4 vecchi in america

ROLL TIDE AGAIN!!!

Posted in Sport, Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 2 febbraio 2013

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ROLL TIDE AGAIN!!!

Dopo 3 anni di tifo per la squadra di footall universitario di Tuscaloosa?Alabama (i famosi Roll Tide o Crimson Tide, di cui ho parlato piu’ volte nel blog), non potevo non commentare il terzo titolo vinto in 4 anni, qualche giorno fa!

IL 7 Gennaio 2013, a Fort Lauderdale (Miami – Florida), i Roll Tide hanno affrontato in finale la squadra di Notre Dam, con un pronostico quasi completamente dalla parte dei campioni dell’Alabama.

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Il campionato NCAA (football universitario) e’ quanto di piu’ difficile da capire, sopratutto quando si tratta di capire chi andra’ in finale.

Ci sono tante variabili da prendere in considerazione e da capire per chi come noi europei abituati alla semplice classifica finale del calcio, che a fine anno fa capire subito anche ad un cretino chi e’ primo e chi e’ ultimo.

Pensate che le conference sono 12, composte da circa 125 squadre!!!

Nella NCAA si deve studiare, capire, interpretare le classifiche delle diverse conference oppure essere americani!

Vi risparmio i criteri (che comunque riproporro’ per gli appasionati in un prossimo post) che si seguono per determinare i finalisti, ma vi dico solo che le finali di consolazione sono 36, ed hanno i nomi piu’ disparati (potato bowl, godaddy.com bowl, compass bowl, cotton bowl …..)!

Con 125 squadre si devono dare dei premi di consolazione, che fruttano pero’ milioni di dollari di introiti, tra pubblicita’, biglietti, gadget …. (gli americani sono dei maghi per il business).

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La citta’ che ha ospitato la finale BCS, e’ stata Fort Lauderdale, citta’ con lunghe e larghe bianche spiagge, poche miglia a nord di Miami.

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Ecco un artista da spiaggia, che si e’ cimentato in questo capolavoro!

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Ed un altro ancora che ha fatto una scultura di sabbia in 3D!

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Mentre in spiaggia gli artisti lavoravano, c’era chi sistemava il campo da gioco,

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del Sun Life Stadium.

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Per gli interessati ai social network, ecco il totale dei tweet relativi ai Roll Tide (ed a Notre Dame) per ora ed in totale!

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Quando ci sono questi eventi, la mia curiosita’ va sempre ai prezzi dei biglietti.

Per avere un’idea dei prezzi ESORBITANTI dei biglietti pensate che si vendevano anche biglietti da 129.999 $, fino a 950.000 $!!!

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Comunque senza guardare i prezzi di biglieti non per comuni mortali, ecco il prezzo medio dei biglietti per le finali dei tre anni precedenti!

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Yup. A million bucks will get you an executive seat in Sun Life Stadium.

Thankfully, you won’t have to pay that much for every seat, but ticket prices are still absurd. As of Dec. 5, the average ticket prices for the title game were $2,693, according to a ticketcity.com blog, and will likely rise as the game draws nearer. The average ticket price for last year’s NCG (Alabama vs. LSU) was $1,918.

In comparison, Stubhub.com representative Shannon Barbara the average price for a Notre Dame home game ticket this season was $178 on the website.

If you’re taking a car to the title game, prepare to shell out some more cash for parking.

Various ticket vendor websites are also selling parking tags at Sun Life Stadium.

According to excite.com, Orange permits start at $27 and Blue permits start at $214. People who want to park up close at the stadium can expect to pay as much as $475.

Come avete letto da sopra, il parcheggio arrivava a costare anche 475$!!!

Ed ecco finalmente un biglietto, dei 75.000 venduti, per il mitico evento!

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Per noi italiani abituati ad andare alle partite di calcio, come se fosse una preguerra, ecco alcune foto di tifosi spensierati che si recavano all’evento, senza che polizia, cani da guardia o squadre speciali li controllassero a vista!

I tifosi di Notre Dame hanno una origine Irlandese e si vede bene in queste foto.

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Ma diamo piu’ spazio ai tifosi della “mia” squadra!

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Puzzle da risolevere, per gli amanti dell’enigmistica!

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Uomo gadget dei Roll Tide,

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 e uomo tatuaggio!

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Ecco 4 bei tipi da foto!

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Una signora che fa vedere la sua pancetta, i suoi tatuaggi e le sue mutandine.

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Ma i piu’ belli che ho trovato in rete, sono questi due signori, proprio carini!

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Ecco i tifosi felici prima dell’inzio della partita.

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E via per il primo quarto!

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I primi due quarti sono un dominio assoluto degli Alabama, infatti lo score e’ stato identico per entrambi i tempi: 14-0 e 14-0 (per Alabama)!

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Qui sotto il coach dei Notre Dame, stava cercando di assestare la squadra per non andare incontro ad una disfatta totale (gli irlandesi arrivavano alla finale come primi del ranking, anche se erano ampiamente sfavoriti!).

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Ma le sue varianti tecniche al gioco, non sono bastate affatto, anche se nel terzo e quarto quarto, gli irlandesi hanno avuto uno score decente: 7-7 e 7-7!

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Il merito della vittoria va a tutta la squadra, of course, ma in particolare al suo quarter back AJ Mc Carron, che ha lanciato divinamente.

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Nel finale della partita, il gigantesco numero 75 Jones, a partita ampiamente decisa, e’ stato rimproverato platealmente dal suo quarter back, ed ha reagito spingendo leggermente AJ Mc Carron, che quasi non cascava a terra!

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Ecco il video, da dove si nota anche che dopo poco i due contendenti fanno la pace!

http://www.youtube.com/watch?v=582un3oOUbk

E dato che la partita non ha avuto storia ecco i festeggiamenti!

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AJ Mc Carron che alza al cielo il trofeo,

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e la sua bella ragazza che lo guarda dagli spalti!

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Sotto Nick Sabam, il vero stratega dei Roll Tide (3 titoli negli ultimi 4 anni) che alza al cielo la palla ovale di cristallo.

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Nel link di sotto i festeggiamenti nella citta’ di Tuscaloosa.

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Uno sguardo ai cartelli pre e post partita, per sentire il clima che si respirava in USA.

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Questo tifoso VIP, astronauta in viaggio per non so quale pianeta, sara’ rimasto deluso infatti lui era tifoso dei Notre Dame!

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Ed ora uno sguardo ai giornali che festeggiavano la dinastia dei Roll Tide!

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Un post sul football americano non sarebbe completo senza le cheerleader!

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Per farvi capire quanto sono importanti i Roll Tide in USA eccovi alucni commercials a tema:

http://www.youtube.com/watch?v=Nvyknw4VClE

http://www.youtube.com/watch?v=KZjmn_zHtG8

http://www.youtube.com/watch?v=0ROiJGvKiP8

http://www.youtube.com/watch?v=2kcO9S3PhIg

http://www.youtube.com/watch?v=JutZSS_J2MY

http://www.youtube.com/watch?v=iaFtCn-gj1w

http://www.ebay.com/sch/i.html?_nkw=roll+tide+crimson+tide

Di seguito una serie di gadgets a tema Roll Tide.

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Yes it is!!!

E per finire il famoso pre partita BAMA FOOD.

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IL SOCCER DEI BIMBI IN USA

Posted in Attivita' bambini, Sport, Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 2 marzo 2012

IL SOCCER DEI BIMBI IN USA

Facciamo un salto indietro a Settembre 2010 e parliamo del torneo di soccer (nome del calcio in USA) che Paolo ha fatto con la squadra del RSA (Redstone Arsenal).

Prima di questo torneo Paolo aveva fatto tornei di tennis, basket e baseball, in cui non aveva brillato per cattiveria agonistica ed impegno.

Ma in questo torneo, ad onor del vero, e’ stato molto bravo.

Sembrava che nei suoi geni ci fosse il calcio.

Non sara’ un caso se il papa’ ha giocato a calcio da sempre, come terzinaccio alla Gentile!

Gli allenamenti li facevamo in uno dei perfetti campi sportivi del RSA ed io ero il vice coach del team!

Il coach era il mitico Robert, gia’ nostro coach nel torneo di baseball (di cui vi parlero’ in seguito nel blog).

Come vedete era un baldo ufficiale dell’arsenale, che di calcio capiva quanto io capisco di cucito: NULLA!

Il primo giorno di allenamento ha distrutto i ragazzini con estenuanti sedute di corsa, scatti e flessioni!

Per fortuna si e’ dovuto assentare per 5-6 allenamenti ed io ho preso il suo posto!

Ma il giorno della prima partito il mitico Robert si e’ presentato ed ha diretto lui tutte le gare dei ragazzi.

E se a baseball ha avuto un discreto successo come coach, al soccer invece no!

Delle 10 partite di torneo che abbiamo fatto, ben 9 ne abbiamo perse, mentre questa di sotto la abbiamo pareggiata (e Robert era assente!!).

Il tempo della panchina arriva per tutti e Paolo non gradiva non giocare (a differenza degli altri sport che ha fatto!).

La mitica partita dove abbiamo strappato un pareggio era fuori casa (e quindi noi eravamo i visitors) e l’abbiamo giocata in un quartiere dove la popolazione era al 99% afroamericana.

Io non ero molto preoccupato, ma i miei amici genitori invece lo erano abbastanza!

Alla fine della partita i ragazzi erano veramente felici di non aver perso per l’ennesima volta,

ma quello che abbiamo cercato di trasferire ad i bambini, non era il fatto che bisognava vincere a tutti i costi, ma che durante la partita ci si doveva impegnare al massimo, senza fare male agli avversari e senza fregare e/o barare.

Ed appena finita la partita tutti dovevano essere felici per aver dato il massimo ed essersi divertiti!

Pensate che per questa eta’ non era neanche prevista una classifica.

Si giocava solo per giocare ed imparare lo sport!

Qui sotto Sara che indossava i panni di Paolo, per non essere da meno del fratello!

Ed ogni torneo in USA non e’ un buon torneo se non si fa la serata finale di gioco con premiazione annessa!

Noi siamo andati a festeggiare al bowling dell’arsenale ed i bambini si sono divertiti moltissimo.

Sara compresa.

Ed anche io mi sono divertito!

Ma il momento piu’ atteso dei bambini erala premiazione, con attestato, medaglia  …..

e trofeo!!

 Ecco 4 bambini della squadra posare felici con il loro trophy!

Ma non tutti erano felici!!

Sara infatti e’ rimasta malissimo per non aver preso nulla!

NFL FLAG FOOTBALL: UNA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA!!

Posted in Attivita' bambini, Sport, Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 13 febbraio 2012

NFL FLAG FOOTBALL: UNA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA!!

Come avete letto in precedenti posts, il football mi ha preso molto e dopo averlo visto in TV e poi dal vivo, non mi restava che praticarlo!

Il mio peso esagerato e la mia veetusta eta’ non mi permetteva di praticarlo da giocatore attivo, ma la chance di “vivere” l’atmosfera agonistica del football e’ arrivata a Maggio 2011.

Con Paolo avevamo partecipato a molti sport di squadra organizzati, tipo tennis, calcio, basket ed altri.

Io nei prmi sport di squadra di Paolo facevo il papa’ a bordo campo.

Poi con il passare del tempo e con l’aumentata confidenza con la lingua inglese sono passato ad aiuto coach, poi a vice coach e finalmente e’ venuta l’ora di fare il coach dell’NFL football flag!!

Quando  me lo hanno proposto, ho tentennato un pochettino, dato che qui in USA il football e’ una religione ed io non ero il “prete” piu’ adatto per predicare il verbo!

Ma mi sono detto che non sarebbe mai piu’capitata una occasione del genere ed ho dato la mia adesione!

Per diventare coach ho dovuto studiare 3 dvd pieni di regole, procedure e comportamenti della lega NFL flag football. E naturalmente ho dovuto superare un esame scritto ed orale sulla materia!

La cosa che piu’ mi ha colpito e’ stata la sezione moralita’.

Infatti li si davano i dettami di comportamento morale che il coach doveva impartire alla squadra, ai genitori ed a se stesso.

Alla squadra si dovevano insegnare naturalmente le regole, ma sopratutto il comportamento sportivo da tenere prima, durante e dopo la partita.

Come e’ normale in uno sport i bambini (che avevano 6-7 anni) dovevano capire che l’importante era dare il massimo, sforzarsi per capire ed applicare le  regole, ma alla fine della partita tutti si dovevano stringere la mano, sorridere e scordarsi il risultato: un terzo tempo tipo il rugby!

I genitori non dovevano pensare troppo al risultato e non dovevano interferire nelle scelte del coach.

La cosa piu’ strana pero’ erano le regole di condotta del coach.

Infatti il coach non doveva essere troppo affettuoso con i giocatori, doveva evitare di abbracciarli dopo i touch downs e se si facevano male nelle parti intime, doveva evitare di vedere cosa fosse successo, da quelle parti!!

Le solite esagerazioni americane.

Io ho fatto cio’ che mi sembrava piu’ naturale e se i miei giocatori facevano bene, non vedo perche’ non avrei dovuto gioire con loro, magari abbracciandoli!

In fondo il coach in quei momenti assume un pochettino il ruolo di genitore guida.

L’unica bambina che allenavo, un giorno mi ha portato un bellissimo disegno, con sotto scritto che mi voleva bene (lo ho conservato!).

Non potevo non abbracciarla (di fronte ad i genitori naturalmente) quando mi ha consegnato il disegno!

La nostra squadra, che avevo chiamato New Orleans Saints (in onore del Superbowl vinto dai Saints due anni fa), si allenava due volte a settimana, nel nostro campo all’interno dell’Arsenale.

Eccomi sotto in tenuta da coach (fischietto e lavagnetta inclusa) mentro metto la flag, al mitico Isaiah (bambino con le ali ai piedi, e che ci ha fatto vincere tante partite).

Il primo giorno di allenamenti, i genitori dei figli americani hanno storto un pochettino il naso, vedendo uno straniero che allenava i loro figli, ma con il tempo mi sono guadagnato la loro fiducia (comunque allenare dei bambini piccoli che parlano una lingua diversa dalla tua non e’ affatto facile. Ne per loro che devono capirti ne per te che devi capire il loro slang e quello dei genitori!) ed i ragazzi si sono affezionati a me.

Di solito durante gli allenamenti facevamo un po di riscaldamento, poi una seduta di regole ed applicazioni pratiche, infine simulazioni di schemi e partite. Ed a conclusione di tutto l’allenamento un gioco finale, che cambiava ogni allenamento (questo era il momento preferito dei bambini).

Ecco Paolo che si consultava con il suo amico, prima di eseguire uno schema di gioco.

Qui si consultano dopo averlo eseguito!

Qualche volta ho portato anche Sara a vedere gli allenamenti, dato che c’erano sempre molte sorelline che guardavano i loro fratelli in action!

 

Una delle prime partite ci siamo trovati sul campo, e con mia immensa sorpresa ho trovato ad allenare la squadra avversaria (i Dallas Cowboys) i miei vicini di casa, ed un giocatore avversario era loro figlio Dillan (che giocava sempre con Paolo nella piscina del nostro residence). Ma la cosa ancora piu’ incredibile era che il coach non era il marito, ma la moglie (lei era la signora con la maglia arancione e lui quello con la maglia nera)!!

Ecco alcuni scatti di quella partita con i Dallas Cowboys.

Per sfortuna dei Dallas, i Saints erano veramente forti ed al secondo quarto eravamo gia’ 16 a zero, per noi!

Per fare il coach, non vi nego che ho dovuto studiare molto (ma proprio tanto) le regole dell’NFL Flag Football, e per capirle mi ci e’ voluto abbastanza, dato che sono abbastanza diverse da quelle del football agonistico.

Mi sono anche comprato on line un libro che si chiamava “coach footbal flag”, che spiegava tutto ma veramente tutto. Era il classico libro americano di sport di squadra, dove veniva spiegato cosa si doveva fare dal primo momento che si diventava coach, fino alla premiazione finale (schemi e tattiche comprese)!

Ma la cosa interessante e’ che in questo sport, il contatto fisico e’ ridotto al minimo (a differenza dei professionisti, dove e’ spinto ai massimi livelli).

Infatti nel Flag football l’unico modo di togliere il possesso palla all’avversario e’ quella di rubargli una delle due bandierine ai lati del giocatore (o intercettare un lancio, che pero’ a 6-7 anni e’ veramente difficile da realizzare).

Il contatto fisico si cercadi evitarlo, anzi se c’e’ qualche giocatore che lo cerca, viene punito!

Di certo ci si puo’ fare male, ma molto meno di una partita di calcio!

Ad i bambini, durante le partite, facevo cambiare i ruoli, in modo che alla fine della partita ognuno avesse fatto il proprio ruolo almeno 2 o 3 volte.

Qui sotto Paolo che stava facendo lo snap (passava la palla al quarteback),

qui chiamava la palla dal center,

qui riceveva la palla,

qui si apprestava a fare un handoff alla freccia nera dei Saints ,

qui si apprestava a correre da running back (dopo aver ricevuto un handoff del quarteback).

In questa occasione ha fatto anche touch down, e mi sono emozionato non poco!

Questa azione sotto e’ stata bellissima infatti invece di fare il solito handoff al running back, i ragazzi hanno fatto una fake di handoff (finta di passare la palla al running back) ed invece di dare la palla ad Isaiah, la hanno data a Brandy, che veniva a razzo dalla parte opposta del campo!

L’azione e’ riuscita perfettamente, infatti eccolo lanciato inesorabilmente a meta!

Qui sotto eccomi dietro la mia squadra e dare ordini e schemi per la vittoria!

Non ci crederte, ma i miei Saints hanno vinto 11 partite su 12.

Miglior attacco e migliore difesa del torneo!

Niente male per un coach emigrante!

Ma nessuna classifica e’ stata stilata alla fine del campionato: tutti bravi dalla squadra piu’ forte (noi!) a quella piu’ scarsa i Dallas!

Ecco i meravigliosi ragazzi dei New Orleans Saints.

All fine del torneo ho organizzato la premiazione in una ottima pizzeria di HSV (the famous Joe’s pizzeria) ed ho consegnato ai bambini il diploma, la medaglia (pagate con l’iscrizione al torneo. Con 50 $ a bambino si apgava tutto: campi, arbitri, divise, medaglie e pergamene).

Con 5 $ in piu’ i genitori  hanno finanziato il trofeo, consegnato ad ogni bambino, ed io ho regalato a tutti i bambini una foto della squadra!

Insomma proprio una bella esperienza, senza violenza, senza genitori isterici, senza bambini capricciosi e violenti, senza l’ossessione di vincere ad ogni costo.

Semplice e divertente, come dovrebbe essere lo sport per i nostri piccoli campioni!

Concludo dicendo che potrebbe essere un ottimo sport da far praticare ai bambini piccoli italiani a scuola, in alternativa al calcio.