4 vecchi in america

MARRYMOON …. IN ITALY (part 3 – il matrimonio)

Posted in differenze tra Italia ed USA, Feste e ricorrenze USA, Ristoranti e cucina, Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 24 gennaio 2015

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MARRYMOON …. IN ITALY

(part 3 – il matrimonio)

In questo post parleremo finalmente della giornata del matrimonio di Leah e Collins, i due famosi ragazzi dell’Alabama, che il 22 Dicembre 2014 si sono sposati a Roma, nella chiesa di San Cosma e Damiano.

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Leggendo il post vi accorgerete quanto diversamente (dalla maggiorparte delle coppie italiane) hanno interpretato il giorno del matrimonio la neo coppia di sposini.

Che fossero due tipi particolari era evidente, dato che avevano rinunciato a sposarsi in US, avevano rinunciato a festeggiare con i loro parenti, avevano affrontato molti problemi burocratici per potersi sposare in Italia (Collins mi ha raccontato che non e’ stato affatto facile ottenere il permesso, e che comunque dopo il matrimonio, avrebbero dovuto fare ulteriori passi burocratici per far riconoscere il loro matrimonio in US!).

Ma la cosa che mi ha colpito di piu’ e’ stata la semplicitia’ della cerimonia e sopratutto del dopo cerimonia (ricevimento, per il quale le coppie italiane spendono diverse migliaia di euro).

Ma andiamo per ordine.

Come ogni sposina che si rispetti la mattina del matrimonio  Leah si e’ fatta truccare da una delle sue damigelle, venuta apposta dagli States.

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Nel frattempo i due best man e Collins sono andati in chiesa a controlare che i due fotografi romani, assunti per le foto del matrimonio, fossero arrivati e che tutto fosse a posto.

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Il matrimonio, al quale eravamo stati invitati anche io e Stefania ed al quale non abbiamo potuto partecipare perche’ impegnati,   si e’ svolto in modo veloce, semplice e senza troppe formalita’.

Ecco alcuni scatti fatti dai fotografi, che evidenziano una gioia ed una tranquillita’ che difficilmente nel giorno del matrimonio si notano negli sposi!

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 Eccoli felici dopo aver detto si!!

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All’uscita dalla chiesa hanno chiamato un taxi e si sono diretti alla sala ricevimenti.

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Molti italiani, vedendo le foto della sala ricevimenti si sbalordiranno, abituati a DOVERE spendere centinaia di Euro a persona per il pranzo nuziale.

Loro hanno scelto un ristorante tavola calda in zona Garbatella! 

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Il ristorante e’ stato consigliato dai fotografi romani. 

Ed anche se per noi italiani sembrerebbe strano festeggiare il matrimonio in una tavola calda, da ricerche su internet ho capito che la scelta non era assolutamente sbagliata (in quanto a rapporto qualita’ – prezzo).

Infatti tripadvisor ha assegnato al ristorante il certificato di eccellenza 2014!

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Chi avesse voglia puo’ controllare su tripadvisor le recensioni entusiastiche che i tanti avventori hanno rilasciato su questo ristorante (al n.292 in classifica su 8.812).

Ecco la via  ed il menu’ del ristorante (con prezzi decisamente bassi):

Via Rosa Raimondi Garibaldi 26/28 – ROMA065110408

Primi:
– Cannelloni ripieni di pesce 6.00€
– Tortellini alla crema di noci 6.00€
– Farfalle al pesto genovese fatto da noi5.50€
– Fettuccine al pomodoro 5.00€
– Bombolotti alla carbonara 5.50€
– Rigatoni allaamatriciana5.50 – Tagliolini al tartufo e funghi
– Tonnarelli allo scoglio 6.00€
– Risotto alla crema di scampi 6.00€
– Linguine alle alici 5.50


Secondi di pesce:
– Spiedino di gamberoni 9.50€
– Persico e calamari ai ferri 9.50€
– Orata ai ferri 9.50€
– Spiegola ai ferri 9.50€
– Fettucce di calamari fritti 8.00€
– ALICI FRITTE
– ARROSTICINI DI CALAMARO


Secondi di carne:

MENU’ BISTECCA :
MANZO SALSICCIA PATATE E CICORIA € 12.


– Grigliata mista 7.50€
– Bistecca di maiale con patate 5.50€
– Bistecca di manzo ai ferri 9.50€
– Salsiccia di patate 5.50€
– Cosciotto di maiale ai ferri con patate 5.50€
– Scamorza al prosciutto 5.50€
– Petto di pollo ai ferri con patate 5.50€
– Braciola di maiale a ferri 5.50€
– Caprese con mozzarella di bufala 6.50€
– Prosciutto e mozzarella di bufala 6.50€
– Prosciutto e mozzarella 6.00€
– Caprese 6.00€
Arrosto di vitella 6.50€
– Petto di pollo al limone 5.50€
– Pollo alla romana 5.50€
– Porchetta fatta dal ristorante stesso 5.50€

Contorni:
– Patate fritte 2.50€
– Melanzane e patate all’aceto balsamico 2.50€
– Peperoni grigliati 2.50€
– Melanzane al gratè 2.50€
– Zucchine al pomodoro 2.50€
– Zucchine grigliate 2.50€
– Broccoli all’agro 2.50€
– Insalata verde 2.50€
– Insalata mista 2.50€
– Insalata di pomodori 2.50€
– Fagiolini all’agro 3.00€

Ma le parole valgono poco lasciamo spazio alle fotografie!

QUi sotto gli inviati all’entrata del ristorante.

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Dato che il menu’ era rigorosamente in italiano e che i gestori non parlavano italino, i fotografi hanno tradotto per gli invitati le pietanze da ordinare!

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I primi:

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Salvietta ad hoc per parare il vestito della sposa dagli schizzi dei primi succulenti e sugosi! 

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Spiedini di mazzancolle (che sembrano veramente invitanti).

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E grigliata di carne mista.

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Pieni, ma felici (ed un po brilli) ecco gli invitati all’uscita del ristorante.

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Qui sotto Leah, che resta sorpresa alla vista del regalo che Collins le ha fatto alla fine del ricevimento:

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un bel mazzo di fiori!

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Ritorno veloce a casa per una piccola siesta (nap per gli amici americani)

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E cena con il prete che li ha uniti in matrimonio, in un altro locale del centro di Roma.

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Per chi volesse seguire il viaggio di nozze (oltre  a tutte le altre foto della loro avventura)  che hanno fatto Leah e Collins vi riporto di seguito il link del loro marrymoon website!

http://leahandcollins.wix.com/marrymoon#!marrymoon/cefp

JACK DANIEL’S DISTILLERY

Posted in Attivita' bambini, Escursioni-Viaggi, Fiere-Feste-Musei, Ristoranti e cucina, Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 3 dicembre 2011

JACK DANIEL’S DISTILLERY

Tempo addietro eravamo andati a vedere il festival mondiale del BBQ a Lynchburg (TN), ma non eravamo riusciti a visitare la fabbrica di whiskey della Jack Daniel (eravamo arrivati in fabbrica alle 4.00 PM e l’ultima visita iniziava proprio alle 4.ooPM. Naturalmente anche se ho insistito, dicendogli che ero italiano in visita al Tennesse non ci hanno fatto entrare!).

Allora in una bella Domenica di Maggio abbiamo ritentato l’avventura, partendo decisamente per tempo!

Le 50 miglia che ci separavano da Lynchburg, non sono da annoverare tra le miglia piu’ affascinanti degli States, ma ve le faccio rivivere con qualche foto in modo da darvi la sensazione di fare anche voi quel viaggio!

Lasciando HSV le case che si incontrano subito fuori la downtown sono di questo tipo,

e la strada e’ sempre ondulata, larga e semideserta (con polizia sempre nascosta ed in agguato se si sforano i limiti di velocita’)!

Come tutte le volte che abbiamo lasciato HSV, si arriva ad un certo punto e gli esercizi commerciali spariscono o meglio ci sono ma sono quasi sempre chiusi!

Segno di una crisi di nel commercio, che diventa evidente non appena si lascia un centro grande come HSV.

Non appena si arriva in un centro un po piu’ popolato ecco che spuntano i soliti mall ed i soliti ristoranti.

Uno di quelli che meno mi piace e’ Sonic!

Non solo si mangia male, ma si mangia anche in macchina!

Infatti si parcheggia la macchina, arrivano le cameriere con i pattini, si ordina e dopo pochi minuti ti portano da mangiare, IN MACCHINA!!!!

In teoria si puo’ scendere dalla macchina e mangiare proprio di fronte alla macchina, ma resta un luogo triste, dove si mangia tra due ali di macchine e decisamente male!

Ecco un improbabile ristorante messicano.

Dopo Fayetville, centro + popoloso incontrato, rieccoci nel verde del Tennesse, dove incontriamo case castello bellissime,

case diroccate,

e fienili distrutti, dalle caratteristiche forme a V rovesciata.

Quasi sempre si incontrano dei cimiteri lungo la strada, molto diversi dai nostri (che hanno mura di cinta alte e cancelli, quasi a far sentire la distanza tra vivi ).

Sinceramente, a parte il fatto che i cimiteri mettono sempre tristezza, questi sono meno tetri e cupi.

Ecco sotto due case tipiche del Tennesse (non molto diverse a dire il vero da quelle dell’Alabama)

e dopo 1 ora eccoci arrivati a Lynchburg.

Di solito quando andiamo in TN dobbiamo fare attenzione al fuso orario, dato che stranamente il TN ha due fusi orari!

L’Eastern Tennessee e’ nell’ Eastern Time Zone, mentre il Western Tennessee nel Central Time Zone, quello di HSV!

Quindi se si va a Chattanooga bisogna spostare di 1 ora avanti l’orologio, mentre se si va a Nashville no!

Come se si andasse nel Lazio ed a Roma fossero le 9.00 AM, mentre a Rieti le 10.00 AM!!

Comunque alle 11.00 AM eravamo di fronte alla fabbrica del Jack Daniel, posizionata in questo fresco, acquoso e rigoglioso boschetto.

Qualcuno di voi pensera’ perche’ uno deve andare a vedere una fabbrica di whiskey?

Prima di tutto perche’ vedere una fabbrica e’ sempre interessante, ma sopratutto perche’ in USA questa fabbrica e’ un vero mito, e gli americani fanno veri e propri pellegrinaggi in questa landa verde desolata del Tennessee.

Allora siamo subito entrati nel visitor center,

abbiamo prenotato il nostro tour (gratuito) ed abbiamo aspettato il nostro turno.

Mentre aspettavamo  (Sara si e’ scatenata nel cortile) abbiamo incontrato una famiglia di italiani che conoscevamo  perche’ vivevano ad HSV come noi (come e’ piccolo il mondo!).

Arrivato il nostro turno, un gigante in tuta jeans e bastone ci ha accolto nella fabbrica ed ha iniziato a spiegarci le varie fasi di lavorazione del whiskey.

Prendo spunto da quanto scritto da Angelo MATEUCCI a questo link http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=1087 per spiegarvi le varie fasi di lavorazione del whiskey e la vera ragione per cui il Jack Daniel e’ cosi’ famoso.

Nato nel 1850 a Lynchburg (Jack Daniel), un paesino del profondo Tennessee, ultimo di tredici figli fu cresciuto dal vicino pastore luterano e distillatore Dan Call che, oltre impartire al giovane Jack un’istruzione religiosa, gli fu maestro anche nell’arte della distillazione, evidentemente con grande profitto. Nel 1866 Jack decise di fondare la propria distilleria scegliendo la località fuori paese definita Hollow, a fondo valle, presso una caverna dalla quale sgorga una sorgente di acqua povera di minerali e soprattutto non ferruginosa, alla costante temperatura di 13°.

(dietro la statua di Jack,

 c’e’ la sorgente di acqua fresca e priva di impurita’)

Utilizzando i migliori cereali disponibili, il ricco mais, l’eccellente segale ed una buona percentuale di orzo maltato uniti a lieviti selezionati e all’acqua sopraccitata, creò una giusta “birra” pronta per la distillazione.

Come altri distillatori trattenne nel fondo del tino di fermentazione una parte della birra ancora ricca di lieviti vivi per aggiungervi il nuovo mosto di cereali e riprendere così la fermentazione.

Il sistema è definito “sour mash”. Non ancora soddisfatto il giovane Jack mise in pratica un sistema che è tuttora una differenza essenziale tra il Tennessee whiskey ed i bourbon prodotti nel vicino stato del Kentucky o altrove.

Il sour mash e’ posizionato in questi enormi contenitori in legno,

e la guida ad un certo la guida ha alzato di 3 cm il coperchio del barile, e si vede cio’ che vedete sotto.

Ma non potete sentire cio’ che noi abbiamo sentito!

Descrivere un odore e’ difficile, sopratutto per chi non e’ scrittore.

Ma ci provo lo stesso: l’odore che abbiamo sentito era un misto tra malto e whiskey primitivo, acuto, caldo e penetrante come pochi odori sentiti.

Di sicuro non si poteva respirare per + di 5 secondi, perche’ troppo forte e potente.

L’unica ebrezza alcolica che abbiamo potuto provare in una contea dry!

Il distillato appena uscito dal distillatore è filtrato attraverso carbone di duro acero raccolto nelle colline sovrastanti.

Questa operazione rende l’alcol particolarmente morbido e già privo di spigolature prima ancora dell’invecchiamento in barili nuovi di rovere americana.

Queste botti vengono messe a “riposare” per svariato tempo in mega edifici, nel quale sono presenti migliai di botti di Whiskey!

Dato che il processo di distillazione e’ la peculiarita’ del Jack Daniel vediamo di spigarlo meglio.

Durante la visita ci hanno fatto vedere queste cataste di legno, che inizialmente erano un mistero.

Poi ascoltando il gigante buono che ci guidava nella visita (con il suo accento spiccatamente del Tennessee) ho capito che le cataste venivano bruciate,

per ottenere il charcoal (carbone).

Con questo carbone si costruiscono degli enormi filtri, attraverso i quali casca il distillato.

Il distillato passa attraverso il carbone e viene raccolto un piano piu’ sotto, filtrato dalle sue durezze.

E questa operazione di filtraggio conferisce al whiskey un sapore piu’ morbido e differente dal bourbon.

Io che non bevo whiskey da + di 25 anni (data della mia prima ed ultima ubricatura, guarda caso di whiskey) non posso dirvi se e’ vero o meno e men che meno potevo provare il whiskey di cui stavamo la produzione, in quanto la contea dove eravamo era una contea DRY (non si poteva bere alcool).

Inizialmente commercializzato in recipienti di ceramica con tappo in sughero, Mr. Jack Daniel introdusse alcune bottiglie speciali in vetro con diciture smaltate in rilievo.

Nel 1895 passò alla produzione della bottiglia squadrata giunta ai nostri giorni. La distilleria fu ereditata dal nipote del fondatore Lem Motlow che con i figli la mantenne fino al secondo dopoguerra.Nel 1950 fu ceduta al Gruppo Brown-Forman.

Dai pochi ettolitri iniziali oggi si producono annualmente 72.000.000 litri di Jack Daniel’s con naturali cambiamenti per poter produrre tali quantità.

Il mais che conta per circa l’80% della miscela di cereali giunge dall’Indiana, Illinois e Kentucky, l’8% di segale è coltivata in Minnesota e nel Dakota ed il 12% di orzo (maltato) arriva dal Wisconsin.

L’acqua di una sola sorgente non è più sufficiente e viene prelevata da altre fonti provenienti dalla medesima falda, con le stesse caratteristiche.

I lieviti sono anch’essi selezionati e prodotti dalla proprietà stessa.

L’alambicco originale è stato sostituito da una serie di distillatori a colonna che producono il distillato alla gradazione alcolica non superiore ai 70°, mantenendo così molte caratteristiche ed aromi primari.

Perfette azioni di marketing hanno certamente permesso tale sviluppo del prodotto che è da considerarsi una vera e propria leggenda.

Da generazioni è legato ai consumi dei giovani amanti della musica in generale e del rock in particolare, dello stile di vita americano.

Molti giovani rimangono fedeli a Jack Daniel’s anche negli anni di maturità considerandolo un mito.

Alcuni si fanno tatuare la mitica bottiglia sul proprio corpo!

Le azioni di marketing sono importanti ma non vi è dubbio che il grande successo di Jack Daniel’s è soprattutto dovuto alle qualità intrinseche del prodotto, all’aroma ricco e fresco, al gusto morbido e dolce ed alla persistenza finale ricca, armoniosa, giustamente tannica.

Alla fine del tour siamo passati, come sovente accade in USA, in una sala dove c’erano souvenir da vendere al customer da spennare, dove si poteva ritirare la classica foto di rito fatta durante il tour e dove si beve LIMONATA gratis, dato che il whiskey non si puo’ bere!!

Il colmo per una fabbrica di Whiskey!!

Qui sotto Paolo che si gusta la sua limonata!

Ecco il commento di un americano, sulla sua gita alla Jack Daniel:

The sour mash vats (enormous copper pots loaded with of gallons of bubbling malt) were next on the tour, and smelled delicious. They didn’t, however, smell like whiskey. When we entered the mellowing chambers, where 140-proof whiskey is filtered through tanks of ground charcoal, our tour guide gave us a generous whiff of fresh-out-the-still Jack Daniel’s in compensation. No flash photography was allowed in the room for fear of setting off an explosion. From there we moved onto the barrel warehouse, where seven stories of charred oak barrels were shepherding whiskey through the aging process. Our last stop was the showroom and assembly line, which is the greatest conglomeration of moving parts I’ve ever seen. Well, greatest whiskey-related conglomeration, at least.

Finita la gita, abbiamo approfittato e siamo andati nel vicino centro di Lynchburg, che avevamo gia’ visto, ma essendo bellino (parametro USA) siamo riandati a vederlo.

Come ogni buon piccolo centro americano, in bella mostra la prigione della Contea!

Era ora di pranzo ed invece di andare nelle solite, omologate ed a volte ripetitive catene di ristoranti americani (che pero’ come piu’ volte detto hanno anche dei vantaggi), siamo andati in un ristorante unico, nella piazzetta del paese.

Ecco cosa offriva quel giorno, a 6 $ (meno di 5 Euro!!).

L’interno del ristorante era a dir poco originale,

con oggetti vecchi e fotografie appese al muro, senza tanto senso (notare le giunzioni artigianali dei fili elettrici che correvano lungo i muri!)

In un lato del ristorante John Wayne la faceva da padrone.

Le tovaglie di plastica a quadretti bianche e rosse ricordavano le veccchie trattorie italiane.

Ecco le nostre ordinazioni, criptate nel linguaggio dei camerieri!

Fonadmentalmente abbiamo ordinato dei panini al BBQ e degli hot dog, con vari sides.

Anche questo ristorante non rimarra’ negli annali dei ristoranti da visitare, ma non si mangiava cosi’ male (parametro naturalmente americano!).

Di simpatico questo cartello, che si trovava nel bagno!!

Ecco Sara appena usciti dal ristorante.

Prima di lasciare il paesello, abbiamo fatto un’altra passeggiata nello store del Jack Daniel’s, che vende le cose piu’ strane, targate Jack Daniel’s.

La botte da arredamento, dove si siedeva Paolo nella foto sopra, costava solo 174$ (a me non sembra molto).

Belle anche queste palle da biliardo ed il relativo tavolo, griffato JD.

Ancora piu’ carine queste palle di natale.

Ed infine due miti americani: la chitarra elettrica formato gigante,

ed una moto bellissima.

E dato che Lynchburg e’ una meta per gli “ipermotorizzati”, ecco dei riders in gita alla JD.

Nella piazzetta c’erano piu’ moto che macchine!

E dato che la giornata non aveva avuto nessuna divagazione per i bambini, e’ stato quasi obbligatorio fermarsi lungo la strada, a Fayetville, in questo parco giochi pubblico.

Ogni volta che entriamo in questi parchi, il paragone con i parchi italiani mi viene spontaneo!

Il parco era lindo, intonso e pulito! E per di piu’ dotato di tutte le attenzioni antinfortunistiche per i  bambini.

Che cosa di piu’ potrebbe volere un genitore per i proprio figli!

Il buon Veltroni, diero casa mia a Roma, qualche anno fa ha inaugurato un parco per bambini.

A parte che anche quando era nuovo aveva SOLO 3 altalene, 2 scivoli ed una sandbox (in un parco grande almeno 1Km quadrato!), ma a distanza di meno di due anni, il parco era gia’ notevolmente rovinato, a causa della poca manutenzione e della maleducazione della gente che lo frequenta.

Ma la cosa sconvolgente era che gia’ al momento dell’inaugurazione l’antinfortunistica del parco giochi era a livello del terzo mondo!!

Solo io avro’ tolto non so quanti pezzi di vetro, nel verde attorno i giochi.

Pietre grandi ed aguzze tutto attorno alle attrazioni, nessun segno di pavimentazione antinfortunistica………………………………….

Ed era nuovo!!!!!!!!

Ma torniamo ai parchi per bambini americani, che e’ meglio.

Qui in Usa anche il piu’ microscopico paesino (tipi Fayetville) ha il suo parco giochi a norma, ben tenuto con tutto cio’ che i bimbi potrebbero volere per divertirisi!

Probabilmente mancano solo i bambini, visto che spesso sono semivuoti!

Dal cartello noterete che qui non hanno problemi di vandalismo nei parchi, ma di armi!

E ciliegina sulla torta, accanto al parco una serie di campi da baseball e football!

E per finire la giornata di gita fuori porta, proprio all’entrata di HSV i bambini (ed io!) sono voluti entrare in uno dei loro negozi di leccornie preferito.

Krispy Kreme e’ il nostro spacciatore preferito di doughnuts!

Il perche’ lo vedete sotto!

Eccoli di fronte all’ardua scelta!

E dopo il Whiskey, la limonata, il BBQ, il parco giochi, finalmente una bella bomba fritta ricoperta di cioccolato and co!!!!

L’8 MARZO (CON DOPPIO AFFRONTO CULINARIO) IN ALABAMA

Posted in Ristoranti e cucina, Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 13 marzo 2011

 

L’8 MARZO

(CON DOPPIO AFFRONTO CULINARIO)

IN ALABAMA

 

L’8 Marzo e’ il giorno in cui noi italiani siamo abituati ad essere investiti da pubblicita’ martellanti su radio e TV, sommersi da mimose ai semafori ed a trovare tutti i ristoranti pieni di donne che festeggiano in vari modi (come per esempio il classico striptease machile, che di solito si fa nei ristoranti).

Da Wiki:

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.

In qualche nazione l’8 Marzo e’ una festa ufficiale (Afghanistan, Armenia, Azerbaijan, Belarus, Burkina Faso, Cambodia, China (for women only), Cuba, Georgia, Guinea-Bissau, Eritrea, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Laos, Macedonian (for women only), Madagascar (for women only), Moldova, Mongolia, Montenegro, Nepal (for women only), , Russia, Tajikistan, Turkmenistan, Uganda, Ukraine, Uzbekistan, Vietnam, Zambia)

In altre tipo Cameroon, Croatia, Romania, Bosnia, Serbia e Bulgaria non e’ festa ufficiale, ma di fatto si fa festa!

In Italia non e’ festa ufficiale, ed si usa regalare mimose alle donne.

E se per noi le mimose rappresentano la festa delle donne, per altri paesi non lo e’, dato che invece si regalano fiori (ma non mimose) e cioccolatini.

Qui negli States, non sembra che ci sia traccia della festa della donna!!

Quasi tutti i weekend i negozi trovano modo di fare dei saldi speciali, dedicati a festivita’ ed avvenimenti piu’ bizarri. 

Ma ieri non ho visto nessun negozio proporre degli sconti in occasione della festa della donna!

Nessuna pubblicita’ in TV/radio, niente mimose e mall senza sconti speciali dedicati a questo evento!

Insomma un giorno come un altro!

Noi per festeggiare la ricorrenza (mi domando perche’ non si istituisca una festa, a mio avviso poco edificante per le donne, anche per l’uomo!) siamo andati a cena nel nostro ristorante di fiducia: Laundry’s.

Io, memore del caos che si trova in questa sera speciale in Italia, avevo prenotato un tavolo.

Ma con mia somma sopresa, quando siamo arrivati nel ristorante, non c’erano piu’ di 3 tavoli ocuupati (praticamente ristorante quasi vuoto)!

E di questi 3 tavoli solo uno era di solo donne (!!), gli altri erano di comuni avventori!

Insomma sembra tale festa non trovisolide radici in Alabama/HSV.

Durante la cena (a base di pesce e champagne della California, lontano anni luce da quello francese e dai nostri spumanti) si e’ consumato un oltraggio culinario clamorosoamzi due!

Chi ci legge da tempo, sa che in questo ristorante secondo me si mangia la banana split piu’ buona e GRANDE, mai assaggiata da uomo su questo pianeta!

Per festeggiare degnamente la festa della donna,  abbiamo ordinato 3 dolci.

Il clamoroso ed ottimo Vulcano di cioccolato,

la creme Brule’,

e la miticissima banana split. 

Nei vari pranzi fatti nel passato da Laundry’s abbiamo assaggiato delle immense e buonissime Banane Split:

Anche questa volta speravamo di mangiarne una simile, tanto piu’ che all’entrata del ristorante si vede una “scultura” di banana split gigante, come quela che veramente servono.

Invece ci e’ arrivata questa mini banana split (se raffrontata con la scultura e con quelle mangiate in passato).

Un affronto culinario che non mi dovevano fare, anche se per la mia linea (gia’ a pera) e’ stato meglio!

Prima per mangiare la porzione gigante di banana split si doveva combattere una dura lotta con il proprio stomaco (gia’ pieno di pesce), ora mangiarla tutta e’ una passeggiata!!

La cena si e’ conclusa con il regalo che noi abbiamo fatto alla mamma (per vederla sorridere sempre piu’ spesso)

e con un caffe’, che la dice tutta sulla qualita’ dei caffe’ americani!

Eccolo sotto in foto.

 

Giudicate da soli, vedendo quanto caffe’ si trova nella tazzina e dal limone ai bordi della tazzina!!!

Mi domando: ma a cosa serviva il limone??!!

A metterlo nel caffe’??

 

Dal sito http://www.bonsai.tv/ ho trovato le 8 cose da non fare durante la festa della donna.

Le avete fatte??

 

Ecco 8 cose da non fare assolutamente l’8 Marzo…

01. Andare con le amiche a una serata di striptease.

02. Pretendere un regalo per l’occasione.

03. Fare scenate isteriche se non si ricevono gli auguri.

04. Lanciarsi in discussioni sui diritti delle donne senza saperne granché ma solo per non fare figuracce.

05. Lamentarsi di non aver ricevuto un mazzo di mimose.

06. Lamentarsi di aver ricevuto un mazzo di mimose.

07. Strumentalizzare il valore storico alla festa della donna per sfruttare quello commerciale.

08. Scambiarla per un’occasione di emancipazione in cui ci si può comportare con l’arroganza maschile.