4 vecchi in america

L’ENTRATA E L’USCITA DA SCUOLA AD HUNTSVILLE

Pubblicato in Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 7 Novembre 2009

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L’ENTRATA E L’USCITA DA SCUOLA AD HUNTSVILLE 

 

La modalita’ di entrata e di uscita della scuola della citta’ dei razzi (Huntsville), mi ha colpito e quindi ve la racconto!!

Voi direte che c’e’ da raccontare: si entra e si esce!!

Non e’  proprio cosi’ semplice.

Io ricordo il caos, la confusione, le macchine parcheggiate in doppia e tripla fila di fronte le scuole a Roma.

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A proposito di parcheggi impossibili:

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Ritorniamo alle uscite/entrate dalle scuole ed ecco che riecheggiano nella mia mente i clacson che strombazzano tipo trombe da stadio, i vigili inesistenti ed i ragazzi che sfrecciano in ogni dove, come fosse scoppiata la terza guerra mondiale!!!

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Smog e motorini rombanti, attaccati ad ogni cosa esistente di verticale con catene e lucchettoni, conludono i miei oramai lontani ricordi scolastici.

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Devo dire che con il passare del tempo le cose forse sono peggiorate. Vicino casa mia a Roma, passare di fronte alle scuole nell’orario di entrata e di uscita equivale a dire perdere minuti preziosi, innervosirsi per gli ingorghi che si formano a causa dei genitori, che vogliono lasciare il bimbo per forza di fronte al portone di ingresso della scuola, noncuranti di essere in tripla fila e di invadere l’opposta carreggiata!!!!!

Ci sono poi momenti di assoluta follia come questi: 

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Per non parlare del traffico che si incontra per andare a scuola.

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(Classico esempio di icrocio a croce uncinata!!!  Tra i piu’ micidiali ed inestricabili!!Solo chi lo ha provato puo’ capire che significa essere li dentro, sapendo bene che non ne uscirai a meno di un miracolo!!!)

Io per andare da casa mia alla mia scuola di Roma (non piu’ di 2-3 Km) ci mettevo almeno 30 minuti se non 45 in caso di pioggia (qualcuno mi spieghi come mai quando a Roma piove il traffico aumenta a dismisura. Capisco che qualcuno in piu’ possa decidere di usare la macchina, ma tragitti di 30 minuti diventano magicamente di 50 minuti !!!! Why!!!).

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Passiamo all cronaca da Huntsville.

Paolo va in una scuola che e’ distante 6 Km da casa nostra. Noi usciamo alle 7.30 ed alle 7.45 lui e’ gia entrato in classe (io lo ho gia’ accompagnato in classe e sono uscito!!!).

Traffico zero!!!! Pensate che nei pressi del semaforo piu’ antipatico, presso il quale trovo 5 macchine davanti a me (!!!),  c’e’ una piccola deviazione che porta ad un negozio e poi sfocia oltre il semaforo. Io di solito prendo quella per evitare le 5 macchine davanti a me. Non ci crederete ma non ho visto mai nessuno fare questa piccola, inesistente scorrettezza. Tutti aspettano sulla strada principale il verde regolare!!!

Ma fino a qui niente di straordinario, una citta’ con poco traffico, come tante nel mondo.

La cosa pero’ straordinaria e’ come e’ organizzata la scuola per far entrare ed uscire i ragazzi. 

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Innanzi tutto il primo giorno di scuola bisogna decidere se il bambino e’ un walker, un car rider o un bus rider. Il walker va a scuola a piedi ed entra dal portone centrale, il car rider viene portato dai genitori in macchina e viene lasciato dove c’e’ il cartello blu sulla sinistra se fa le medie o dove c’e’ il cartello giallo sulla destra se fa le elementari, il bus rider (sia medie che elementari) viene lasciato dove c’e’ il cartello verde (dietro la scuola).

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(questa e’ l’uscita dei car rider delle elementari. Notare le macchine gia’ in fila alle 14.00, mentre i primi bimbi iniziano ad uscire alle 14.30. Si vede la pensilina dove i bambini vengono alloggiati all’uscita, in attesa di salire in macchina dei rispettivi genitori)

Ad ogni entrata c’e’ qualcuno che prende in consegna i bambini e li porta in classe. Questo sistema vale sia per l’entrata che per l’uscita.

Infatti all’uscita i bimbi vengono smistati (a seconda della loro tipologia) nelle 4 aree (due per i car rider, una per i bus rider ed un’altra per i walker). I bus rider salgono sul pulman e se ne vanno a casa (il pulman e’ gratuito!!) i car rider aspettano che una macchina li venga a prendere. E’ incredibile come tanti bambini siano ammassati ordinatamente sotto le tettoie, senza che nessuno gridi, scappi o meni ai compagni ………………… Pensate che sono centinaia di bimbi!!!

I walker escono dalla porta centrale e se ci sono i genitori ad aspettarli vanno con loro altrimenti vanno a casa a piedi. Questo e’ il caso dei bimbi che abitano nel quartiere o di chi come noi non vuole aspettare per 45 minuti in macchina.

Capito questo passiamo al piano traffico prima di Settembre.

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I genitori che andavano a prendere i bimbi delle elementari passavano per la strada a destra con la freccia rossa. Si incanalavano in fila alle 14.00 ed aspettavano di andare a prendere/ lasciare il loro bimbo dove c’e’ il cartello rettangolare giallo. Tutti ordinatamente in fila (e vi assicuro che era una fila di almeno 100 macchine!!) lungo la strada, senza impegnare gli incroci!!!

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(questa e’ la strada rossa, oggi alle 14.00. Nenache l’ombra di una macchina. Pensare che a Settembre la fila eradi quasi 800 metri oltre la curva in fondo!!)

Sfasati di 30 minuti i genitori dei ragazzi delle medie facevano la stessa cosa, ma passando dalla strada di sinistra indicata dalla la freccia blu. Ed andavano a prendere/lasciare i ragazzi dove c’e’ il cartello retangolare blu.

Su questa stessa strada passavano anche i bus, i quali depositavano i ragazzi dove c’e'  il cartello rettangolare verde.

Il fatto che queste due strade fossero bloccate per almeno 30 minuti al giorno, non e’ stato preso bene dagli abitanti del quartiere, che si sono lamentati con la scuola e con la polizia.

Lamento oggi, lamento domani, ecco che a Settembre e’ uscito il nuovo piano traffico!!!

Guardate attentamente la cartina, perche’ e’ una cosa tanto semplice, quanto inapplicabile in Italia!!!

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Tutti le macchine dei genitori (medie ed elementari) entrano dove c’e’ la scritta ENTER rossa, in alto a destra. Se sei delle medie devi seguire il percorso blu se sei delle elementari quello giallo. 

Ipotizziamo di essere una macchina delle medie. Seguiamo il percorso blu e ci fermiamo a scaricare/riprendere il bambino dove c’e’ il cartello blu rettangolare, a sinistra del disegno. Poi si prosegue e si incontra il cartello verde dei walker rider. Questo significa che ci sono almeno 10 pulamn in fila che NON SI POSSONO SUPERARE PER NESSUNA RAGIONE, PENA L’ARRESTO!!!! Quindi se trovate i pulman dovete aspettare fino a che non partono!!!!

Parentesi sui guidatori di busdriver: non si potranno superare, ma a volte si superano andando al sex show con il bus della scuola. Speriamo che non ci abbia portato i ragazzi!!!

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Facciamo ora finta di essere una macchina delle elementari. Seguo il percorso giallo ed ad un certo punto devo passare nell’altra corsia, incrociando il percorso blu!!! Chi ha la precedenza ?? (Forse chi viene da destra, ma qui non c’e’ questa regola!!!).

Passato questo punto infame si va a prendere il bambino dove c’e’ il cartello giallo rettangolare sulla destra e si esce da dove si e’ entrati.

Stesso percorso fanno i pulman che entrano tutti da dove c’e’ scritto enter ed escono dove c’e’ scritto exit.

Con buona pacedi tutto il quartiere, che si sviluppa davanti alla scuola (per capirci dove escono i walkers!!!

Potenza dei neighboor!!!!!

Una organizzazione cosi’ (secondo me logisticamente pessima, dato che il traffico e’ tutto dirottato su una strada laterale molto piccola che e’ diventata trafficata, dato che ora passano tutti li’) non sarebbe possibile in Italia, sia perche’ ognuno tenderebbe a fare come vuole, sia perche’ ci vorrebbero ogni giorno molti vigili a presidiare i varchi, che devono essere creati per la circolazione forzata. Infatti dopo l’entrata e l’uscita della scuola la circolazione ritorna normale!!!!

Qui ogni giorno ci sono almeno 4 vigili che fanno questo lavoro, non ho mai sentito un clacson suonare e mai nessuno litigare per le precedenze. Tutti sanno che devono aspettare in santa pace. E lo fanno.

L’altra cosa bellissima e’ che i walker possono andare a piedi, tanto le prime due strade sono chiuse al traffico, e le altre sono presidiate dalla polizia. I bambini che abitano nel quartiere possono tranquillamente andare a casa a piedi, tanto di macchine neanche l’ombra!!!

Le due foto di sotto sono la strada di fronte alla suola, bloccate con dei varchi manuali (semplici birilli rossi). Da notare che nessuno si permette di spostare i birilli rossi. Solo una volta ho visto una afroamericana (qui i neri si fanno chiamare cosi’) spostarli, ma mi sembrava ubriaca!!.

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Inoltre nelle prime due strade di fronte alla scuola NON SI PUO” PARCHEGGIARE!!! O meglio possono parcheggiare solo i residenti, che pero’ non ne hanno bisogno dato che hanno due garage per casa!!!

Quindi quelli come noi che non vogliono aspettare per 30-40 minuti in macchina, arrivano 5 minuti prima della 14.10, parcheggiano a tre strade di distanza e vanno a piedi a prendere i bambini alle 14,15 (i walker escono 15 minuti prima dei bus e car rider!!!)

Oppure arrivano alle 14.00, quando ancora la polizia non ha chiuso i varchi, parcheggia fronte alla scuola e se ne va alle 14.15 in punto, mentre gli altri stanno ancora in fila e per molto!!!

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(nel pick up nero in fondo alla strada c’e’ la mia amica polizziotta, con la quale ogni giorno scambiamo 4 chiacchiere amichevoli. Tanto lei non e’ molto impegnata, infatti il grosso delle macchine passano da tutt’altra  parte e lei deve solo fermare il traffico (una macchina ogni mezz’ora) quando vede i walker che attraversano la strada!!!)

Questa e’ il portone di ingresso principale all’uscita. Praticamente non c’e’ nessuno. Sono tutti sparsi nelle aree di ritrovo e non si vede quasi nessuno!!!

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Questo e’ Paolo che esce felice da scuola. Gli unici bambini che incontra all’uscita sono i suoi amichetti walker. Non piu’ di 5 0 6!!!

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Tutto sembra un orologio svizzero, la scuola sembra un plastico e sembra di vivere nel set del film The Truman Show (Jim Carrey). Dove ogni giorno e’ finto e simile all’altro, tutto ordinato e tutti sorridono, non si sa perche’!!!!!

Pro’ vi assicuro che accompagnare il bambino a scuola e’ veramente un piacere!! Passeggiare senza nessuna macchina, senza sentire clacson, senza incavolarsi per il parcheggio e’ unico. Sembra veramente un film, ma e’ tutto vero.

Capisco che nelle grandi citta’ italiane questo non e’ possibile, forse solo nei piccoli si puo’ fare qualche cosa di simile. Ecco l’isola felice di Spoleto, per l’esattezza l’uscita dalla scuola alberghiera. Tutto pulito ed ordinato, quasi come in USA!!!

Non voglio parlare tanto dei miei ricordi, ma una cosa la devo dire: i miei 7 anni a Spoleto sono stati meravigliosi, sia per gli amici che ho incontrato, sia per l’esperienza lavorativa , sia per l’arte, non ultimo ilmeraviglioso cibo ruspante e saporito. Merita una citazione la torta di Catia: il pingui’, da provare!! Ci ho lasciato una parte di cuore. Non avrei dubbi a scegliere di viviere a Spoleto o Roma: Spoleto senza pensarci per nulla!!!

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Comunque anche nelle grandi citta’ non sarebbe difficile avvicinarsi al modello di scuola americano.

Basterebbe un po di buona volonta’ da parte di chi comanda e qualche sacrificio di noi utenti.

Ma in Italia sembra che lo sport nazionale sia quello di dire sempre no a tutto, ma di contro pretendere sempre tutto, senza fare nessun sacrificio!!!

Dopo la scuola ci siamo andati a mangiare una pizza in una nuova pizzeria: Mellow Mushroom.

Il locale ha aperto da poco e vicinissimo a Tony’s Little Italy, quasi una sfida alla pizza italiana!!!

L’arredamento e’ carino ed un po spaziale. 

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Tavoli larghi e solidi, cosi’ come le sedie. I tavoli, dato che in america non usano le tovaglie, erano puliti e non appicicosi come la maggiorparte dei ristoranti senza tovaglie!!! 

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A parte l’arredamento ed i camerieri (gentili ed educati, come quasi sempre in USA) ecco sotto la pizza.

Per fare un paragone con Tony’s Little Italy, ho ordinato una pizza margherita, senza salsa di pomodoro, con pomodoro fresco a pezzettini e senza olio all’aglio. E’ strano ma qui se non dici nulla, quest’olio te lo propinano sempre sulla margherita, come se fosse una prelibatezza. Non e’ che sia cattivo, ma il gusto della pizza lo rovina .

L’impasto era buono (tipo quello di Tony’s) la mozzarella era un po piu’ scarsa. Secondo me sapeva troppo di formaggio!

Il gusto era passabile, ma l’impasto era un po troppo gommoso ed olioso.

Giudizio: pizza decente, alla pari di Tony’s. Nettamente migliore dei soliti Papa’s John, Domino’s ………………………

Prezzo di una pizza gigante 14 $e ci si mangia in due tranquillamente.

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 Finiamo con una vignetta sulla scuola: se avete ancora ricordi di matematica elementare la potrete capire, altrimenti riaprite i libri sui limiti!!!!

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LA PRIMA MEDAGLIA DI PAOLO

Pubblicato in Attivita' bambini da quattrovecchiinamerica il 5 Novembre 2009

 

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LA PRIMA MEDAGLIA DI PAOLO

 

Eccomi, come tutti i papa’ orgogliosi del figlio quando fa qualche cosa che agli occhi degli altri e’ normale (e che solo ai genitori sembra eccezionale!!!), a farvi vedere le foto di Paolo che prende la sua prima medaglia per una competizione!!

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A dire la verita’ lui ha giocato circa 2/3 del torneo, perche’ le rimanenti partite le ha saltate per vacanza o febbre!! Pero’ la medaglia la ha meritata lo stesso.

Devo dire che tra i vari sport che ha fatto qui, il calcio sembra essere quello che si adatta piu’ a lui. Si corre tutti insieme dietro la palla. E tanto basta per farlo divertire!!! Deve ancora capire che si gioca per vincere, ma un passo alla volta lo capira’. Per ora le partite viste fino ad ora erano un’accozzaglia di bambini che seguivano il pallone. Solo qualcuno distingueva la porta giusta dove realizzare il gol. Molti, tra cui Paolo, durante la partita giocavano tra di loro, con somma gioia del coach.

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(Ecco i Tornado, soprannome della squadra di Paolo, in posa alla fine della partita)

Comunque una buona esperienza per i bambini. Hanno iniziato a capire come si dovrebbe giocare in una squadra e che si puo’ giocare insieme per uno stesso obiettivo, il gol!!

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Alla fine della partita Paolo amava andare a ghiande, sotto questo mega albero accanto al campo!!

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La premiazione e’ avvenuta a Pizza Hut, nota catena di pizzerie americane. Di pizza hut ho gia’ parlato e male. Ma questa volta la pizza non era proprio orribile!!! 

La cameriera (raro esempio di cameriera non giovanissima) era vestita a tema: da strega di Halloween. Anche se non si vestiva faceva la sua bella figura!!!

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Alla cerimonia hanno partecipato i siblings (fratelli/sorelle dei piccoli giocatori). 

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Un cenno particolare al gusto della pizza. La margherita era passabile, le altre proprio no, tranne la solita pepperoni pizza, che qui in USA e’ veramente buona!!!  Non si tratta di pizza con i peperoni, ma di pizza con salame piccante.

Io che non avevo gli occhiali (mi ostino a credere che non mi servono!!) ho scelto questa pizza.

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Pensavo che fosse una pizza con salame piccante e patate.

Niente di piu’ sbagliato: era pizza con ananas!!!! Notate anche la salsaccia di pomodoro, verso la crosta. Di solito e’ una salsa di pomodoro molto marinata, che e’ cattiva moltissimo!!!

Ecco che mi accingo a sfidare il gusto osceno dell’ananas con prosciutto (americano!!). La sfida “man versus food” e’ stata vinta dal food. Non sono riuscito a mangiare piu’ di un morso!!!!

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Dopo la pizza sono arivati  i cup cake,  preparati dalle mamme americane.

Il colore verde non invitava molto all’assaggio.

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A Paolo e’ piaciuta molto la palla di plastica sopra il cup cake!

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Anche Sara, che di solito prova tutto, era molto dubbiosa se mangiare o meno. Non ha mangiato il cup cake!!!! 

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Dopo il pranzo (appuntamento ore 11.00 !!!) i bimbi si sono scatenati in una danza tribale intorno al tavolo. Che e’ durata 20 minuti!!!

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Durante la danza si dava il cinque ai genitori. 

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Il ragazzo con la maglia arancione a maniche corte, era il coach. Di lui i bambini si ricorderanno  per sempre a causa del suo mitico gioco “hit the coach”.

Era il gioco che si faceva a fine allenamento. Tutti i bimbi con la loro palla dovevano cercare di colpire il coach per 5 volte consecutive!!!

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Finiamo con la passione di Sara per gli animali, per fortuna non miei!!! 

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HALLOWEEN AGAIN!!!!

Pubblicato in Fiere-Feste-Musei, Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 3 Novembre 2009

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HALLOWEEN AGAIN!!!!

 

Dopo un periodo di tempo brutto e “burrasca sanitaria” ecco che con il sole tutto riprende a sorridere!!

Infatti il week end e’ stato pieno di eventi (per i bambini!!).

Il pranzo del Sabato lo abbiamo fatto con i ragazzi della scuola calcio di Paolo (seguira’ servizio fotografico), il pomeriggio e la sera siamo andati a casa di Adele a festeggiare Halloween, come l’anno scorso. La Domenica al museo dei razzi!!

Quando tanto e quando niente!!!

Ecco sotto i padroni di casa, che posano di fronte ad un mamozzo di Halloween, da loro preparato. 

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Prima di partire per la missione, i bambini si sono vestiti. Paolo da uomo ragno, Sara (nascosta dietro Paolo)  da zucca. 

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Le foto sono di pessima qualita’, perche’ Paolo a pranzo con gli amici del soccer aveva preso la macchina fotografica ed aveva messo un dito unto di pizza sull’obiettivo!!!

Io non lo avevo notato ed il risultato sono le foto pessime che vedete. Il fotoritocco un po’ le ha migliorate, ma non troppo.

Arrivati a casa di Adele i bambini formano un gruppo assetato non di sangue, ma di cioccolatini. I primi a bussare alle porte sono sempre stati questi due bellimbusti (G Force and Spider Man)!!

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Dato che i bimbi erano tutti grandicelli (ed italiani) Sara si trovava sempre ad arrivare ultima alle case. Allora Stefania e Domenico la hanno trasportata di casa in casa, in modo da stare sempre in gruppo!! Notare come Sara serra nella sua mano la busta in cui ci sono i suoi cioccolatini!!

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Questo e’ un tipico garage americano. E’ veramente il mio sogno!! Tutto ordinato, scaffalature di legno in ogni dove, sedie e tavoli per giocare a carte, TV per vedere le partite mentre si fanno lavori da “uomini”, portabiciclette ………………

Esattamente l’opposto del mio garage, che sembre un magazzino nel quale sono stoccati ogni tipo di oggetti, senza la minima organizzazione!!!!  

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Qui Paolo che va a prendersi dei cioccolatini, davanti ad un altro garage, sempre ben organizzato!! Che invidia!!!

Voi direte ma che ci vuole!!! Ci vuole tempo e dovrei mettere a posto centinaia di scatoloni, comprare scaffalature …..

Ma il fatto che fra 1 anno e mezzo devo tornare in Italia, mi ferma psicologicamente. Il lavoro di sistemare il garage lo avrei dovuto fare subito appena mi sono arrivati gli scatoloni del trasloco dall’Italia. Ma per motivi vari non lo ho fatto ed adesso mi merito il casino piu’ assoluto che regna nel mio garage.

A dire la verita’ sto cercando di organizzarlo meglio. Il mio obiettivo e’ farci entrare una macchina prima di Natale. Ma la vedo dura dura!!!! 

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Questo pupazzo e’ l’unica cosa che c’era anche l’anno scorso. Faccio una considerazione. Avendo fatto 2 Halloween consecutivi nella stessa subdivision, posso affermare con certezza che quest’anno Halloween e’ stato molto sotto tono. Nel senso che le decorazioni erano molte di meno, meno impegnative e le case che ospitavano i bimbi erano di meno.

Anche le famiglie che aspevano i bimbi fuori dalla casa erano solo due, mentre l’anno scorso erano di piu’ ed avevano oranizzato vari scherzetti carini.

Anche i gruppi di bambini erano piu’ numerosi l’anno scorso. Quest’anno abbiamo incontrato solo un altro gruppetto di bambini americani!!

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(I vote Obama)

La crisi?????????????? Forse chi l’anno scorso ha votato Obama si e’ pentito???

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Ecco i ragazzi che assaltano le case alla ricerca dei dolci.

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Tornati a casa i ragazzi fanno finta di mangiare, ma in  realta’ distruggono la casa di Adele!! Noi invece mangiamo di gusto parlando spesso del caso Marrazzo (sul quale non spendo una parola altrimenti mi arrestano. Ma una cosa voglio dirla. A parte gli schieramenti politici a cui uno appartiene, come e’ possibile che un politico vada a transessuali (i gusti sono gusti) sperando di farla franca!!!!! A quei livelli sei perseguitato dai fotografi e da chi ti vuole male. E tu che fai vai a trans con cadenza settiamanale!!! Il colmo e’ che si e’ ritirato ora in convento (di frati!!!!) a meditare!!! Non poteva pensarci prima!!! Comunque a noi elettori la spada per decapitare questi uomini inutili!!).

Ci svegliamo la Domenica, con l’ora legale. Quindi le 8.00 corrispondevano alle 7.00.

Subito i bimbi cercano il loro secchiello con la razzie della sera precedente.

Cercano anche le loro zucche, preparate dal sottoscritto il giorno prima.

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Questa e’ la zucca di Sara.  

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Questa invece quella di Paolo.

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Poi e’ il momento della conta dei dolci. Paolo si impegna a dividere i cioccolatini ed a contarli!!

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Sara invece si impegna a mangiarli!!

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Per finire il pomeriggio andiamo al negozio di Halloween nella piazzetta di Target. Ogni anno questi negozi aprono qualche giorno prima di Halloween e chiudono il giorno dopo.

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Naturalmente i prezzi sono del 50 % piu’ bassi, ma gli articoli sono proprio gli ultimi rimasti.  Poca scelta, pochi articoli, molte maschere e molti fondi di negozio!!!

Qui sotto Paolo con un megateschio parlante.

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Per chi ha sete, un gallone di sangue!!

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Io con la maschera di scream!! 

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Conludendo ci siamo divertiti. Ma il rammarico e’ non aver incontrato una streghetta come questa!!!!

Pero’ forse e’ stato meglio cosi’, avrebbe potuto trasformarmi in un rospo!!!

 

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CAMBIO SPORT!!

Pubblicato in Sport, Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 30 Ottobre 2009

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CAMBIO SPORT!!

 

Dato che a cambio marito non mi hanno accettato (e forse se avessi partecipato avrei rischiato di farmi cambiare veramente da Stefania, con un nuovo marito, piu’ “gestibile” di me!!) ho deciso di cambiare sport.

Anche perche’ si possono ammirare esemplari di donne americane (vedi cheerleaders sopra) che qui in Alabama non hanno ancora importato!!!

Naturalmente non lascio il calcio, che regolarmente vedo ogni Domenica (campionato normale, posticipi compresi), ogni Sabato (per gli anticipi), ogni Martedi’ e Mercoledi’ (per la Champions League) e dulcis in fundo ogni  Giovedi’ (per la European League).

Tutto tramite internet e gratis!!!

Alla faccia di sky e mediaset!!!

Pero’ stando qui in USA  non era possibile, per un appassionato di tutti gli sport come me, non incunearsi nel magico mondo del football americano.

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Notare che qui il football non e’ il calcio. Il calcio in USA si chiama soccer!!!

Se vi dicono di andare a giocare una partita a football, pensate bene prima di dire si e farvi spaccare le ossa!!!

Per prima cosa dovevo capire le regole.

Allora mi sono comprato un bel libro che parla solo di regole del football.

Il libro e’ pallosissimo, perche’ tratta per filo e per segno ogni possibile evento che puo’ accadere sul campo di gioco. E’ un po come se si leggesse il libro delle regole del calcio. Se si parla solo di regole, diventa una palla.

Poi di regole ce ne sono a bizzeffe.

Non vi posso tediare con tutte le regole, ma basicamente ecco un super sunto:

1) si puo’ passare la palla in avanti;

2) quando la palla tocca per terra, si ferma il gioco;

3) ogni azione di gioco prevede il completamento di 10 yards, raggiungibili in 4 tentativi. Ognuno di questi 4 tentativi finisce non appena la difesa riesce ad impedire l’avanzamento del pallone. L’azione di attacco si interrompe quando la palla tocca per terra,  facendo cadere a terra il giocatore con la palla o riuscendo addirittura a prendere la palla.

4) Qualora si raggiungano le 10 yards, si hanno altre 4 possibilità per conquistare altre 10 yards, fino all’arrivo in area di meta.

5) si fa un punto quando si entra con la palla nell’area di fondo avversaria (meta). Si fa cosi’ il touchdown che vale 6 punti!!!

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6) Segue il tuchdown un extrapoint, tirato con i piedi, che vale 1 punto (vale 2 punti se la squadra riesce a realizzare con le mani, invece che con i piedi).

 

Qui sotto si vede il numero 3 che sta calciando l’extrapoint (con i piedi) nella finale dello scorso anno tra Pittsburg Steelers e gli Arizona Cardinals. Il pallone si vede  sulla traversa gialla!!

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E se volete saperne di piu’ compratevi lo stesso libro che ho io. E vi addormenterete piu’ in fretta la sera!!!

Comunque a parte le regole, che si imparano solo guardano le partite in TV, la cosa che e’ piu’ strana per noi e’ che e’ uno sport regolato dalla pubblicita’!!!!

Ogni momento della partita sembra studiato (e cosi’ le regole) per fare un break pubblicitario. Cosi i 4 tempi che durano 15 minuti l’uno, per un totale di 60 minuti, si protraggono a dismisura a causa dei continui break pubblicitari (che non interrompono la partita!! I break della partita sono studiati ad hoc per iniflarci le pubblicita’!!).

Le partite di solito durano 3h30 minuti. senza considerare un eventuale overtime di 15 min (che ne dura almeno 40 ) in caso di punteggio di parita’ alla fine dei 60 minuti regolamentari.

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Le partite vengono disputate da due squadre composte da undici giocatori (con un numero pressoché illimitato di cambi di giocatori a causa dei tanti ruoli presenti, dal quarterback al running back)con un intervallo di 15 minuti fra il secondo e terzo tempo.

Le squadre dei campionati professionali hanno a disposizione, seduti sulle apposite panchine, circa 50 giocatori poiché esistono 3 squadre specializzate per specifiche azioni di gioco: offensive team (la squadra per attaccare), defensive team (per difendere) e special team (per situazioni particolari).

Se vogliamo riassumere la filosofia di fondo del football americano è quella della conquista del territorio: avanzando a più riprese sulle linee di yards (0,914 m) posizionate trasversalmente rispetto ai lati corti del campo, le squadre cercano di raggiungere il punto di meta situato nella zona avversaria per posizionarvi la palla e mettere a segno così il colpo decisivo del touchdown.

Il campo è lungo 120 yard (109 m), comprese le 2 aree di meta, 10 yard ciascuna, largo 53 yard (48 m) e alle due estremità sono situate le due porte, a forma di U, che servono per i calci piazzati. Esso può essere sia in erba naturale che sintetica.

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Il pallone ovale, di cuoio o gomma, è lungo 28 cm con circonferenza 7.1 cm, peso circa 425 g e una cucitura esterna per agevolare la presa delle dita.

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Vi assicuro che prendere in mano il pallone ovale e cercare di fare un passaggio tipo quelli che si vedono in TV e’ quasi impossibile, per noi nati con il pallone tra i piedi!!! 

Queste sono le basi. Il resto si capisce guardando le partite e chiedendo ai nativi, che sono stregati da questo sport.

L’anno scorso ho visto il Super Bowl (partita conclusiva della stagione) con amici italiani. Devo dirvi che mi ha preso molto, anche perche’ la partita e’ finita per una meta fatta all’ultimo secondo!!!

Nella foto di sotto c’e’ il sunto della partita:

Super Bowl XLIII

Super Bowl XLIII Logo

 

Pittsburgh Steelers Arizona Cardinals
(AFC) (NFC)
27 23
  1 2 3 4 Total
PIT 3 14 3 7 27
ARI 0 7 0 16 23
Date February 1, 2009 
Stadium Raymond James Stadium, Tampa, Florida
MVP Santonio Holmes, Wide receiver
Favorite Steelers by 7
National anthem Jennifer Hudson
ASL translation by Kristen Santos
Coin toss Roger Craig, John Elway, Gen. David Petraeus and Lynn Swann
Referee Terry McAulay
Halftime show Bruce Springsteen and the E Street Band
Attendance 70,774
TV in the United States
Network NBC
Announcers Al Michaels and John Madden
Nielsen Ratings 42.1 (national overnight)
53.6 (Pittsburgh)
47.5 (Phoenix)
98.7 million US viewers (3rd most watched program, 2nd sports pgrm.)
Market share 65 (national)
79 (Pittsburgh)
80 (Arizona)
Cost of 30-second commercial US$2.4 million–$3 million
 < XLII Super Bowl XLIV > 

Oltre al risultato, di cui poi diro’, notate il prezzo per 30 secondi di pubblicita’ durante la partita: 2,5 milioni di $ per 30 secondi!!!!

Dicevo che la partita e’ stata entusiasmante. Infatti gli Arizona Cardinals (nettamente sfavoriti dai pronostici. Notare che Obama si era schierato nettamente a favore dei Pittsburg, gia’ prima dell’inizio della partita. Io ho trovato strano che un presidente delgli USA si fosse schierato cosi’ apertamente. Da noi non si sa mai per quale squadra tifano molti dei nostri politici, per paura di perdere voti!! Ma dopo ho capito perche’. Uno dei maggiori sponsor dei Pittsburg era anche uno dei maggiori sponsor di Obama, duranta la sua campagna elettorale!!!! Potenza dei soldi!!) sono stati sempre sotto fino alla fie del terzo tempo. Pero’ nel quarto hanno fatto ben 16 punti, che sommati ai 7 che avevano realizzato nel secondo tempo li portava 23 a 20!!

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(due tifosi avversari nello scorso Superbowl)

Gli sfavoriti cosi’ a 10 secondi dalla fine stavano per vincere il Superbowl (con sommo dispiacere per Obama!!!). Ma quando meno te lo aspetti ecco un lancio micidiale del quarterback, che raggiunge in un angolo impossibile il ricevitore e la situazione si ribalta definitivamente. Dopo la trasformazione 27-23 per i favoriti Pittsburg Steelers.

Fino a qui niente di troppo strano. Un punto all’ultimo secondo. Ma la meta e’ stata molto contestata. Ci sono volute numerose ripetizioni alla moviola del punto (che sono durate almeno 10 minuti) per capire se il punto fosse valido o no!!

Ecco alcune foto esplicative:

Qui sotto Holmes, agguanta inesorabilmente il pallone. Dalla foto sembra sia un normale touchdown ma non e’ cosi’!

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Ecco la stessa foto da diversa angolatura. Ma non si nota ancora nulla di strano.

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Proviamo a cambiare angolo. Ma ancora nulla si nota!!

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Iniziamo a guardare i piedi. Sono esattamente nell’angolo destro dell’area di meta!! Ma per essere punto, la ricezione deve avvenire con almeno uno dei due piedi dentro l’area di meta avversaria.

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Da questa foto si intuisce che entrambi i piedi sono dentro. Ma non si ha la certezza che tocchino per terra.

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Qui i piedi sono tagliati!!!

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Ecco la prova: la meta e’ valida ed i Pittsburg Steelers sono i campioni della NFL 2009!!!

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Nulla puo’ il numro 47 dei Cardinals, se non gurdare cadere a terra il suo avversario!!

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Ecco sotto Holmes che si tiene stretta la palla che lo fara’ diventare un mito per tutto il resto della sua carriera!!!

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Eccolo mentre accarezza i suoi sogni di vittoria.

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Onore al bestione di quarterback dei Pittsburg, il Sig. Roethlisberger. Il quale ha fatto un lancio millimetrico, calibrato ed incredibile alla fine di una partita entusiasmante, quando oramai nessuno sperava piu’ in una vittoria dei Pittsburg!!!

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Naturalmente quando si vedono le partite di calcio c’e’ un pathos diverso. Tutto nel football americano sembra piu’ annacquato, data la lunghezza dell’evento. Pero’ e’ emozionante vedere questi bestioni darsele di santa ragione (ma mai con cattiveria!!) e vedere come alcuni di loro fanno il campo (da una parte all’altra) a velocita’  folli, lasciando sul posto tutta la difesa!!

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Ma la cosa che non avevo mai capito era la seguente: dato che le partite si susseguono da settembre fino a Marzo (piu’ o meno) non riuscivo a capire quali fossero quelle piu’ importanti, quali fosse la lega di serie A o B, quali fossero le regole per accedere alle varie leghe ……….

Praticamente vedevo le partite e non capivo quali fossero le squadre forti, in quale campionato giocavano, perche’ vedevo squadre con giocatori forti e muscolarmente immensi ed altre con giocatori piu’ snelli e scattanti.

Praticamente vedevo le partite e non capivo nulla di quello che c’era dietro!!!

Allora mi sono messo d’impegno ed ho cercato di capire prima di tutto le regole del campionato di football per eccellenza: l’NFL (paragonabile alla nostra serie A).

Ecco un sunto da wikipedia.

La National Football League (NFL) inizia il weekend dopo il Labor Day (il primo Lunedi’ di settembre).

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Ogni team gioca 16 partite in 17 settimane.

Generalmente le gare sono giocate la Domenica pomeriggio. Fa eccezione la partita giocata la Domenica notte (Sunday night football) ed un’altra partita giocata il Lunedi’ notte (Monday night football). Nella stagione sono programmate una o due partite  giocate il Sabato o il Giovedi’ pomeriggio.

Inoltre di Dallas Cowboy ed i Detroit Lions, tradizionalmente ospitano una partita il giorno del Thanksgiving (quarto Giovedi’ di Novembre). Tale partita e’ conosciuta come il Turkey Bowl.

La NFL si compone di due Conference: la AFC (American Footbal Conference) e la NFC  (National Football Conference).

L’American Football Conference  è una delle due conference che costituiscono la National Football League. La AFC fu costituita prima della stagione del 1970 con le squadre provenienti dall’American Football League quando l’AFL si fuse con la NFL. L’accordo della fusione prevedeva che le due nuove conference (AFC ed NFC) avrebbero compreso lo stesso numero di squadre al loro interno, perciò 3 squadre provenienti dalla NFL, i Baltimore Colts, i Cleveland Browns ed i Pittsburgh Steelers, furono obbligate ad entrare nella nuova AFC. Il trasferimento all’inizio fu duramente contestato dai tifosi di queste città.

L’AFC al giorno d’oggi è costituita da 16 squadre, suddivise in 4 division (North, South, East e West) di 4 squadre ciascuna.

La NFC, anch’essa è costituita da 16 squadre, suddivise in 4 division (North, South, East e West) di 4 squadre ciascuna.

Ecco le squadre delle due Conference:

 

National Football League (2009)

AFC West North South East
Denver Broncos Baltimore Ravens Houston Texans Buffalo Bills
Kansas City Chiefs Cincinnati Bengals Indianapolis Colts Miami Dolphins
Oakland Raiders Cleveland Browns Jacksonville Jaguars New England Patriots
San Diego Chargers Pittsburgh Steelers Tennessee Titans New York Jets
NFC West North South East
Arizona Cardinals Chicago Bears Atlanta Falcons Dallas Cowboys
St. Louis Rams Detroit Lions Carolina Panthers New York Giants
San Francisco 49ers Green Bay Packers New Orleans Saints Philadelphia Eagles
Seattle Seahawks Minnesota Vikings Tampa Bay Buccaneers Washington Redskins

 

Una cosa interessante e’ la formula che si usa per determinare il calendario di ogni stagione.

Prendiamo ad esempio questa griglia, che e’ la classifica finale della stagione precedente a quella per cui si vuole stilare in nuovo calendario.

 

Vediamo ora le partite che dovrebbero giocare i Browns: 

I Browns giocheranno contro i teams colorati di blu due volte (in casa e fuori casa), e contro i teams colorati di giallo, per un totale di 16 partite. 

Piu’ in particolare: 

  • Ogni team gioca contro i teams della sua divisione due volte (home ed on the road), per un totale di 6 partite.

  • Ogni team gioca, solo una partita,  contro i quattro teams di un’altra divisione della sua conferenza seguendo una turnzione che si ripete ogni quattro anni (vedi sotto). Due partite in casa e due fuori casa, per un totale di 4 partite

  • Ogni team gioca contro 4 teams di un altra divisione di un’altra conferenza, seguendo una turnazione che si ripete ogni 4 anni. Due partite in casa e due fuori casa, per un totale di 4 partite

  • Ogni team gioca una volta contro gli altri teams nella sua conference che si sono classificati allo stesso posto l’anno preceden, non contando le divisioni nelle quali si deve giocare nell’attuale campionato (esempio i Browns giocheranno una partita contro i Bills e contro i Jaguar (che si erano classificati l’anno precedente quarti come i Browns, nella conference dei Browns). Una partita in casa ed una fuori casa, per un totale di 2 partite.

Questa formula garantisce che tutte le squadre si inocntrino tra di loro almeno una volta ogni 4 anni, e che giochino negli stadi delle altre squadre almeno una volta ogni 8 anni. Inoltre tale formula garantisce, senza rifermento alla classifica dell’anno precedente, che le 16 partite che le squadre giocheranno nella stagione consisteranno di:

  • 4 partite contro avversari che hanno finito la stagione precedente nal primo posto nelle loro rispettive divisioni.

  • 4 partite contro avversari che hanno finito la stagione precedente al secondo posto nelle loro rispettive divisioni.

  • 4 partite contro avversari che hanno finito la stagione precedente al terzo posto nelle loro rispettive divisioni.

  • 4 partite contro avversari che hanno finito la stagione precedente al quarto posto nelle loro rispettive divisioni.

Per esempio nel calendario del 2009 i Browns (che erano finiti quarti nella stagione precedente) giocheranno 4 partite contro le quattro squadre terminate prime nelle loro divisioni (Steelers andata e ritorno, Chargers, Vikings), 4 partite contro le quattro squadre terminate seconde nelle loro divisioni (Ravens andata e ritorno, Broncos, Bears), 4 partite contro le quattro squadre terminate terze nelle loro divisioni (Bengals andata e ritorno, Raiders, Packers), 4 partite contro le quattro squadre terminate quarte nelle loro divisioni (Bills, Jaguars, Chiefs, Lions).

Allo studio c’e’ una proposta di modificare tale formula in modo da evitare che le squadre della costa Est viaggino fino ad  Oakland & San Diego or San Francisco & Seattle durante la stessa stagione. La stagione 2008 I New England Patriots and New York Jets hanno dovuto attraversare il paese per incontrare le 4 squadre della West Coast.

 Ecco la formula di turnazione per i prossimi 5 anni

Teams Opponents
Year Division Intraconf. Interconf.
2009 AFC East AFC South NFC South
AFC North AFC West NFC North
AFC South AFC East NFC West
AFC West AFC North NFC East
NFC East NFC South AFC West
NFC North NFC West AFC North
NFC South NFC East AFC East
NFC West NFC North AFC South
2010 AFC East AFC North NFC North
AFC North AFC East NFC South
AFC South AFC West NFC East
AFC West AFC South NFC West
NFC East NFC North AFC South
NFC North NFC East AFC East
NFC South NFC West AFC North
NFC West NFC South AFC West
2011 AFC East AFC West NFC East
AFC North AFC South NFC West
AFC South AFC North NFC South
AFC West AFC East NFC North
NFC East NFC West AFC East
NFC North NFC South AFC West
NFC South NFC North AFC South
NFC West NFC East AFC North
2012 AFC East AFC South NFC West
AFC North AFC West NFC East
AFC South AFC East NFC North
AFC West AFC North NFC South
NFC East NFC South AFC North
NFC North NFC West AFC South
NFC South NFC East AFC West
NFC West NFC North AFC East
2013 AFC East AFC North NFC South
AFC North AFC East NFC North
AFC South AFC West NFC West
AFC West AFC South NFC East
NFC East NFC North AFC West
NFC North NFC East AFC North
NFC South NFC West AFC East
NFC West NFC South AFC South

Se si prende sempre ad esempio I Browns, che fanno parte della AFC North, si capisce che dopo aver giocato tutte le partite della propria divisione, dovranno giocare (nel calendario del 2009) contro le squadre della AFC West ed NFC North. Piu’ due partite contro le ultime della loro Conference. 

Capito come si formano i calendari passiamo ora a capire come si vince il Superbowl. 

I playoff della NFL constano di 4 partite ad eliminazione diretta

Ad ognuna delle vincitrici delle 4 divisioni (di tutte e duie le conference) viene assegnata un numero da 1 a 4 (il numero 1 e’ la squadra che ha ottenuto I migliori risultati della stagione) , in base ai risultati della stagione regolare. Due wild card vengono assegnate alle squadre classificatesi quinte e seste della loro conference (chiamate Wild Card 1,2,3e 4).

Le partite si giocano secondo il calendario riportato qui sotto:

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Si arriva a due vincitori di Conference (AFC Champion e NFC Champion), I quali si scontreranno tra di loro per la conquista del Superbowl.

Ecco le statistche relative ai vincitori dei superbowl, dal 1970.

 Games

Team

 Wins

 Losses

 Winning percentage

 Season(s)

8

Dallas Cowboys

5

3

.625

 1970,1971, 1975, 1977, 1978, 1992, 1993, 1995

7

Pittsburgh Steelers

6

1

.857

 1974, 1975, 1978, 1979, 1995, 2005, 2008

6

New England Patriots

3

3

.500

 1985, 1996, 2001, 2003, 2004, 2007

6

Denver Broncos

2

4

.333

 1977, 1986, 1987, 1989, 1997, 1998

5

San Francisco 49ers

5

0

1.000

 1981, 1984, 1988, 1989, 1994

5

Washington Redskins

3

2

.600

 1972, 1982, 1983, 1987, 1991

5

Los Angeles/Oakland Raiders

3

2

.600

 1967, 1976, 1980, 1983, 2002

5

Miami Dolphins

2

3

.400

 1971,1972, 1973, 1982, 1985,

4

Green Bay Packers

3

1

.750

 1966, 1967, 1996, 1997

4

New York Giants

3

1

.750

 1986, 1990, 2000, 2007

4

Minnesota Vikings

0

4

.000

 1969, 1973, 1974, 1976

4

Buffalo Bills

0

4

.000

 1990, 1991, 1992, 1993

3

Baltimore/Indianapolis Colts

2

1

.667

 1968, 1970, 2006

3

Los Angeles/St. Louis Rams

1

2

.333

 1979, 1999, 2001

2

Kansas City Chiefs

1

1

.500

 1966, 1969

2

Chicago Bears

1

1

.500

 1985, 2006

2

Cincinnati Bengals

0

2

.000

 1981, 1988

2

Philadelphia Eagles

0

2

.000

 1980, 2004

1

New York Jets

1

0

1.000

 1968

1

Baltimore Ravens

1

0

1.000

 2000

1

Tampa Bay Buccaneers

1

0

1.000

 2002

1

San Diego Chargers

0

1

.000

1994

1

Atlanta Falcons

0

1

.000

1998

1

Houston/Tennessee Oilers/Tennessee Titans

0

1

.000

1999

1

Carolina Panthers

0

1

.000

2003

1

Seattle Seahawks

0

1

.000

 2005

1

St. Louis/Phoenix/Arizona Cardinals

0

1

.000

2008

0

Detroit Lions

0

0

N/A

0

Cleveland Browns

0

0

N/A

0

Jacksonville Jaguars

0

0

N/A

0

New Orleans Saints

0

0

N/A

0

Houston Texans

0

0

N/A

Detto cio’ ora sapete quasi tutto sul football Americano.

L’ultima cosa da sapere, la piu’ incredibile, e’ che le squadre che partecipano alla NFL league SONO SEMPRE LE STESSE!!!!

Cioe’ nessuna retrocede e nessuna sale dai campionati inferiori!!!! C’e’ solo qualche cambiamento di nome o a volte alcune squadre scompaiono per fare posto ad altre. Ma sono casi limitatie sporadici.

Sempre le stesse squadre e praticamente sempre le stesse partite da anni!!! Che palle!!!

Anche nel campionato italiano di serie A ci sono spesso le stesse squadre che si contendono il campionato, ma puo’ capitare che vincano anche squadre che provengono dale serie minori, tipo il Verona, la Lazio (scherzo!!), la Sampdoria ed il Cagliari.

Non potendo altre squadre entrare nella NFL league il Superbowl lo possono vincere solo le 32 squadre che da sempre giocano nella NFL.

Mi sembra una limitazione bestiale!!! Specialmente in USA dove dicono che tutti possono fare tutto. Per esempio la squadra di football di Hunsville non potra’ mai vincere un Superbowl, a meno che i boss della NFL non decidano di cambiare le regole e far giocare un numero maggiore di squadre. Questo sempre in base a meriti non sportive (come succede nella stragrande dei campionati di tutti gli sport e di tutte le nazioni) ma solo in base a considerazioni economiche!!!!!

Alla faccia di De Cubertin!!!!!!

Comunque in USA questo sport e’ tanto famoso da avere i tappeti da cucina con il campo da football!!

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Non mi resta che finire con la cosa che dovrebbe attrarre di piu’ in una partita di football americano!!!!

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SETTIMANE DA NON RACCONTARE!!!

Pubblicato in Uncategorized da quattrovecchiinamerica il 28 Ottobre 2009

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(nuovo quadro della nostra camera da pranzo)

 

SETTIMANE DA NON RACCONTARE!!!

 

Voi penserete: se non sono da raccontare perche ce le propina!!!!

Risposta: vivere le stesse esperienze (belle e brutte) cementa l’amicizia!!!!

Scherzi a parte, le ultime settimane non sono state entusiasmanti. Proporzionalmente al tempo dei mesi di Settembre ed Ottobre, sempre piovosi e ventilati!!!

A volte, come vedete sotto, anche con tornado warning (cioe’ con ottime possibilita’ che la tua casa venga rasa al suolo, se il tornado decide di passare sulla tua casa!!!). Pero’ una soddisfazione c’e’ se la tua casa viene rasa al suolo: lo sai in diretta TV!!!

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Dalle foto di sotto si puo’ intuire la velocita’ con cui il tempo varia. Pochi secondi prima c’era il sole e niente nuvole!!! 

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Torniamo alle nostre settimane da non raccontare. Due settimane orsono Sara ha avuto (forse!!) la sesta malattia ed e’ stata a casa per una settimana. In via precauzionale, dato che non aveva nulla se non un pochettino di febbre il primo giorno e poi solo “rush”.

Stare a casa con i bambini che non possono uscire e’ veramente una punizione. I bimbi si scocciano, diventano nervosi e litigano + del normale!!!

Ecco Sara che durante i giorni di riposo forzato legge il libro della Sirenetta.

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Qui sotto Paolo che si diverte a scrivere numeri e frasi al computer. E’ straordinario come in poco tempo abbia imparato ad aprire word ed a scrivere, modificando la grandezza delle lettere ed i colori dei caratteri.

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Ecco le tre macchine da collezione di Paolo, che in Italia avrei pagato almeno 30 Euro l’una (sono fatte veramente bene) mentre qui le ho pagate neanche 25 $  (circa 25 Euro)!!!! 

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Finita la malattia di Sara siamo andati ad una festa di una bambina italiana.

La avevano organizzata in una palestra per ginnastica artistica. Sembra strano, ma la festa e’ stata molto bella. Infatti i bimbi hanno potuto giocare con tantissimi tappeti elastici, piscine con quadrati di gommapiuma. Potevano correre all’impazzata in tutta la palestra, tanto per terra c’erano solo tappeti di gommapiuma che riparavano da eventuali cadute. 

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Ecco Paolo che si diverte e salta come un folletto. 

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Notate che anche qui c’e’ la bandiera americana!!!

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Sara che si prepara a fare la spaccata. In tema con gli esercizi che si fanno in questa palestra!!! 

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Qui sotto spinge un tappeto a forma di pac man. 

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Si passa alla festa vera e propria. Paolo che guarda il suo piatto con diffidenza. 

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Sara no!!! 

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Questa e’ la torta fatta da mani italiane. Non mi chiedete come era, dato che la mia pancia era piena di bigne’ al cioccolato e panna (anche questi fatti da sapienti mani italiane!!) e quindi non la ho assaggiata.

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Non facciamo a tempo a iniziare la nuova settimana che Paolo si prende una probabile influenza!!!

Si inizia di nuovo!! Sara a scuola e Paolo a casa. Nel frattempo Stefania bada ai suoi figli, rimanendo a casa (con suo immenso piacere!!!).

Finiamo con la foto di Sara con il cappello dei Crimson Tide (squadra di football dell’Alabama) mentre Paolo e’ sotto le pezze!!!

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GLI AMERICANI, LE CARTE DI CREDITO ED I DEBITI

Pubblicato in Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 25 Ottobre 2009

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(se la grandezza delle carte di credito fosse in proporzione dei debiti) 

 

GLI AMERICANI, LE CARTE DI CREDITO ED I DEBITI

 

L’uso che gli americani fanno della carta di credito in USA mi ha sempre affascinato. Ma ancora piu’ sorprendente e’ stato capire come viene rilasciata, i danni che ha creato e i posti di lavoro che ha creato in modo indotto!!!

Andiamo in ordine.

Nel 2001 venni in USA, ad Orlando per un convegno, e per una settimana intera non cambiai i soldi italiani in dollari. Pagai tutto con la carta di credito!!

Quando dico tutto, intendo tutto a partire dall’albergo, al taxi, al ristorante per finire con la spesa al supermercato. Tutti accettavano il pagamento con carta di credito, nessuno faceva la faccia storta quando la esibivi (come la fanno i negozianti in Italia, anzi!!). Ricordo di aver pagato un biglietto in autobus con la carta di credito!!!

Ora che ci vivo,in america, ho approfondito di piu’ l’argomento.

Iniziamo con il rilascio della carta di credito.

Se non sei un cittadino americano (ed anche se sei un cittadino americano!!) avere la tua prima carta di credito e’ molto ma molto difficile. Io sono qui da un anno e mezzo ed ancora non sono riuscito ad averne una (anche se non ne ho bisogno, dato che se voglio utilizzo quella italiana)!!!

La mia banca non me la da (perche’ ho un conto che si chiama “checking account”. Praticamente si mettono e si prelevano i soldi e basta!!! Interessi zero, ma costi zero!!!), perche’ il tipo di contratto che ho io non lo prevede. Se avessi un “saving account” potrei averla, ma dovrebbero fare mille controlli e la banca mi ha detto che comunque non me la rilascerebbero se se io non avessi una sufficiente credit history.

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Per avere una credit history, bisogna dimostrare di essere un buon pagatore (di cose comprate a rate). Ma se nessuno ti concede di comprare qualche cosa a rate (e vi assicuro che difficilmente qualcuno si fida a farvi comprare cose a rate i primi tempi. Infatti i negozianti prima di darvi merce a rate si informano presso le tre agenzie di credito principali e vedono se siete dei buoni pagatori. Naturalmente non potrete mai essere dei buoni pagatori perche’ non avete mai comprato nulla a rate!! Quindi il pagamento a rate non viene mai accettato!!!!!) e’ impossibile avere una credit history e quindi e’ impossossibile ottenere  delle carte di credito!!

E’ un po’ come il cane che si mangia la coda!!!

Questa spirale perversa si rompe quando qualcuno non decide di farvi comprare qualche cosa a rate (e voi pagate per tempo!) o se qualche societa’ (bisognosa di clienti) vi rilascia lo stesso la carta di credito.

Per farvi un esempio proprio ieri mi e’ arrivata la risposta per una carta di credito di un negozio (Target, assimilabile ad uno Auchan). A dire la verita’ io non la avevo chiesta.. Anzi avevo firmato delle carte per avere la tessera del negozio, pero’ non avevo capito che stavo firmando la richiesta per la carta di credito del negozio!!

Quando lo ho capito, me ne sono dispiaciuto, dato che non mi serviva (era completamente gratuita pero’!!). A togliermi dall’imbarazzo la risposta per posta, dopo 1 settimana dalla mia richiesta, che mi diceva: “grazie per aver chiesto la carta di credito, ma non possiamo emetterla a suo nome, dato che le tre principali compagnie di credito non potevano dimostrare che ero un buon pagatore”!!!!

Grazie al piffero, nessuno mi ha mai concesso un pagamento a rate fino ad ora!!!!

Pero’, come detto, una volta che ne possiedi una (per esempio altri ragazzi italiani hanno la mia stessa banca, e loro, grazie ad un accordo con la loro societa’, hanno la carta di credito della mia banca!!) sentite cosa succede!!!

Mi aiuto (data il mio scarso feeling con l’economia!!) con un articollo di ARTURO ZAMPAGLIONE molto ben fatto e pieno di spunti di rilfessione.

 

Ti iniziano (o per meglio dire ti iniziavano) ad arrivare a casa offerte su offerte di compagnie che ti offrono carte di credito.

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Negli Stati Uniti il monte dei debiti costruito utilizzando il denaro di plastica sfiora i mille miliardi di dollari, una cifra vicina a metà del debito pubblico italiano.

Fino a due anni fa ogni americano riceveva una valanga di offerte di nuove carte di credito. Arrivavano per posta quasi quotidianamente, ingolfando le buche delle lettere.

Spedite da banche piccole e grandi, promettevano tassi di interesse bassissimi, specie durante i primi mesi della fase promozionale, e sembravano prestare poca attenzione alla solidità finanziaria del destinatario.

“La sua pratica è già stata preapprovata”, assicuravano le missive, facendo capire che bastava una firma in calce al documento perché venisse recapitato in pochi giorni il magico rettangolo di plastica da usare per ogni stravaganza consumistica. Di offerte simili ne furono spedite più di 8 miliardi nel corso del 2006. 

Risultato: incapaci di resistere alle tentazioni, i consumatori americani fecero incetta di Visa, American Express, MasterCard, Discover, accumulandone in media una ventina per famiglia. E soprattutto accelerarono gli acquisti senza badare troppo al peso dei debiti, anche perché si sentivano protetti dal valore delle loro case che aumentava a dismisura.

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Quanto sopra scritto e’ confermato anche dalla mia esperienza e dalle chiacchierate quotidiane con amici americani.

Pero’ non semprele ciambelle escono con il buco!!!

La crisi dei mutui subprime, la tempesta finanziaria e la grande recessione hanno rotto l’ incantesimo. Senza lavoro, e senza la prospettiva di trovarne uno nuovo nell’ immediato, e spesso senza neanche la casa a seguito dei pignoramenti, centinaia di migliaia di americani hanno smesso di ripagare i conti in rosso delle loro carte di credito.

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Oltre a cio’ c’e’ da dire che quando si hanno 20 carte di credito, ogni mese bisogna fare 20 assegni per le compagnie che rilasciano le carte di credito. Perche’ qui non e’ come in Italia che il 15 del mese ti vengono AUTOMATICAMENTE ADDEBITATE le spese della carta di credito del mese precedente.

Cosi’ se non si e’ piu’ che precisi nei pagamenti mensili, si va in rosso e si iniziano a pagare tassi di interesse altissimi. Andare in rosso un mese significa non avere i soldi per poter pagare quel mese. E probabilmente anche i mesi a venire.

Significa che ci si inizia ad indebitare. Si prende una strada senza una uscita!!!

Anche perche’ gli americani prima della crisi, generalmente non mettevano da parte nulla o quasi. Spendevano tutto alla ricerca del sogno americano: tutti possono avere tutto. Si compravano macchine grandi (che consumavano tanto), case immense le migliori scuole ………… Contando su mutui (rilasciati troppo facilmente) e su carte di credito (che altro non erano che trappole per fessacchiotti).

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Al tempo stesso, dopo la grande ubriacatura d’ inizio millennio in cui la spesa per i consumi era cresciuta negli Stati Uniti più di quella pil, azzerando i tassi di risparmio, il paese ha cominciato a ravvedersi e a invertire direzione di marcia. 

Secondo le prime valutazioni il tasso di risparmio delle famiglie americane è passato da poco meno dello zero degli anni scorsi al 5 per cento. “Cambiano le abitudini di spesa”. I consumi sono scesi del 4,3 per cento nell’ ultimo trimestre 2008, la flessione più marcata degli ultimi 28 anni, e ancora stentano a decollare, anche se la settimana scorsa il Conference board ha mostrato un sensibile miglioramento dell’ indice della fiducia: dal 40,8 di aprile al 54,9 di maggio.

Adesso le persone indebitate ricorrono sempre piu’ spesso a Societa’ specializzate, che ti programmano il ripianamento del debito che si ha verso le Societa’ propietarie delle carte di credito e verso le banche (per ripianare le rate dei mutui non pagate!!).

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Avete capito bene queste persone dato che non riescono ad organizzarsi per ripianare i debiti, pagano altre persone per farlo in loro vece. Queste Societa’ non coprono i tuoi debiti, ma ti dicono quanto devi pagare ogni mese (ed a chi devi pagare), partendo dal tuo bilancio familiare e dai debiti da te accesi!!!

Un uovo di Colombo per fare soldi facili!!! 

Intanto gli americani hanno ridotto sensibilmente l’ indebitamento: quello attraverso le carte di credito è sceso a ritmi record. A febbraio, ha riferito la Federal Reserve, i prestiti legati alle carte di credito sono crollati di 7,8 miliardi di dollari, ovvero del 9,7 per cento su base annua: gli analisti si aspettavano una flessione di appena 1 miliardo. Un trend incoraggiante, questo, almeno per l’ equilibro del sistema economico, anche se la strada del ripianamento sarà lunga. A marzo infatti gli americani avevano ancora 945 miliardi di dollari di debiti con gli istituti di emissione.

Tutto questo ha avuto pesanti ripercussioni sugli istituti di emissione delle carte.

Fino a qualche mese fa si temeva persino che il settore potesse tracollare. Gli interventi della Federal Reserve hanno permesso di evitare il peggio, ma intanto a banche e grandi gruppi delle carte di credito non è restato che avviare una dolorosa opera di pulizia e riorganizzazione, esemplificata dagli 11mila licenziamenti all’ American Express. E questa azione è stata complicata da una riforma legislativa varata dal Congresso e ratificata venerdì 22 maggio da Barack Obama. “Con questa legge introdurremo dei cambiamenti di buon senso che proteggeranno i consumatori americani”, ha spiegato il presidente in una cerimonia alla Casa Bianca.

Bravo Obama!!

“Ci aspettiamo che i consumatori vivano con i mezzi che hanno e ripaghino i debiti, ma vogliamo anche che gli istituti finanziari agiscano con senso di responsabilità”. La riforma, che stabilisce regole più severe per i tassi di interesse e vieta i costi occulti imposti dagli istituti, è nata dalla crescente frustrazione degli americani per le politiche di marketing condotte nel settore. La legge recepisce le norme già approvate dalla Federal Reserve di Ben Bernanke nel dicembre dell’ anno scorso, anticipandone di cinque mesi l’ entrata in vigore, cioè dal luglio al febbraio del 2010. Rappresenta anche la prima importante iniziativa di reregolamentazione di un settore finanziario all’ interno del progetto avviato dalla Casa Bianca di Obama.

In pratica le banche non potranno più alzare all’ improvviso e senza ragione i tassi di interesse sulle somme dovute sulle carte di credito: se lo vorranno fare dovranno mandare un preavviso 45 giorni prima. Sono anche previsti limiti per le penali e per i balzelli.

Tutte norme, queste, volute dai democratici per alleviare le difficoltà degli elettori in tempi di recessione e frontalmente osteggiate dalla American bank association, l’ organizzazione di categoria delle banche. Secondo la quale la riforma cambierà il business delle carte e soprattutto danneggerà i bilanci degli istituti di emissione. Paradossalmente, gli utili astronomici che si registravano fino a qualche anno fa nel settore delle carte di credito non venivano dai clienti più solidi e facoltosi, i quali godevano di benefici collaterali come viaggi premio, punti, sconti.

Le vere galline dalle uova d’ oro erano invece gli americani meno abbienti e meno solidi: che accumulavano carte e debiti, senza rendersi veramente conto di quanto andavano a pagare.

La nuova legge approvata dal Congresso tutela maggiormente queste ultime categorie e agli istituti non resterà che abbassare le aspettative di guadagno cercando al tempo stesso di rifarsi parzialmente a spese dei clienti più ricchi.

Secondo la società di ricerca CreditSight, Discover Financial Service e American Express rischiano di vedersi ridurre il rating per effetto della nuova normativa: si tratta degli istituti monodimensionali, cioè quelli che operano quasi unicamente nel settore delle carte di credito. Le nuove misure colpiranno duramente il ramo finanziario della GE (General electric), il maxigruppo guidato da Jeffrey Immelt, che ha moltiplicato le emissioni di “privatelabels card”, cioè di carte di credito con il marchio di grandi magazzini come J.C.Penney o Target.

Target e’ il grande magazzino che non mi ha concesso la carta di credito!!

Ovviamente anche le maggiori banche subiranno i contraccolpi della legge appena approvata: tra queste le grandi malate del credito americano, Citigroup, Bank of America, Capital One financial, che da un lato sono quelle che hanno il maggior numero di carte in circolazione, dall’ altro le hanno concesse negli ultimi anni a milioni di clienti dalla scarsa solidità finanziaria.

“Nel complesso quello delle carte di credito diventerà un tipo di business molto diverso a quello cui eravamo abituati”, sostiene con tono rassegnato Edward Yingling, chief executive dell’ Aba, ricordando che non sarà più possibile calibrare i tassi di interesse sui rischi legati a ogni utente. Gli istituti saranno così costretti a emettere in modo più selettivo le nuove carte e non più con spedizioni massicce di offerte.

Tutto quindi dovrebbe tornare alla normalita’. Nel frattempo gli americani stanno stringendo la cinghia, si stanno vendendo il superfluo e stanno cambiando case e macchine, in favore di quelle a prezzi piu’ abbordabili.

Prima si compravano tutto quello che volevano, cercando di raggiungere il sogno americano: avere il giardino piu’ bello e splendente si quello del vicino!!!

A conferma di quanto dico, i negozi che vedo piu’ frequentati sono quelli (Thrift Store)dove si mettono in vendita le proprie cose (mobili, TV, giochi, vestiti……) ed i banchi di pegni!!!!

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Che poi stiano nei guai lo si vede anche dalle frequenti vendite speciali, dai saldi continui. Ogni Sabato e Domenica c’e’ qualche negozio che fa saldi o svendite. Segno che devono fare cassa. Ma spesso i negozi restano desolatamente vuoti o con sparuto numero di clienti, che comprano solo quello che costa veramente poco.

Pensate che abituati ai prezzi assurdi italiani, qui sembra tutto meno caro del 30-40%!!!

Prima l’Italia era terra di conquista per gli americani, ora e’ esattamente il contrario: qui costa tutto di meno rispetto all’Italia!!! 

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HAPPY BIRTHDAY TO ME!!!

Pubblicato in Attivita' Ezio e Stefy, Fiere-Feste-Musei, Uncategorized da quattrovecchiinamerica il 22 Ottobre 2009

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HAPPY BIRTHDAY TO ME!!!

 

Ieri e’ stata la mia festa!!! Ho compiuto 47 anni!!!!!!!!!!!!!!!! Sembrava ieri che dal basso dei miei 20 anni giudicavo vecchio chi aveva piu’ di 30 anni!!!! Ora chi ha 6o anni mi sembra giovane!!!

Potenza dei punti di vista!!!

Comunque l’importante e’ festeggiare, perche’ significa che ci sei arrivato!!!!

Dopo queste fesserie da viaggio in treno, quando non si sa che dire con il vicino di sedile, veniamo alla festa.

Potevamo festeggiare in modo trasgressivo…..

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ma non lo abbiamo fatto (forse a venti anni si poteva fare!!).

Potevamo festeggiare in modo splatter ……………

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ma non lo abbiamo fatto (Halloween e’ fra una settimana circa).

Potevamo festeggiare con la donna nella torta ………………

 

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ma non era il caso, con i bambini!!!!

 

Potevamo festeggiare con Marylin ……………..

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ma purtroppo non c’e’ piu’!! Che grande perdita per gli amanti delle belle donne!!!! 

Allora abbiamo festeggiato, come al solito, in famiglia.

Qui sotto Paolo e Sara che si dilettano a fare la loro torta, con i colori da pasticceria.

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All’inzio pensavo di comprare questa torta ……

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ma poi abbiamo optato per una torta di frutta, con spumante italiano.

La torta e’ opera di Stefania!!

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Ecco il momento dello spegnimento delle candele (o meglio della candela!!!).

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Oggi il post e’ breve, per mancanza di foto e di ispirazione, anche perche’ la sensazione che si respira quando si arriva oltre i 40 anni e’ quella della torta di sotto!!!

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(SI SCHERZA NATURALMENTE!!)

Pero’ girando su internet ho trovato una marea di foto sulle torte, interessanti e strane.

All’insegna del “famola strana” ecco un repertorio delle torte + strane/kitch che girano su internet!!!

Torta di tartarughe

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Torte sexi (le piu’ presentabili!!).

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Serie di torte con a tema il matrimonio: 

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Torte per donne (questa era l’unica presentabile, dato che le altre erano veramente troppo esplicite!!! ) 

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Torte trash (questa sotto fa un po’ impressione a vederla!!).  

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Torte per bambini   

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Questa e’ la mia preferita!!!

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Torte per musicisti. 

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Torta per patiti di informatica. 

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Torta splatter. 

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Torta gigante!! 

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Torte militari and co.

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Torta Arcobaleno. (sembra anche buona!!).

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Torta per amanti del calcio (qui chiamato soccer e non football!!). 

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Finiamo con la torta patriottica americana 8invece delle stelle e strisce ci sono mirtilli e fragole!!).  

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MA QUANTA LIBERTA’ C’E’ IN AMERICA??!!

Pubblicato in Uncategorized da quattrovecchiinamerica il 19 Ottobre 2009

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MA QUANTA LIBERTA’ C’E’ IN AMERICA??

 

 

Dopo piu’ di un anno passato in Alabama abbiamo accumulato esperienze di vita americane.

Come si evince dai posts fino ad ora scritti, la maggiorparte delle esperienze sono state positive. Pero’ ora vi voglio comunicare anche qualche esperienza negativa,  diversa, che in qualche modo modifica la percezione che vi abbiamo fornito della vita in Alabama.

A premessa di cio’ che sto per scrivere, resta il fatto che la qualita’ della vita per una famiglia con figli piccolo e’ nettamente migliore qui in Alabama che a Roma/Italia.

Su questo non ci sono dubbi di sorta.

 

Partiamo da  una esperienza recente.

Ieri ero all’aeroporto di Miami,mentre aspettavo il mio aereo per Atlanta. Avevo piu’ di 2 ore di tempo ed ho deciso di fare un giro per i negozietti dei terminal.

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Mi piace entrare nei negozi di profumi, non per comprarli ma per provarne qualcuno e capire quale potrebbe essere il mio prossimo profumo Anche se sono anni che uso lo stesso Odyssee de Miyake!!!

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Entro nel negozio e me ne provo uno. Non mi piaceva e vado via. Pero’ ho notato che le commesse mi guardavano in modo sospetto.

Continuo a gironzolare nel terminal e dopo 1 ora ricapito nello stesso negozio. Appena entrato mi si avvicina una commessa che mi chiede la carta di imbarco. Nulla di strano in quanto l’acquisto dei profumi generalmente e’ consentito solo ai viaggiatori internazionali.

Le dico che vado ad Huntsville e lei mi dice che non posso entrare nel negozio, perche’ non viaggio fuori gli USA!!

Le spiego che non voglio comprare, ma solo vedere.

Lei imperterrita mi dice che non posso neanche entrare nel negozio.

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Le dico che mi sembra molto strano, perche’ e’ un’area pubblica e fino a prova contraria non “off limits”.

Lei non si scompone affatto e mi dice che c’e’ un cartello all’entrata, che effettivamente diceva che ai viaggiatori nazionali non e’ neanche consentito entrare!!!

Ed aggiunge: “questa e’ l’america”. Quasi contenta di questo sopruso, difficilmente comprensibile per noi europei!!!

Non voglio insistere, tanto capisco che non avrei mai potuto aver ragione (qui in USA!!!!) e la lascio dicendole che una nazione fondata sulla liberta’, dovrebbe vergognarsi di esporre certi cartelli!! 

Ma vi sembra normale non poter entrare in un negozio, aperto al pubblico??

 

Questo stupido episodio mi ha fatto pensare ed ho tirato fuori dai miei ricordi, tutte le volte che non ho potuto fare qualche cosa.

 

Eccone alcuni elencati, senza ordine logico.

 

1)      Generalmente non si puo’ bere birra o alcolici nella maggiorparte dei fast food. Non si possono  bere alcolici per strada (per questo in molti film si vedono le bottiglie di birra coperte da buste di carta!!). Pero’ i ragazzi possono guidare la macchina a 16 anni!!!

2)      I ragazzi sotto I 16 anni non possono entrare nei mall (centri commerciali) il Sabato e la Domenica se non accompagnati da un adulto!!!

3)      Ho gia’ detto che non ho potuto cambiare il mio pediatra privato, perche’ la policy della clinica dice che una volta che si e’ scelto il pediatra, non si puo’ cambiare!!!! (E pago fior di $ per le prestazioni!!).

4)       A scuola I ragazzi non possono indossare felpe con cappucci o cappelli (in tale modo le telecamere di sicurezza, che operano 24/24, possono individuare chi fa casino nella scuola!!).

5)       E” difficile avere delle carte di credito i primi tempi di permanenza in USA. Le carte di credito vengono rilasciate solo se si ha una History Credit (sarebbe la prova che tu sei un buon pagatore di cose a rate. Ma agli inizi e’ difficile che qualcuno ti faccia pagare a rate qualche cosa!!!). Pero’ dopo che ti e’ stata rilasciata la prima carte di credito, seguira’ un periodo in cui ti offriranno decine di carte di credito.

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NON ACCETTATELE SE NON NE AVETE VERAMENTE BISOGNO!!! Mediamente un Americano ha 10 carte di credito e non riesce a seguirle tutte. Significa che ogni mese ti arriva dalle societa’ che gestiscono le carte di credito un resoconto. Da questo resoconto si evince quanto dvi dare, in quell mese, alla societa’. Di questi resoconti ne hai 10 al mese e se non fai un assegno ad ogni societa’, della somma dovuta, inizi ad avere debiti. Il tasso di interesse e’ alto ed il mese dopo si ripete la stessa scena, con aggiunti gli interessi!! Capite bene che se non si e’ precisi e sopratutto se non si hanno soldi (cioe’ se si e’ fatto il passo + lungo della gamba) i debiti aumentano a dismisura. In un anno si possono accumulare debiti per migliaia di $!!!!!

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6)      Non si puo’ parcheggiare nelle strade antistanti le scuole (almeno in quella di Paolo)!!

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La mattina io per parcheggiare la macchina ed accompagnare Paolo a scuola, devo parcheggiare ad alemno tre strade di distanza dalla scuola (perche’ quelle vicine sono chiuse al traffic e controllate dalla polizia). E non mi deve vedere la polizia, che e’ tutto intorno alla scuola, altrimenti mi fa allontanare. Pur non essendoci neanche un divieto di sosta!!!

7)       In USA ci sono citta’ smoke free!!

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Dopo i divieti via via introdotti negli anni scorsi in ristoranti, cinema, stadi, spiagge, parchi, auto con a bordo bambini, file ai bancomat e marciapiedi davanti agli ingressi di abitazioni e locali pubblici, negli Usa il 2007 sta diventando l’ anno di una nuova «escalation» della lotta antifumo: quella dell’ estensione dei divieti agli ambienti privati, dalle abitazioni alle cabine delle navi da crociera. I consigli comunali di due città californiane, Belmont e Calabasas, stanno per votare una norma che vieta di fumare anche in casa propria, se si abita in un condominio o in un edificio che ospita più appartamenti. I fumatori che già vivono in questi edifici saranno esentati dal rispetto della norma, almeno fino a quando non traslocheranno, ma per tutti i nuovi edifici il divieto sarà totale. Sfratto immediato per chi non rispetta la norma.

A Beverly Hills dal 1° ottobre è vietato fumare anche in cortili e giardini di ristoranti e alberghi.  Qualche chilometro più in là, a Hollywood, l’ industria del cinema si prepara ad eliminare le scene di fumo da tutti i nuovi film. Resteranno solo in quelli vietati ai minori: pellicole porno e storie di grande violenza.

Capisco che il fumo dia fastidio ma qui si esagera!!

8)      Non si puo’ passeggiare per la citta’, in quanto i marciapiedi non esistono!!!

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E se passeggi lungo i prati, la polizia ti ferma e ti fa il terzo grado e puoi finire in prigione come in Rambo I!!!

Non sono pensati neanche in fase di progetto delle subdivision!!!

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E quando ci sonoin mezzo  si possono trovare brutte sorprese!!!

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9)      Qualunque limite alcolico si superi, quando si e’ alla guida della macchina,  prevede l’arresto immediato!!!

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10) Devi avere la macchina altrimenti non puoi andare in nessun luogo della citta’, in quanto non esistono I servizi pubblici!!!

Foto come questa sono un ricordo!!

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11) Vita dura per anche per i ragazzi del muretto. Se I ragazzi si riuniscono sul muretto del quartiere, facilmente I vicini chiamano la polizia, che viene ed in qualche modo ti disperde!!!

12) Non ti puoi sedere al ristorante se non dopo che il cameriere ti scorta al tuo tavolo (questo e’ molto bello, infatti non hai alle spalle clienti che non vedono l’ora che tu gli lasci il tavolo!!)

 

Quindi si puo’ concludere che qui e’ tutto bello, ma le regole ci sono e bisogna seguirle, senza fiatare!!!

Da qualche tempo sento che alcuni Italiani si sono avvicinati di piu’ all’America, dopo la vittoria di Obama. Pensando forse che qui ognuno possa fare quello che vuole, cosi’ come purtroppo si fa oggi in Italia!!!

No non e’ cosi’. La liberta’ c’e’ ma bisogna guadagnarsela, seguendo le regole!!

I TAXISTI A MIAMI + RED ROOF INN

Pubblicato in Escursioni-Viaggi, Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 17 Ottobre 2009

 

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I TAXISTI A MIAMI + RED ROOF INN

 

Dopo Huntsville, dove viviamo, Miami e’ la citta’ americana che conosco meglio. Ci sono stato almeno 7 volte ed ho dormito e mangiato li, almeno 25 giorni.

Questo mi da il “la” per parlare dei taxisti di Miami e per fare una piccola recensione del Red Roof Inn Airport (ultimo albergo in cui ho soggiornato).

Partiamo dai taxisti.

Innanzi tutto i prezzi delle corse non sono proibitivi. Per arrivare dall’aeroporto a Miami beach (20 Km)

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(Taxi a Miami beach di sera, con le sue attrazioni!!)

o a Key Biscaine (25 Km) ci vogliono circa 50 $ (circa 37 Euro). Poco se si divide in 4, ma relativamente poco anche se si paga da soli.

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Da come si vede nello stickers sul taxi, si paga 4.60 $ il primo 1/6 di miglio (praticamente il tassametro parte da 4.60 $!!). Poi si pagano 40 Centesimi di $ ogni 1/6 di miglio. Il tempo di attesa e’ fatto pagare 4- centesimi di $ al minuto.

Praticamente si pagano 2.4 $ al miglio. Quindi per 10 miglia si pagano 24 $ + i 4.60 $ iniziali. Per un totale di 28.6 $. Se non fate aspettare il taxista!!!Semplice ed economico (non a parere dei cittadini di Miami che ritengono il taxi costoso).

I prezzi variano molto anche a causa del traffico. Anche se per le due destinazioni dette sopra praticamente e’ tutta autostrada, a volte c’e’ molto traffico specialmente nelle ore di punta ed in prossimita’ degli svincoli autostradali.

 

Passiamo alla cosa che mi ha incuriosito di piu’ dell’argomento: i taxisti ed i loro mezzi!!

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Innanzi tutto non bisogna conoscere l’inglese per comunicare con loro. Tutte le volte che ho preso un taxi mi e’ capitato qualcuno che sapeva parlare bene il francese, lo spagnolo, ma molto poco l’inglese!!!

Nelle mie esperienze ho spesso trovato taxisti che provenivano da luoghi in cui la prima lingua era il francese!!!

La prima volta che presi  un taxi a Miami mi capito’ un taxista francese, con una macchina senza aria condizionata e piuttosto sporca. Infatti un mio amico di Miami mi aveva detto che di solito questi personaggi spesso dormono nel taxi!!!

Conosceva bene le strade e guidava come un pazzo spericolato!!!

Tutte le altre volte che ho preso taxi a Miami, ho trovato francesi (e qualche spagnolo) che NON CONOSCEVANO AFFATTO LE STRADE DELLE CITTA’!!!!

Cosa assolutamente strana per questo mestiere. Non avevano neanche un navigatore satellitare!!!

Questa volta abbiamo superato il limite. Sono arrivato all’aeroporto alle 12.15 e dovevo andare in un luogo a meno di 10 minuti dall’aeroporto. Appena sono salito ho capito che avevo sbagliato taxi!!

Innanzi tutto il nostro colloquio si e’  basato sulle mie basse conoscenze di francese, infatti lui non parlava quasi per nulla inglese.

Dopo avergli fatto vedere l’indirizzo stampato a carattere 72 e la mappa di dove dovevamo andare, lui ha subito detto di aver capito!! Ma io avevo capito che non aveva capito una mazza!!

La mia sensazione e’ diventata sicurezza, quando si e’ diretto sparato verso Miami Beach!!! Ed io sapevo che assolutamente non dovevamo andare troppo vicino al mare!!

GLi ho fatto cambiare strada e piano piano lo ho diretto nella zona dove dovevo andare.

Arrivati in zona, lui non sapeva neanche dove fosse la strada. E’ come se io dovessi trovare una strada in un quartiere di Seoul!!!

Girava come un fesso ed il tempo passava inesorabile. Allora lo ho fatto fermare ed ho chiesto (io!!!) ad i passanti l’indicazione per la strada!!! Tanto lui non sapeva l’inglese!!!

Finalmente dopo 30 minuti (invece dei 10 previsti) siamo arrivati vicino al luogo dell’appuntmento. Ma dato che l’entrata era dalla parte opposta, bisognava rirpendere l’autostrada e fare il giro dalla parte opposta!!

Appena ha accennato a fare questa manovra, sono sceso ed ho proseguito a piedi. Penso che se non avessi fatto cosi’ ancora sarei sul taxi!!!

Ho pagato 23 $ e gli ho lasciato anche la mancia di 2 $ che assolutamente non si meritava!!!

Concludendo: generalmente non sono di madrelingua, non sanno le strade e se possono cercano di fregarti (infatti qualcuno spesso ha reclamato anche il pedeaggio autostradale, che di solito si paga per entrare in citta’ o per utilizzare certi tratti di autostrada cittadina!!).

 

Viriamo verso il Red Roof Inn.

 

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Per andare in albergo ho preso un altro taxi, che incredibile a dirsi sapeva la strada ed il tassista (anche se di madrelingua francese) parlava un inglese decente!!!

Per una notte ho scelto un albergo a 2 stelle, attaccato all’eroporto di Miami (MIA= Miami International Airport).

Dato che dovevo solo dormire, non volevo pagare troppi soldi per alberghi in centro (cari) che doffrono servizi di cui mai avrei usufruito.

Quindi la scelta e’ ricaduta su un nuovo albergo zona aeroporto. Piu’ che zona aeroporto era dentro l’aeroporto. Da alcune stanze si vedevano i 747 parcheggiati accanto all’autostrada antistante l’albergo!!!

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La Hall era piccolina ed appena entrati c’era un forte odore di lavanda. Inizialmente si aveva la sensazione di pulito, ma dopo alcuni minuti l’odore diventava troppo forte e fastidioso.

La receptionist era una messicana, con una divisa sgualcita e stretta stretta, dato che probabilmente negli ultimi tempi lei si era allargata (o la divisa ristretta!!).

Lei non riusciva a capire come io non avessi un passaporto al seguito, essendo italiano. Le ho mostrato la mia ID americana, ma non le bastava voleva a tutti i costi il passaporto (che avevo ad Huntsville!!). Dopo qualche minuto le ho detto che vivevo in USA da + di un anno e lei si e’ convinta ad accettare la sola ID!!!

Mi ha subito dato la chiave della stanza e sono andato a vederla, curioso per quanto mi si stava parando dinanzi ai miei occhi.

La stanza era al terzo piano (ultimo) di un edifizio distaccato di 20 metri da quello principale.  Per arrrivare si passava per una piscina, peraltro tenuta in buono stato e pulita.

L’ascensore per andare al piano era vecchiotta e puzzava di fumo.

Appena entrato nella stanza, la cosa che mi ha colpito e’ stata la spaziosita’ (parola che suona strana, si dira’ cosi’ in italiano??). Insomma la stanza era abbastanza grande e spaziosa. Inoltre aveva a disposizione una grande isola con scrivania curva, per utilizzare il computer. Una grande televisione da 27 ” ed una radiosveglia. Un frigorifero (miseramente vuoto) ed un condizionatore micidiale!!!

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La temperatura appena entrato era di 18 gradi Celsius. Praticamente una ghiacciaia!!!!

Subito ho spento l’aria condizionata e sono andato a vedere il bagno. Parque  a terra, vasca e lavandino nell’ingresso della stanza.

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Tutto molto pulito ed essenziale. Pochi asciugamani, pochi saponi e rubinetteria di terza scelta. Infatti se tiravi forte il rubinetto del lavandino, c’era il rischio di ritrovarselo in mano!!!

Pero’ la stanza era piu’ che pulita, larga ed aveva tutto quello che serve per dormire. Magari un po fredda, ma con il freddo ci si mantiene!!!

Essendo in zona aeroporto, tutto intorno era autostrada, autonoleggi ed alberghi.

La cena l’ho fatta nell’unico ristorante nella zona (attaccato all’albergo).

Sembrava un buon pub dall’esterno e sopratutto non era un ristorante catena (tipo Cracker Barrel, IHOP, Olive Garden ……..). Quindi c’era la curiosita; di assaggiare piatti non gia’ mangiati o visti!!!

Mi sono mangiato una ottima insalata con aceto balsamico, pancetta, pollo, blue cheese e salsa ranch, poi mi sono fatto male con dei gamberi fritti e patate fritte. Una nota sulla frittura dei gamberi. Era tipo quella che si mangia nella frittura dei dolci. Infatti sembrava di mangiare un dolce all’esterno per passare poi al gusto di salato all’interno!!

Tutto innaffiato da birra alla spina (non meglio identificata, infatti ho chiesto una Coors Light, ma era un altra marca!!).

Finisco a farmi del male con un brownies caldo, con vaniglia e panna!!

Tutto per la modica spesa di 24 $, compresa la mancia!!!

Locale bellino con musica anni 70 a palla!!!

Finita la cena mi ritiro nella stanza per cercare di dormire. Impresa ardua!!

Infatti la stanza era ancora ghiacciata ed ho dormito con le coperte e la felpa. Anche se fuori c’erano 30 gradi ed umidita’ clamorosa!!!

L’insonorizzazione delle stanza era penosa, i rumori rimbalzavano dall’ascensore al corridoio per arrivare direttamente nel mio cervelletto, ghiacciato anche lui!!!

Pero’ ero stanco morto ed ho dormito (con interruzioni dovute all’arrivo di altri clienti nelle stanze vicine).

Alle 7.00 mi sono svegliato affamato (voi direte come e’ possibile dopo la cena di ieri??!!!). Ho fatto la valigia e mi sono diretto verso la sala colazione.

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Innanzi tutto era la hall, divisa da un arco!!!

5 Tavolini piccoli, ed un antro nel quale c’erano:

- bricco per caffe’:

- bricco per orange juice:

- mele rosse:

- tortine confezionate con marmellata (ghiacciate anche queste):

- ciambelle di pane confezionate;

- qualche scatola di marmellata

E BASTA!!!! NEANCHE IL LATTE!!!!!

Vista la scena, ho fatto il check out e con la navetta (GRATUITA!!) dell’albergo mi sono diretto all’aeroporto. In cinque minuti sono arrivato ed ho fatto la colazione a Starbucks Coffee.

Starbucks e’ gia’ noto, mangiato e testato positivamente in varie citta’ americane!!!

Concludo dicendo che per 80 $ a notte tale albergo e’ consigliato solo a viaggiatori che devono stare solo una notte a Miami e devono dormire vicino all’aeroporto.

NON E’ OK PER CHI VUOLE FARE UNA VACANZA A MIAMI!!!

Non e’ consigliato a “palati fini”, ma comunque la stanza era piu’ che pulita, compreso il bagno. Ed a mio parere la pulizia e’ la cosa + importante in un albergo. 

LA FORTEZZA VOLANTE SI E’ FERMATA A MADISON

Pubblicato in Varie da quattrovecchiinamerica il 13 Ottobre 2009

 

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LA FORTEZZA VOLANTE SI E’ FERMATA A MADISON

 

Cristo si e’ fermato ad Eboli? No qui in USA, terra di combattenti e di armi, il bombardiere B17 (denominato la fortezza volante) si e’ fermato all’aeroporto della Contea di Madison (20 Km da Huntsville)!!!

Su internet ho trovato la notizia e con Paolo siamo andati subito a visitarla.

Il prezzo era di 5 $ per gli adulti, gratis i bambini. Noi non abbiamo pagato, perche’ i militari in servizio non pagano!!! Per i militari esiste una forma di venerazione assoluta.

Ecco il quadrimotore sulla pista dell’aeroporto della contea di Madison. Intorno al quadrimotore, che peraltro e’ in perfetta forma (infatti se si pagano 370 $ si puo’ fare un volo indimenticabile!!), ci sono tanti curiosi (non troppi per la verita’, dato il tempo inclemente), che sciamano intorno al grande aereo da combattimento.  

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Primo piano del muso del B17. Se avrete il piacere (!!) di leggere le note prese da wikipedia, capirete che le 4 mitragliatrici sul muso sono un retrofit del progetto originale. Infatti il B17 era molto vulnerabile ad attacchi frontali (mentre molto meno per attacchi da dietro) e per questo in seguito e’ stato dotato delle 4 mitragliatrici frontali. 

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Ecco sotto il vano bombe. 

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Ecco la postazione delle mitragliatrici ventrali. 

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Guardate la posizione che lo sfigato di turno doveva tenere per poter sparare!!!! Credo che solo quelli veramente bassi potevano fare questo lavoro.

E per quanto tempo dovevano stare cosi’ rannicchiati??? 

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Forse da questa botola si entrava ed usciva dallo stretto antro ventrale. 

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 Queste sono le mitragliatrici che sono poste proprio accanto alla cabina di guida.

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Vista laterale della “bestia”. 

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Postazione, denominata cheyenne, posteriore. Anche questa aggiunta nei vari retrofit successivi. 

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Paolo all’interno della parte posteriore dell’aereo. L’impressione che si ha e’ di una abitabilita’ super super spartana!!  3 sedie di tela e basta!! Non voglio pensare a 10 ore di volo li dentro. Freddo, scomodita’ e se possibile pallottole assicurate!!!

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Ecco il soprannome di questo B17: Alluminium overcast. 

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Come gia’ detto in posts precedenti, qui in USA vanno fieri dei loro “ferri vecchi”. Questo e’ una persona di almeno 80 anni che entra nell’aereo. Vi assicuro che dentro tutto e’ stretto e non consono a persone di una certa eta’. Lui nonostante tutto si e’ fatto tutto l’aereo (in 15 minuti!!) ferendosi alla mano!! Infatti e’ uscito con la mano sanguinante, ma contento come un bambino!!!! 

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Questo e’ quello che vedevano i mitraglieri davanti. E’ strano ma si guidava un piano piu’ sopra e 4 metri indietro la punta dell’aereo!!

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Qui eravamo vicino al vano bombe, sulle scomodissime sedie telate. 

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 Cabina di guida.

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Paolo che passa dal vano anteriore a quello posteriore, passando attraverso il vano bombe. Davanti c’e’ il vecchietto arzillo!! Notare che sotto la lastra di 20 cm di metallo che calpestava PAolo, c’erano 3 metri di vuoto, che davano sulla pista. Il vecchietto non si e’ intimidito ed e’ passato oltre!!!

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Dettaglio della mitragliera laterale. 

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Paolo con la maglia dell’Italia, in mezzo alla pista di decollo. 

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C’era anche un piccolo aereo, stile il barone rosso!!! 

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Qui finisce il nostro pomeriggio insolito a Meridianville.

  

Specifications (B-17G):

   

        Engines: Four 1,200-hp Wright R-1820-97 Cyclone turbocharged radial piston engines
        Weight: Empty 36,135 lbs., Max Takeoff 65,500 lbs.
        Wing Span: 103ft. 9in.
        Length: 74ft. 4in.
        Height: 19ft. 1in.
        Performance:
            Maximum Speed at 25,000 ft: 287 mph
            Cruising Speed: 182 mph
            Ceiling: 35,800 ft.
            Range: 2,000 miles with 6,000 lb. bomb load
        Armament:
            13 machine guns of 12.7-mm (0.5-inch) 
            Up to 17,600 pounds of bombs 

  

Di seguito, per chi non ha pura di leggere (ed e’ veramente interessato. credo pochi!!) la storia del B17 presa da wikipedia.

Io l’ho letta e mi e’ sembrata veramente interessante (ma forse perche’ e vicina al mio mestiere!!!).

Per chi non fosse interessato alla storia, impiego e tecnica di battaglia, alla fine c’e’ qualche parola sui personaggi famosi del cinema e sui film che hanno avuto come set il B17.  

Buona lettura!!!

 

Il Boeing B-17 Flying Fortress (conosciuto anche come Fortezza volante) era un aereo quadrimotore della classe dei bombardieri pesanti. Il B-17 venne impiegato principalmente dalle Army Air Forces nelle campagne di bombardamento strategico di precisione contro bersagli tedeschi di tipo industriale, civile e militare. L’8ª Air Force (Forza Aerea) di base in Inghilterra e la 15ª Air Force di base in Italia si unirono al Bomber Command (comando bombardieri) della RAF nell’Operazione Pointblank, per assicurare la superiorità aerea sulle città, le fabbriche e i campi di battaglia nell’Europa occidentale. Questa operazione era un preparativo per lo sbarco in Normandia. I B-17 parteciparono anche alle operazioni nel teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale, dove condussero raid contro navi e basi aeree giapponesi.

 Il B-17 è considerato il primo aereo ad essere prodotto in grandi quantitativi, e ad evolversi successivamente in numerose varianti.

Storia e sviluppo

L’8 agosto 1934, la United States Army Air Corps (USAAC) avanzò la richiesta di realizzazione di un bombardiere plurimotore che sostituisse il Martin B-10.

Gli Air Corps stavano cercando un velivolo in grado di rinforzare le flotte aeree nelle Hawaii, a Panama e in Alaska[5], come risposta alla possibile minaccia di una flotta nemica verso le coste statunitensi; questa risposta doveva attuarsi attraverso un velivolo dalla grande autonomia e da una altrettanto grande capacità di carico. Il progetto inizialmente si chiamava XBLR-1 (Experimental Bomber Long Range,Nr. 1 – bombardiere sperimentale a lunga distanza n. 1), che fu poi abbreviato in Progetto A. La Boeing realizzò il Modello 294, venne denominato Boeing XB-15, che volò per la prima volta il 15 ottobre 1937 e fu accettato nel marzo 1938, ma giudicato troppo complesso e costoso.

Di conseguenza, otto settimane dopo, con la circolare 35-26 venne emanata una nuova specifica per un aereo più semplice ed economico. I requisiti prevedevano la capacità di trasportare un carico adeguato di bombe a una quota di 10.000 piedi (3.048 m) per 10 ore con una velocità massima di almeno 320 km/h. Erano desiderate, ma non richieste, un’autonomia di 3200 km e una velocità di 400 km/h. Non venivano poste obiezioni alla realizzazione di quadrimotori, anche se l’ordine finale sarebbe stato per 185 bimotori o 65 quadrimotori. La vittoria della competizione sarebbe stata decisa da un volo a Wright Field a Dayton, nell’Ohio. La Douglas propose il DB-1 e la Martin il Model 146.

Il prototipo del B-17 era designato come Model 299 ed era progettato da un team di ingegneri, costituito appositamente dalla Boeing e guidato da E. Gifford Emery e Edward Curtis Wells. Combinava le caratteristiche del bombardiere sperimentale Boeing XB-15 con quelle dell’aereo da trasporto Boeing 247. Il B-17 era armato con bombe (fino a 2200 kg su due alloggiamenti nel vano bombe) e cinque mitragliatrici da 7,62 mm. Era spinto da quattro motori radiali Pratt & Whitney R-1690 con 600 kW di potenza ciascuno (a 2100 m). Il primo volo del Model 299 avvenne il 28 luglio 1935, con il capo pilota Leslie Tower ai controlli. Il reporter del Seattle Times Richard Williams coniò il nome “Fortezza Volante” e la Boeing lo registrò per impiegarlo ufficialmente. Il 20 agosto, il prototipo volò da Seattle a Wright Fields in nove ore e tre minuti ad una velocità media di 378 km/h, molto più elevata di quella degli altri modelli.

Nei test, il progetto quadrimotore della Boeing dimostrò delle prestazioni superiori rispetto al bimotore DB-1 e al Model 146, e l’allora maggiore generale Frank Maxwell Andrews si convinse che le capacità a lungo raggio dell’aereo quadrimotore sarebbero state più efficienti dei bimotori con autonomia inferiore. Questa opinione fu condivisa dagli altri ufficiali i quali, ancora prima che finisse la competizione tra i prototipi, suggerirono l’acquisto di 65 B-17.

Lo sviluppo continuò con il prototipo Boeing Model 299 e il 30 ottobre 1935 il pilota collaudatore dell’aeronautica statunitense, il maggiore Ployer Peter Hill, assieme all’impiegato Les Tower della Boeing, condusse un secondo volo di valutazione. L’equipaggio dimenticò tuttavia di disattivare un dispositivo che bloccava le superfici di volo; questo dispositivo era chiamato “gust lock”, ed era inserito quando l’aereo era parcheggiato a terra. A causa di questa dimenticanza, dopo il decollo l’aereo iniziò a salire rapidamente, entrò in stallo e precipitò sul terreno. Nell’incidente Hill e Tower persero la vita e alcuni osservatori a terra furono feriti. Il Model 299 non riuscì a compiere il volo di valutazione e mentre gli ufficiali dell’Air Corps erano entusiasti delle potenzialità del progetto, i responsabili dell’esercito erano preoccupati per il costo dell’aereo. La perdita dell’aereo non fu completa, poiché si riuscì a recuperare parti delle ali per impiegarle nel successivo sviluppo dei punti di montaggio delle mitragliatrici. Le speranze della Boeing di concludere il contratto di fornitura svanirono: il Capo di Stato Maggiore Malin Craig cancellò l’ordine di 65 B-17 e ordinò 133 velivoli B-18 Bolo della Douglas.

Nonostante questo incidente, l’USAAC continuò ad essere impressionata favorevolmente dalle performance del prototipo e il 17 gennaio 1936 gli Air Corps ordinarono, sfruttando una possibilità della normativa vigente, 13 esemplari. Il velivolo venne rinominato YB-17 ed in seguito Y1B-17. L’YB-17 presentava molte migliorie rispetto al Model 299, tra cui propulsori Wright R-1820-39 Cyclone più potenti. Anche se il prototipo era di proprietà della Boeing e non ricevette una sigla militare, al velivolo venne applicata retroattivamente la sigla “XB-17″, a designare un velivolo sperimentale.

Tra il e il 4 marzo 1937, 12 dei 13 Y1B-17 vennero inviati al 2° gruppo bombardieri a Langley Field in Virginia, dove vennero impiegati per gli sviluppi operativi e i test di volo. Un suggerimento che venne adottato fu l’impiego di una checklist per evitare incidenti come quello accaduto al Model 299. In una delle prime missioni, tre B-17 diretti dal navigatore tenente Curtis LeMay furono inviati dal generale Andrews ad intercettare il transatlantico italiano Rex, che si trovava a 980 km dalle coste dell’Atlantico, e scattare fotografie. La missione ebbe successo e venne ampiamente pubblicizzata. La US Navy però non fu molto entusiasta della riuscita dell’operazione, tanto che in seguito al 2° gruppo bombardieri, che aveva in forza i velivoli, venne imposto dal Segretario alla Guerra di non superare le 100 miglia dalla costa. Il tredicesimo YB-17 venne inviato in Ohio, alla Material Division della base Wright Field, dove fu impiegato solo per le prove di volo.

Un quattordicesimo esemplare (numero 37-369), originalmente costruito per i test a terra di resistenza della struttura, venne aggiornato ed equipaggiato con turbocompressori. Questi ultimi mostrarono dei problemi e i voli di test del 1937 vennero rinviati fino a marzo dell’anno successivo. Queste modifiche costarono alla Boeing 100 000 dollari e furono completate solo nella primavera del 1939, ma aumentarono la velocità massima e la quota di tangenza. Il velivolo venne consegnato all’esercito il 31 gennaio 1939 e fu ri-designato con la sigla B-17A, per indicare la prima variante operativa.

B-17B alla base di March Field, in California, prima dell’attacco a Pearl Harbor

 

Nel tardo 1937, gli Air Corps ordinarono altri dieci velivoli, designati B-17B e, poco dopo, altri 29, che vennero finanziati solo a metà 1939. Migliorati con flap e timone maggiorati, con un musetto di plexiglass, i B-17B vennero consegnati in cinque tranches tra il luglio 1939 e il marzo 1940. I velivoli formarono due gruppi di bombardieri, uno per la costa orientale ed uno per quella occidentale.

 

Prima dell’attacco a Pearl Harbor, erano in servizio meno di 200 B-17, ma la produzione venne accelerata, e il B-17 divenne il primo aereo di grandi dimensioni ad essere prodotto in massa. Gli aerei entrarono in servizio in ogni zona di combattimento della seconda guerra mondiale e, quando la produzione terminò a maggio 1945, erano stati costruiti 12.731 esemplari dalla Boeing, dalla Douglas e dalla Vega (una filiale della Lockheed).

 

Operazioni 

 

Il B-17 iniziò le operazioni nella seconda guerra mondiale con la Royal Air Force nel 1941, l’ottava e la quindicesima forza aerea USAAF nel 1942, per l’impiego in bombardamenti strategici di precisione contro bersagli industriali in Germania. Nell’operazione Pointblank guidarono attacchi in preparazione per l’assalto terrestre.

 

Durante la seconda guerra mondiale i B-17 furono impiegati in 32 gruppi di combattimento al di fuori degli Stati Uniti e, al culmine dell’impiego, nell’agosto 1944, ne erano presenti 4 574 esemplari in tutto il mondo[30]; sganciarono 650.195 t di bombe su bersagli europei (al confronto, i Liberator sganciarono 451.691 t e tutti gli altri bombardieri statunitensi 420.520 t). Circa 4 750 esemplari (un terzo dei B-17 costruiti) andarono persi in combattimento.

 

Royal Air Force 

 

La Royal Air Force (RAF) entrò in guerra senza possedere bombardieri pesanti e in attesa del 1941, anno di consegna dello Short Stirling e dell’Handley Page Halifax, la RAF strinse un accordo con la USAAC sin dall’inizio del 1940, per la fornitura di 20 B-17C, che vennero rinominati Fortress I. La loro prima operazione avvenne contro la città di Wilhelmshaven, l’8 luglio 1941. A quell’epoca, gli Air Corps statunitensi consideravano la quota di 20.000 piedi (6.096 m) già come un volo ad elevata altitudine e come tale al riparo da minacce provenineti da terra. Di conseguenza, l’equipaggiamento di bordo era stato progettato per operare alle temperature normalmente riscontrabili a quella quota; malgrado ciò, la RAF, preoccupata di essere intercettata dagli aerei tedeschi da caccia dell’epoca, bombardò le installazioni navali da una quota superiore, arrivando a volare a 30.000 piedi (9.144 m). I bombardieri non riuscirono a colpire i bersagli da una quota così alta, anche in considerazione del fatto che questa serie di velivoli aveva come sistema di mira non il sistema di puntamento Norden USA (considerato segretissimo), ma un sistema inglese della Sperry ancora in fase di sviluppo; inoltre le temperature alla quota operativa prescelta furono tali da congelare i meccanismi delle mitragliatrici e il fatto non provocò conseguenze solo perché i caccia tedeschi attaccanti non riuscirono a compiere la corretta manovra di intercettazione nell’atmosfera rarefatta. Il 24 luglio tentarono il bombardamento di Brest, in Francia, ma anche in questo caso mancarono i bersagli completamente.

 

A settembre, dopo che la RAF aveva perso 8 B-17C in combattimento o in incidenti, il comando bombardieri abbandonò le operazioni di giorno a causa degli scarsi risultati. Il resto degli aerei fu trasferito a comandi diversi per l’impiego in vari compiti, tra cui la difesa delle coste. L’esperienza aveva mostrato alla RAF e alla USAAF che il B-17C non era pronto per il combattimento e che erano necessari un miglioramento delle difese, un maggiore carico di bombe e una maggiore accuratezza. Queste migliorie vennero introdotte nelle versioni successive. Inoltre, anche con questi aggiornamenti, solo la USAAF voleva continuare ad impiegare il B-17 come bombardiere diurno.

 

Il Comando Bombardieri RAF trasferì il resto degli aerei al Comando Costiero per l’impiego come pattugliatore a lunghissimo raggio. Queste pattuglie vennero rafforzate nell’agosto 1942 da 19 B-17F (chiamati Fortess Mk II) e 45 B-17E (Fortress Mk IIA) (l’USAAF offrì prima la variante B-17F, quindi le designazioni appaiono scambiate). Un esemplare del 206° squadrone RAF affondò il sottomarino U-627 il 27 ottobre 1942, il primo di 11 sottomarini U-Boat affondati dai bombardieri RAF durante la guerra[37].

Quattro donne pilota alla scuola di aviazione a Lockbourne AAF in Ohio, durante l’addestramento. Da sinistra a destra: Frances Green, Marget (Peg) Kirchner, Ann Waldner e Blanche Osborn.

USAAF

Gli Air Corps (rinominati nel 1941 United States Army Air Forces o USAAF) impiegarono il B-17 ed altri bombardieri per colpire i bersagli attraverso l’allora segreto sistema di puntamento Norden, un computer elettro-meccanico stabilizzato giroscopicamente. Durante le missioni di bombardamento diurne questo dispositivo era in grado di determinare, in base agli input del bombardiere, il punto nello spazio nel quale l’ordigno doveva essere sganciato per colpire il bersaglio. Il bombardiere essenzialmente prendeva i controlli di volo dell’aereo durante l’attacco, mantenendo un assetto livellato fino a portarsi nel punto calcolato.

L’USAAF iniziò ad accumulare forze aeree in Europa costituite dalla variante B-17E, poco dopo l’ingresso in guerra. Le prime unità dell’ottava forza aerea giunsero a High Wycombe, in Inghilterra il 12 maggio 1942, per formare il 97° gruppo di bombardamento. Il 17 agosto 1942 18 B-17E del 97 tra cui il Yankee Doodle, pilotato dal maggiore Paul Tibbets (il pilota alcuni anni dopo dell’Enola Gay che lanciò la Bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki) e dal generale di Brigata Ira Eaker, vennero scortati dagli Spitfire della RAF nel primo raid in Europa contro le linee ferroviarie di smistamento a Rouen-Sotteville, in Francia. L’operazione fu un successo e furono registrati solo leggeri danni a due aerei.

Offensiva combinata

Boeing B-17F in operazioni di bombardamento. Germania, 13 novembre 1943

 

Le due diverse strategie dei comandi inglesi e americani vennero organizzate nella Conferenza di Casablanca nel gennaio 1943, dove venne pianificata l’operazione Pointblank, per indebolire la Wehrmacht e stabilire la superiorità aerea in preparazione all’offensiva di terra.

L’Operazione Pointblank iniziò con attacchi su bersagli nell’Europa occidentale. Il generale Eaker e l’ottava forza aerea posero come obiettivi prioritari le industrie aeronautiche tedesche, specialmente le fabbriche di assemblaggio degli aerei da combattimento, le fabbriche di propulsori e i produttori di cuscinetti a sfera.

Il 17 aprile 1943, un attacco alla fabbrica Focke-Wulk a Brema, effettuato da 115 B-17, ebbe uno scarso successo: sedici fortezze volanti vennero abbattute e altre 48 furono danneggiate. Nonostante questo, l’attacco riuscì a distrarre metà delle forze della Luftwaffe in operazioni anti-bombardamento.

Formazione di B-17F sopra Schweinfurt, Germania, 17 agosto 1943.

Poiché i bombardamenti delle basi aeree non stavano riducendo in modo apprezzabile la forza aerea della Germania, vennero formati ulteriori gruppi di B-17 e Eaker ordinò missioni in zone più profonde del territorio nemico contro importanti bersagli industriali. L’ottava forza aerea prese di mira le fabbriche di cuscinetti a sfera a Schweinfurt, sperando di danneggiare la produzione bellica. Il primo raid, il 17 agosto 1943 non causò un danno critico alle fabbriche e i 230 bombardieri B-17 vennero intercettati da circa 300 caccia della Luftwaffe. Come risultato, 36 bombardieri vennero abbattuti con la perdita di 200 persone di equipaggio ed assieme alle perdite dei raid contro Regensburg, vennero persi quel giorno un totale di 60 B-17.

Un secondo tentativo il 14 ottobre 1943 verrà successivamente ricordato come il “Giovedì Nero”. Dei 291 bombardieri, 59 vennero abbattuti sopra la Germania, uno precipitò nella Manica, cinque si schiantaronno in Inghilterra e altri 12 vennero resi inutilizzabili a causa dei danni riportati o da incidenti, per una perdita totale di 77 velivoli. Altri 122 vennero danneggiati e necessitarono riparazioni prima di tornare in volo. Dei 2.900 aviatori che avevano fatto parte degli equipaggi, 650 non fecero ritorno, anche se alcuni sopravvissero come prigionieri di guerra. Negli aerei danneggiati rientrati, si contarono cinque morti e 43 feriti tra i membri di equipaggio. Solo 33 velivoli atterrarono senza danni. Tutte queste perdite furono causate da attacchi concentrati di oltre 300 aerei da caccia tedeschi.

B-17G del 384° gruppo bombardieri

Queste perdite non erano sostenibili e l’USAAF riconoscendo la vulnerabilità dei bombardieri pesanti senza scorta, sospese i bombardamenti diurni in territorio tedesco fino allo sviluppo di aerei di scorta per proteggere i B-17 durante il percorso dall’Inghilterra alla Germania e ritorno. L’ottava forza aerea perse 176 velivoli nell’ottobre 1943 e l’11 gennaio 1944 subì altre pesanti perdite nelle missioni a Oschersleben, Halberstadt e Braunschweig. Quel giorno Doolittle ordinò la cancellazione della missione a causa del maltempo, ma le unità di testa erano già entrate nello spazio aereo nemico e continuarono la missione. La maggior parte degli aerei di scorta tornarono indietro o mancarono l’appuntamento, e di conseguenza 60 B-17 vennero distrutti.

Il terzo raid su Schweinfurt il 24 febbraio 1944 invece venne ricordato come la “Grande Settimana”. Attraverso l’impiego di P-51 Mustang e P-47 Thunderbolt (con serbatoi supplementari sganciabili per aumentare il raggio d’azione), i B-17 vennero protetti adeguatamente  e solo 11 bombardieri su 231 impiegati vennero abbattuti. Gli aerei di scorta ridussero le perdite al di sotto del 7%, e solo 247 B-17 vennero persi in 3 500 voli.

Nel settembre 1944, 27 dei 40 gruppi che costituivano l’ottava forza aerea e sei dei 21 gruppi della quindicesima forza aerea impiegavano i B-17. Le perdite dovute alle armi contraeree continuarono ad essere elevate per tutto il 1944, ma il 27 aprile 1945 (due giorni dopo l’ultima missione di bombardamento pesante in Europa), la quantità di perdite si era ridotta talmente da non dover più ordinare velivoli di rimpiazzo e il numero di bombardieri di ogni gruppo venne ridotto. 

Teatro del Pacifico

Nel sudest del Pacifico operarono solo cinque gruppi di B-17, tutti convertiti ad altri impieghi nel 1943.

Il 7 dicembre 1941 un gruppo di 12 B-17 del 38° (quattro B-17C) e dell’88° (otto B-17E) squadrone di ricognizione, in rotta per rafforzare le unità nelle Filippine, giunsero a Pearl Harbor durante l’attacco giapponese. Il copilota Leonard “Smitty” Smith Humiston, sul B-17C (numero di serie 40-2049) comandato dal tenente Robert H. Richards, pensò che il fuoco dei cannoni fosse un saluto effettuato dalla marina statunitense per celebrare l’arrivo dei bombardieri, ma subito dopo si accorse che c’era una battaglia in corso. La fortezza volante fu attaccata dagli aerei da combattimento giapponesi ma l’equipaggio ne uscì illeso, tranne una persona che subì delle abrasioni alle mani. Le attività dei giapponesi costrinsero il velivolo ad annullare l’atterraggio a Hickam Field e dirigersi a Bellows Field, dove fuoriuscì dalla pista e venne successivamente mitragliato. Anche se inizialmente venne giudicato riparabile, il bombardiere 40-2049 ricevette più di 200 colpi di mitragliatrice e non venne più riportato in condizioni di volo. In totale, dieci dei dodici bombardieri sopravvissero all’attacco.

Per il 1941, la Far East Air Force (FEAF) di base a Clark Field nelle Filippine aveva in dotazione 35 B-17, e il Dipartimento della Guerra pianificò di aumentare questo numero a 165 unità. Quando il comando FEAF venne a conoscenza dell’attacco a Pearl Harbor, il generale Lewis H. Brereton inviò i bombardieri e gli aerei da combattimento in varie missioni di pattugliamento per evitare che venissero attaccati al suolo. Brereton pianificò dei raid contro le basi aeree giapponesi a Taiwan, in accordo con le direttive di guerra Rainbow 5, ma questa possibilità venne scartata dal generale Douglas MacArthur. L’autorizzazione alla missione venne rimandata a causa di aspre discussioni e decisioni controverse, seguite da vari rapporti falsi o confusi di attacchi aerei. Quando i B-17 ed i caccia Curtiss P-40 di scorta erano in procinto di decollare, vennero distrutti dai bombardieri giapponesi dell’11° flotta aerea. La FEAF perse completamente metà dei velivoli durante il primo attacco e i restanti vennero distrutti nei due giorni successivi.

Un’altra delle prime battaglie del Pacifico ebbe luogo il 10 dicembre 1941, e vide il primo abbattimento di un B-17. L’episodio ebbe come protagonista il comandante dell’aereo Colin Kelly, che viene ricordato come il primo eroe statunitense del secondo conflitto mondiale per aver sacrificato la sua vita tenendo in volo il suo aereo in fiamme per un tempo sufficientemente lungo da permettere l’abbandono del velivolo al suo equipaggio. L’aereo colpì la corazzata veloce giapponese Haruna e Kelly ricevette la Distinguished Service Cross alla memoria. L’asso giapponese che colpì il B-17, Saburo Sakai, notò che la Fortezza era particolarmente resistente.

I B-17 vennero impiegati nelle prime battaglie del Pacifico con scarsi risultati, in particolare nella Battaglia del Mar dei Coralli e nella Battaglia delle Midway. La 5th Air Force venne impiegata per interrompere le linee marittime giapponesi. La dottrina dell’Air Corps prevedeva bombardamenti da elevate altezze, ma in questo modo solo l’1% delle bombe colpiva i bersagli. Tuttavia, i B-17 operavano ad altezze tali che la maggior parte degli A6M Zero non poteva raggiungere e l’equipaggiamento di mitragliatrici pesanti era efficace contro gli aerei giapponesi che possedevano corazze leggere.

Il 2 marzo 1943, sei B-17 del 64° squadrone attaccarono un grande convoglio truppe giapponese da un’altezza di 10.000 piedi (3.048 m), durante le prime parti della battaglia del mare di Bismarck, nei pressi della Nuova Guinea. I bombardieri affondarono tre mercantili, tra cui la Kyokusei Maru. Un B-17 venne abbattuto da un A6M Zero, il cui pilota colpì con le mitragliatrici i membri dell’equipaggio che stavano atterrando con i paracadute e altri membri dell’equipaggio quando erano ammarati. In seguito, 13 B-17 bombardarono il convoglio da media altezza, costringendo le navi a disperdersi. Il convoglio venne in seguito quasi completamente distrutto attraverso una combinazione di attacchi dei Beaufighter della Royal Australian Air Force e il bombardamento a bassa quota (a circa 30 m) dei B-25 Mitchell statunitensi, mentre i B-17 colpirono cinque obiettivi da altezze superiori.

Nel settembre 1942 fu presente il maggior numero di bombardieri in servizio, con 168 B-17.

Difese

 

Una torretta di coda cosiddetta “Cheyenne”, dal nome dello stabilimento dove per prima venne installata a partire dalle varianti B-17G

 

Prima dell’impiego di caccia di scorta a lungo raggio, i B-17 potevano fare affidamento solo sulle mitragliatrici Browning M2, calibro .50 BMG (12,7 mm) per difendersi. Quando la guerra si intensificò, la Boeing migliorò le nuove varianti in base alle indicazioni degli equipaggi. Il numero di mitragliatrici difensive aumentò dalle quattro unità da 0,50 pollici (12,7 mm) e una da 0,30 pollici (7,6 mm) della versione B-17C fino alle 13 mitragliatrici da 0,50 pollici (12,7 mm) installate sulla versione B-17G. I bombardieri non potevano manovrare efficacemente per schivare gli attacchi dei caccia nemici, e durante la fase che comprendeva l’avvicinamento finale al bersaglio, il puntamento e lo sgancio delle bombe (bombing run) dovevano volare diritti e livellati, per cui erano esposti agli attacchi diretti.

Un sondaggio nella US Army Air Force condotto nel 1943 mostrò che oltre metà dei bombardieri abbattuti dai tedeschi avevano lasciato la protezione della formazione principale. Per contenere il problema, gli Stati Uniti svilupparono migliori tecniche di impiego delle formazioni da bombardamento, che si evolsero in gruppi da combattimento sfalsati dove tutti i B-17 potevano coprirsi in sicurezza tra loro attraverso le mitragliatrici. In questo modo, una formazione di bombardieri diventava un bersaglio pericoloso da ingaggiare. La formazione da combattimento dei bombardieri era tuttavia molto rigida e vulnerabile alle armi contraeree tedesche. Inoltre i “Jagdflieger”, piloti da combattimento della Luftwaffe, svilupparono la contro-tattica di compiere rapidi passaggi a fuoco, evitando di ingaggiare i singoli bombardieri.

Di conseguenza, il tasso di perdite dei B-17 salì fino al 25% nelle prime missioni (60 dei 291 B-17 vennero persi in combattimento nel secondo raid su Schweinfurt). Solo con l’avvento di velivoli di scorta a lungo raggio (in particolar modo del North American P-51 Mustang), che contrastarono l’azione degli intercettori della Luftwaffe, tra il febbraio e il giugno 1944, le missioni dei B-17 assunsero significanza strategica.

Sin dall’inizio della campagna aerea i B-17 si misero in luce per la loro capacità di incassare danni durante i combattimenti e di riuscire a raggiungere il bersaglio e riportare l’equipaggio alla base. Wally Hoffman, un pilota di B-17 nell’Ottava Forza Aerea disse “l’aereo può essere tagliato e squarciato dal fuoco nemico quasi fino a ridurlo in pezzi e riporterà l’equipaggio a casa”. Marin Caidin riferì un episodio in cui un B-17 si scontrò in volo con un Focke-Wulf Fw 190, perse un propulsore e subì danni ad entrambi gli stabilizzatori orizzontali di tribordo e allo stabilizzatore verticale, oltre ad essere fuoriuscito dalla formazione. Alcuni osservatori riferirono che l’aereo venne gravemente danneggiato e perse quasi la coda, ma riuscì a restare in volo e riportare l’equipaggio alla base. Le sue doti di incassatore compensavano il raggio di azione e il carico utile inferiori al B-24 Liberator o al britannico Avro Lancaster. Si moltiplicarono i resoconti di B-17 ritornati alla base con la coda distrutta o con un solo propulsore funzionante oppure con ampie porzioni delle ali danneggiate dalla contraerea. La sua robustezza, assieme al gran numero di esemplari operativi nell’ottava forza aerea e alla fama del Memphis Belle, resero il B-17 un aereo di importanza significativa del secondo conflitto mondiale.

Il progetto attraversò otto modifiche principali durante il corso della sua produzione, che culminò nel modello B-17G. Quest’ultimo si differenziava dal suo predecessore per l’aggiunta di una torretta con due mitragliatrici Browning M2 da 12,7 mm sotto il muso dell’aereo. Queste armi aggiuntive eliminavano la principale debolezza difensiva, costituita dagli attacchi frontali.

Dotazione elettronica

Un importante ruolo nelle missioni di bombardamento in massa era svolto da alcuni aerei attrezzati con equipaggiamenti elettronici di direzione del tiro. Questi aerei, i cosiddetti pathfinder, cioè battistrada, rilevavano la posizione del bersaglio a terra anche in caso di copertura nuvolosa e dirigevano il resto dell’incursione marcando l’area con segnali di fumo, visto che le incursioni statunitensi si tenevano di giorno, mentre quelle inglesi erano notturne.

Gli strumenti vennero affinati progressivamente; il primo era Gee, uno strumento di navigazione a breve raggio; poi venne Oboe, che sfruttava segnali emessi da stazioni a terra in territorio inglese, in modo che il loro incrocio e l’angolo di emissione dessero la posizione dell’obiettivo, come l’X-Gerät tedesco. Poi vennero H2S, un radar di scansione del terreno collocato in una specie di vasca sotto il muso, e il suo successore H2X, in un radome semisferico posto sotto la fusoliera, dietro l’ala al posto della torretta ventrale.

H2S venne usato per la prima volta durante un raid su Emden il 27 settembre 1943, quando la prima parte della formazione guidata dai pathfinder e la seconda, guidata dal fumo sganciato da questi, riuscirono a colpire la città, mentre la terza parte, che aveva bombardato a vista in uno squarcio delle nubi, mise le bombe fuori bersaglio di miglia.Altro apparato era Carpet, un emettitore di disturbi radar di creazione inglese, che veniva aeroportato e fu molto efficace nel disturbare i radar di guida alla contraerea.

Alla fine della guerra un certo numero di esemplari di B-17G dell’USAAF venne convertito al ruolo di ricerca e soccorso come B-17H, dopo essere stati dotati di radar di ricerca marittima in un radome sotto il muso ed un battello di salvataggio gonfiabile nella stiva porta bombe. Anche la U.S. Navy lo utilizzò, ma per il ruolo di AEW, dopo averlo dotato di un radar APS-20 e ridesignato PB-1W.

La Luftwaffe

Dopo aver esaminato i rottami di B-17 e B-24, gli ufficiali della Luftwaffe scoprirono che per abbattere un bombardiere B-17 mettendosi alle spalle, servivano almeno 20 colpi di cannone da 0,79 pollici (20,1 mm). I piloti con discrete abilità colpivano gli aerei nemici solo con il 2% dei proiettili sparati, di conseguenza, per centrare con 20 colpi un bombardiere, un pilota doveva sparare un migliaio di proiettili. Le prime versioni del Focke-Wulf Fw 190, uno dei migliori aerei intercettori tedeschi, erano equipaggiate con due mitragliatrici MG FF da 20 mm, ciascuna con solo 500 colpi. Le versioni successive impiegarono i cannoni MG 151, con una portata maggiore, ma pur sempre limitata come efficacia a non più di 400 m, mentre i proiettili sparati dalle torrette dei B-17 erano letali fino a 1000 m. Per questo motivo gli aerei tedeschi erano in svantaggio con la tattica di avvicinamento da dietro. I tedeschi scoprirono che vi era un maggior vantaggio attacando frontalmente, sia perché erano disposte meno armi difensive, sia perché il bombardiere poteva essere abbattuto mettendo a segno solo quattro o cinque colpi. Per migliorare le carenze offensive dell’FW 190, il numero dei cannoni venne portato da due a quattro, aumentando anche il numero di munizioni trasportate. Nel 1944 venne effettuato un ulteriore aggiornamento del cannone MK 108 da 1,2 pollici (30,5 mm), che poteva abbattere un B-17 con pochi colpi a segno.

La Luftwaffe fu tra gli operatori del B-17; infatti, dapprima un singolo aereo costretto da un atterraggio sulla pancia nel dicembre 1942 venne rimesso in sesto e dato in carico alla I/KG.200, che era una unità speciale dedita alle operazioni clandestine. Nei mesi successivi altri due velivoli vennero catturati e rimessi in condizioni di volo; l’aereo venne ridesignato con il nome di copertura di Dornier Do 200. Gli aerei vennero utilizzati per paracadutare agenti dietro le linee per il resto della guerra in vari fronti, dall’Irlanda all’Algeria ed al Medio Oriente. Solo una delle fortezze volanti tedesche sopravvisse e venne ricatturata ad Altenburg dopo l’armistizio.

 

Impiego postbellico 

 

U.S. Air Force

Dopo la seconda guerra mondiale, il B-17 venne considerato obsoleto e gli Stati Uniti ritirarono la maggior parte degli esemplari. Gli equipaggi trasferirono i bombardieri attraverso l’Atlantico verso gli Stati Uniti, dove la maggior parte venne smantellata. A seguito della formazione della United States Air Force nel 1947, i B-17 restanti (chiamati F-9 e in seguito RB-17) entrarono in servizio nello Strategic Air Command (SAC) dal 1946 al 1951. Alcuni esemplari vennero impiegati dall’Air Rescue Service per le ricerche in pieno oceano tra la fine degli anni quaranta e metà degli anni cinquanta.

Al termine degli anni ‘50, gli ultimi B-17 in servizio erano diventati QB-17 target drone, DB-17P drone controller e VB-17. L’ultima missione operativa venne condotta il 6 agosto 1959, quando l’esemplare DB-17P 44-83684 diresse una unità QB-17G 44-83717 fuori dalla base aerea Holloman, nel Nuovo Messico, come bersaglio per un missile aria-aria AIM-4 Falcon lanciato da un F-101 Voodoo. Qualche giorno dopo si tenne una cerimonia di ritiro, dopo la quale l’ultimo esemplare, 44-83684 venne ritirato dal servizio.

 

U.S. Navy e U.S. Coast Guard

Un PB-1W della United States Navy con il radome del radar AN/APS-20 installato dietro la cabina di pilotaggio.

Boeing PB-1G della United States Coast Guard. La USCG utilizzò 18 ex-USAAF SB-17G dal 1945 al 1959.

Durante l’ultimo anno della guerra e nell’immediato dopoguerra, la marina statunitense acquisì 48 B-17 per il pattugliamento e le operazioni di recupero. Inizialmente questi velivoli operarono con le designazioni ufficiali USAAF, ma il 31 luglio 1945 queste vennero cambiate in PB-1, sigla impiegata originalmente nel 1925 per un aliscafo sperimentale. Poiché la maggior parte delle Fortezze Volanti erano costruite dalla Douglas o dalla Lockheed e non più dalla Boeing, sarebbe stata più logica una designazione di tipo P4D-1W o P3V-1G.

Ventiquattro B-17G (tra cui un B-17F aggiornato alla versione G) vennero impiegati dalla marina con la sigla PB-1W. La “W” simboleggiava un impiego antisommergibile. Essi vennero equipaggiati con un grande radome, progettato per un radar di ricerca AN/APS-20, installato sotto la fusoliera, e vennero aggiunti ulteriori serbatoi interni di combustibile per aumentare il raggio d’azione. Questi velivoli vennero anche ridipinti in blu-scuro, una livrea standard impiegata dalla marina alla fine del 1944. La maggior parte degli aerei era costruita dalla Douglas e volarono dalla fabbrica di Long Beach alla Naval Aircraft Modification Unit in Pennsylvania durante l’estate del 1945, dove furono dotati del radar. Tuttavia, la guerra terminò prima di poter impiegare i PB-1W, quindi l’installazione di armamenti difensivi fu cancellata.

I primi PB-1W furono inseriti nello Squadrone Bombardieri Pattugliatori 101 (VPB-101) nell’aprile 1946. I velivoli evolsero infine in aerei da allerta rapida, grazie al loro radar APS-20. Nel 1947, i PB-1W vennero impiegati in unità operative sia con le flotte nell’Atlantico e nel Pacifico. VPB-101 sulla costa orientale vennero inseriti nello Squadrone Aereo di Test e Valutazione QUATTRO (VX-4) e assegnati alla base navale di Quonset Point, a Rhode Island. Successivamente, nel 1952, lo squadrone VX-4 divenne lo Squadrone Aereo di Allerta Rapida DUE (VW-2) e trasferito alla base di Patuxent River, in Maryland. La missione secondaria era costituita dalla difesa antisommergibile e il servizio di ricognizione per gli uragani. Il primo squadrone di allerta rapida venne formato nel 1952 con quattro PB-1W, di base alla base Harbers Point nelle Hawaii. I PB-1W continuarono a prestare servizio nella marina fino al 1955, quando vennero gradualmente sostituiti con i Lockheed WV-2, una versione militare del Lockheed 1049 Constellation.

Due B-17 vennero assegnati alla marina con la sigla XPB-1, per vari programmi di sviluppo. Il primo venne trasferito alla marina nel giugno 1945 e il secondo nell’agosto dell’anno successivo. Quest’ultimo venne impiegato dal Cornell Aeronautical Laboratory in un programma di test per lo sviluppo di propulsori a jet.

 

Prototipi e varianti

Il B-17 attraversò diverse modifiche in ogni sua fase di sviluppo e durante la produzione. Dei 13 YB-17 ordinati per i test, 12 vennero impiegati per sviluppare tecniche di bombardamento pesante, mentre il tredicesimo venne impiegato per i test di volo[21]. Questi condussero allo sviluppo di turbocompressori, che vennero impiegati successivamente negli aerei. Un quattordicesimo esemplare, l’Y1B-17A, era originalmente progettato solo per i test a terra, ma venne aggiornato con i turbocompressori. Una volta aggiornato, venne chiamato B-17A e nell’aprile 1938 fu il primo aereo ad entrare in servizio con la designazione B-17.

Torretta del Model 299, non adottata nella versione definitiva

Quando si sviluppò la linea di produzione, gli ingegneri della Boeing continuarono a sviluppare il progetto di base. Per aumentare le performance a velocità basse, venne sviluppato il B-17B, che comprendeva un timone e dei flap maggiorati. Il B-17C incluse dei finestrini modificati di forma “a lacrima”, che essendo piatti eliminavano le turbolenze generate dalle precedenti torrette “a blister”. Con la versione B-17E, la fusoliera venne allungata di 10 piedi (3 m), una pinna verticale e un timone più grandi. Inoltre fu aggiunta una postazione dotata di una mitragliatrice nella coda e fu modificato il muso. I propulsori furono aggiornati a versioni più potenti diverse volte ed analogamente, vennero modificate le postazioni dei mitraglieri in varie occasioni per migliorare la loro efficacia.

Dettaglio del muso della variante B-17G

Quando apparve la versione definitiva B-17G, il numero di mitragliatrici era stato portato da sette a tredici e i progetti delle postazioni erano stati completati. Il B-17G fu la versione finale del B-17 e comprendeva tutte le modifiche effettuate nel modello precedente, il B-17F. Ne vennero costruiti 8 680, l’ultimo dei quali il 9 aprile 1945. Molti B-17G vennero convertiti per altre missioni, come il trasporto cargo, i test dei propulsori e le missioni di ricognizione. Alcuni B-17G, rinominati in SB-17G, vennero convertiti per compiti di ricerca e soccorso, successivamente rinominati nuovamente in B-17H.

Dai B-17 vennero sviluppati i prototipi XB-38 e YB-40. L’XB-38 venne impiegato per testare i propulsori a raffreddamento liquido Allison V-1710. L’YB-40 era una versione pesantemente armata del bombardiere standard impiegato prima dello sviluppo del P-51 Mustang, un aereo da combattimento a lungo raggio. Gli armamenti aggiuntivi includevano una torretta binata dorsale che occupava il compartimento radio, una torretta binata sotto al muso e due mitragliatori, al posto dell’arma singola della versione standard, per le postazioni laterali. L’armamento raggiungeva così un totale di 14 mitragliatrici. Il carico di munizioni era di oltre 11 000 colpi e tutto l’equipaggiamento bellico rendeva questa variante più pesante di circa 4500 kg rispetto ad un modello B-17F a pieno carico. Di fatto, l’YB-17 aveva difficoltà a stare al passo con i bombardieri standard senza carico quindi, con l’avvento dei P-51 Mustang, il progetto venne abbandonato nel luglio 1943.

SB-17G-95DL 44-83722
assegnato per compiti di ricerca e recupero

Elenco delle varianti

Il Model 299, il primo prototipo di B-17.

Il JB-17G con la turboelica Wright XT35 Typhoon montata sul muso.

  • Model 299: è il primo prototipo, non aveva colorazioni militari, aveva un equipaggio di soli 8 uomini e non ottenne mai un numero di serie militare.
  • Y1B-17: è la prima versione del B-17. I motori vennero cambiati dagli originali Pratt & Whitney Hornet radiali con dei Wright GR-1830-39. Aveva un equipaggio di soli 6 uomini.
  • Y1B-17A/B17-A: è una versione dell’Y1B-17 non in grado di volare che venne usata per dei test sulla resistenza ai danni.
  • B-17B: è il primo modello di serie. Rispetto all’Y1B-17 aveva flaps e muso rivisti.
  • B-17C: differisce dal B-17B per delle modifiche alle mitragliatrici e per i motori che vennero cambiati con dei Wright GR-1820-65 (G-205A) Cyclone turbocompressi radiali da 1200 cv.
  • Fortress I: è il modello di B-17C in dotazione alla RAF britannica. La sola differenza col modello americano era la mitragliatrice nel naso differente e un diverso sistema di rifornimento. Gli americani non consideravano il B-17C pronto per il combattimento ma gli inglesi erano talmente disperati all’epoca che lo utilizzarono subito, non senza problemi.
  • B-17D: differisce dal C per dei nuovi flabelli di raffreddamento per i motori, per un miglioramento all’impianto elettrico e per l’eliminazione degli attacchi esterni per le bombe. L’equipaggio è di 10 uomini.
  • B-17E è la prima versione prodotta in grandi quantitativi. Venne modificata l’installazione delle mitragliatrici di coda, venne aggiunta una torretta dorsale,dotata di due mitragliatrici, manovrata dal ingegnere di bordo. Un’altra mitragliatrice faceva fuoco dalla finestratura dorsale dell’operatore radio. Venne modificata l’installazione difensiva ventrale con l’adozione di una torretta sferica retrattile della Sperry armata di una coppia di Browning M2 da 12,7 mm.
  • Vega XB-38: è un prototipo di B-17E con i motori Allison V-1710-89 V12 raffreddati ad acqua da 1420 cv costruito dalla divisione Vega della Lockheed Corporation. Una comparazione reale col B-17E non fu mai fatta e dato che il motore Allison serviva anche su altri aerei il progetto fu abbandonato.
  • Fortress IIA: è la versione del B-17E venduto agli inglesi. Venne utilizzato per la caccia ai sottomarini nell’Atlantico.
  • B-17F: è un miglioramento del B-17E dal quale esternamente differisce solo per il naso completamente in plexiglass senza intelaiatura tranne un settore otticamente piano per il puntamento delle bombe. I motori sono dei Wright R-1820-97 Cyclones che posso fornire una potenza d’emergenza per brevi periodi di 1380 cv. Altri miglioramenti si effettuano nell’armamento, nell’impianto di ossigenazione, nei freni e nell’apparato fotografico.
  • YB-40: è una versione del B-17F modificata per essere usata come scorta agli altri bombardieri. L’aereo era pesantemente armato ma si dimostrò un fallimento totale perché era talmente lento da non riuscire a restare in formazione con gli altri B-17.
  • Fortress II: è la versione del B-17F usata dagli inglesi per pattugliare la Manica.
  • BQ-7: è una versione trasformata in drone, senza pilota e carica di 9 tonnellate di bombe da “lanciare” sulla Germania. Fu usata poche volte con scarsissimo successo.
  • XC-108: è una conversione per trasporto del B-17E e F. Le mitragliatrici sono tolte e l’interno è allestito in maniera più confortevole.
  • B-17G: è la variante prodotta in maggior numero. Introduce finalmente una valida difesa anteriore con una piccola torretta anteriore telecomandata, armata con una coppia di Browning da 12,7 mm. Il B-17G è entrato in servizio nell’Ottava e nella Quinta Forza Aerea sul finire del 1943; dal gennaio 1944 non viene più pitturato e viene fornito con finitura metallica; il 13 aprile 1945 l’ultimo esemplare viene consegnato.
  • Fortress III: è la denominazione degli 85 B-17G venduti agli inglesi.
  • F-9: è una conversione per la ricognizione fotografica (F sta per foto) dove tutto l’apparato bellico è rimosso in favore di impianti fotografici e telecamere. I B-17 convertiti sono di tipo F e G.
  • PB-1: è la denominazione di 48 B-17 acquistati dalla marina per operazioni di pattugliamento e recupero in mare. Le maggiori differenze sono la colorazione blu e l’adozione di un radar ASP-20.
  • B-17H: è una conversione per ricerca e soccorso di circa 130 B-17G.
  • JB-17: è una versione dotata di motore turboelica Wright XT35 Typhoon montato sul muso. Questo motore erogava 5 500 hp, risultando da solo più potente dei 4 motori a pistoni. 

 

Equipaggio

 

L’equipaggio di un B-17 era composto da 10 persone:

  • Pilota

  • Co-pilota

  • Bombardiere / Mitragliere anteriore destro

  • Navigatore / Mitragliere anteriore sinistro

  • Mitragliere superiore

  • Operatore radio

  • Mitragliere laterale destro

  • Mitragliere laterale sinistro

  • Mitragliere ventrale

  • Mitragliere di coda

 

Piloti e membri di equipaggio di B-17 celebri

Maynard H. Smith riceve la Medal of Honor, la più alta decorazione degli Stati Uniti dal Segretario alla guerra, Henry L. Stimson.

Forrest L. Vosler, il primo a destra, riceve la Medal of Honor dal presidente Franklin Delano Roosvelt.

L’attore premio Oscar James Stewart, prima di congedarsi dall’USAF, arrivò al grado di Brigadier generale. Fu per due anni istruttore di volo sui B-17, ma effettuò le sue 20 operazioni belliche con il B-24.

Clark Gable ripreso vicino a un B-17F della 8th AF in Gran Bretagna nel 1943. È visibile una postazione di coda di tipo pre-Cheyenne.

 

Membri di equipaggio divenuti celebri nel mondo civile

  • Clark Gable (1901–1960): attore vincitore del premio Oscar. Compì cinque missioni come mitragliere centrale in forza a vari gruppi di volo da maggio al settembre 1943, facendo anche parte dell’equipaggio dell B-17 Eight Ball del 359th Bomb Squadron (351st Bomb Group).

  • Norman Lear: Radio operatore in forza al 463rd Bombardment Group (Heavy), 15th Air Force di base presso il Celone Field vicino Foggia; produttore televisivo di commedie americane.

  • Gene Roddenberry (1921–1991): Creatore della serie Star Trek; volò con i B-17 del 394th Bomb Squadron, 5th Bomb Group (H), nel teatro del Pacifico.

  • James Stewart (1908–1997): attore vincitore del premio Oscar. Pilota civile esperto prima della guerra, si arruolò e venne nominato istruttore di B-17 dopo severi esami. Malgrado le sue richieste di essere inviato in combattimento, rimase per due anni a insegnare alla scuola di volo per le fortezze volanti di Mather in California. Diventato capitano, venne accontentato e inviato in Inghilterra per partecipare alle azioni belliche. In guerra, però, operò con i Consolidated B-24 Liberator con i quali eseguì 20 missioni di combattimento con la 8th Air Force; decorato più volte e raggiunto in servizio il grado di colonnello, si congedò dopo la guerra dalla riserva dell’Air Force con il grado di Brigadier generale.

 

Il B-17 nella cinematografia

Il generale Frank A. Armstrong al quale si ispirò il protagonista del film Cielo di fuoco, interpretato da Gregory Peck

Il vero equipaggio del B-17 “Memphis Belle” dalla cui vera storia fu tratto il film omonimo del 1990

L’attore Dana Andrews nel film I migliori anni della nostra vita del 1946, in cui interpreta un capitano pluridecorato bombardiere di B-17 afflitto da incubi da combattimento e le sue difficoltà di reinserimento nel mondo civile dopo la guerra

Anche Hollywood nel dopoguerra si è ispirata alle vicende degli equipaggi di B-17 e ha prodotto alcuni film imperniati o su ricostruzioni storiche belliche o su piloti nel loro reinserimento nel mondo civile negli anni cinquanta. I film principali del dopoguerra sono stati:[97]

I migliori anni della nostra vita è un film del 1946, vincitore di 7 premi Oscar e incentrato sulle vicende di equipaggi rientrati dopo la guerra negli Stati Uniti, costretti a confrontarsi con i cambiamenti sopravvenuti nelle loro vite.[98]

Il secondo film dell’elenco, Command Decision del 1948, ha come protagonista Clark Gable nel ruolo di un generale alle prese con le difficoltà nell’organizzare i bombardamenti in profondità sulla Germania, pur di interrompere lo sviluppo di un nuovo caccia nazista in grado di alterare gli esiti della guerra. Nel film sono integrate molte sequenze provenienti dal documentario girato durante la guerra Target for Today (“L’obiettivo di oggi”).[99]

Nel film del 1949, Cielo di fuoco, basato su di un romanzo scritto l’anno prima, il protagonista Gregory Peck è il generale a capo di un reparto di Fortezze Volanti impiegato in Europa. Detestato dai suoi equipaggi per le aspre critiche cui sottopone tutti al rientro dalle missioni, viene nel corso del film rivalutato quando ci si rende conto che mettendo in pratica i rilievi ricevuti, il reparto è quello che subisce le minori perdite in combattimento. Il conflitto di personalità tra i piloti e il loro comandante attraversa tutto il film fino all’ultima missione alla quale partecipa lo stesso generale. Girato in bianco e nero, il film venne supportato dalla aeronautica militare statunitense e includeva spezzoni di filmati girati durante le vere operazioni di combattimento. Il film ricevette quattro nomination per l’Oscar del 1960, arrivando a vincerne due: uno a Dean Jagger per il migliore attore non protagonista e uno per il miglior sonoro. Nel 1998, il film è stato selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso come “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”. Al film seguì una serie televisiva che venne trasmessa negli Stati Uniti dal 1964 per tre stagioni.

Nel 1962 è la volta di Steve McQueen di vestire la tuta di volo di pilota di B-17. Nel film Amante di guerra interpreta uno spericolato pilota di Fortezze Volanti che però gode della fiducia dei suoi membri di equipaggio per le grandi capacità di pilotaggio e di riportare l’aereo indietro alla base.

Nel film Tora! Tora! Tora! del 1970 è inserito uno spezzone che riprende un atterraggio di emergenza di un B-17 con un carrello retratto. Il film, incentrato sulla rievocazione dell’attacco di Pearl Harbor, riporta l’episodio storicamente confermato, secondo il quale la prima ondata di attaccanti giapponesi, quando entrò nel raggio di azione dei radar americani, fu avvistata da una postazione dell’esercito da poco operativa in quanto fino ad allora utilizzata come centro di addestramento per i radaristi, sita nella posizione più settentrionale delle Hawaii. Il giovane ufficiale che la presiedeva, privo di solida esperienza, ritenne che dovesse trattarsi di una formazione di sei Fortezze Volanti il cui arrivo era atteso a breve. La rotta di avvicinamento della prima ondata di attacco, inoltre, si discostava di poco da quella lungo la quale i bombardieri americani si sarebbero dovuti avvicinare. [101]

L’ultimo in ordine cronologico è il film del 1989 Memphis Belle diretto da Michael Caton-Jones. La pellicola è la trasposizione in film drammatico del documentario del 1944 “Memphis Belle: A Story of Flying Fortress” del regista William Wyler. Tratta la storia della venticinquesima e ultima missione di un bombardiere americano B17, il Memphis Belle, di base in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale. Per il regolamento dell’epoca in vigore nell’USAAF, un equipaggio che fosse arrivato a compiere 25 missioni di guerra, avrebbe terminato il suo turno di servizio, conquistando il diritto a rientrare negli Stati Uniti. Il Memphis Belle fu il primo a raggiungere questo traguardo e il film narra in modo romanzato le paure e le superstizioni che si accumulano tra gli aviatori all’avvicinarsi del traguardo che gli consentirebbe di superare la guerra vivi. La sceneggiatura, per quanto solo ispirata alla vicenda reale, pur in presenza di errori storici come l’inserire sequenze con aerei di scorta North American P-51 Mustang non ancora operativi all’epoca dei fatti narrati, tenta di ricostruire la vita e le vicissitudini degli equipaggi di Fortezze Volanti durante la campagna di bombardamenti sull’Europa.

COMPRARE ARMI IN ALABAMA E’ TANTO FACILE QUANTO AVERE I SOLDI INDIETRO PER DELLA MERCE COMPRATA IN NEGOZIO!!!!

Pubblicato in Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 12 Ottobre 2009

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COMPRARE ARMI IN ALABAMA E’ TANTO FACILE

QUANTO

AVERE I SOLDI INDIETRO

PER DELLA MERCE COMPRATA IN NEGOZIO!!!!

 

 

Anche oggi l’Alabama mi ha stupito, prima in positivo e poi in negativo!!!

Partiamo sempre dalle cose positive.

Come gia’ detto in due post precedenti, qui in Alabama comprare e’ un vero piacere. Infatti puoi comprare, provare, giudicare un prodotto e se non ti soddisfa si puo’ riportare indietro. Dietro esibizione dello scontrino, ti viene data indietro la somma pagata senza nessuna domanda e complicazione. Anzi una domanda la fanno sempre: perche’ riporti indietro la merce. Si risponde sinceramente (qualsiasi cosa!!!) e loro ti ridanno subito indietro i soldi.

Si hanno 3o giorni di tempo per riportare il prodotto. La merce puo’ essere aperta, con o senza imballaggio, usata o nuova!!!

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Qualche esempio tra i numerosi refund che ho fatto fino ad ora: la macchina per fare il pane che ho usato per un mese. Poi ho deciso che non mi piaceva piu’ e l’ho riportata indietro. Vari cavi per collegare TV e computer, tutti aperti (erano tutti perfettamente funzionanti ma avevo sbagliato il tipo di cavo da prendere. Quindi non era una pecca nella merce, ma un mio errore nella scelta. Ma nessuno mi ha mai detto nulla o fatto storie. Soldi indietro e zitti, con tante scuse!!). Biscotti di cioccolata, che erano vecchi. Stampanti che non mi piacevano …………………………………..

L’unica cosa per cui si hanno dei problemi nel refund sono i software, che una volta aperti non si possono cambiare (te li potresti essere copiati!!). Ma anche in questo caso, spesso ho cambiato anche i software per computer!!

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Tutto bello e facile per chi compra, senza intoppi e senza facce storte da parte del negozio, che e’ avezzo a questi refund. Per loro non e’ un grosso problema, tanto dopo mettono il prodotto in vendita al 30-50% in meno ed il prodotto  va via facile facile!!

Il tempo per il refund e’ velocissimo. Si va dai 15 secondi ai 5 minuti. Non di piu’!!!

Pero’ fino ad adesso tutti i refund li avevo fatti con lo scontrino.

RefundStamp

Ieri avevo comprato un dispositivo capace di leggere la temperatura interna ed esterna wireless. Prezzo 13.99 $ in saldo.

Lo scontrino lo avevo dato a Stefania, che lo ha gettato nell’immondizia.

Stamattina ho montato il tutto. Funzionava bene, ma la temperatura esterna era sballata.

Ho ripreso l’imballaggio tagliato dal secchio dell’immondizia, ci ho messo tutti i pezzi dentro (alla bella e meglio, perche’ gli imballaggi una volta che li hai aperti sono impossibili da rimettere a posto, cosi’ come erano in origine!!) e con lo scotch ho chiuso il tutto.

Senza scontrino sono andato a chiedere il cambio ed in meno di 15 secondi mi hanno accreditato i soldi sul mio cc (dato che avevo pagato con il bancomat).

La signorina ha strisciato la mia carta bancomat nel suo dispositivo, ha visto che effettivamente ieri avevo speso quei soldi nel loro negozio, e non ha avuto nessuna esitazione a ridarmi i soldi indietro, anche se non avevo lo scontrino.

Notare che dentro l’imballaggio (non controllato affatto, come sempre nei miei refund americani) ci poteva stare qualsiasi cosa!!! Pero’ tanto si fidano, quanto sono pero’ rigidi se ti scoprono a fregare. Rischi di brutto!!!!

Nell’ipotesi che avessi pagato con i contanti, non c’erano problemi. Mi avrebbero comunque fatto un buono, corrispondente alla cifra da me spesa, da utlizzare in quel negozio!!

Tutto meraviglioso. Cosi’ si invoglia veramente il cliente a spendere. Esattamente l’opposto a quanto succede da noi in Italia. In Italia quando compri sembra aver stipulato un contratto di matrimonio (ricordo a lor signori che dal punto di vista giuridico il matrimonio e’ prima un contratto e poi un sacramento!!!): difficilissimo da rescindere, se non con gravi perdite, sempre per lo sposo!!!

 

Andiamo ora alle negative (dipende sempre dai punti di vista!!). 

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Stavo bighellonando con Paolo in un negozio di sport, dove vendono fra l’altro ogni tipo di armi!!

Era tempo che volevo chiedere informazioni, ma non avevo mai tempo a disposizione. Oggi che ne avevo a iosa, mi sono messo di impegno  a chiedere informazioni su come comprare armi.

Ho fatto finta di voler comprare un fucile,

 

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una pistola

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ed un machete gigante.

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E gli ho chiesto quali documenti ci volevano e quanto tempo ci voleva per comprare queste tre cose.

Lui mi ha detto che ci voleva una ID americana (che io ho), non avere procedimenti penali in corso, non essere “matto”, bisognava inoltre compilare un modulo. Tale modulo lui lo avrebbe inviato alla FBI e dopo 20 minuti circa dopo aver ricevuto il nulla osta dall’FBI ero libero di comprare tutto (il machete non aveva bisogno di nessuna autorizzazione!!) il giorno stesso.

Qunidi in 30 minuti sarei diventato propietario di un fucile stile rambo e di una pistola tipo Serpico, con machete da Zagor!!!

Senza che nessuna mi avesse chiesto se li sapessi usare o meno!!!!

Tutto facile, troppo facile.

Non convinto di quello che mi aveva detto il commesso ho fatto una ricerca in internet, per vedere se era tutto vero o no.

Si era tutto vero!!!

Ecco i risultati della ricerca, per acquisto di armi in Alabama (ho visto le regole della California e sono piu’ restrittive rispetto all’Alabama. Ma in 20 giorni si ha l’arma a casa!!):

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Si possono comprare armi da negozi, su internet e da privati. 

Ricordarsi di seguire le leggi dello Stato quando si comprano le armi.

Se si decide di comprare armi da un privato, sull’atto di vendita (che altro non e’ che un pezzo di carta con scritto “io vendo a tizio tale arma”) ricordarsi di mettere i dati personali e l’indirizzo della persona da cui si comprano le armi. Questo potrebbe essere utile in caso di casini legali.

Se si compra un’arma da un negozio, essere sicuri di conoscere in anticipo il prezzo dell’arma che si sta per comprare. Chiedere uno sconto. Chiedere non fa male!!

Fare attenzione quando si comprano le armi su internet. Se il venditore e’ di un altro Stato, serve il trasferimento dell’arma dal locale venditore FFL (federal firearms license) al tuo locale venditore FFL. Questo e’ un prezzo in + da pagare (circa 40$). 

Torniamo al caso di acquisto di armi da un negozio autorizzato: ti verra’ richiesto di compilare il modulo- form 4473, da mandare alla FBI per il controllo.  Questo e’ l’unico atto obbligatorio che il venditore deve compiere per trasferire l’arma legalmente al cliente. Dopo circa 20 minuti il venditore ricevera’ dall’ FBI tre possibili risposte:

1)  Proceed.     Ti puoi portare l’arma a casa oggi stesso!!!

2)  Denied.      Non ti puoi portare l’arma a casa. Ma a tale decisione ci si puo’ appellare. Sembra che il 40% dei casi di bocciatura sia dovuto a errori  burocratici. Quindi se latua richiesta viene bocciata, fai appello! 

3)  Delayed.     Questo accade il 25 % delle volte. Significa che l’FBI necessita di + tempo per esprimere il suo giudizio. L’FBI ha 3 giorni di tempo per dare il suo responso. Se l’FBI non risponde nei tre giorni il venditore puo’ vendere l’arma!!!!!

 

Per gli amanti dell’inglese, ecco il riassunto delle leggi dell’Alabama per quanto riguarda la vendita, il possesso ed il trasporto di armi, con il mio commento in italiano, in rosso!! 

 

Rifles and shotguns (fucili e fucili da caccia):

 

  • Permit to purchase rifles and shotguns? No

  • Registration of rifles and shotguns? No

  • Licensing of owners of rifles and shotguns? No

  • Permit to carry rifles and shotguns? No

Si possono comprare, non serve registrare, non serve licenza di possesso per fucili e fucili da caccia. NON si possono portare “in giro”.

 

Handguns (pistole)

 

  • Permit to purchase handgun? No

  • Registration of handguns? No

  • Licensing of owners of handguns? No

  • Permit to carry handguns? Yes

 

Si possono comprare, non serve registrare, non serve licenza di possesso per le pistole. Si possono portare “in giro”.

 

Purchase:

It is unlawful to sell, give, lend or deliver a handgun to any person under 18, or to a person whom the seller has reasonable cause to believe has been convicted of a crime of violence, is a drug addict, a habitual drunkard, or of unsound mind.

Non si possono vendere armi a minori di 18 anni, a persone giudicate di crimini violenti, drogati, ubriachi abituali e malati di mente.

 

Possession:

 

  • No state permit is required to possess a rifle, shotgun, or handgun. 

  • Law enforcement authorities have advised that minors cannot carry or possess a handgun. 

  • It is unlawful for any person to have in his possession, or on his person, or in any vehicle any firearm while participating in or attending any demonstration being held at a public place, or within 1,000 feet of a demonstration after being warned by a police officer. 

  • It is unlawful to possess, sell, or use a short-barreled rifle or short-barreled shotgun. 

 

Carrying:

 

  • It is unlawful to carry a concealed pistol, firearm, or airgun without a permit. 

  • It is unlawful to carry a rifle or shotgun walking cane. 

  • No person shall carry a pistol in any vehicle or concealed on or about his person, except on his land, in his own home or fixed place of business, without a license. 

  • Exempt from this prohibition are law enforcement officers, common carriers, and persons carrying unloaded handguns in a secure wrapper from a place of purchase to one’s home or business, or to or from a place of repair, or in moving from one home or business to another. 

 

Mi pare di capire che quando si parla di portare armi in giro, allora serve una licenza!!! Meno male!!

Infatti non si possono portare armi ad eccezione di terre di proprieta’, in casa propria, nei luoghi del tuo business (ufficio). Si possono portare, in appositi packaging le armi dal luogo di vendita a casa e da casa al negozio che le ripara.

 

Concealment:

 

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A license to conceal carry firearms does not authorize any person to carry a concealed firearm into:

  • Any airport, courthouse or any other public building that specifically prohibits firearms. 

  • Any city, state and federal facilities. 

  • Any public gatherings such as sporting events, political events, parades, etc. 

The sheriff of a county may, upon the application of any person residing In that county, issue a qualified or unlimited license to carry a handgun in a vehicle or concealed on or about one’s person for not more than one year if the applicant:

  • Is 21 years of age. 

  • Has good reason to fear injury to his person or property. 

  • Has any other proper reason for carrying a handgun. 

  • “Is a suitable person” to be so licensed. 

The sheriff may revoke a license upon proof that the license holder is “not a proper person to be licensed.” The fee for a license varies, depending on the county.

 

Non-Residents:

A person who is not a resident of Alabama and who is licensed to carry a handgun in any state whose laws recognize and give effect in that state to a license issued under the laws of Alabama shall be authorized to carry a handgun in Alabama. Such a person shall carry the handgun in compliance with the laws of Alabama.

 

Miscellaneous:

No county or municipal corporation or its political subdivision shall regulate in any manner gun shows, the possession, ownership, transport, carrying, transfer, sale, purchase, licensing, registration or use of firearms, ammunition, components of firearms, firearms dealers, or dealers in firearm components. 

  • It is unlawful to change or obliterate the name of the maker, model, manufacturer’s number, or other mark or identification of any firearm. It is unlawful to possess, sell or use such a firearm. 

  • It is unlawful to make any loan secured by a mortgage, deposit, or pledge of a handgun. 

  • It is unlawful to supply false information or evidence in purchasing or otherwise securing delivery of a pistol, or in applying for a license to carry a handgun. 

  • It is unlawful to possess or sell brass or steel teflon-coated handgun ammunition, or any ammunition of like kind designed to penetrate bulletproof vests. This prohibition does not apply to teflon-coated lead or brass ammunition designed to expand upon contact. 

  • It is unlawful to carry or possess any firearm within any wildlife management area without a “permit allowing this privilege.” 

  • It is a misdemeanor to hunt with a center-fire rifle, a shotgun using a slug or shot larger in diameter than standard four shot, or a .40 caliber or larger muzzle-loading rifle, within 50 yards of a public road, public highway, or railroad by anyone other than the landowner or his or her immediate family. 

  • It is unlawful to discharge any firearm upon or across any public road, public highway or railroad.

 

Finiamo con una vignetta con tema matrimonio ed armi!! 

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IL COMPLEANNO DI STEFANIA

Pubblicato in Fiere-Feste-Musei da quattrovecchiinamerica il 9 Ottobre 2009

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IL COMPLEANNO DI STEFANIA

Lo scorso 6 Ottobre abbiamo festeggiato, a casa e da soli, la festa di Stefania (che ha compiuto XX anni!!!).

Dalla foto di sopra si nota la nostra tavola si e’ molto americanizzata: niente tovaglia ma sottopiatti di Mickey Mouse ClubHouse, piatti di plastica con la bandiera americana e pepsicola!!!

L’unica cosa di Italiano era la buona torta che Stefania ha replicato a distanza di un mese, con ottimo successo!!! Se dovessi fare una modifica alla torta toglierei la glassa di caffe’ per sostituirla con uno strato di panna, nutella o di cioccolato amaro.

A dire il vero c’era un’altra cosa di Italiano sul tavolo: la bottiglia di ottimo spumante Martini-Rossi.

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Ecco la fase di accensione delle candeline, ripetuta piu’ volte per la gioia dei bimbi. 

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Ecco la torta pronta per essere spenta e mangiata!! 

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Sara che osserva le candeline, affascinata.

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I tre moschettieri che spengono le candeline.

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Sara che aspetta ansiosa di mangiare una fetta di torta della mamma. 

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Ecco il momento tanto atteso: si pappa!! 

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Notare che anche la scritta sulla torta e’ in inglese!!! 

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Auguri a Stefania ed a zio Bruno che oggi festeggia il suo onomastico. Ed incredibile ma vero a Santo Stefano (il 26 Dicembre) e’ il compleanno di zio Bruno e’ l’onomastico di Stefania!!!

Pensare che dopo tanti anni lo ho scoperto solo ora (mentre Stefania dice che sono anni che questa cooincidenza viene fatta notare durante lle nostre riunioni familiari!!)

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Notare la compattezza del pan di spagna, la glassa di caffe’ e la farcitura di crema bianca e nera, fatta con il “bimbi” (robot da cucina che fa veramente tutto!!!). Il flute (si scrive cosi’?) ghiacciato con spumante italiano ed il piatto di ceramica bianco!! Sembra tutto molto piu’ italiano rispetto alla foto iniziale!!! 

ROCK CITY, RUBY FALLS, INCLINE RAILWAY + TENNESSEE ACQUARIUM

Pubblicato in Escursioni-Viaggi da quattrovecchiinamerica il 7 Ottobre 2009

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ROCK CITY, RUBY FALLS, INCLINE RAILWAY

+

TENNESSEE ACQUARIUM

 

 

“Ciao amici, sapete cosa beviamo qui a Chattanooga in Tennessee, quando il sole ti spacca in 4? Non si sbaglia, una brocca di acqua ghiacciata e tutto il gusto di Lipton ice tea. Hey Again Lipton ice tea. Great idea Dan. Huu Huu Lipton ice tee  Feee-nooo-meee-nale.”

Con queste parole (che mi ha ricordato Fabrizio, affezionato lettore del blog) Dan Peterson ci ha ammorbato negli anni ‘80 fino alla noia!!!

Per la cronaca questo e’ uno degli spot più presi in giro negli anni, ultimamente anche in rete. Il grande Dan Peterson in questo spot si trova nel posto divenuto celebre in Italia proprio perchè  citato nello spot: parliamo ovviamente della città di Chattanooga, Tennessee. 

Andiamo a vedere se la fama e’ meritata o meno!! 

Noi siamo stati solo un weekend e dovevamo scegliere tra le numerose attrazioni di Chattanooga. La nostra scelta il Sabato e’ andata su un area di montagna piena di attrazioni. Prima abbiamo visto Rock City (che sta in Georgia!!!) poi incline railway e per finire le Ruby Falls. Mentre la Domenica abbiamo scelto il Tennessee Acquarium.

Ecco la mappa delle attrazioni.

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Non andare a Rock City e’ difficilissimo, perche’ gia’ negli anni 60 si faceva una pubblicita’ sfrenata a tale area. Infatti nella vignetta si dice che un fienile non e’ un fienile se non ha la scritta di Rock City!!!

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Niente di piu’ vero!!! Ecco alcuni fienili che si incontrano lungo la strada con la scritta Rock City!!! 

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Innanzi tutto Chattanooga pur essendo a sole 2 ore di macchina da Huntsville, ha un ora in meno di fuso orario. Rispetto a Roma e’ 6 ore indietro invece delle soltie 7 di Huntsville.

Questo significa che noi siamo arrivati alle 10.30  davanti al cancello di Rock City, ma in realta’ erano le 11.30!!! Lo abbiamo capito solo al momento dell’entrata!!! 

Dopo aver pagato i nostri 88 $ per l’entrata di tutti e 4 e per tutte e tre le attrazioni (compreso lo sconto ottenuto con un pass rilasciato dell’albergo) iniziamo a girare per la montagna.

Subito ci addentriamo in passaggi tra rocce strette e caratteristiche.

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Ecco i due piccoli boy scout con la mamma che chiude la strada (ed il papa’ che gli ostruisce l’evasione dalla parte opposta!!). 

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La strada verso la vetta si snoda tra passaggi stretti, ponti di rocce tra le montagne

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e ponti di legno con tiranti in acciaio (pericolosetti se non si tengono a bada i bimbi).

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Da sotto si vede che il ponte di legno e’ abbastanza alto e pericoloso.

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Arrivati alla vetta  c’e’ una grande spianata con una vista a 180 gradi. Da li dicono che si riescono a vedere 7 stati.

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Naturalmente sono presenti le sette bandiere dei 7 stati.

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 Qui Paolo che si diverte a spendere i miei quarter (25 c) per vedere i 7 stati. 

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Alla vetta c’e’ un ristorante all’aperto che cucina cibo tedesco e vende meravigliosa birra ghiacciata tedesca. Noi abbiamo gustato dei Bratawurstel meravigliosi, con birra ghiacciatissima!!! 

Dopo il pranzo ecco i bimbi che si divertono a mettere la faccia sulle sagome. 

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Dato che si giocava, allora ho giocato anche io !!! 

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Si poteva avere l’ebrezza di cercare l’oro con gli attrezzi del mestiere. 

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Alcuni passaggi erano per non ciccioni. Questo passaggio si chiamava schiacciamento degli uomini grassi!!! 

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Nonostante i miei chili di troppo ci sono passato anche io!!! Pero’ faccio fatica a credere che alcuni superciccioni, che ho visto lungo il percorso, siamo passati indenni in tale pertugio!!!

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I 3 vecchi di fronte alla cascata. 

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La cascata sotto il piazzale da cui si vedono i 7 stati.

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Prima di uscire si passa in una lunghissima e profonda grotta, nella quale ci sono tanti antri. In ogni antro hanno ricreato una favola!!! 

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In 2 ore e mezza abbiamo visto tutto ed all’uscita ci fermiamo a prendere il caffe’ nel nostro solito bar. 

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Con la mente fresca ed il palato ebro di caffe’ (che se fossimo stati in italia neanche avremmo assaggiato!!) prendiamo la macchina (che avevamo parcheggiato nel parcheggio gratuito!!) ed andiamo ad incline railway. Altro non e’ che un trenino a cremagliera che scende (o sale a seconda della prospettiva!!) per mezzo miglio. Dicono che sia il tratto di ferrovia piu’ inclinato del mondo!!!

Non so se e’ il piu’ inclinato, ma effetivamente fa paura!!! E vi diro’di piu’, fa piu’ impressione la salita anziche’ la  discesa. Infatti l’ultimo pezzo di salita e’ praticamente un muro al 76%.

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Il treno visto da dentro. 

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Questo e’ il primo pezzo di salita, quello meno inclinato!! 

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Finita questa attrazione (in un’ora circa) prendiamo la macchina e scendiamo verso le Ruby Falls. 

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Paolo iniziava ad avere sonno ed appena e’ entrato e’ voluto venire in braccio. Cosi’ per circa 1 ora, tra passaggi stretti e scivolosi, lo ho tenuto in braccio!!!

Lui e’ un peso piuma, ma dopo un’ora e passa la fatica si e’ fatta sentire!!!

Le grotte sono belle, profondissime (infatti si scende con un ascensore per almeno 200 feet) e piene di concrezioni caratteristiche.

Qui Paolo che tocca una concrezione (che si poteva toccare!!).

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 Queste in alto sono fettine di pancetta!!!

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Sempre con Paolo in braccio arriviamo alla fine del percorso di andata. Arriviamo in un punto al buio e subito dopo si accende la luce e si svela una meravigliosa cascata alta almento 25 metri.

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Ecco gli scatti che fanno capire con quanta maestria gli americani usino le luci per rendere la cascata ancora piu’ suggestiva.

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Qui Paolo si era definitivamente addormentato, facendomi fare ancora + fatica !!! 

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Le grotte sono belle, ma forse troppo turistiche e con utilizzo troppo spinto di luci, per far sembrare le concrezioni + affascinanti. Infatti le concrezioni sembravano meno vere ma piu’ Holliwodiane!!! Comunque la cascata sotterranea vale il prezzo del biglietto.

Forunatamente la giornata e’ stata bellissima, sole e temperature primaverili. L’ideale per una passeggiata in montagna, quasi sempre all’ombra!!!

La sera andiamo a mangiare ad Outback, ristorante con cibo australiano. Prezzi onesti e buon  cibo.

La Domenica il tempo era freddino e nuvoloso, con tendenza alla pioggia. Tempo ideale per andare a visitare un acquario, completamente al chiuso!!!

Paghiamoil biglietto (44 $ in 4 per l’acquario e per IMAX, cinema in 3D nel quale siamo stati 5 minuti, dato che Sara aveva paura!!) e ci infiliamo nell’acquario.

L’acquario e’ compostoda 2 edifici non collegati fra loro. Per vederli tutti e due bisogna uscire da uno ed entrare nell’altro. Comunque sono attaccati!!

Debbo dire con sincerita’ che dopo aver visto, tra i tanti visti, gli acquari di Genova, Montecarlo, Sydney, Miami questo sembra un po meno fornito e piu’ “scarso”. Pero’ non e’ da buttare via. Di certo non vale il viaggio a Chattanooga da solo!!! 

Paolo e Nemo (che qui si pronuncia NIMO!!)

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Sara che cerca Nemo. 

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Paolo che fraternizza con gli alligatori!! 

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Paolo e Sara che giocano con il loro serpente preferito: quello a sonagli!! 

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Questo e’ un gioco che sta dappertutto in USA. Si mettono 25 c e si osserva il soldino che gira e gira e gira, fino a cascare nel buchino!!! Naturalmente i tirchi alla fine si riprendono il soldino, prima che entri nel buco!!!

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Razza di color giallo verde!!

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Ecco i bimbi che provano l’ebrezza di un attacco di uno squalo!!!

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Sara ed Alien!!!

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Le meduse che vivono a testa in giu’. 

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Altre bellissime meduse.

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All’uscita Paolo ha tentato di farsi il bagno nel laghetto!!! E ci stava per riuscire!!! 

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Alle 14.30 andiamo a mangiare  a Red Lobster, ristorante di pesce senza troppe pretese con prezzi modici e cibo piu’ che buono.

Alle 15.30 siamo in albergo, che ci aveva concesso un late check out (questo era un vero late check out, infatti potevamo lasciare la stanza alle 16.30!!!).

Fatte le valigie alle 16.15 lasciamo l’albergo e primadi partire andiamo a prenderci un caffe’ a Starbucks Coffe.

In 2 ore siamo a casa e possiamo affermare che Chattanooga ha soddisfatto le nostre aspettative. Anzi dovremo tornarci per vedere altre due attrazioni per i bimbi ( un museo interattivo ed un mega luna park). Per quanto riguarda la citta’ possiamo dire NON PERVENUTA. Primo perche’ non la abbiamo visitata secondo perche’ per arrivare all’acquario abbiamo visto qualche cosa, che non ha impressionato per niente!!

Ma ripeto, chi viene dall’Italia e’ difficile che resti impressionato dalle  citta’americane, che per quanto vecchie possano essere, non sono + vecchie di 150 anni!!!

NEW YORK, LOS ANGELES, LAS VEGAS, GRAND CANYON??? NO CHATTANOOGA!!!!

Pubblicato in Escursioni-Viaggi da quattrovecchiinamerica il 4 Ottobre 2009

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NEW YORK, LOS ANGELES, LAS VEGAS, GRAND CANYON???

 NO CHATTANOOGA!!!!

 

In questo periodo le scuole ad Huntsville fanno una settimana di festa, per il Fall Break (Break autunnale).

Allora i genitori iniziano molto tempo prima a programmare dove andare con i bambini. Anche noi (e’ meglio dire io!!) abbiamo pensato dove andare. Bisogna pensare per tempo e prenotare in anticipo perche’ molti in USA durante questo periodo partono. Pero’ la cosa buona e’ che il fall break non cade negli stessi giorni in tutta l’America. Anzi!! Pensate che Madison ed Huntsville (che sono 2 citta’ confinanti) hanno date diverse per il fall break !!!

La prima meta’ che avevamo in mente era New York. Stefania voleva proprio andarci, per festeggiare la sua festa nella grande mela!!! Ho iniziato a studiare i trasporti (poco cari, infatti l’aereo A/R da Huntsville costava sui 300 $ a persona) e poi gli alberghi.

Se i trasporti erano a buon prezzo, gli alberghi assolutamente no!!! Per un albergo 3 stelle a Manhattan bisogna pensare di spendere almeno 200 $ (per i + scarsi e meno vicini a Times Square). Ma la media e’ di 300 $, per stanze molto piccole, rispetto alla media americana.

Dopo aver perso un sacco i tempo a vedere gli alberghi di New York, ne avevo scelto uno vicino alle Nazioni Unite. Ma poi ho visto le temperature medie del periodo ed ho cambiato idea (non sarebbe stato molto freddo, ma comunque circa 13-16 gradi di Max. Allora dato che i bimbi avevano avuto da poco la febbre ho deciso di rimandare il viaggio a temperature piu’ miti!!!). Stefania non ha gradito la decisione!! Ma quando mai le donne sono contente??!!

Maglia di NewYork, che la dice lunga sull’ospitalita’ dei cittadini di New York!!!

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Allora ho inziato a pensare a Los Angeles. Anche qui i trasporti sono a buon prezzo (prezzi simili a New York) e gli alberghi non costavano cifre esorbitanti (circa 170 $ a notteper un buon 3 stelle). Avevo scelto un meraviglioso nuovo albergo, direttamente sulla spiaggia di Santa Monica, al prezzo di 150 $. Suite con tanto di cucina e vista Oceano!!).

Da quanto si vede sotto a Los Angeles hanno il senso dell’umorismo!!!

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Poi volevo fare una puntatina a Las Vegas (4 ore di macchina da Los Angeles) ed avevo scelto l’albergo The Palazzo (un 5 stelle aperto nel 2007, che pero’ durante la setimana fa prezzi stracciati 139 $ a notte, compresa la colazione).

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Infine dovevamo fare un giro al Grand Canyon, come ciliegina finale!!!

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Il tutto per un totale di 10 giorni di viaggio.

Pero’ Paolo aveva avuto da poco l’influenza ed eravamo poco convinti di fare un viaggio cosi’ lungo e lontani da “Casa”.

Quindi pensa che ti ripensa, la scelta e’ caduta su Chattanooga, in Tennessee. Ad appena 2 ore di macchina e con tante cose belle da vedere.

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Quindi dalle stelle alle stalle (senza offesa per la poco famosa Chattanooga!).

Pero’ il viaggio (che si e’ ridotto ad un week end, per risparmiare i giorni di licenza, da spendere a Natale in Italia!!) si e’ dimostrato non cosi’ di ripiego, come si potrebbe pensare, sentendo il nome cosi’ poco conosciuto!!

Infatti abbiamo visto una bellissima zona chiamata Rock City, il treno + inclinato del mondo, le Ruby Falls ed un Acquario bellino.

Nei prossimi giorni vi aggiornero’ sulle attrazioni sopra citate.

La citta’ la abbiamo vista poco (ma credo di non aver perso molto!!). Ma ci torneremo di nuovo.

Punto assolutamente a favore del week end e’ stato anche l’albergo.

Come al solito ho scelto un albergo nuovissimo, a 15 Km dal centro di Chattanooga (zona aeroporto, ma in 3 giorni non ne abbiamo visto e sentito uno!!).

L’albergo era un Residence Inn della Marriott.

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Prezzo 150 $ a notte (compresa colazione, parcheggio, internet e piscina, che come sempre abbiamo solo guardato!!).

L’albergo era nuovo di zecca, le stanze le migliori mai provate (e credetemi ho girato molti alberghi  in Europa, America ed Australia!!).

Niente di lussuoso, ma tutto nuovo, largo , pulito ed arredato con gusto minimalista. La stanza era un una bilocale. Infatti appena si entrava c’era il living room (con poltrona e divano letto) con la cucina perfettamente attrezzata (forno, piastra per cucinare, microonde e lavastoviglie + stoviglie, ma non le pentole!!).

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Due televisori a cristalli liquidi (uno nelle camere da letto uno nel living room), internet compreso.

Un’altra camera con due queen bed, ben distanziati e comodissimi. Una cosa che di solito manca negli alberghi sono i punti luce. Qui in camera da letto ce ne erano molti e le luci erano faretti alogeni, potentissimi, in modo da poter leggere nel letto. Poi pero’ se i faretti alogeni erano fastidiosi per gli altric’erano altre luci piu’ soft!!

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 Vasca, doccia e WC in una stanza e lavandino in un altra.

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La colazione era semplice ma con numerose cose dolci (poche, come al solito in USA) e salate (in grande abbondanza).

Io personalmente ho preso ogni mattina una tazza di yoghurt greco con lamponi, uva secca e frutta fresca. Finivo con waffle e sciroppo di acero!!

Intorno alla zona c’erano un casino di ristoranti ed un centro commerciale immenso!!!

Nel centro commerciale c’era il parco giochi (con giochi di plastica morbida) per cui i bambini vanno matti (uguale, ma con giochi diversi c’e’ ad Huntsville).

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Infatti la prima sera  siamo andati vicino all’albergo ad un Cracker Barrel.

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DEVO spendere una parola per questo ristorante. Come ho spesso detto qui in USA i ristoranti sono quanto di piu’ standardizzato si possa immaginare. Ma questo li batte tutti!!!

A parte il menu’ che naturalmente e’ uguale in tutta l’America, la cosa che mi meraviglia e’ la struttura. Un mega container uguale in tutte le dimensioni, lungo tutta l’america. Potrei andare al bagno ad occhi chiusi, cosi’  come andare nelle cucine, in 100 ristoranti diversi!!! E” strabiliante quanto sia uguale lungo le strade americane!!!

La cosa bella (ed un po diversa!) sono le  sedie a dondolo lungo il portico. Queste servono a rilassarsi dopo mangiato. Come detto la disposizione delle sedie e’ uguale, ma il colore cambia a seconda dello Stato in cui ci si trova. Qui in Tennessee c’erano quelle Arancioni, oltre alle classiche bianche e rosse!!

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Qui sotto Sara si gusta i suoi maccheroni and cheese, suo piatto preferito!! E” proprio americana!!!

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Tutto quello di cui una famiglia con bimbi necessita!!!

Concludo dandovi una dritta su come prenotare e non prendere sole/fregature con gli alberghi.

Sito di riferimento e’ www.tripadvisor.com !!!

Il sito e’  mitico. Da prima di tutto una classifica degli alberghi della zona che si andra’ a visitare!!

La classifica e’ fatta dai viaggiatori e non dagli alberghi.Ci sono tutte le recensioni dei viaggiatori (divise per tipo di viaggiatori. Es. famiglie, coppie, gay …….). Le recensioni sono divise in 5 tipologie (stelle). Si va dal 5 stelle ad 1 stella (che corrisponde a terrible!!). Io di solito leggo le piu’ recenti (naturalmente le recensioni sono messe in ordine temporale, cioe’ le prime che leggete sono le piu’ recenti) e poi passo a quelle ad 1 stella. Se quelle ad una stella sono di persone che si lamentano per fesserie (tipo internet lento, tipo la simpatia del personale e fesserie del genere, il parcheggio piccolo …) allora capisco che l’albergo puo’ essere prenotabile.

Non basta. Oltre alle recensioni ci sono le foto che mettono i viaggiatori. Queste sono le piu’ reali, infatti non essendo quelle ufficiali si scopre subito dove sta la sola. Per esempio un albergo di Los Angeles, che dalle foto ufficiali sembrava bellino, si e’ rivelato una sola con le foto inviate dai viaggiatori. Bagno vecchi, viste su cassonetti di immondizie …….).

Poi ci sono i prezzi, che non sono quelli ufficiali, ma quelli + bassi di tutti i motori di ricerca on line degli alberghi. Quindi non devi neanche girare in tanti siti per spuntare il prezzo migliore!! Vantaggio non indifferente, dato esistono un casino di motori di ricerca ed orientarsi tra di questi non e’ facile.

Inoltre ci sono le mappe, le migliori cose da fare/vedere nel luogo da visitare (anche le cose migliori da vedere sono a forma di classifica, con tanto di foto e commenti dei viaggiatori!!).

Non mancano le quotazione degli aerei per raggiungere tale luogo!!!

Praticamente c’e’ tutto quello che serve per non prendere fregature!!!!

Bisogna pero’ sempre usare un po’ di buon senso.

Esempio: questa estate siamo stati al mare al Gulf Shores in un meravigliosa proprieta’ sul mare. Leggendo le recensioni terrible e guardando le foto dei viaggiatori non sarei dovuto andare. Infatti c’erano alcune recensioni stroncanti e delle foto delle piscine proprio brutte e sporche.

Ma andando a leggere attentamente le foto ed i giudizi, essi  erano relativi ad un periodo susseguente a due uragani (che avevano distrutto molte parti della proprieta’). Allora i viaggiatori si lamentavano perche’ lapiscina era sporca (ed avevano messo delle foto, vere, con piscina ed altre zone comuni che fac evano proprio schifo!!

Ma l’altra cosa bella e’ che oltre ad i commenti dei viaggiatori, c’e’ la replica degli albergatori!!!

Quindi si puo’ leggere la critica dei viaggiatori e la risposta degli albergatori. Generalmente se c’e’ la risposta dell’albergatore e’ per chiedere scusa o per chiarire che quanto e’ successo e’ una esagerazione del cliente (come nel caso della propieta’ dopo i 2 uragani!!!).

 

Per la cronaca, appena avro’ tempo faro’ la mia recensione su Trpadvisor sul Residence Inn Marriot di Chattanooga. Che e’ il miglior albergo di Chattanooga, a detta dei viaggiatori!!

 

N.B. Voi che non parlate inglese, non disperate infatti il sito offre anche la traduzione in Italiano!! Naturalmente la traduzione lascia un po a desiderare (dato che e’ fatta automaticamente) ma e’ meglio che niente!!!

Andate in vacanza, pagate poco e non fatevi fregare!!!!

SE NON E’ PREVISTO, SEI NEI GUAI!!!

Pubblicato in Usi e costumi da quattrovecchiinamerica il 29 Settembre 2009

 

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SE NON E’ PREVISTO, SEI NEI GUAI!!!

 

Dopo piu’ di un anno in USA (per l’esattezza 14 mesi!!) posso con certezza affermare che se dovete fare qualsiasi cosa in USA (per certo in Alabama) che non e’ prevista dalle procedure o dai regolamenti, allora iniziano i vostri guai!!!

Vi faccio pochi esempi che da soli valgono piu’ di tante parole. Vado in ordine temporale.

Quando volevo comprare un tavolo:

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I primi giorni in USA, quando ancora non avevo il Social Security Number (numerino magico che ti permette di fare tutto, contratti per le utenze domestiche, aprire conti in banca, comprare a rate qualche cosa …….) volevo comprare un tavolo e 4 sedie. Dopo avermi fatto un interrogatorio stile nazista che e’ durato piu’ di due ore e dopo aver compilato papiri di carta per comprare uno stupido tavolo da 500$, ecco l’intoppo. Mi hanno chiesto il SSN!! Naturalmente non lo avevo, dato che ero in Alabama da pochi giorni. La commessa e’ subito sbiancata come se gli avessi confessato di aver rubato la Cupola di San Pietro!!!

Ha iniziato a sudare, ad andare avanti ed indietro dallo studio del suo supervisore, fino a che mi ha detto (dopo che avevo gia’  firmato il contratto!!!) che il tavolo lo avevano gia’ venduto!!! Balla clamorosa, dato che noi eravamo gli unici avventori del negozio e stavamo firmando le carte proprio sul tavolo che volevamo comprare!!!

Commenti: generalmente i commessi sono giovanissimi (max 30 anni), i maneger sono di poco piu’ vecchi (max 35 anni) e devono entrambi seguire regole e procedure che gli hanno insegnato velocemente nei primi giorni di lavoro. Se derogano da tali regole, probabilmente vengono licenziati oppure sono sulla buona strada per il licenziamento!!!

Per la cronaca ero con il mio amico Piero (notoriamente calmo e sereno) e per la prima volta (o seconda nella vita) lo ho visto incazzarsi e dire male parole (sempre educate !!) in inglese alla commessa!!! 

Quando ho chiesto un panino con mozzarella e pomodoro:

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Un giorno avevo fame e non volevo mangiare le solite schifezze di panini americani. Che per la verita’ non sono cattivi nei loro ingradienti, ma ce ne sono talmente tanti che si digeriscono diffilmente!!!

Allora entro in un posto dove fanno del pane ottimo e dei buoni panini e gli chiedo di farmi un panino con mozzarella e pomodoro. Ingradienti che loro avevano, dato che sono la base di goni panino!!

La commessa guarda il menu’ e mi dice che il panino non c’e’ e se lo voglio devo aspettare 45 minuti!!!! Neanche dovessero fare la bagna cauda!!!

Cerco di farle capire che non posso aspettare 45 minuti per un panino, ma lei non si smuove e mi dice che devo aspettare o il panino non posso averlo!!!

Affamato ma stanco di discutere, dato che dietro di me si era fatta una lunga fila, faccio per girarmi per andare via. Pero’ lo stomaco affamato ha dato un impulso al mio cervello e con la coda dell’occhio vedo nel menu’ un panino che aveva 3000 cose dentro, tra cui mozzarella e pomodoro!! Eureka.

Ordino alla ragazza quel panino senza le 2998 cose che aveva, in modo da poter mangiare il panino con pomodoro e mozzarella!!! Lei rimane perplessae mi dice che si puo’ fare, ma che deve chiamare il maneger per detrarre il prezzo delle cose che non mettera’ nel panino!! Conscio che se avesse chiamato il maneger le cose si sarebberi complicate, pago il prezzo del panino intero!!

Non le ho chiesto se poteva mettermi dell’olio in piu’, temendo l’ira degli avventori, che nel frattempo erano diventati numerosi, vocianti e sembravano avercela con me, reo di essere staniero e con richieste assurde!!!!

Anche qui si denota una poca elasticita’del personale, mancanza di fantasia e di capacita’ decisionale (sia pur a basso livello).

 

Quando volevo cambiare pediatra:

 

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Per i bambini noi ci serviamo presso una clinica pediatrica, bellissima, pulitissima e superattrezzata. Ogni volta che si va per una visita al bambino gli fanno tutte le analisi che servono per capire quale malattia stia sviluppando e quali medicine dargli. Ad esempio quando i bambini hanno la febbre gli fanno il tampone per vedere se ha lo strep ed un altra prova per vedere se ha l’influenza A. Dopo pochi minuti sai subito cosa ha e gli danno seduta stante le medicine giuste (si spera!!!).

Faccio una digressione. Sapete che qui in USA le medicine, gli antibiotici generalmente le preparano i farmacisti!!!! Niente di strano, dato che hanno studiato per questo, ma non mi ricordo in Italia un farmacista che faccia un antibiotico seduta stante e te ne dia la quantita’ (che il dottore ha richiesto via internet, qualche minuto dopo la visita!!) necessaria per i giorni decisi dal dottore!!!! E’ tutto tanto veloce e semplice, ma anche un pochettino “scary”. Infatti la paura e’ che i farmacisti (anche questi tutti giovanissimi) facciano confusione nelle dosi e ti propinino qualche cosa che ti ammazza, invece di guarirti!!!

Torniamo alla settimana scorsa. Ho telefonato alla clinica per chiedergli di cambiare pediatra, dato che il nostro ere’ a troppo giovane ed un pochettino inesperto. Non lo avessi mai fatto il maneger mi ha detto che non era nella loro policy quella di cambiare pediatra. Una volta che si inizia con quello non si puo’ piu’ cambiare!!!

Allora le ho detto che mi sembrava una politica stupida, dato che io pago fior di quattrini ogni visita (180 $ a visita in media) e che mi sembra di avere il diritto di cambiare medico, dato che ce ne sono 7.

La maneger ha iniziato a “sragionare” e le ho chiesto di passarmi il supervisor.

Dalla padella alla brace!!!

Il supervisor non solo mi ha confermato la versione, stupida, precedente ma mi ha detto che se non ero contento potevo anche lasciare la clinica.

Ancora con calma gli ho fatto notare che se io fossi un cliente nuovo avrei la possibilita’ di scegliere uno qualsiasi dei 7 pediatri della clinica. Quindi gli ho chiesto di trattarmi come un cliente nuovo.

Niente da fare, mi ha detto che io non potevo essere trattato da nuovo cliente dato che non lo ero (non sono abituati ai bizantinismi italici!!).

Come ultimo tentativo gli ho detto che avrei lasciato la clinica e che dopo due giorni mi sarei ripresentato per la scelta di un nuovo pediatra, in modo da potermi far trattare da nuovo cliente.

Niente da fare, mi ha risposto che non mi avrebbero piu’ accettato nella clinica!!!

Gli ho chiesto di farmi parlare con il direttore e mi ha detto che sarei stato ricontattato da lui.

Conclusione: nel paese che dice di essere la patria della liberta’, dove tutti possono fare tutto, in cui un afroamericano e’ presidente delgi Stati Uniti (ricordate Via Col Vento!!), noi non possiamo cambiare pediatra, pur pagando fior di quattrini!!!

Tutto perche’ le procedure non lo prevedono???!!!

Per la cronaca sto cercando un’altra clinica pediatrica!!!

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Da questi tre piccoli aneddoti capite bene quanto sia strano per noi vivere in un posto in cui la fantasia non esiste. La fantasia americana e’ qualche cosa di strano, da non assecondare e viene sempre dopo le procedure e le regole.

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Tanto piu’ e’ strana questa situazione per noi latini, che usiamo spesso (troppo a mio avviso) la fantasia al posto delle regole!!!!

Pero’ sapendo questo ti puoi regolare di conseguenza. Chiedi cose strane (che poi strane non sono!!!) solo se sei sicuro che chi e’ di fronte a te e’ “smart”! o se ha potere decisionale!! Se vedi che le cose si complicano o se iniziano a chiamare maneger o supervisor, le cose iniziano a mettersi male. Pero’ utilizzando una dote a noi naturale (la perseveranza ed un po di faccia tosta) a volte si riesce ad ottenere cio’ che si vuole. Ma la probabilita’ di vittoria e’ del 15% , a mio avviso!!!

 

Quindi se siete a Mc Donald e chiedete un caffe’ ristretto, aspettatevi molte domande, facce strane, maneger impazziti ed impiegati che imprecano contro la macchina del caffe’!! Infatti una volta chiesi un caffe’ ristretto, invece della brodaglia solita. Oltre a impiegati, maneger, supervisor che mi guardavano sbigottiti ho dovuto spiegargli come fare!!!!

Bastava togliere il bicchiere appena il caffe’ superava il segno che gli avevo fatto io sul bicchiere!!!!

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Se volete una pizza margherita con pomodoro a dadini e mozzarella (cheese), dovrete lavorare molto di fantasia, parlare un buon inglese e cercare di far capire ai vari personaggi che verrano al tavolo quanto di piu’ semplice si possa desiderare.

Un consiglio: una volta che avete ammaestrato il pizzettaro, ed il barista per il caffe’, andate sempre dallo stesso in modo da non dover  iniziare sempre lo stesso film, ogni volta che chiedete un caffe’ ristretto ed una pizza margherita!!!!

Noi facciamo sempre cosi’, il caffe’ sempre nello stesso posto, cosi’ come la pizza!!!

 

Finisco con una storia vera di un amico: i primi tempi della sua permanenza ad Huntsville voleva un sandwich e basta, senza i contorni che di solito danno con il sandwich. Dopo tanto brigare e spiegare gli hanno incartato il sandwich senza i contorni previsti (loro non si capacitavano del fatto che uno potesse volere solo il sandwich e non i contorni!!!). Sapete che c’era nella busta? Solo il pane in cassetta!!!!

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Come e’ vero che le serve servono, come affermava il principe Antonio De Curtis!!!

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