4 vecchi in america

NFL FLAG FOOTBALL: UNA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA!!

Posted in Attivita' bambini, Sport, Usi e costumi by quattrovecchiinamerica on 13 febbraio 2012

NFL FLAG FOOTBALL: UNA MERAVIGLIOSA ESPERIENZA!!

Come avete letto in precedenti posts, il football mi ha preso molto e dopo averlo visto in TV e poi dal vivo, non mi restava che praticarlo!

Il mio peso esagerato e la mia veetusta eta’ non mi permetteva di praticarlo da giocatore attivo, ma la chance di “vivere” l’atmosfera agonistica del football e’ arrivata a Maggio 2011.

Con Paolo avevamo partecipato a molti sport di squadra organizzati, tipo tennis, calcio, basket ed altri.

Io nei prmi sport di squadra di Paolo facevo il papa’ a bordo campo.

Poi con il passare del tempo e con l’aumentata confidenza con la lingua inglese sono passato ad aiuto coach, poi a vice coach e finalmente e’ venuta l’ora di fare il coach dell’NFL football flag!!

Quando  me lo hanno proposto, ho tentennato un pochettino, dato che qui in USA il football e’ una religione ed io non ero il “prete” piu’ adatto per predicare il verbo!

Ma mi sono detto che non sarebbe mai piu’capitata una occasione del genere ed ho dato la mia adesione!

Per diventare coach ho dovuto studiare 3 dvd pieni di regole, procedure e comportamenti della lega NFL flag football. E naturalmente ho dovuto superare un esame scritto ed orale sulla materia!

La cosa che piu’ mi ha colpito e’ stata la sezione moralita’.

Infatti li si davano i dettami di comportamento morale che il coach doveva impartire alla squadra, ai genitori ed a se stesso.

Alla squadra si dovevano insegnare naturalmente le regole, ma sopratutto il comportamento sportivo da tenere prima, durante e dopo la partita.

Come e’ normale in uno sport i bambini (che avevano 6-7 anni) dovevano capire che l’importante era dare il massimo, sforzarsi per capire ed applicare le  regole, ma alla fine della partita tutti si dovevano stringere la mano, sorridere e scordarsi il risultato: un terzo tempo tipo il rugby!

I genitori non dovevano pensare troppo al risultato e non dovevano interferire nelle scelte del coach.

La cosa piu’ strana pero’ erano le regole di condotta del coach.

Infatti il coach non doveva essere troppo affettuoso con i giocatori, doveva evitare di abbracciarli dopo i touch downs e se si facevano male nelle parti intime, doveva evitare di vedere cosa fosse successo, da quelle parti!!

Le solite esagerazioni americane.

Io ho fatto cio’ che mi sembrava piu’ naturale e se i miei giocatori facevano bene, non vedo perche’ non avrei dovuto gioire con loro, magari abbracciandoli!

In fondo il coach in quei momenti assume un pochettino il ruolo di genitore guida.

L’unica bambina che allenavo, un giorno mi ha portato un bellissimo disegno, con sotto scritto che mi voleva bene (lo ho conservato!).

Non potevo non abbracciarla (di fronte ad i genitori naturalmente) quando mi ha consegnato il disegno!

La nostra squadra, che avevo chiamato New Orleans Saints (in onore del Superbowl vinto dai Saints due anni fa), si allenava due volte a settimana, nel nostro campo all’interno dell’Arsenale.

Eccomi sotto in tenuta da coach (fischietto e lavagnetta inclusa) mentro metto la flag, al mitico Isaiah (bambino con le ali ai piedi, e che ci ha fatto vincere tante partite).

Il primo giorno di allenamenti, i genitori dei figli americani hanno storto un pochettino il naso, vedendo uno straniero che allenava i loro figli, ma con il tempo mi sono guadagnato la loro fiducia (comunque allenare dei bambini piccoli che parlano una lingua diversa dalla tua non e’ affatto facile. Ne per loro che devono capirti ne per te che devi capire il loro slang e quello dei genitori!) ed i ragazzi si sono affezionati a me.

Di solito durante gli allenamenti facevamo un po di riscaldamento, poi una seduta di regole ed applicazioni pratiche, infine simulazioni di schemi e partite. Ed a conclusione di tutto l’allenamento un gioco finale, che cambiava ogni allenamento (questo era il momento preferito dei bambini).

Ecco Paolo che si consultava con il suo amico, prima di eseguire uno schema di gioco.

Qui si consultano dopo averlo eseguito!

Qualche volta ho portato anche Sara a vedere gli allenamenti, dato che c’erano sempre molte sorelline che guardavano i loro fratelli in action!

 

Una delle prime partite ci siamo trovati sul campo, e con mia immensa sorpresa ho trovato ad allenare la squadra avversaria (i Dallas Cowboys) i miei vicini di casa, ed un giocatore avversario era loro figlio Dillan (che giocava sempre con Paolo nella piscina del nostro residence). Ma la cosa ancora piu’ incredibile era che il coach non era il marito, ma la moglie (lei era la signora con la maglia arancione e lui quello con la maglia nera)!!

Ecco alcuni scatti di quella partita con i Dallas Cowboys.

Per sfortuna dei Dallas, i Saints erano veramente forti ed al secondo quarto eravamo gia’ 16 a zero, per noi!

Per fare il coach, non vi nego che ho dovuto studiare molto (ma proprio tanto) le regole dell’NFL Flag Football, e per capirle mi ci e’ voluto abbastanza, dato che sono abbastanza diverse da quelle del football agonistico.

Mi sono anche comprato on line un libro che si chiamava “coach footbal flag”, che spiegava tutto ma veramente tutto. Era il classico libro americano di sport di squadra, dove veniva spiegato cosa si doveva fare dal primo momento che si diventava coach, fino alla premiazione finale (schemi e tattiche comprese)!

Ma la cosa interessante e’ che in questo sport, il contatto fisico e’ ridotto al minimo (a differenza dei professionisti, dove e’ spinto ai massimi livelli).

Infatti nel Flag football l’unico modo di togliere il possesso palla all’avversario e’ quella di rubargli una delle due bandierine ai lati del giocatore (o intercettare un lancio, che pero’ a 6-7 anni e’ veramente difficile da realizzare).

Il contatto fisico si cercadi evitarlo, anzi se c’e’ qualche giocatore che lo cerca, viene punito!

Di certo ci si puo’ fare male, ma molto meno di una partita di calcio!

Ad i bambini, durante le partite, facevo cambiare i ruoli, in modo che alla fine della partita ognuno avesse fatto il proprio ruolo almeno 2 o 3 volte.

Qui sotto Paolo che stava facendo lo snap (passava la palla al quarteback),

qui chiamava la palla dal center,

qui riceveva la palla,

qui si apprestava a fare un handoff alla freccia nera dei Saints ,

qui si apprestava a correre da running back (dopo aver ricevuto un handoff del quarteback).

In questa occasione ha fatto anche touch down, e mi sono emozionato non poco!

Questa azione sotto e’ stata bellissima infatti invece di fare il solito handoff al running back, i ragazzi hanno fatto una fake di handoff (finta di passare la palla al running back) ed invece di dare la palla ad Isaiah, la hanno data a Brandy, che veniva a razzo dalla parte opposta del campo!

L’azione e’ riuscita perfettamente, infatti eccolo lanciato inesorabilmente a meta!

Qui sotto eccomi dietro la mia squadra e dare ordini e schemi per la vittoria!

Non ci crederte, ma i miei Saints hanno vinto 11 partite su 12.

Miglior attacco e migliore difesa del torneo!

Niente male per un coach emigrante!

Ma nessuna classifica e’ stata stilata alla fine del campionato: tutti bravi dalla squadra piu’ forte (noi!) a quella piu’ scarsa i Dallas!

Ecco i meravigliosi ragazzi dei New Orleans Saints.

All fine del torneo ho organizzato la premiazione in una ottima pizzeria di HSV (the famous Joe’s pizzeria) ed ho consegnato ai bambini il diploma, la medaglia (pagate con l’iscrizione al torneo. Con 50 $ a bambino si apgava tutto: campi, arbitri, divise, medaglie e pergamene).

Con 5 $ in piu’ i genitori  hanno finanziato il trofeo, consegnato ad ogni bambino, ed io ho regalato a tutti i bambini una foto della squadra!

Insomma proprio una bella esperienza, senza violenza, senza genitori isterici, senza bambini capricciosi e violenti, senza l’ossessione di vincere ad ogni costo.

Semplice e divertente, come dovrebbe essere lo sport per i nostri piccoli campioni!

Concludo dicendo che potrebbe essere un ottimo sport da far praticare ai bambini piccoli italiani a scuola, in alternativa al calcio.