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COS E’ SUCCESSO ALLA DEEPWATER HORIZON?

Posted in Varie by quattrovecchiinamerica on 19 maggio 2010

 

COS E’ SUCCESSO ALLA DEEPWATER HORIZON? 

 

Di solito quando avvengono disastri come quello avvenuto alla Deepwater Horizon (il 20 Aprile 2010 in Louisiana) secondo me se ne aprla tanto, ma se si chiede a qualcuno di raccontare cosa e’ successo, pochi sono quelli che lo sanno!!

Ho due sensazioni: la prima che in Italia non si sia compreso molto bene cosa sia accaduto (come sempre i media riportano le notizie, ma sono sempre frammentarie, “a puntate”, e se non si capisce mai cosa stia succedendo nel “totale”.) la seconda che gli americani fatichino a comprendere il disastro a cui stanno andando incontro, se non riescono a trovare una soluzione alla fuoriuscita continua di petrolio.

Allora cerchiamo di capire cosa e’ successo con l’ausilio di spezzoni di articoli presi da Wikipedia, da sviluppo-web, da effettoserra.com e da rainews, mixati a mio piacimento.

Cosa e’ successo:

La Deepwater Horizon era una piattaforma petrolifera, dal valore di circa 370 milioni di dollari, di proprietà della svizzera Transocean(la più grande compagnia del mondo nel settore delle perforazioni off-shore) affittata alla multinazionale British Petroleum (BP) per 496 mila dollari al giorno.

Estraeva circa 8000 barili di petrolio al giorno, era grande quanto 2 campi da calcio e si trovava a circa 80 km dalla Louisiana nel Golfo del Messico e poteva ospitare circa 130 persone.

Il 2 settembre 2009 la Deepwater Horizon ha trivellato il pozzo di idrocarburi più profondo al mondo, lungo 10.685 metri di cui 1259 in acqua, nel giacimento di Tiber, sempre nel Golfo del Messico.

La trivella della Deepwater Horizon era una delle più grandi al mondo, lunga 121 metri per 78 metri di larghezza, poteva operare in acque profonde fino a 2400 metri e scavare pozzi profondi fino a 9100 metri!

Il 20 aprile 2010, mentre la trivella della Deepwater Horizon stava completando un pozzo petrolifero, una esplosione sulla piattaforma ha innescato un incendio, con la conseguente morte nell’immediato di 11 persone ed il ferimento di altri 17 lavoratori.

In seguito all’incendio la flotta della British Petroleum ha tentato invano di spegnere le fiamme, oltre a recuperare i superstiti.

Due giorni dopo la piattaforma è affondata

depositandosi sul fondale marino a circa mezzo km a nord-ovest del pozzo. Nonostante il suo affondamento, dal pozzo petrolifero sul fondale marino è continuato a fuoriuscire il petrolio greggio, spinto dalla pressione più elevata del giacimento petrolifero e poi risalito per via della minor densità rispetto all’acqua.

Purtroppo le valvole di sicurezza di chiusura del pozzo (della Cameron International) non hanno funzionato.

 Perche’ c’e’ stata l’esplosione??

Il motivo dell’esplosione, sembra sia dovuto ad una bolla di gas metano, partito dal fondale marino, poi esplosa in superficie. Questo significherebbe che le valvole di sicurezza di chiusura della struttura di trivellazione non hanno funzionato a dovere.

La BP e’ una delle quattro maggiori società del settore energetico a livello mondiale con Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total e non è nuova a casi simili.

Marzo 2005, esplosione nella raffineria di BP a Texas City, 15 morti e 180 feriti, sempre nel 2005 da una grande piattaforma – nel Golfo del Messico – fuoriuscita di petrolio.

2006, Alaska, la British Petroleum è costretta a chiudere parte dei suoi campi di estrazione in Alaska, nella baia di Prudhoe.

Sovente le commissioni d’inchiesta istituite hanno determinato che la BP nello svolgimento dei lavori ha ignorato la possibilità di prevenire i disastri.

Perche’ si trivellava a cotanta profondita’ (ultradeep water)??

La Deepwater Horizon era una piattaforma offshore tra le più avanzate, non “pescava” soltanto sotto a 1,6 chilometri di mare, ma si spingeva per altri 3,5 chilometri sotto la crosta terrestre.

 …. Matthew Simmons, profetizza in un suo libro un imminente crollo della produzione petrolifera saudita ….. quindi gli USA stanno cercando petrolio vicino alle loro coste!

”Il problema non sta nella sicurezza delle piattaforme offshore. Ma nel fatto che il petrolio “facile” (a poca profondita’) al largo della Louisiana e del Texas sta continuando ad esaurirsi, spingendo le compagnie a uno sforzo tecnologico alle soglie dell’impossibile: la ricerca del greggio a grandi profondità”…

La sete di petrolio, “ci ha portati troppo in basso nell’oceano e troppo vicini, o forse troppo oltre, alla soglia di rischio”.

Nel 1994, la profondità a cui si trivellava era inferiore ai mille metri, oggi si e’ passati ad almeno 5 volte di piu’(1.6 Km sotto il mare ed almeno 3.5 Km sotto la superficie del fondale marino!!).

… Agli inizi di aprile, Barak Obama ha ridato il via alle trivellazioni petrolifere offshore negli USA, dopo una lunga moratoria”. Ora le vuole bloccare!

Sforzi effettuati per bloccare la fuoriuscita di greggio (dalle tre falle createsi nel fondale marino) :

Nel tentativo di porre rimedio al disastro gli ingegneri della BP, coadiuvati da tutta l’intelligence americana) hanno adottato svariate strategie, per ora poco fruttuose:

• Utilizzo di veicoli sottomarini, operanti in remoto, allo scopo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare (tentativo riuscito solo in una delle tre falle che si sono create dopo l’affondamento della piattaforma petrolifera!);

Spargimento di agenti disperdenti attraverso robot sommergibili, aerei e navi di supporto, allo scopo di legare chimicamente il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare, dove dovrebbe rimanere inerte nei confronti dell’uomo.

Il disperdente, un composto chimico che rende solubile il petrolio in acqua, evita la formazione di chiazze molto grandi, che sarebbero un pericolo per animali e imbarcazioni. La stima di diperdenti usati fino ad ora varia da 40.000 litri a 400.000 litri!

La BP sta anche utilizzando veicoli telecomandati per spruzzare altri disperdenti in prossimità del fondo marino, dove può depositarsi il petrolio più pesante.

Immaginate bene quanto danno possano fare questi agenti chimici e tossici alla flora marina, ai suoi abitanti (pesci and co.) ed agli uomini che si mangeranno i prodotti pescati in quel mare o che respireranno la sua brezza inquinata.

(Non e’ un caso che un inviato della BBC a Dauphin Island, un’isola abitata a 5 chilometri a largo delle coste dell’Alabama, dice che c’è un leggero, ma distinto odore di petrolio nell’aria)!!!

Trivellazione adiacente al punto di fuoriuscita del petrolio, allo scopo di raggiungere con un tubo di perforazione il canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino per potervi iniettare del cemento;

“Colpo di spazzatura”. “Si prendono dei detriti di varia natura, come pneumatici triturati o residui di palle da golf usate, e ad una pressione molto alta si sparano nella bocca del pozzo per tentare di intasare la conduttura e fermare la perdita (ma sembra piu’ un’azione disperata, degna dei migliori film d’azione film!).

• Allo studio, la perforazione di altri pozzi nelle vicinanze per alleggerire la pressione di fuoriuscita del petrolio dalla falla, e cercare di incanalarlo in altre tubature controllate. (tempo necessario: mesi!!).

Piattaforme galleggianti aspiranti il petrolio che raggiunge la superficie;

• Un suggerimento estremo per fermare la perdita di petrolio nel golfo del Messico viene da un articolo del quotidiano russo Komsomoloskaya Pravda, secondo cui ai tempi dell’Unione Sovietica problemi simili sono stati risolti con esplosioni nucleari controllate.

”In passato questo metodo e’ stato usato almeno 5 volte – scrive il quotidiano – la prima per spegnere i pozzi a gas di Urt Bulak, il 30 settembre 1966. La carica usata fu da 30 chilotoni, una volta e mezza quella di Hiroshima, ma fatta esplodere a 6 chilometri di profondita”’. Secondo il quotidiano l’esplosione sotterranea farebbe in modo da spingere le rocce facendo loro chiudere la falla. Degli altri tentativi effettuati nell’ex Urss, continua l’articolo, solo uno non ha funzionato, nel 1972, mentre gli altri hanno raggiunto l’obiettivo anche con testate di 60 chilotoni. ”Il metodo non e’ stato testato sott’acqua – insiste il quotidiano – ma secondo alcuni calcoli di esperti in Russia le probabilita’ di fallimento sono solo del 20%. Basterebbe scavare un pozzo vicino alla perdita, e far detonare la bomba. La Russia ha una grande tradizione nelle esplosioni sotterranee controllate – conclude l’articolo – che potrebbe essere messa a disposizione degli Usa”.

• Inserire una siringa telecomandata del diametro di 15 centimetri nel tubo da 53 centimetri all’origine della perdita.

“C’e stato un problema. Hanno dovuto riconfigurare l’operazione.Sono tornati a scendere per cercare di reinserirla”, ha detto il ministro dell’Interno Ken Salazar parlando con i giornalisti. Finora Bp ha offerto scarsi particolari sull’andamento dell’operazione che viene condotta con robot sottomarini telecomandati.

Il tubo, una volta inserito nel pozzo, dovrebbe risucchiare il petrolio come una cannuccia per immagazzinarlo nei serbatoi di una petroliera in superficie.

L’operazione ad oggi e’ ongoing e non e’ ancora fallita, per fortuna!

Camera di contenimento (chiamata volgarmente imbuto!) calata al di sopra della perdita primaria del tubo di perforazione danneggiato.

Analizziamo meglio quest’ultimo bizzarro ed ardito tentativo, che appena sentito mi e’ sembrata fantascienza infantile (invece poi ad analizzarlo bene e’ meno stupido di quanto avessi potuto pensare inzialmente!).

I piani per portare una cupola di contenimento sui fondali marini e per incalalare in superficie il greggio che fuoriesce da una conduttura danneggiata sono iniziati il 7 Maggio 2010.

La scatola in acciaio alta 18 metrie pesante circa 100 tonnellate e’ stata utilizzata come parte di uno sforzo per sigillare le due perdite rimanenti. Una delle tre perdite era stata bloccata ieri dopo che i tecnici hanno chiuso con successo una valvola installata il 4 maggio.

Vi ricordo che la perdita di petrolio si trova a due chilometri dal passaggio che porta verso il Mississippi e il porto di New Orleans, il percorso di navigazione più importante degli Stati Uniti per le materie prime (compreso il greggio)!

La struttura di contenimento subacqueo sul pozzo sarebbe dovuta entrare in funzione il 10 maggio e avrebbe dovuto catturare l’85 % del petrolio, incanalandolo in una tubatura indirizzata ad una nave in superficie.

Tale tecnologia non era mai stata provata in acque profonde e quindi aveva forti probabilita’ di insuccesso.

Il rischio maggiore era l’intasamento dei tubi.

La temperatura dell’acqua, di circa 6 gradi Celsius, e le pressioni di 170 Kg per centimetro quadrato potrebbero rendere difficile prevenire l’intasamento dei tubi. La BP prevedeva di riscaldare la superficie intorno al tubo, facendo circolare acqua e antigelo per evitare questo, ha detto ieri Dave Clarkson, responsabile del progetto di BP per il piano di contenimento subacqueo.

(questo tentativo ha fatto pensare alla BP ed alle altre compagnie di installare come prassi un meccanismo ad imbuto almeno nelle attività di perforazione che possano essere soggette ad incidenti simili a quello avvenuto in questi giorni. Di sicuro tutte le procedure per la perforazione in acque profonde saranno rivisitate molto attentamente.)

Come funziona l’imbuto

In precedenza, i sommergibili telecomandati avevano guidato l’imbuto (alto 12m) sopra la testa del pozzo ad una profondità di circa 1500 metri.

Con il dispositivo di contenimento è sul fondo del mare, i tecnici avevano bisogno di almeno 12 ore per far stabilizzare l’imbuto e assicurarsi che sia sicuro prima che i sommergibili lo potessero collegare ad un tubo flessibile che avrebbe incanalato il petrolio fino ad una cisterna in superficie.

“Stiamo prendendo, in sostanza, un edificio di quattro piani e portandolo a 1500 metri di profondita’, per adagiarlo sulla testa di uno spillo”, ha aggiunto un dirigente della BP.

Tale soluzione si sarebbe dovuta utilizzare anche per la seconda e piu’piccola perdita.

Gli esperti avvertivano che c’era il rischio che qualsiasi mossa sbagliata avrebbe potuto danneggiare il tubo che perde e peggiorare, se possibile, il problema.

Era anche possibile che il tubo in superficie si occludesse per via della formazione di ghiaccio e per la successiva separazione di petrolio, gas e acqua provocando un’esplosione.

Ha funzionato l’imbuto?

Purtroppo ci sono brutte notizie per quanto riguarda il tentativo di arginare le perdite di petrolio dalla falla principale sul fondale del Golfo del Messico.

La formazione di idrati, simili al ghiaccio dovuti alla fuoriuscita di gas dalla perdita, stanno ostacolando le operazioni e hanno costretto i tecnici ad interrompere l’istallazione dell’imbuto di 12 metri che era stato posizionato con successo.

Gli idrati si sono formati all’interno dell’imbuto che avrebbe dovuto, attraverso un foro posto sulla sua sommità, permettere di incanalare il petrolio in un tubo che lo avrebbe portato in superficie. Questo significa che i tecnici erano riusciti con successo a posizionare l’enorme dispositivo al di sopra della perdita, un’operazione non scontata in quanto si lavora a 1500 metri di profondità, dove solo le apparecchiature robotizzate possono arrivare (è esclusa la presenza umana per via delle forti pressioni che l’acqua eserciterebbe sul corpo).

Il portavoce di BP ha detto che altre strade sono allo studio, mentre la cupola di metallo è stata rimossa dalla perdita ed è stata posizionata sul fondale marino, per cercare di capire se e come sia possibile rimuovere gli idrati e evitare la loro formazione.

Se i tecnici riusciranno ad escogitare un modo per rimuovere gli idrati e prevenire la loro formazione, il petrolio catturato dalla cupola potrà essere pompato in superficie da una nave apposita.

In conclusione la battaglia ingaggiata dalla BP (e dagli USA) contro la fuoriuscita di greggio dal fondo del mare, ad oggi, e’ vinta purtroppo dalla natura!!

Naturalmente la battaglia si combatte non solo sotto il mare, ma anche in superficie e sulle coste della Louisiana, del Missisipi, dell’Alabama e della Florida (probabile successivo punto di passaggio della marea nera!).

Sulla superficie ci sono almeno 100 navi che continuamente cercano di separare, raccogliere il greggio dalla superficie del mare (di queste 100, 20 sono tra le navi piu’ grandi e specializzate in questo lavoro!)

Migliaia di metri di reti speciali (boom) sono state posizionate dall’esercito, come barriera di contenimento.

(il Pentagono ha mobilitato 17.500 uomini della Guardia Costiera Federale nelle zone interessate dall’emergenza ecologica:

 

un contingente di 6 mila uomini andrà in Louisiana e un altro, con la stessa quantità di personale, nel Missisipi, mentre altri 3 mila uomini verranno dispiegati in Alabama e 2.500 in Florida.

Naturalmente l’Esercito sta facendo la sua parte con uomini e mezzi!)

Tali reti dovrebbero evitare di far arrivare il greggio sulle coste degli USA.

Migliaia di volontari (almeno 4000) pagati 10 $ l’ora stanno cercando di ripulire e difendere le spiaggie della Louisiana e dell’Alabama.

Si utilizzano anche i prigionieri!

Ma questo qui e’ normale, li vedo ogni mese tagliare i prati di HSV, con la polizia che li controlla!

In tutto questo casino gli americani, oltre a protestare contro la BP,

sembrano essere poco coscenti del disastro che sta bussando alle porte delle loro bianche spiaggie!!

I politici, ora, si sgolano dicendo di fermare le trivellazioni offshore. E’ di qualche giorno fa la dichiarazione del Governatore della California (Arnold Scharzenegger, in arte Terminator!), con la quale annuncuava l’intenzione di bloccare le trivellazioni offshore!!

Ma come sempre e’ tardi e strano che queste dichiarazioni arrivino proprio ora, nel momento del disastro!

Vi faccio vedere queste foto, scattata l’anno scorso sull cose del golfo del Messico, in Alabama.

 

Come vedete, in 3 sole foto ed a distanza minima dalle bianche e meravigliose coste dell’Alabama, si vedono almeno 7 piattaforme petrolifere!!

Ma solo ora si accorgono del pericolo connesso ad esse!!??

Di queste piattaforme in USA ce ne sono a migliaia, e tornare indietro, fermando le trivellazioni offshore, credo che sia troppo tardi!!

Inoltre se, come ha previsto Hans Graber, oceanografo del Center for Southeastern Tropical Advanced Remote Sensing dell’Università della Florida, la marea nera dovesse essere intercettata dalla corrente del Golfo, il disastro arriverebbe in un batter d’occhio nel sud della Florida e da lì sulle coste atlantiche dello Stato: secondo Graber «non è più questione di se ma è questione di quando».

Gia’ le agenzie turistiche stanno cercando di lanciare messaggi (via web, Tv ed email) rassicuranti, riguardanti il fatto che le loro proprieta’ sulla spiaggia restano ancora non toccate dalla marea nera!!

 

Ma alla luce dei fatti e delle foto di sopra, sembra solo una grossa balla!!

Ma non voglio essere troppo pessimista e nel prossimo post vi daro’ i numeri di questo disastro ambientale che per ora, prendendo i numeri piu’ conservativi, non fanno rientrare questa catastrofe tra le top ten dei disastri ambientali dovuti alla fuoriuscita di petrolio!!!

Ma se si prendono i numeri meno conservativi (probabilmente i piu’ veri) e’ nella top 3!!!

Vi anticipo che purtoppo nella top 10 ci rientra invece un incidente avvenuto in Italia, non troppo tempo fa!!