in the voice of a military spouse who’s working the phones late at night to make sure that no one who fights for this country ever has to fight for a job or a roof over their head when they come home.

That’s why we do this. That’s what politics can be. That’s why elections matter. It’s not small, it’s big. It’s important. Democracy in a nation of 300 million can be noisy and messy and complicated. We have our own opinions. Each of us has deeply held beliefs. And when we go through tough times, when we make big decisions as a country, it necessarily stirs passions, stirs up controversy.

That won’t change after tonight, and it shouldn’t. These arguments we have are a mark of our liberty. We can never forget that as we speak people in distant nations are risking their lives right now just for a chance to argue about the issues that matter, the chance to cast their ballots like we did today.

But despite all our differences, most of us share certain hopes for America’s future. We want our kids to grow up in a country where they have access to the best schools and the best teachers. A country that lives up to its legacy as the global leader in technology and discovery and innovation, with all the good jobs and new businesses that follow.

We want our children to live in an America that isn’t burdened by debt, that isn’t weakened by inequality, that isn’t threatened by the destructive power of a warming planet. We want to pass on a country that’s safe and respected and admired around the world, a nation that is defended by the strongest military on earth and the best troops this — this world has ever known. But also a country that moves with confidence beyond this time of war, to shape a peace that is built on the promise of freedom and dignity for every human being.

We believe in a generous America, in a compassionate America, in a tolerant America, open to the dreams of an immigrant’s daughter who studies in our schools and pledges to our flag. To the young boy on the south side of Chicago who sees a life beyond the nearest street corner. To the furniture worker’s child in North Carolina who wants to become a doctor or a scientist, an engineer or an entrepreneur, a diplomat or even a president — that’s the future we hope for. That’s the vision we share. That’s where we need to go — forward. That’s where we need to go.

Now, we will disagree, sometimes fiercely, about how to get there. As it has for more than two centuries, progress will come in fits and starts. It’s not always a straight line. It’s not always a smooth path. By itself, the recognition that we have common hopes and dreams won’t end all the gridlock or solve all our problems or substitute for the painstaking work of building consensus and making the difficult compromises needed to move this country forward. But that common bond is where we must begin.

Our economy is recovering. A decade of war is ending. A long campaign is now over. And whether I earned your vote or not, I have listened to you, I have learned from you, and you’ve made me a better president. And with your stories and your struggles, I return to the White House more determined and more inspired than ever about the work there is to do and the future that lies ahead.

Tonight you voted for action, not politics as usual. You elected us to focus on your jobs, not ours. And in the coming weeks and months, I am looking forward to reaching out and working with leaders of both parties to meet the challenges we can only solve together. Reducing our deficit. Reforming our tax code. Fixing our immigration system. Freeing ourselves from foreign oil. We’ve got more work to do.

But that doesn’t mean your work is done. The role of citizen in our democracy does not end with your vote. America’s never been about what can be done for us. It’s about what can be done by us together through the hard and frustrating, but necessary work of self-government. That’s the principle we were founded on.

This country has more wealth than any nation, but that’s not what makes us rich. We have the most powerful military in history, but that’s not what makes us strong. Our university, our culture are all the envy of the world, but that’s not what keeps the world coming to our shores.

What makes America exceptional are the bonds that hold together the most diverse nation on earth. The belief that our destiny is shared; that this country only works when we accept certain obligations to one another and to future generations. The freedom which so many Americans have fought for and died for come with responsibilities as well as rights. And among those are love and charity and duty and patriotism. That’s what makes America great.

I am hopeful tonight because I’ve seen the spirit at work in America. I’ve seen it in the family business whose owners would rather cut their own pay than lay off their neighbors, and in the workers who would rather cut back their hours than see a friend lose a job. I’ve seen it in the soldiers who reenlist after losing a limb and in those SEALs who charged up the stairs into darkness and danger because they knew there was a buddy behind them watching their back.

I’ve seen it on the shores of New Jersey and New York, where leaders from every party and level of government have swept aside their differences to help a community rebuild from the wreckage of a terrible storm. And I saw just the other day, in Mentor, Ohio, where a father told the story of his 8-year-old daughter, whose long battle with leukemia nearly cost their family everything had it not been for health care reform passing just a few months before the insurance company was about to stop paying for her care.

I had an opportunity to not just talk to the father, but meet this incredible daughter of his. And when he spoke to the crowd listening to that father’s story, every parent in that room had tears in their eyes, because we knew that little girl could be our own. And I know that every American wants her future to be just as bright. That’s who we are. That’s the country I’m so proud to lead as your president.

And tonight, despite all the hardship we’ve been through, despite all the frustrations of Washington, I’ve never been more hopeful about our future. I have never been more hopeful about America. And I ask you to sustain that hope. I’m not talking about blind optimism, the kind of hope that just ignores the enormity of the tasks ahead or the roadblocks that stand in our path. I’m not talking about the wishful idealism that allows us to just sit on the sidelines or shirk from a fight.

I have always believed that hope is that stubborn thing inside us that insists, despite all the evidence to the contrary, that something better awaits us so long as we have the courage to keep reaching, to keep working, to keep fighting.

America, I believe we can build on the progress we’ve made and continue to fight for new jobs and new opportunity and new security for the middle class. I believe we can keep the promise of our founders, the idea that if you’re willing to work hard, it doesn’t matter who you are or where you come from or what you look like or where you love. It doesn’t matter whether you’re black or white or Hispanic or Asian or Native American or young or old or rich or poor, able, disabled, gay or straight, you can make it here in America if you’re willing to try.

I believe we can seize this future together because we are not as divided as our politics suggests. We’re not as cynical as the pundits believe. We are greater than the sum of our individual ambitions, and we remain more than a collection of red states and blue states. We are and forever will be the United States of America.

And together with your help and God’s grace we will continue our journey forward and remind the world just why it is that we live in the greatest nation on Earth.

Thank you, America. God bless you. God bless these United States.

A questo link ul video del discorso integrale:

http://youtu.be/nv9NwKAjmt0

 

Ma la cosa sensazionale, per noi italiani, e’ leggere le parole che anche lo sconfitto Romney ha dedicato al paese ed in particolare ad Obama (in rosso).

jlhllj

Thank you.

I have just called President Obama to congratulate him on his victory. His supporters and his campaign also deserve congratulations. I wish all of them well, but particularly the president, the first lady and their daughters.

(Io ho appena chiamato il presidente Obama per congratularmi con lui per la sua vittoria. I suoi supporters e la sua campagna elettorale merita un plauso. I mi auguro il meglio per loro, in particolare per il presdente, la first lady e le sue figlie).

This is a time of great challenges for America, and I pray that the president will be successful in guiding our nation.

I want to thank Paul Ryan for all that he has done for our campaign and for our country. Besides my wife, Ann, Paul is the best choice I’ve ever made. And I trust that his intellect and his hard work and his commitment to principle will continue to contribute to the good of our nation.

I also want to thank Ann, the love of my life. She would have been a wonderful first lady. She’s — she has been that and more to me and to our family and to the many people that she has touched with her compassion and her care.

I thank my sons for their tireless work on behalf of the campaign, and thank their wives and children for taking up the slack as their husbands and dads have spent so many weeks away from home.

I want to thank Matt Rhoades and the dedicated campaign team he led. They have made an extraordinary effort not just for me, but also for the country that we love.

And to you here tonight, and to the team across the country — the volunteers, the fundraisers, the donors, the surrogates — I don’t believe that there’s ever been an effort in our party that can compare with what you have done over these past years. Thank you so very much.

Thanks for all the hours of work, for the calls, for the speeches and appearances, for the resources and for the prayers. You gave deeply from yourselves and performed magnificently. And you inspired us and you humbled us. You’ve been the very best we could have imagined.

The nation, as you know, is at a critical point. At a time like this, we can’t risk partisan bickering and political posturing. Our leaders have to reach across the aisle to do the people’s work. And we citizens also have to rise to the occasion.

We look to our teachers and professors, we count on you not just to teach, but to inspire our children with a passion for learning and discovery. We look to our pastors and priests and rabbis and counselors of all kinds to testify of the enduring principles upon which our society is built: honesty, charity, integrity and family. We look to our parents, for in the final analysis everything depends on the success of our homes. We look to job creators of all kinds. We’re counting on you to invest, to hire, to step forward. And we look to Democrats and Republicans in government at all levels to put the people before the politics.

I believe in America. I believe in the people of America. And I ran for office because I’m concerned about America. This election is over, but our principles endure. I believe that the principles upon which this nation was founded are the only sure guide to a resurgent economy and to renewed greatness.

Like so many of you, Paul and I have left everything on the field. We have given our all to this campaign.

I so wish — I so wish that I had been able to fulfill your hopes to lead the country in a different direction, but the nation chose another leader. And so Ann and I join with you to earnestly pray for him and for this great nation.

Thank you, and God bless America. You guys are the best. Thank you so much. Thank you. Thanks, guys

Insomma l’America a mio parere, con le sue molte contraddizioni (una per tutte la possibilita’ di comprare armi facilmente e di fare stragi con una preoccupante frquenza),   rimane un grande paese, dal quale noi dovremmo importare solo le cose migliori!

4 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Barbara said, on 11 gennaio 2013 at 11:15 am

    Carissimo Ezio , concordo con tutto ciò che hai detto ! Hai di nuovo centrato il punto e cioè che scimmiottiamo gli americani in molte cose , ma non in una cosa fondamentale : la correttezza , ben lontana dallo stile italico.
    Ieri sera su “Servizio Pubblico”, ennesima farsa del “Cavaliere” che continua a volerci far credere che Cristo è morto di freddo quando invece…Io sinceramente, ad oggi , non saprei per chi votare! Mi butterei sui meno peggio ! Ma è giusto allora, recarsi alle urne ,con questo spirito sapendo che tanto nessuno mi rappresenta più? Auguro a te ed alla tua famiglia, un 2013 colmo di benessere e di serenità ! Ciao. Barbara

    • quattrovecchiinamerica said, on 12 gennaio 2013 at 6:14 am

      Ciao BArbara

      io non credo di aver detto nulla di strano se non quello che vede una persona che ha vissuta all’estero per tanto tempo. Chi vive in Italia , non prova lo schifo cosi’ accentuato , per quello che si vede tutti i giorni. SI e’ abituato a tale squallore che difficilmente si scandalizza!

      Tutti i giorni su striscia la notizia vediamo cose incredibili che fanno pensare di vivere in un mondo sbagliato, senza regole. Ed infatti e’ vero!!

      SU chi votare, e’ difficle dare una risposta, perche’ il panorama a noi di fronte, e’ penoso!!

      CIao Ezio

  2. john borella said, on 31 gennaio 2013 at 10:33 am

    salve questo è il quadroo della situazione italiana che rispecchia in parte il quotidiano nostro stile di vita ( not d tutti certo ma la maggioranza) e se le basi sono queste….non posiiamo aspettarci di migliorare….siamo destinati alla rovina dipende solo da quanto durerà l agonia….prima del collasso del paese…..nel fine 900 i ministri rifiutavano ministeri perchè non si ritenevano in grado di migliorarne la situazione….sigh bei tempi…… grazie

    • quattrovecchiinamerica said, on 2 febbraio 2013 at 3:12 am

      CAro John, abbiamo uno strumento potentissimo: NON VOTARE I LADRI E i POLITICI CORROTTI. Li POSSIAMO DAVVERO CACCIARE SE NON LI VOTIAMO PIU”!!!

      IL potere e’ nelle nostre mani, ma lo dobbiamo sapere usare!CIao Ezio


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: