4 vecchi in america

NEW YORK – DAY 10 SUMMER HOLIDAY

Posted in Escursioni-Viaggi, Varie by quattrovecchiinamerica on 14 settembre 2011

NEW YORK – DAY 10 SUMMER HOLIDAY

Oramai il tempo non era piu’ un problema come nella prima settimana in New England, e la mattina approfittando del bel sole con nuvole a pecorelle, ci siamo diretti a Battery Park per  andare a visitare la Statua della Liberta’.

Dopo 3 anni di viaggi in USA ho imparato che se si vuole vedere bene una famosa attrazione americana (come ad esempio l’obelisco di George Washington, Alcatraz …..) bisogna prenotare con largo anticipo.

Naturalmente la teoria e’ una cosa e la pratica un’altra.

Infatti anche questa volta non avevo prenotato per tempo la visita alla Statua della Liberta’, e ci siamo dovuti arrangiare al meglio.

Infatti la visita al piedistallo era gia’ completamente prenotata da diversi giorni, e da diversi mesi era prenotata la vista in cima alla statua!

Non restava che cercare di prenotare la visita all’isola (Liberty Island), ma per questa gita i posti a disposizione erano gia’ pochini.

Allora la sera da un sito internet ho prenotato la visita all’isola, pagando in anticipo i biglietti.

L’idea e’ stata ottima infatti la mattina alle 10.00 AM ci siamo presentati per “redimere” (redeem) i biglietti e la fila di quelli che stavano cercando di fare i biglietti era lunghissima!

Noi che avevamo gia’ la prenotazione elettronica abbiamo saltato due file: la prima era quella per prendere i biglietti (almeno 15 minuti) e la seconda per salire sul traghetto (almeno 90 minuti, che sotto il sole non sono da augurare a nessuno, specialmente con due bambini al seguito!).

E cosi,’ grazie all’elettronica, in pochi minuti eravamo gia’ sulla barca che ci portava verso la Statua della Liberta’.

Passare vicino ad Ellis Island ed arrivare vicino all’isola di Liberty Island, mi ha fatto rivivere (in modo millesimale) cio’ che i nostri connazionali hanno vissuto al loro arrivo a NY (agli inizi del 1900) dopo un viaggio massacrante attraverso l’oceano.

Ecco alcune vedute della Statua poco usuali.

Come bravi turisti ci siamo messi in posa, con lo sfondo che vedeva Battery Park e le Torri gemelle, che non ci sono piu’!

E poi ancora in posa sotto la gigantesca Statua!

Da http://www.infoturisti.com/usa/NewYork/cosaVedere/statuaLibert%E0.aspx

La statua raffigura una donna vestita da una lunga toga che sorregge in mano una fiaccola, simbolo della libertà mentre nell’altra stringe un libro con inciso 4 luglio 1776, data dell’indipendenza americana. Ai piedi vi sono delle catene spezzate, simbolo della liberazione dal tiranno.

La statua è opera di Gustave Eiffel (lo stesso della torre Eiffel a Parigi) e venne donata dalla Francia agli Stati Uniti d’America in occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza. Il basamento fu invece opera di Richard Morris Hunt nel 1875. Un particolare: la fiaccola portata in mano dalla statua non è quella originale. Fu sostituita nel 1916 perchè danneggiata. Quella originale può comunque essere visita nel museo dedicato alla Statua della Libertà in Liberty Island.

Attualmente un ascensore interno porta all’ultimo piano del basamento e poi alla fiaccola dai quali è possibile ammirare lo skyline di Manhattan.

Dalla foto di sotto potete vedere la corona, visitabile solo prenotandola diversi mesi in anticipo!

Ricordo, a chi non avesse tempo di prenotare in anteprima i biglietti o di fare lunghe file, che a costo ZERO e senza nesuna fila, si puo’ prendere lo Staten Ellis Island Ferrry ( http://www.siferry.com/ ) da Battery Park (proprio di fronte alla fermata della metropolitana).

Con questo traghetto oltre a passare vicino alla Statua della Liberta’, si ha una vista dello skyline di NY niente male.

Naturalmente la Statua non si vede da vicinissimo, ma l’avete vista in poco tempo, spendendo niente e senza calca e caos!

Per tornare a Battery Park, basta prendere il traghetto successivo per NY, vedendo di nuovo la Statua!

Dopo quasi due ore di visita siamo tornati a Battery Park ed abbiamo iniziato a girare la zona di Wall Street (dove le donne e gli  toccano le palle del toro, non so perche’!)

 e naturalmente siamo passati a Ground Zero.

Io non ho fatto foto a Ground Zero, perche’ ritengo che andare a visitare un luogo dove sono morte migliaia di persone non debba essere una meta turistica!

Noi ci siamo passati, ma solo perche’ eravamo di strada per andare a Soho!

Ho scattato delle foto dal traghetto in direzione delle Torri Gemelle, solo per capira quanto erano alte.

Pensate che tra quei due grattacieli con la cupola (dove vedete il nuovo grattacielo in costruzione) c’erano le due gigantesche torri gemelle!

Ecco una foto delle torri gemelle

ed un link di Wiki sulla loro costruzione (http://it.wikipedia.org/wiki/World_Trade_Center).

Ma la cosa che da ingegnere mi ha sempre insospettito e’ stata la repentina caduta delle due torri, quasi come se fossero state distruzioni programmate.

Vivendo in Italia in quel periodo avevo seguito il dibattito acceso sulle cause della caduta. Ma oltre ai soliti dubbi complottisiti, che da sempre seguono tali disgrazie, poco sembrava trapelare, oltre le spiegazioni ufficiali del governo americano.

Ma nel mio periodo in USA mi sono appassionato alla vicenda ed ho scoperto che esistono vari scienziati che hanno smontato pezzo per pezzo le spiegazioni che il governo americano aveva fornito, in merito alla caduta delle due torri.

Vi lascio un link, che spiega step by step, con la collaborazione di molti scienziati americani, come NON sia possibile che le torri gemellle siano cadute da sole!

http://video.google.com/videoplay?docid=-4707106427582061756 (il documentario dura 1 ora e mezza !)

ed un altro (9\11  Commission Report omissions and distorsions di David Ray Griffin) che smentisce passo dopo passso le spiegazioni ufficiali del governo americano:

http://xoomer.virgilio.it/911_subito/omissioni_distorsioni.htm

Naturalmente per par condicio vi riporto anche la versione ufficiale del governo americano:

http://govinfo.library.unt.edu/911/report/911Report.pdf (purtroppo solo in inglese!).

Ognuno si faccia la sua opionione.

Passati in fretta vicini a Ground Zero, dove non abbiamo neanche allungato il naso per vedere cosa stessero facendo (per rispetto ad i morti), ci siamo diretti verso Little Italy, passando per Soho.

Era da tempo che volevo andare a mangiare la pizza da Lombardi’s, reputata una delle migliori pizze di NY insieme a Grimaldi, e finalmente ci siamo andati.

Ecco la mia rubiconda e felice faccia, fuori alla pizzeria!

E sotto vedete Stefania ed i bambini mentre aspettiamo il nostro turno.

Questo signore in foto e’ il Signor Grimaldi,

mentre quelli sotto siamo noi che ci godiamo una buona birra italiana,

ed una ottima pizza (probabilmente la migliore mangiata in USA in 3 anni. Forse la sola paragonabile e’ stata quella mangiata ad Atlanta, da Baraonda Caffe’ Italiano).

Qui Sara che fa le “brutte facce”!

Dopo la buonissima pizza, abbiamo iniziato a girare little italy ed i suoi numerosi negozi, che ci ricordavano tanto l’Italia ed il suo cibo meraviglioso.

Il caffe’della Fiat,

i ravioli piemontesi,

i migliori cannoli della terra,

le staccionate tricolori,

specialita’ pugliesi,

il mitico caffe’ di Napoli.

Abbiamo cambiato strada e ci siamo ritrovati nel quertiere cinese, ben piu’ ampio e colorato di quello italiano.

Devo dire che il cibo cinese mi ha sempre affascinato, non per il sapore, ma per la stranezza!

Guardate le foto sotto per convincervene!

Il top delle stranezze era questo signore che vendeva rospi,

ma la cosa piu’ bizarra e’ che c’era qualcuno che se li comprava!!

Oltre ad i rospi ,

c’erano anche i granchi!

Girando ancora in un’altra strada, ci siamo ritrovati di nuovo nel quartiere italiano e ci siamo fermati in una pasticceria per gustare un caffe’ e dei dolci di dimensioni colossali!!

Ma il top della goduria visivo culinaria e’ stato questo negozio, che vi segnalo senza nessuno scopo di lucro!!

Per chi vive molto tempo all’estero, trovare un negozio che ha prodotti alimentari del proprio paese e’ sempre bello.

Ecco alcuni prodotti che noi ad Huntsville ci siamo sempre sognati:

biscotti del Mulino Bianco (i biscotti americani sono inmangiabili, troppo dolci e burrosi, a mio parere),

la pasta Di Vella,

\

il torrone Zanzibar, compagno di tante mangiate natalizie,

aranciata e chinotto Sanpellegrino,

limonata Sanpellegrino,

formaggio Auricchio e scamorze,

ravioli ,

 prosciutti,

tonno Calippo,

ed infine il mitico negozio Di Palo, che se vi capita di andare a NY vale la pena di vistarlo e di comprarci qualche cosa da mangiare.

Ebri di odori e di sapori italiani, ci siamo diretti verso il Ponte di Brooklin, passando prima per il ponte di Manhattan.

Dopo pochi metri ecco sbucare dal nulla questo bel grattacielo strano e dalle forme ardite,

e subito dopo eccoci sul ponte di Brooklyn.

Il ponte e’ bellissimo, pedonale e costruito come al solito in tempi lontanissimi (1903).

The Brooklyn Bridge is one of the oldest suspension bridges in the United States. Completed in 1883, it connects the New York City boroughs of Manhattan and Brooklyn by spanning the East River. With a main span of 1,595.5 feet (486.3 m), it was the longest suspension bridge in the world from its opening until 1903, and the first steel-wire suspension bridge.

Originally referred to as the New York and Brooklyn Bridge and as the East River Bridge, it was dubbed the Brooklyn Bridge in a January 25, 1867 letter to the editor of the Brooklyn Daily Eagle, and formally so named by the city government in 1915. Since its opening, it has become an iconic part of the New York skyline. It was designated a National Historic Landmark in 1964 and a National Historic Civil Engineering Landmark in 1972.

A destra si puo’ ammirare il Manhattan Bridge,

mentre a sinistra si vede Battery Park e la Statua della Liberta’.

Bellissima questa foto del ponte,

cosi’ come sono belli i soggetti nella foto di sotto!

Nel pomeriggio abbiamo ripreso la metropolitana e ci siamo fermati alla Stazione Centrale di NY, meglio conosciuta come Grand Central Station.

La Stazione e’ veramente bellissima, tanto da potersi considerare una opera d’arte.

Grand Central Terminal (GCT) – a volte chiamato Grand Central Station o semplicemente Grand Central – è una stazione ferroviaria di testa a 42nd Street e Park Avenue a Midtown Manhattan a New York. Prende il nome e venne creata dalla New York Central Railroad nel periodo d’oro della del trasporto ferroviario a lunga percorrenza. 

È la stazione ferroviaria più grande del mondo per numero di banchine: 44, con 67 binari. 

Lo scalo si sviluppa su due livelli, entrambi sotto terra, con 41 binari al piano superiore e 26 a quello inferiore, anche se il numero totale dei binari lungo le banchine e quelli adibiti al ricovero dei mezzi (non serviti da banchina) supera i 100. Quando la nuova stazione Long Island Rail Road’s, costruita sotto i livelli attuali, aprirà, Grand Central offrirà un totale di 75 binari e 48 banchine. 

Il terminal si estende su un’area di 19 ettari. 

Anche se il terminale è stato propriamente chiamato “Grand Central Terminal” dal 1913, molte persone continuano a riferirsi ad esso come “Grand Central Station” che oggi è il nome del l’ufficio postale nelle vicinanze o della fermata della metropolitana a servizio del Terminal.

Oltre alla bellezza della stazione mi ha colpito molto l’assenza di barboni, di puzza di pipi’ ed il senso di sicurezza che si respirava passeggiandoci dentro.

Non a caso c’erano militari delle forze speciali armati di tutto punto a presidiare varie aree della Stazione.

Non c’era NESSUNA macchina parcheggiata per strada, non esistevano venditori ambulanti (non ne ho mai visto uno in 3 anni sul territorio americano).

Insomma sembrava di entrare in un museo!

Nella mia mente rivedevo le scene del film Madagascar “girate” nell’atrio principale della stazione

tra archi affrescati altissimi e lampadari enormi!

Al piano inferiore c’erano ristoranti molto belli

(alcuni anche molto costosi come il Grand Central Oyster bar and restaurant),

dove si poteva mangiare qualche cosa,

riposandosi su queste sedie rosse di marmo!

BOSTON – DAY 2 SUMMER HOLIDAY 2011

Posted in Escursioni-Viaggi by quattrovecchiinamerica on 27 giugno 2011

 

BOSTON

(DAY 2 SUMMER HOLIDAY 2011)

 

La sera precedente, ci eravamo addormentati con la speranza che il freddo e la pioggia fossero solo un momento passeggero, nel clima Bostoniano.

Ed invece no!!

La giornata si presentava con nuvoloni carichi di pioggia e freddo abbastanza pungente (sui 9 gradi Celsius).

Ma la vacanza e’ vacanza e non ci si puo’ fermare per un po di freddo e pioggia, quindi con ombrelli, K-way, passeggini e giacche a vento siamo partiti alla volta di Boston!

Io avevo pianificato di passeggiare lungo il “Boston’s freedom trail”, definito dagli americani una “friendly way for vistore to take in the most important sites”!

Il freedom trail e’ un percorso (con tanto di pista verniciata a terra)

di circa 4 Km, che college 16 importanti locazioni storiche della citta’.

Quindi anche senza aver studiato molto in precedenza, basta seguire il percorso per vedere tutto quello che di storico c’e’ in Boston.

Noi non lo abbiamo potuto seguire perche’ il tempo era troppo piovigginoso ed abbiamo deciso di seguirlo solo in parte.

Esattamente dove il percorso aveva aree nelle quail si potevano facilmente trovare negozi o ristoranti, nei quali riparare in caso di pioggia!

Abbiamo iniziato la nostra visita dalla centralissima e vibrante Faneuil Hall Marketplace (punto 11 della mappa di sopra).

Il Quincy Market, costruito nel 1742, ha un piano inferiore dove ci sono almeno 40 miniristorantini, ed un piano superiore atto ad ospitare meeting.

Inoltre ci sono svariati bei negozi che circondano la piazza.

Insomma anche se avesse piovuto, sapevamo dove andare!

Abbiamo parcheggiato la macchina proprio dietro la piazza, e subito abbiamo fatto la conoscenza con i prezzi selvaggi dei parcheggi di Boston: dopo le prime due ore, si pagavano 35 $!!!

Appena arrivati in piazza, abbiamo trovato questo simpatico e bel ragazzo, che (con gonna da perfetto scozzese e cornamusa)

intratteneva il pubblico, con giochi da strada semplici ma coivolgenti.

Dopo qualche minute ha iniziato a piovigginare e ci siamo infilati in questo fantastico negozio di oggetti Natalizi.

C’erano addobbi e palle per tutti i gusti

ed inoltre erano gentilissimi, perche’ Sara ne ha rotta una e non ci hanno fatto pagare nulla!

La pioggia ha smesso quasi subito, ma noi siamo andati a vedere anche il negozio di merchandise della NFL/NBA ……

Gli amanti del football/baseball/basket qui trovano veramente tutto.

Io mi sono comprato tutti i caschetti delle squadre della NFL!!

Poi visto che era ora di pranzo ci siamo infilati al piano terra del Market ed abbiamo iniziato a girovagare nei ristorantini che offrivano tantisime cose appetitose e sfiziose.

 

Li dentro non si poteva non trovare una cosa che non fosse di proprio gusto: c’erano piatti di pesce,

carne,

verdure,

dolci a volonta’,

gelati e frutta,

in svariati accoppiamenti,a volte anche troppo audaci, come questo panino con polpette di porco + provolone, ricoperto di parmigiano, salsa marinara, aglio e purtroppo spacciato per panino italiano!

Noi abbaimo preso un crabcake, e degli involtini di pesce alla piastra (pesce spade, scalloppe di mare, granchi e verdure), i bambini hot dog e macaroni and cheese.

E per finire Stefania ha preso una banana colada (ottima) ed io uno smoothies alla frutta fresca!

Belli satolli e felici del fatto che la pioggia non si faceva piu’ sentire, ci siamo diretti verso la rinnovata parte di citta’, che prende il nome di Waterfront.

Qui da vedere (oltre ai mega alberghi, molto costosi, tipo il Marriot),

c’era un acquario vari moli, dai quali si vedeva un panorama bellissimo e dall’altra parte del mare il nostro albergo a Winthrop!

Ma prima di arrivare a Waterfornt, una fermata d’obbligo sulle giostre con i cavallucci!

Era ora di un caffe’ ed allora ci siamo diretti verso uno Starbuck Coffee, non prima di aver sfidato la sorte, andando a toccare il centro di una fontana con zampilli che funzionavano a tempo (se si fossero attivati quando noi eravamo al centro della fontana, allora sarebbero stati guai “bagnati”).

Proprio fuori dal bar c’era la piccola Old State House, con un enorme grattacielo alle spalle!

E dato che il tempo reggeva, anche se faceva freddino, ci siamo diretti verso North End, ovvero Little Italy!

Qui viveva il mitico Paul Revere e qui si sono stabilite le successive ondati di immigrati, tra cui moltissimi italiani.

Paul Revere (Boston, 1º gennaio 1735 – 10 maggio 1818) è stato un incisore e patriota statunitense, che interpretò ed immortalò gli avvenimenti della guerra di indipendenza in una celebre incisione a stampa (esperto incisore di rame, realizzò molte caricature anti-britanniche).

Esponente – come molti altri personaggi della rivoluzione americana – della massoneria, aveva partecipato in gioventù alle guerre contro i nativi americani e i francesi che contendevano all’Inghilterra il possesso del territorio. Nel 1756 si era arruolato poco più che ventenne come secondo tenente di artiglieria e per diversi mesi fu assegnato a Fort Edward (New York).

Revere, acceso sostenitore della causa rivoluzionaria, partecipò con un ruolo di spicco all’associazione Sons of Liberty (Figli della libertà) che il 16 dicembre 1773, nell’impresa del Boston Tea Party, accese la miccia della rivolta.

Sposato con Sarah Orne, lavorò per quasi tutta la sua esistenza nella oreficeria del padre; molte sue stampe e incisioni in rame sono conservate tutt’oggi nei musei di Boston, Cleveland e New York. Un monumento equestre lo ricorda nella sua città natale, in corrispondenza del Freedom Trail, simbolico itinerario segnato da una linea rossa tracciato per ricordare il glorioso passato cittadino.

Una storica cavalcata notturna compiuta da Revere servì a rendere vano il tentativo degli inglesi di assaltare i depositi di armi e munizioni dei coloni insorti: il 18 aprile 1775, assieme ad un altro patriota, William Dawes, cavalcò fra le prime ore della sera fino alla mezzanotte inoltrata fra Charlestown e Lexington per avvertire i capi dei rivoltosi (Samuel Adams, Samuel Prescott e John Hancock) dell’imminente arrivo di soldati inglesi appena sbarcati a North Beach.

Revere riuscì a fatica nel suo intento; dopo aver raggiunto Lexington, a notte ormai fonda si rimise in marcia per proseguire nella sua impresa, ma fu catturato sulla strada per Concord; venne però rilasciato, privo tuttavia del suo fedele cavallo. Rientrato a Lexington, venne posto dai compagni definitivamente al sicuro a Burlington. Questo non gli impedì di tornare a recuperare dei documenti che aveva astutamente nascosto in un tronco d’albero al momento della cattura.

Quando il giorno dopo le giacche rosse guidate dal generale Thomas Gage risalirono i sentieri dell’interno l’effetto-sorpresa era svanito, così i patrioti poterono fronteggiarli a viso aperto. Non è dato sapere quale dei due fronti – il manipolo di rivoltosi composto da circa settanta coloni, da una parte, e le truppe inglesi dall’altra – abbia scatenato la battaglia di Lexington: di certo gli otto civili caduti nello scontro furono le prime vittime della guerra d’indipendenza americana. A Revere negli anni immediatamente successivi venne affidato il comando della guarnigione di Fort Williams destinata al controllo del porto di Boston.

La maggiorparte dei negozi e ristoranti era di chiara discendenza italiana.

C’erano processioni come nei nostri piccoli paesini,

e gadget di sapore molto italico!

Una pasticceria e’ citata da molte guide locali: Mike’s Pastry.

Come vedete sotto c’era una fila pazzesca per comprare i dolci, che pero’ a vederli (noi non li abbiamo mangiati) sembravano non troppo buoni.

Ma non avendoli assaggiati non posso dirlo con certezza.

Di sicuro se la qualita’ andava di pari passo con la quantita’ (grandezza delle paste), allora le paste erano decisamente ottime! 

Poi ci siamo fermata in un alimentari con prodotti esclusivamente italiani, ed abbiamo comprato mozzarella, olio di oliva, prosciutto, pane, biscotti del mulino bianco, caffe’ Lavazza e pasta De Cecco!

Abbiamo visto, da fuori, la casa di Paul Revere, e da dentro la Old North Church.

La chiesa non aveva nulla di eccezionale, se non una bella vetrata,

e dei curiosi sedili a palchetto.

Cioe’ tutta la chiesa aveva dei cubicles bassi, dove probabilmente le famiglie prendevano posto, durante le cerimonie.

Una curiosita’: in una piazza vicina alla chiesa si vedevano luccicare delle cose d’argento.

I romani avrebbero potuto pensare che potevano essere dei lucchetti degli innamorati (come a Ponte Milvio. Ma quando e’ che si decideranno di togliere questa fesseria??!!),

invece erano le piastrine distintive dei soldati morti in guerra per difendere la patria.

Che differenza, loro le piastrine dei soldati morti noi i lucchetti degli innamorati!

Infine abbiamo visitato la Saint Leonard Church, con un muro tappezzato con edera finta,

piena di signore italiane, che parlavano mezzo italiano e mezzo inglese, che celebrava messa in onore di Padre Pio, con tanto di processione!

Dopo aver visto il caffe’ dello sport,

la scritta Forza Italia,

i bambini hanno preso un buon gelato, finito per la maggiorparte sui loro vestiti!

La pioggia e’ tornata a farsi rivedere, ed allora abbiamo visto velocemente un altro ristorante famosissimo di Boston,

 

pagato il carissimo parcheggio e ci siamo ritirati a casa per cucinare la nostra frugale cena: pasta De Cecco con Olio e parmigiano + toast con mozzarella e pane italiano.

Caffe’ Lavazza fatto con la nostra macchina del caffe’ (che ci portiamo sempre in vacanza) + biscotti del Mulino Bianco, per finire una giornata fredda ma bella!