4 vecchi in america

JACK DANIEL’S DISTILLERY

Posted in Attivita' bambini, Escursioni-Viaggi, Fiere-Feste-Musei, Ristoranti e cucina, Usi e costumi, Varie by quattrovecchiinamerica on 3 dicembre 2011

JACK DANIEL’S DISTILLERY

Tempo addietro eravamo andati a vedere il festival mondiale del BBQ a Lynchburg (TN), ma non eravamo riusciti a visitare la fabbrica di whiskey della Jack Daniel (eravamo arrivati in fabbrica alle 4.00 PM e l’ultima visita iniziava proprio alle 4.ooPM. Naturalmente anche se ho insistito, dicendogli che ero italiano in visita al Tennesse non ci hanno fatto entrare!).

Allora in una bella Domenica di Maggio abbiamo ritentato l’avventura, partendo decisamente per tempo!

Le 50 miglia che ci separavano da Lynchburg, non sono da annoverare tra le miglia piu’ affascinanti degli States, ma ve le faccio rivivere con qualche foto in modo da darvi la sensazione di fare anche voi quel viaggio!

Lasciando HSV le case che si incontrano subito fuori la downtown sono di questo tipo,

e la strada e’ sempre ondulata, larga e semideserta (con polizia sempre nascosta ed in agguato se si sforano i limiti di velocita’)!

Come tutte le volte che abbiamo lasciato HSV, si arriva ad un certo punto e gli esercizi commerciali spariscono o meglio ci sono ma sono quasi sempre chiusi!

Segno di una crisi di nel commercio, che diventa evidente non appena si lascia un centro grande come HSV.

Non appena si arriva in un centro un po piu’ popolato ecco che spuntano i soliti mall ed i soliti ristoranti.

Uno di quelli che meno mi piace e’ Sonic!

Non solo si mangia male, ma si mangia anche in macchina!

Infatti si parcheggia la macchina, arrivano le cameriere con i pattini, si ordina e dopo pochi minuti ti portano da mangiare, IN MACCHINA!!!!

In teoria si puo’ scendere dalla macchina e mangiare proprio di fronte alla macchina, ma resta un luogo triste, dove si mangia tra due ali di macchine e decisamente male!

Ecco un improbabile ristorante messicano.

Dopo Fayetville, centro + popoloso incontrato, rieccoci nel verde del Tennesse, dove incontriamo case castello bellissime,

case diroccate,

e fienili distrutti, dalle caratteristiche forme a V rovesciata.

Quasi sempre si incontrano dei cimiteri lungo la strada, molto diversi dai nostri (che hanno mura di cinta alte e cancelli, quasi a far sentire la distanza tra vivi ).

Sinceramente, a parte il fatto che i cimiteri mettono sempre tristezza, questi sono meno tetri e cupi.

Ecco sotto due case tipiche del Tennesse (non molto diverse a dire il vero da quelle dell’Alabama)

e dopo 1 ora eccoci arrivati a Lynchburg.

Di solito quando andiamo in TN dobbiamo fare attenzione al fuso orario, dato che stranamente il TN ha due fusi orari!

L’Eastern Tennessee e’ nell’ Eastern Time Zone, mentre il Western Tennessee nel Central Time Zone, quello di HSV!

Quindi se si va a Chattanooga bisogna spostare di 1 ora avanti l’orologio, mentre se si va a Nashville no!

Come se si andasse nel Lazio ed a Roma fossero le 9.00 AM, mentre a Rieti le 10.00 AM!!

Comunque alle 11.00 AM eravamo di fronte alla fabbrica del Jack Daniel, posizionata in questo fresco, acquoso e rigoglioso boschetto.

Qualcuno di voi pensera’ perche’ uno deve andare a vedere una fabbrica di whiskey?

Prima di tutto perche’ vedere una fabbrica e’ sempre interessante, ma sopratutto perche’ in USA questa fabbrica e’ un vero mito, e gli americani fanno veri e propri pellegrinaggi in questa landa verde desolata del Tennessee.

Allora siamo subito entrati nel visitor center,

abbiamo prenotato il nostro tour (gratuito) ed abbiamo aspettato il nostro turno.

Mentre aspettavamo  (Sara si e’ scatenata nel cortile) abbiamo incontrato una famiglia di italiani che conoscevamo  perche’ vivevano ad HSV come noi (come e’ piccolo il mondo!).

Arrivato il nostro turno, un gigante in tuta jeans e bastone ci ha accolto nella fabbrica ed ha iniziato a spiegarci le varie fasi di lavorazione del whiskey.

Prendo spunto da quanto scritto da Angelo MATEUCCI a questo link http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=1087 per spiegarvi le varie fasi di lavorazione del whiskey e la vera ragione per cui il Jack Daniel e’ cosi’ famoso.

Nato nel 1850 a Lynchburg (Jack Daniel), un paesino del profondo Tennessee, ultimo di tredici figli fu cresciuto dal vicino pastore luterano e distillatore Dan Call che, oltre impartire al giovane Jack un’istruzione religiosa, gli fu maestro anche nell’arte della distillazione, evidentemente con grande profitto. Nel 1866 Jack decise di fondare la propria distilleria scegliendo la località fuori paese definita Hollow, a fondo valle, presso una caverna dalla quale sgorga una sorgente di acqua povera di minerali e soprattutto non ferruginosa, alla costante temperatura di 13°.

(dietro la statua di Jack,

 c’e’ la sorgente di acqua fresca e priva di impurita’)

Utilizzando i migliori cereali disponibili, il ricco mais, l’eccellente segale ed una buona percentuale di orzo maltato uniti a lieviti selezionati e all’acqua sopraccitata, creò una giusta “birra” pronta per la distillazione.

Come altri distillatori trattenne nel fondo del tino di fermentazione una parte della birra ancora ricca di lieviti vivi per aggiungervi il nuovo mosto di cereali e riprendere così la fermentazione.

Il sistema è definito “sour mash”. Non ancora soddisfatto il giovane Jack mise in pratica un sistema che è tuttora una differenza essenziale tra il Tennessee whiskey ed i bourbon prodotti nel vicino stato del Kentucky o altrove.

Il sour mash e’ posizionato in questi enormi contenitori in legno,

e la guida ad un certo la guida ha alzato di 3 cm il coperchio del barile, e si vede cio’ che vedete sotto.

Ma non potete sentire cio’ che noi abbiamo sentito!

Descrivere un odore e’ difficile, sopratutto per chi non e’ scrittore.

Ma ci provo lo stesso: l’odore che abbiamo sentito era un misto tra malto e whiskey primitivo, acuto, caldo e penetrante come pochi odori sentiti.

Di sicuro non si poteva respirare per + di 5 secondi, perche’ troppo forte e potente.

L’unica ebrezza alcolica che abbiamo potuto provare in una contea dry!

Il distillato appena uscito dal distillatore è filtrato attraverso carbone di duro acero raccolto nelle colline sovrastanti.

Questa operazione rende l’alcol particolarmente morbido e già privo di spigolature prima ancora dell’invecchiamento in barili nuovi di rovere americana.

Queste botti vengono messe a “riposare” per svariato tempo in mega edifici, nel quale sono presenti migliai di botti di Whiskey!

Dato che il processo di distillazione e’ la peculiarita’ del Jack Daniel vediamo di spigarlo meglio.

Durante la visita ci hanno fatto vedere queste cataste di legno, che inizialmente erano un mistero.

Poi ascoltando il gigante buono che ci guidava nella visita (con il suo accento spiccatamente del Tennessee) ho capito che le cataste venivano bruciate,

per ottenere il charcoal (carbone).

Con questo carbone si costruiscono degli enormi filtri, attraverso i quali casca il distillato.

Il distillato passa attraverso il carbone e viene raccolto un piano piu’ sotto, filtrato dalle sue durezze.

E questa operazione di filtraggio conferisce al whiskey un sapore piu’ morbido e differente dal bourbon.

Io che non bevo whiskey da + di 25 anni (data della mia prima ed ultima ubricatura, guarda caso di whiskey) non posso dirvi se e’ vero o meno e men che meno potevo provare il whiskey di cui stavamo la produzione, in quanto la contea dove eravamo era una contea DRY (non si poteva bere alcool).

Inizialmente commercializzato in recipienti di ceramica con tappo in sughero, Mr. Jack Daniel introdusse alcune bottiglie speciali in vetro con diciture smaltate in rilievo.

Nel 1895 passò alla produzione della bottiglia squadrata giunta ai nostri giorni. La distilleria fu ereditata dal nipote del fondatore Lem Motlow che con i figli la mantenne fino al secondo dopoguerra.Nel 1950 fu ceduta al Gruppo Brown-Forman.

Dai pochi ettolitri iniziali oggi si producono annualmente 72.000.000 litri di Jack Daniel’s con naturali cambiamenti per poter produrre tali quantità.

Il mais che conta per circa l’80% della miscela di cereali giunge dall’Indiana, Illinois e Kentucky, l’8% di segale è coltivata in Minnesota e nel Dakota ed il 12% di orzo (maltato) arriva dal Wisconsin.

L’acqua di una sola sorgente non è più sufficiente e viene prelevata da altre fonti provenienti dalla medesima falda, con le stesse caratteristiche.

I lieviti sono anch’essi selezionati e prodotti dalla proprietà stessa.

L’alambicco originale è stato sostituito da una serie di distillatori a colonna che producono il distillato alla gradazione alcolica non superiore ai 70°, mantenendo così molte caratteristiche ed aromi primari.

Perfette azioni di marketing hanno certamente permesso tale sviluppo del prodotto che è da considerarsi una vera e propria leggenda.

Da generazioni è legato ai consumi dei giovani amanti della musica in generale e del rock in particolare, dello stile di vita americano.

Molti giovani rimangono fedeli a Jack Daniel’s anche negli anni di maturità considerandolo un mito.

Alcuni si fanno tatuare la mitica bottiglia sul proprio corpo!

Le azioni di marketing sono importanti ma non vi è dubbio che il grande successo di Jack Daniel’s è soprattutto dovuto alle qualità intrinseche del prodotto, all’aroma ricco e fresco, al gusto morbido e dolce ed alla persistenza finale ricca, armoniosa, giustamente tannica.

Alla fine del tour siamo passati, come sovente accade in USA, in una sala dove c’erano souvenir da vendere al customer da spennare, dove si poteva ritirare la classica foto di rito fatta durante il tour e dove si beve LIMONATA gratis, dato che il whiskey non si puo’ bere!!

Il colmo per una fabbrica di Whiskey!!

Qui sotto Paolo che si gusta la sua limonata!

Ecco il commento di un americano, sulla sua gita alla Jack Daniel:

The sour mash vats (enormous copper pots loaded with of gallons of bubbling malt) were next on the tour, and smelled delicious. They didn’t, however, smell like whiskey. When we entered the mellowing chambers, where 140-proof whiskey is filtered through tanks of ground charcoal, our tour guide gave us a generous whiff of fresh-out-the-still Jack Daniel’s in compensation. No flash photography was allowed in the room for fear of setting off an explosion. From there we moved onto the barrel warehouse, where seven stories of charred oak barrels were shepherding whiskey through the aging process. Our last stop was the showroom and assembly line, which is the greatest conglomeration of moving parts I’ve ever seen. Well, greatest whiskey-related conglomeration, at least.

Finita la gita, abbiamo approfittato e siamo andati nel vicino centro di Lynchburg, che avevamo gia’ visto, ma essendo bellino (parametro USA) siamo riandati a vederlo.

Come ogni buon piccolo centro americano, in bella mostra la prigione della Contea!

Era ora di pranzo ed invece di andare nelle solite, omologate ed a volte ripetitive catene di ristoranti americani (che pero’ come piu’ volte detto hanno anche dei vantaggi), siamo andati in un ristorante unico, nella piazzetta del paese.

Ecco cosa offriva quel giorno, a 6 $ (meno di 5 Euro!!).

L’interno del ristorante era a dir poco originale,

con oggetti vecchi e fotografie appese al muro, senza tanto senso (notare le giunzioni artigianali dei fili elettrici che correvano lungo i muri!)

In un lato del ristorante John Wayne la faceva da padrone.

Le tovaglie di plastica a quadretti bianche e rosse ricordavano le veccchie trattorie italiane.

Ecco le nostre ordinazioni, criptate nel linguaggio dei camerieri!

Fonadmentalmente abbiamo ordinato dei panini al BBQ e degli hot dog, con vari sides.

Anche questo ristorante non rimarra’ negli annali dei ristoranti da visitare, ma non si mangiava cosi’ male (parametro naturalmente americano!).

Di simpatico questo cartello, che si trovava nel bagno!!

Ecco Sara appena usciti dal ristorante.

Prima di lasciare il paesello, abbiamo fatto un’altra passeggiata nello store del Jack Daniel’s, che vende le cose piu’ strane, targate Jack Daniel’s.

La botte da arredamento, dove si siedeva Paolo nella foto sopra, costava solo 174$ (a me non sembra molto).

Belle anche queste palle da biliardo ed il relativo tavolo, griffato JD.

Ancora piu’ carine queste palle di natale.

Ed infine due miti americani: la chitarra elettrica formato gigante,

ed una moto bellissima.

E dato che Lynchburg e’ una meta per gli “ipermotorizzati”, ecco dei riders in gita alla JD.

Nella piazzetta c’erano piu’ moto che macchine!

E dato che la giornata non aveva avuto nessuna divagazione per i bambini, e’ stato quasi obbligatorio fermarsi lungo la strada, a Fayetville, in questo parco giochi pubblico.

Ogni volta che entriamo in questi parchi, il paragone con i parchi italiani mi viene spontaneo!

Il parco era lindo, intonso e pulito! E per di piu’ dotato di tutte le attenzioni antinfortunistiche per i  bambini.

Che cosa di piu’ potrebbe volere un genitore per i proprio figli!

Il buon Veltroni, diero casa mia a Roma, qualche anno fa ha inaugurato un parco per bambini.

A parte che anche quando era nuovo aveva SOLO 3 altalene, 2 scivoli ed una sandbox (in un parco grande almeno 1Km quadrato!), ma a distanza di meno di due anni, il parco era gia’ notevolmente rovinato, a causa della poca manutenzione e della maleducazione della gente che lo frequenta.

Ma la cosa sconvolgente era che gia’ al momento dell’inaugurazione l’antinfortunistica del parco giochi era a livello del terzo mondo!!

Solo io avro’ tolto non so quanti pezzi di vetro, nel verde attorno i giochi.

Pietre grandi ed aguzze tutto attorno alle attrazioni, nessun segno di pavimentazione antinfortunistica………………………………….

Ed era nuovo!!!!!!!!

Ma torniamo ai parchi per bambini americani, che e’ meglio.

Qui in Usa anche il piu’ microscopico paesino (tipi Fayetville) ha il suo parco giochi a norma, ben tenuto con tutto cio’ che i bimbi potrebbero volere per divertirisi!

Probabilmente mancano solo i bambini, visto che spesso sono semivuoti!

Dal cartello noterete che qui non hanno problemi di vandalismo nei parchi, ma di armi!

E ciliegina sulla torta, accanto al parco una serie di campi da baseball e football!

E per finire la giornata di gita fuori porta, proprio all’entrata di HSV i bambini (ed io!) sono voluti entrare in uno dei loro negozi di leccornie preferito.

Krispy Kreme e’ il nostro spacciatore preferito di doughnuts!

Il perche’ lo vedete sotto!

Eccoli di fronte all’ardua scelta!

E dopo il Whiskey, la limonata, il BBQ, il parco giochi, finalmente una bella bomba fritta ricoperta di cioccolato and co!!!!